Tag: politica ue

Paper. La sovranità tecnologica europea nell’era dell’intelligenza artificiale. Una proposta operativa

Quali sono le dipendenze strutturali che condizionano il vecchio continente? Come non ripetere gli errori fatti in passato con la telefonia mobile? È a partire da queste domande che si inserisce il nuovo report di Rivista.AI, realizzato in collaborazione con TechVisory, “La sovranità tecnologica europea nell’era dell’intelligenza artificiale”, un’analisi che vuole essere anche una proposta operativa per una politica industriale europea nel settore dell’AI.

Cyberattacchi potenziati dall’AI: la Commissione Ue teme una nuova escalation

Per anni il cybercrime ha richiesto competenze altamente specialistiche: sviluppo di malware, capacità di eludere sistemi di difesa, sfruttamento di vulnerabilità zero-day e accesso ai sistemi attraverso backdoor o tecniche avanzate di intrusione. Oggi, però, l’evoluzione dei modelli di intelligenza artificiale sta abbassando drasticamente la barriera tecnica d’ingresso. Grazie a capacità di automazione, analisi e generazione di codice sempre più sofisticate, strumenti che fino a pochi anni fa appartenevano quasi esclusivamente ad attori altamente qualificati rischiano di diventare accessibili a una platea molto più ampia. È questo il timore che emerge con forza a Bruxelles: l’AI non sta semplicemente trasformando il lavoro degli sviluppatori, ma potrebbe ridefinire profondamente anche capacità operative, velocità e scalabilità delle minacce cyber.

Vision. Energia, algoritmi e potere: la lezione di Lucrezia Reichlin sull’Europa che rischia di restare indietro

L’intervento di Lucrezia Reichlin sul Corriere della Sera di oggi non è uno di quei contributi che si leggono distrattamente tra un caffè al Bar dei Daini e una notifica sul telefono. È, piuttosto, un promemoria piuttosto severo, ma ed estremamente lucido, su dove si sta giocando davvero la partita globale: energia, capacità di calcolo e innovazione tecnologica.

Reichlin non indulge in facili slogan. Il suo punto è netto: l’energia non è più solo una questione industriale o ambientale, ma un’infrastruttura strategica che definisce i rapporti di forza tra le grandi potenze. E qui l’Europa, con la sua ben nota passione per la regolazione e un po’ meno per l’azione coordinata, rischia di restare spettatrice.

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