Se pensavate che la radio fosse solo cuffie, mixer e un buon caffè bevuto al volo tra un notiziario e un jingle, oggi dovete aggiungere un nuovo ospite in studio: si chiama Intelligenza Artificiale e non è più una comparsa da convegno ma una presenza fissa nel palinsesto del futuro. Oggi, in occasione della Giornata Mondiale della Radio dedicata dall’UNESCO al tema Radio e Intelligenza Artificiale, la COPEAM (Conferenza Permanente dell’Audiovisivo Mediterraneo) accende i riflettori su un esperimento che non è fantascienza né semplice esercizio accademico. Il progetto Artificial Intelligence for Multilingual Radio Broadcasting, realizzato con il supporto dell’UNESCO e il contributo scientifico del CRITS della RAI e dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, prova a rispondere alla domanda che rimbalza tra studi di registrazione e riunioni editoriali: l’AI ci ruberà il microfono o ci aiuterà a usarlo meglio? La risposta, almeno per ora, è meno cinematografica e più interessante. L’AI non ruba il microfono, ma chiede una sedia accanto al fonico.