Ogni grande ondata tecnologica, prima o poi, arriva a quel punto preciso in cui l’entusiasmo degli ingegneri inciampa nella scrivania di uno studio legale. Napster, per esempio, all’inizio degli anni Duemila era presentato come la più bella utopia digitale mai vista: musica gratis per tutti, condivisione globale, rivoluzione culturale. Poi è arrivata l’industria discografica, e l’innovazione ha scoperto improvvisamente di avere un avvocato seduto davanti. Pensiamo a YouTube: all’inizio era il Far West dei video, un gigantesco karaoke illegale planetario. Solo dopo una raffica di cause miliardarie è nato Content ID, il primo grande tentativo di trasformare una rivoluzione creativa in qualcosa che potesse sopravvivere in tribunale.