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Il Nobel Omar Yaghi sceglie la Cina: la nuova sfida dell’AI si gioca sui talenti scientifici tra Usa, Cina ed Europa

Tutti noi abbiamo sempre conosciuto gli Stati Uniti come il luogo dove i migliori scienziati del mondo andavano per fare ricerca. Oggi sembrerebbe che quella certezza inizi a mostrare qualche crepa. Il trasferimento del Premio Nobel per la Chimica 2025 Omar Yaghi dalla California alla Cina non è soltanto una scelta personale di carriera, ma il simbolo di una competizione più ampia: quella per il controllo della prossima generazione di innovazione scientifica, dove l’intelligenza artificiale sta diventando il principale acceleratore.

Come l’intelligenza artificiale sta risolvendo problemi sociali e civili

Finora ho parlato di come l’intelligenza artificiale è stata utilizzata soprattutto in due tipi di soluzioni: quella che genera figure colorate da pubblicare sui social e quella che scrive codice, testi e articoli al posto nostro.

Sono gli usi reali e più diffusi, quello che tutti possono provare sul proprio computer e smartphone, ma non sono la parte più interessante della storia.

Non se ne parla mai, ma la stessa tecnologia è utilizzata anche in questioni molto più serie e concrete, di quelle che riguardano la sopravvivenza di intere comunità. La prima fra tutte è l’acqua.

Due Sessioni. La Cina aumenta il budget per la scienza e punta 426 miliardi sulle tecnologie del futuro

Pechino continua a investire sulla ricerca scientifica con la determinazione di chi ha deciso che la prossima rivoluzione industriale non intende guardarla dagli spalti ma dal campo di gioco. Il progetto di bilancio presentato durante le sessioni legislative annuali ha fissato per il 2026 uno stanziamento di 426,42 miliardi di yuan, circa 61,8 miliardi di dollari, destinati direttamente alla scienza e alla tecnologia. L’aumento è del 10% su base annua, la crescita più alta tra i principali capitoli di spesa pubblica e un segnale piuttosto chiaro sulle priorità strategiche della leadership cinese.

Il messaggio politico è semplice quanto ambizioso. Innovazione scientifica e sviluppo tecnologico non rappresentano più solo strumenti di crescita economica. Sono diventati il pilastro della competizione geopolitica del XXI secolo.

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