
Questa estate il concetto l’avevo sentito al convegno IA e Parlamento, “Umanità in equilibrio tra robot, Intelligenza artificiale e natura” Lectio magistralis di Maria Chiara Carrozza, di cui vi abbiamo parlato, questi giorni mi sono imbattuto in un bellissimo post esplicativo di Rodney Brooks qui il POST. C’è un equivoco gigantesco che aleggia nelle boardroom della Silicon Valley e nelle conference call dei fondi di venture capital. L’idea che i robot umanoidi stiano per imparare la destrezza.
Una convinzione che ha già bruciato miliardi di dollari, come se la fisica, la neurobiologia e la complessità del corpo umano potessero essere emulate da una rete neurale con un paio di dataset ben etichettati. La realtà è che i robot umanoidi non impareranno la destrezza nel senso umano del termine, non oggi, non domani e probabilmente non nel prossimo decennio. E no, non basterà un aggiornamento software di Tesla Optimus o un nuovo modello addestrato con reinforcement learning per cambiare questa semplice verità.
