La previsione di JPMorgan sull’adozione delle stablecoin e l’aumento della domanda di dollari statunitensi è stata una doccia fredda per chi sperava in una rapida de-dollarizzazione. Secondo gli analisti della banca, la diffusione delle stablecoin potrebbe generare una domanda aggiuntiva di 1,4 trilioni di dollari entro il 2027, consolidando ulteriormente il ruolo dominante del dollaro nel sistema finanziario globale.
Tag: Stablecoin
Tether, il più grande emittente di stablecoin al mondo, sembra voler giocare la partita più ambiziosa della sua storia. Secondo Bloomberg, la società starebbe discutendo con investitori privati per raccogliere tra i 15 e i 20 miliardi di dollari, offrendo una quota di appena il 3 per cento. Tradotto in valutazioni, stiamo parlando di circa 500 miliardi di dollari, piazzando Tether nello stesso pantheon di OpenAI e SpaceX. Cifre da capogiro, che fanno girare la testa e che rischiano di far sembrare qualsiasi startup tech precedente come un club di provincia.
La recente accelerazione normativa negli Stati Uniti sta trasformando i stablecoin da strumenti marginali a protagonisti nel mercato dei Treasury statunitensi, con implicazioni globali significative. Il 18 luglio 2025, il presidente Donald Trump ha firmato il GENIUS Act, la prima legge federale che stabilisce un quadro normativo chiaro per l’emissione e la gestione dei stablecoin, spianando la strada all’ingresso delle principali istituzioni finanziarie tradizionali nel settore.
La Federal Reserve sta accelerando la sua esplorazione delle tecnologie emergenti nel settore dei pagamenti, con un focus particolare su tokenizzazione, smart contract e intelligenza artificiale. Il Governatore Christopher Waller ha recentemente sottolineato come queste innovazioni possano non solo modernizzare l’infrastruttura dei pagamenti, ma anche estendere il ruolo internazionale del dollaro statunitense. In un intervento al Wyoming Blockchain Symposium, Waller ha evidenziato il potenziale delle stablecoin nel migliorare i pagamenti al dettaglio e transfrontalieri, specialmente in contesti caratterizzati da alta inflazione o accesso limitato ai servizi bancari tradizionali.
Non è una domanda, è una constatazione: il sistema finanziario globale, quello che si vanta di avere regole granitiche e una logica quasi sacrale, dovrà riscrivere i suoi codici operativi per sopravvivere all’avanzata delle stablecoin. Che lo voglia o no. Non è un dettaglio da appassionati di crypto, è il cuore pulsante della prossima rivoluzione nei pagamenti istantanei, nel clearing e nel settlement. Lo dice il BIS, la Banca dei Regolamenti Internazionali, che non è un think tank improvvisato ma il club esclusivo delle banche centrali. Quando parlano loro, perfino i più scettici dovrebbero alzare un sopracciglio.
Per anni è sembrata una boutade da congresso nerd o una distopia da whitepaper con troppa caffeina: dollari digitali emessi da privati, regolati da leggi federali, scambiati come se fossero moneta vera. Ora non è più teoria. È politica. È legge. È Trump.
Martedì sera, con un inaspettato 68-30, il Senato degli Stati Uniti ha approvato una legge storica che regolamenta per la prima volta in modo organico le stablecoin ancorate al dollaro. Il cripto-dollaro ha quindi trovato casa tra le istituzioni. O almeno, una stanza degli ospiti.
Che la criptosfera sia un circo non è più notizia. Ma quando il figlio dell’ex presidente più controverso d’America si siede su un palco a Dubai con il rampollo di un plenipotenziario mediorientale, e da lì annunciano che un sovereign wealth fund ha pagato Binance con una stablecoin brandizzata Trump, allora siamo di fronte a qualcosa che non è solo teatrale, è strategico. E parecchio, parecchio redditizio.
Nel giro di tre giorni, la capitalizzazione del cosiddetto USD1 la stablecoin lanciata da World Liberty Financial, cripto-startup con DNA trumpiano è schizzata da 130 milioni a 2,1 miliardi di dollari. Boom. Un’esplosione da far invidia anche a Tether nei suoi giorni migliori. Il detonatore? L’investimento del fondo sovrano MGX di Abu Dhabi in Binance, regolato proprio in USD1. Il dettaglio della stablecoin usata non era stato specificato a marzo, quando Binance aveva confermato l’affare. Ma ora il sipario è caduto: è la moneta di Trump. E il pubblico, cioè il mercato, ha applaudito con miliardi.