Viviamo un’epoca in cui la democrazia non è minacciata da carri armati, ma da algoritmi. La retorica dell’efficienza, amplificata dall’intelligenza artificiale, promette decisioni più rapide, analisi più precise, processi più “razionali”. Ma ogni promessa di certezza ha un prezzo, e quel prezzo oggi è la perdita dell’incertezza, cioè di quell’elemento fragile e vitale che tiene in vita la deliberazione democratica. È qui che la ricerca di Sylvie Delacroix (Designing with Uncertainty: LLM Interfaces as Transitional Spaces for Democratic Revival) compie un gesto quasi sovversivo: afferma che l’incertezza non è un difetto da eliminare, ma un valore da progettare. E che gli LLM, i grandi modelli linguistici, possono diventare lo spazio dove la democrazia si reinventa, non attraverso la verità, ma attraverso il dubbio.
Tag: Sylvie Delacroix
Dal momento in cui ho letto “Bottom-Up Data Trusts”, ho capito che Sylvie Delacroix non è un’altra accademica che strilla contro il capitalismo dei dati: è la versione filosofica di un hacker institutionale, che vuole riprogrammare il dominio digitale dall’interno. Delacroix ha costruito un pensiero che parte dall’agenzia la nostra capacità di agire, di scegliere, di essere soggetti morali e la collega direttamente alla struttura delle infrastrutture digitali. L’obiettivo: che i dati non siano un vincolo ma uno strumento di emancipazione.