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Thinking Machines lab, il laboratorio di Mira Murati che vuole sconfiggere il non determinismo delle LLM

Il debutto pubblico del nuovo laboratorio di Mira Murati, Thinking Machines Lab, non è stato un battito d’ali: è stato un boato finanziario che ha trasformato rumor e voci di corridoio in cifre che nessun boardroom osa ignorare. La raccolta di 2 miliardi di dollari e la valutazione da 12 miliardi sono riporti che collocano la società tra le startup più capitalizzate dell’era post-scouting, con nomi importanti tra gli investitori come Nvidia, Accel e altri. Questa non è solo una buona notizia per i venture capitalist; è una dichiarazione di intenti: soldi, talento e una roadmap ambiziosa.

Chi segue il mercato sa quanto pesi la reputazione di chi guida l’impresa. Mira Murati non è una CEO qualunque: è l’ex Chief Technology Officer di OpenAI, figura che ha contribuito a far diventare prodotti come ChatGPT più affidabili e di massa. Quando una persona con il suo pedigree lancia un laboratorio con una squadra che include ex ricercatori di primo piano, l’attenzione non è emozionale; è tecnica, strategica, e per alcuni versi scettica. Non c’è magia dietro queste operazioni, c’è una scommessa: che sapendo dove guardare si possano risolvere problemi che tutti ritenevano “inesorabili”.

Thinking Machines Lab: l’anti-OpenAI da $10 miliardi che sta riscrivendo le regole dell’IA

Nel mondo iper-accelerato dell’intelligenza artificiale, i soldi sembrano crescere sugli alberi. Ma quando un’ex CTO di OpenAI lancia una startup, abbandona il carrozzone di Microsoft e in due mesi raddoppia il target di raccolta fondi a 2 miliardi di dollari, la faccenda prende una piega diversa. È quello che sta succedendo a Thinking Machines Lab, il nuovo mostro sacro in gestazione partorito da Mira Murati, ex mente tecnica dietro ChatGPT, ora pronta a giocare una partita tutta sua – con regole diverse, e ambizioni ancora più grandi.

Secondo quanto riportato da Business Insider, la società ha già messo sul piatto una valutazione da almeno 10 miliardi di dollari. In soldoni: una startup fondata tre mesi fa da ex ribelli di OpenAI sta per essere valutata più di molte aziende quotate con anni di attività alle spalle. Ma qui non si tratta solo di soldi. Si tratta di vendetta, visione e – soprattutto – controllo.

Mira Murati, donna silenziosamente centrale nell’ascesa dell’IA generativa, ha lasciato OpenAI proprio mentre il colosso iniziava a ballare sulle note composte da Microsoft. Il motivo? Non ufficiale, ma il timing e le mosse successive parlano da soli. Thinking Machines Lab nasce a febbraio, e nasce con un manifesto in tre punti che sembra il negativo fotografico della strategia OpenAI: aiutare le persone ad adattare l’IA ai propri bisogni (e non il contrario), creare fondamenta solide per sistemi più capaci, e – udite udite – promuovere una “cultura della scienza aperta”. Detta altrimenti, tutto ciò che OpenAI non è più da quando ha stretto il patto faustiano con Redmond.

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