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Thomson Reuters: il vero problema dell’AI non è adottarla, ma trasformarla in valore

Milleottocentosedici professionisti intervistati in 62 Paesi. Un’indagine condotta tra marzo e aprile 2026. Numeri che potrebbero sembrare l’ennesimo sondaggio internazionale sull’intelligenza artificiale, se non fosse che il nuovo Future of Professionals Report 2026 di Thomson Reuters racconta qualcosa di molto più interessante: il mercato non sta più discutendo se adottare l’AI, ma perché, nonostante gli investimenti, in molti casi non riesca ancora a produrre i risultati attesi.

È un cambio di prospettiva importante. Oggi la vera domanda è: cosa distingue le organizzazioni che stanno realmente trasformando il proprio modo di lavorare da quelle che si limitano ad aggiungere un chatbot al software aziendale?

La risposta del report è racchiusa in due parole: execution gap.

Report. La sfida europea della sovranità tecnologica nell’era dell’AI: la scommessa francese

L’intelligenza artificiale sta ridefinendo gli equilibri economici, industriali e geopolitici globali. Mentre Stati Uniti e Cina consolidano il controllo sulle infrastrutture, sui modelli e sugli strumenti che alimentano la nuova economia digitale, l’Europa si trova di fronte a una scelta cruciale: continuare a essere una potenza regolatoria o costruire finalmente una capacità tecnologica propria.

È in questo contesto che si inserisce il nuovo report di Rivista.AI, realizzato in collaborazione con TechVisory, “La sovranità tecnologica europea nell’era dell’AI: la scommessa francese”, un’analisi che parte da una domanda semplice ma decisiva: la strategia francese può diventare il nucleo di una reale sovranità tecnologica europea oppure rischia di alimentare una nuova frammentazione continentale?

Paper. Competitività digitale dell’Unione Europea

Per anni, quando Bruxelles parlava di tecnologia, il verbo preferito era regolare. GDPR, AI Act, Digital Markets Act, Digital Services Act: strumenti necessari, alcuni molto efficaci nel costringere le piattaforme globali a rispettare standard più elevati. Ma tutti fondamentalmente reattivi, costruiti attorno alla domanda di come limitare o disciplinare ciò che altri avevano costruito.

Il 3 giugno 2026 qualcosa è cambiato. La Commissione europea ha presentato il Pacchetto sulla Sovranità Tecnologica COM(2026) 503: due proposte legislative, una strategia sull’open source, una roadmap per l’energia e l’idea, ancora embrionale, di un fondo sovrano europeo. Per la prima volta il verbo dominante non è regolare, ma costruire.

È da questo cambio di paradigma che parte il nuovo paper di Rivista.AI, realizzato in collaborazione con TechVisory, con la prefazione di Franco Bernabè, Presidente di TechVisory, uno dei più autorevoli osservatori della trasformazione digitale europea.

Cloud Security Report 2026 di Fortinet: il “Complexity Gap” che sta mettendo in crisi la sicurezza delle aziende hybrid e multi-cloud

Il Rapporto sulla Sicurezza Cloud 2026 di Fortinet fotografa con lucidità uno dei paradossi più preoccupanti del momento: mentre le imprese accelerano la migrazione verso ambienti ibridi e multi-cloud per alimentare innovazione e intelligenza artificiale, la sicurezza non tiene il passo. Basato su un’indagine globale condotta tra migliaia di responsabili IT e cybersecurity, il documento mette in luce come la crescente complessità degli ecosistemi cloud stia creando un divario strutturale, il cosiddetto Cloud Complexity Gap, tra la velocità di espansione delle infrastrutture e la capacità reale dei team di sicurezza di mantenere visibilità e controllo.

Cybercrime a velocità macchina: il CrowdStrike Global Threat Report 2026 svela l’era dell’attacco invisibile

I numeri raccontano una verità difficile da ignorare: la sicurezza informatica non è più una questione di prevenzione, ma di velocità. Il Global Threat Report 2026 di CrowdStrike fotografa un 2025 che verrà ricordato come l’anno dell’“avversario evasivo”, una definizione che sembra fin quasi troppo elegante per descrivere un problema decisamente meno raffinato. Oggi, viviamo ufficialmente nell’Era Agentica. Oggi l’intelligenza artificiale non è più una promessa futuribile, ma il sistema nervoso dell’impresa moderna: agenti autonomi scrivono codice, orchestrano flussi di lavoro e prendono decisioni a velocità macchina. Tuttavia, questa corsa all’efficienza ha generato un paradosso brutale: mentre noi, da un lato, automatizziamo la produttività, dall’altro, i nostri avversari automatizzano gli attacchi.

Report Bankitalia: l’intelligenza artificiale nelle imprese italiane, tra entusiasmo mediatico e realtà dei dati

La conversazione sull’intelligenza artificiale in Italia spesso suona come un mix tra entusiasmo tecnologico e storytelling da conferenza. Visioni futuristiche, promesse di rivoluzioni industriali e immancabili riferimenti alla produttività che finalmente dovrebbe ripartire dopo anni di stagnazione. Poi arrivano i numeri che, come spesso accade, hanno un talento particolare per riportare il dibattito con i piedi per terra.

Il quadro più solido finora arriva dall’Occasional Paper n.1005 della Banca d’Italia, firmato dagli economisti Tommaso Ropele e Enrico Tagliabracci. Lo studio analizza l’adozione dell’intelligenza artificiale nelle imprese italiane e prova a rispondere a una domanda molto semplice ma spesso ignorata: cosa succede davvero quando le aziende iniziano a usare l’AI.

Munich Security Report 2026: “Under Destruction”, ovvero quando l’ordine globale non si riforma più, ma si demolisce

La Munich Security Conference presenta l’edizione 2026 del suo rapporto annuale: “Under Destruction”. Un titolo che non lascia spazio alle ambiguità e che fotografa una fase storica in cui la politica internazionale sembra aver sostituito il cacciavite della riforma con la palla da demolizione.

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