BLUE SCREEN OF DEATH
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Non serviva una sfera di cristallo per prevedere che prima o poi sarebbe arrivato: un’intelligenza artificiale che non si limita a suggerirti formule o a colorare celle, ma che si appropria di Excel con la stessa spietata efficienza con cui un hedge fund cannibalizza una startup in crisi. Si chiama Shortcut, un nome talmente semplice da suonare arrogante. E forse lo è davvero. Nelle demo pubblicate su X, l’agente AI ha già umiliato intere generazioni di analisti junior, completando in pochi secondi modelli DCF che di solito occupano le notti insonni dei neolaureati in finanza.

C’è un momento preciso in cui la tecnologia smette di essere un semplice strumento e diventa un’estensione del nostro pensiero. Microsoft, con l’ultimo aggiornamento di Copilot Vision per Windows Insiders, ha appena varcato quella soglia. La narrazione ufficiale è elegante: un assistente intelligente che finalmente “vede” tutto ciò che c’è sullo schermo, non più limitato a due app contemporaneamente, ma capace di analizzare l’intero desktop o qualsiasi finestra di un browser o di un’app. La traduzione reale è meno poetica: stiamo iniziando a dare in pasto il nostro ambiente digitale completo a un’intelligenza artificiale che impara osservandoci. Sembra banale, ma non lo è affatto.