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Cloudflare contro Roma: quando la nuvola minaccia tempesta (e 14 milioni di euro di pioggia)

C’è un vecchio detto che recita “tanto tuonò che piovve” per indicare che le cose non accadono mai all’improvviso: ci sono sempre dei segnali premonitori, proprio come il tuono annuncia la pioggia. Nel caso di Cloudflare, invece, quando arriva una multa da oltre 14 milioni di euro, non piove: scoppia direttamente un temporale geopolitico-digitale con fulmini, saette e comunicati su X. Nei giorni scorsi l’AGCOM ha sanzionato il colosso americano delle infrastrutture di rete e della sicurezza web per la “perdurante violazione” della normativa antipirateria italiana ed ecco che, puntuale come un aggiornamento di sistema non richiesto, è arrivata la risposta del CEO Matthew Prince. Lunga, infuocata e, soprattutto, molto americana.

Quando il portiere non chiude la porta: Cloudflare, Agcom e la multa da 14 milioni di euro

Oltre quattordici milioni di euro non sono bruscolini, nemmeno per uno dei giganti mondiali delle infrastrutture internet. L’Agcom ha deciso di sanzionare Cloudflare con una multa pari all’1% del fatturato globale 2024 per violazione delle norme sul diritto d’autore online e, più precisamente, per inottemperanza a un proprio ordine. Secondo Agcom infatti, Cloudflare non ha eseguito quanto richiesto dalla delibera 49/25/CONS, collegata alla Legge antipirateria 93/2023. Tradotto per chi non vive di sigle: Cloudflare avrebbe dovuto aiutare a rendere inaccessibili una serie di contenuti pirata segnalati dai titolari dei diritti tramite Piracy Shield. E non lo avrebbe fatto.

Internet rotto e il giorno in cui la nostra AI è andata in blackout

Il paradosso più divertente è che ci siamo accorti di quanto dipendiamo dai nostri giocattoli digitali solo quando Cloudflare ha deciso di prendersi una pausa non richiesta. Il risultato è stato un silenzio improvviso, quasi teatrale, in cui l’infrastruttura internet ha mostrato quanto sia sottile la distanza tra onnipotenza percepita e fallibilità strutturale. La keyword centrale è Cloudflare outage e le correlate sono infrastruttura internet e centralizzazione digitale, un triangolo concettuale che merita più attenzione di quanta ne riceva quando tutto funziona. La rete globale si è fermata di colpo e con lei si è fermata la nostra capacità di produrre, comunicare, creare contenuti o fingere di essere super efficienti. È curioso notare come molti si siano trovati davanti allo schermo a chiedersi se ricordassero ancora come si scrive un testo senza un assistente virtuale. La risposta non è stata particolarmente rassicurante.

Cloudflare lancia un pulsante “easy button” per bloccare i servizi di IA: una risposta alla crescente domanda di contenuti per l’addestramento dei modelli di IA

Cloudflare, una delle principali aziende di sicurezza internet al mondo, che dichiara di proteggere quasi il 20% del traffico web globale, ha recentemente introdotto una nuova funzionalità rivolta ai proprietari di siti web: un pulsante “easy button” per bloccare i servizi di intelligenza artificiale (IA) dall’accesso ai loro contenuti. Questa iniziativa risponde all’aumento esponenziale della domanda di contenuti utilizzati per l’addestramento dei modelli di IA.

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