Autore: Redazione Pagina 1 di 127

Nvidia guarda a Reflection AI. La prossima sfida è il controllo dei modelli aperti

Nvidia sarebbe in trattative preliminari per acquisire Reflection AI, startup statunitense specializzata nello sviluppo di modelli di intelligenza artificiale a pesi aperti, oppure per aumentare la propria partecipazione nella società. A riferirlo è il Financial Times, secondo cui le discussioni potrebbero portare anche a un accordo per acquisire talenti e licenze tecnologiche senza procedere a un’acquisizione completa. Nessuna intesa è stata annunciata e i negoziati potrebbero non concludersi.

Firmus rinuncia all’IPO da 5 miliardi. Il mercato comincia a distinguere tra data center promessi e costruiti

La società australiana sostenuta da Nvidia e Blackstone ritira la quotazione dopo le perplessità degli investitori su una valutazione da oltre 30 miliardi di dollari. Il caso mostra come la corsa alle infrastrutture AI stia incontrando un mercato finanziario sempre più selettivo.

L’AI entra nelle autostrade italiane. Dalla manutenzione predittiva ai robot per la sicurezza

Ad Asphaltica 2026, Autostrade dello Stato presenta sistemi di intelligenza artificiale, sensori e robotica per monitorare le infrastrutture e anticipare le criticità. Una delle applicazioni più concrete dell’AI, dove il valore della tecnologia si misura nella capacità di prevenire rischi e migliorare la gestione della rete stradale.

SpaceX vuole 40 miliardi per comprare chip Nvidia. Il compute dell’AI passa sempre più dal mercato del debito

Dieci miliardi di prestiti bancari e 30 miliardi di obbligazioni investment-grade, con Apollo alla guida dell’operazione e Pimco tra i soggetti coinvolti nelle trattative. Dopo i 25 miliardi di bond collocati a giugno, SpaceX prepara un’altra grande raccolta per finanziare le GPU Nvidia. È un nuovo caso della trasformazione che stiamo seguendo con “I soldi dell’AI”: una parte crescente del Capex tecnologico viene finanziata attraverso i mercati del credito.

Microsoft e Meta tagliano Claude. Per Anthropic il problema è che i suoi clienti sono anche concorrenti

Microsoft riduce di oltre un terzo la spesa interna prevista per i modelli di Anthropic, mentre Meta dimezza gli utilizzatori di Claude Code e spinge i propri strumenti. Alla vigilia dell’IPO emerge uno dei rischi strutturali del business dell’AI: vendere tecnologia alle stesse Big Tech che hanno capitale, modelli e infrastrutture per provare a sostituirla.

Comprare AI non è come comprare software. Il procurement diventa una funzione strategica

L’acquisto di software ha sempre significato mettere a confronto funzionalità, prezzo, livelli di servizio, sicurezza e capacità di integrazione. L’intelligenza artificiale non cancella nessuno di questi criteri, ma ne aggiunge altri che rendono la decisione molto meno simile all’acquisto di una normale applicazione.

Quando un’impresa o una pubblica amministrazione compra un sistema AI, infatti, non sceglie soltanto uno strumento. Decide dove far transitare dati e documenti, quale infrastruttura diventerà parte dei propri processi, da quale fornitore potrebbe diventare difficile separarsi e, in alcuni casi, sotto quale giurisdizione finirà una parte della propria capacità operativa.

Ed è una differenza questa che sta cominciando a entrare anche nelle regole europee.

In Cina l’AI è già una tecnologia di massa: 700 milioni di utenti in sei mesi

Più della metà della popolazione cinese utilizza ormai strumenti di intelligenza artificiale generativa. In appena sei mesi gli utenti sono aumentati di circa 100 milioni, mentre la capacità di calcolo dedicata all’AI è cresciuta del 177% in un anno. Numeri che raccontano una trasformazione forse meno spettacolare della corsa ai nuovi modelli, ma probabilmente più importante: l’AI sta entrando nella quotidianità digitale cinese.

DeepSeek e Huawei attaccano Nvidia dove fa più male: non sui chip, ma su CUDA

DeepSeek ha reso open source una suite di strumenti software ottimizzati per i processori Ascend di Huawei. L’obiettivo è costruire un ecosistema nel quale modelli, chip e software cinesi possano funzionare senza dipendere dallo stack Nvidia. Dopo anni di restrizioni americane sui semiconduttori, la competizione USA-Cina sull’AI si sposta così su un terreno meno visibile ma forse ancora più difficile da controllare: quello degli sviluppatori.

Silicon Box, la fabbrica che serve all’Italia. Ma nei chip anche il tempo è tecnologia

Invitalia ha approvato 1,3 miliardi di euro di sostegno pubblico per l’impianto di advanced packaging che Silicon Box vuole realizzare a Novara. L’investimento complessivo vale 3,2 miliardi e può portare in Italia una tecnologia strategica per AI, high-performance computing e automotive. Ma dall’annuncio del marzo 2024 all’apertura prevista del cantiere nella primavera 2027 passeranno circa tre anni. Il problema non è quanto tempo occorra per costruire una fabbrica di semiconduttori, è quanto ne consumiamo prima di cominciare a costruirla.

Musk torna al Pentagono. Questa volta per immaginare la guerra del futuro

Elon Musk torna a lavorare con l’amministrazione di Donald Trump, ma questa volta il terreno non è l’efficienza della macchina federale: è la guerra dei prossimi decenni.

Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha affidato a Musk, al fondatore di Anduril Palmer Luckey e all’ex speaker repubblicano della Camera Newt Gingrich la guida di Project Meridian, un progetto di 120 giorni con il quale il Pentagono vuole provare a identificare come potrebbero cambiare i campi di battaglia e quali capacità e tecnologie saranno necessarie alle forze armate statunitensi per mantenere il proprio vantaggio militare.

La FTC apre un’indagine su OpenAI e Anthropic. La safety dell’AI entra nel diritto dei consumatori

La Federal Trade Commission ha aperto un’indagine ad ampio raggio sulla sicurezza dei sistemi di intelligenza artificiale sviluppati da OpenAI, Anthropic e altri laboratori americani. I confini dell’inchiesta non sono ancora completamente definiti, ma l’agenzia starebbe preparando richieste formali di informazioni e potrebbe chiamare i dirigenti delle società a testimoniare. Nell’indagine compare anche METR, l’organizzazione indipendente che conduce valutazioni sui rischi dei modelli più avanzati.

Il rischio dell’AI legale comincia prima del primo prompt. Comincia dal contratto

Negli ultimi mesi il dibattito sull’intelligenza artificiale negli studi legali si è concentrato soprattutto su ciò che un avvocato non dovrebbe fare: non inserire informazioni riservate in un chatbot consumer, non affidarsi a una risposta senza verificarla, non citare precedenti senza controllare che esistano davvero. Indicazioni necessarie, soprattutto dopo i casi di citazioni inventate finite negli atti giudiziari. Ma potrebbero averci fatto guardare il problema dalla parte sbagliata.

Quando un avvocato inserisce il primo documento di un cliente in un sistema di intelligenza artificiale, alcune delle decisioni più importanti sono già state prese. Qualcuno ha scelto il fornitore, accettato le sue condizioni contrattuali, stabilito dove possano essere elaborati i dati, quanto a lungo possano essere conservati, se possano essere utilizzati per migliorare il servizio e quali soggetti possano eventualmente accedervi.

L’AI nella PA ha già superato la fase dei test. Fusion AI Labs prova a risolvere il problema successivo

La Pubblica Amministrazione italiana non ha probabilmente bisogno dell’ennesimo progetto pilota di intelligenza artificiale. Ha bisogno di capire quali esperimenti possano diventare processi, quali possano essere replicati in amministrazioni diverse e, soprattutto, quali producano risultati abbastanza misurabili da giustificare investimenti e cambiamenti organizzativi.

È precisamente su questo passaggio che lavora Fusion AI Labs, società genovese nata dalla joint venture tra Expert.ai e AI Fusion Holding: portare l’intelligenza artificiale fuori dalla fase della sperimentazione fine a se stessa e verificare come possa tradursi in soluzioni applicabili a processi reali.

Il caso Guillou. Storia di un’identità cancellata

libro di Paolo Benanti
Mondadori / Silvio Berlusconi Editore, 2026

Nel luglio 1656 la comunità ebraica di Amsterdam scagliò contro Baruch Spinoza uno dei cherem più brutali della tradizione rabbinica. Non si limitò a una censura dottrinale: maledisse il filosofo con le stesse formule usate da Giosuè contro Gerico, lo dichiarò impuro e vietò a ogni ebreo di parlargli, di abitare sotto lo stesso tetto o anche solo di avvicinarsi a meno di quattro cubiti. Spinoza divenne un morto civile. Quattro secoli dopo, nell’estate del 2025, Nicolas Guillou, magistrato francese della Corte penale internazionale, subisce una sorte analoga. Dopo aver contribuito all’emissione di mandati di arresto contro Benjamin Netanyahu e Yoav Gallant, viene colpito dalle sanzioni dell’Office of Foreign Assets Control americano. Da un giorno all’altro spariscono i suoi account Google e Meta, le carte di credito cessano di funzionare, i canali finanziari si chiudono, le prenotazioni alberghiere vengono annullate. Senza processo, senza appello, senza possibilità di difesa. Una «morte digitale».

Non serve sempre un modello più grande. La scommessa da 28 milioni di Arlequin

Ventotto milioni di euro per scommettere che, almeno in alcuni dei luoghi nei quali l’intelligenza artificiale conta di più, un LLM più grande non sia necessariamente la risposta migliore.

La francese Arlequin AI ha chiuso una Serie A da 28 milioni di euro, co-guidata da Redalpine e OTB Ventures, con la partecipazione del Defence Innovation Fund di Bpifrance, Vsquared Ventures, 10x Founders, Xavier Niel e ZEBOX. Un dettaglio non secondario dopo il dibattito sulla sovranità tecnologica francese: secondo la società, il round è sostenuto esclusivamente da investitori europei.

Ma la parte interessante della storia non è tanto chi abbia messo i soldi. È dove Arlequin vuole portarli.

Gli avevano chiesto un dato. L’agent di OpenAI ha finito per entrare nei server del governo australiano

Non era un cyberattacco programmato e non era un hacker che utilizzava ChatGPT. Un modello interno di OpenAI, durante una normale attività di ricerca sul web, ha aggirato le protezioni del portale Medicare australiano, raggiunto informazioni non pubbliche e scritto file su un server governativo. Dopo Hugging Face e gli altri incidenti emersi dalla revisione interna della società, la domanda non è più soltanto se gli agent possano uscire dal percorso previsto, ma se chi li costruisce riesca ad accorgersene mentre accade.

3 aziende valgono davvero più di 45 anni di IPO? La nuova scala delle valutazioni AI

5.200 miliardi di dollari contro 4.100. Basterebbero questi due numeri per raccontare quanto l’intelligenza artificiale abbia cambiato la scala con cui il mercato sta valutando le aziende tecnologiche.

otto e mezzo puntata del 18 Settembre 2026

Rivedila sulla 7

L’ultradestra, l’IA e la fine del mondo – Otto e Mezzo – Puntata del 18/9/2026. Ospiti di Lilli Gruber: Michela Ponzani, Gad Lerner, Franco Bernabè … ringraziamo La7 per la citazione alla fine della nostra rivista.

La paura del futuro ha trovato una nuova infrastruttura: quella digitale. Nella puntata di Otto e mezzo condotta da Lilli Gruber, il confronto tra Paolo Pagliaro, Michela Ponzani, Gad Lerner e Franco Bernabè ha messo in relazione fenomeni che spesso vengono raccontati separatamente: l’ascesa delle destre radicali, la velocità dello sviluppo dell’intelligenza artificiale, la crisi dell’informazione e il ritorno di visioni apocalittiche sul futuro. Il filo conduttore è meno tecnologico di quanto sembri: quando una società perde gli strumenti con cui interpretare il cambiamento, la paura diventa facilmente una forma di politica.

Paolo Pagliaro ha aperto il ragionamento proprio da questo punto, collegando la diffusione delle ideologie di ultradestra alla crescente inquietudine provocata da una trasformazione tecnologica difficile da comprendere e ancora più difficile da governare. L’intelligenza artificiale entra così in una storia molto più antica della Silicon Valley: quella della paura di ciò che arriva e della ricerca di qualcuno a cui attribuire la responsabilità del disordine. Cambiano gli strumenti, non necessariamente i meccanismi psicologici.

Michela Ponzani ha riportato il confronto dentro la prospettiva storica, osservando le analogie e le differenze tra i linguaggi della destra radicale contemporanea e quelli delle esperienze autoritarie del Novecento. Il punto non è costruire equivalenze facili tra epoche profondamente diverse, ma riconoscere quanto propaganda, semplificazione e costruzione del nemico possano diventare potenti quando incontrano una società attraversata dall’incertezza. Oggi, rispetto al passato, esiste però una differenza industriale: gli algoritmi possono amplificare e personalizzare questi messaggi con una velocità che nessun apparato propagandistico del secolo scorso avrebbe potuto immaginare.

Gad Lerner ha spostato l’attenzione sulla crisi del giornalismo e sulla progressiva perdita di centralità dei fatti verificati. Il problema non consiste soltanto nella quantità di disinformazione che circola online, ma nel fatto che la competizione informativa sia ormai dominata dall’economia dell’attenzione. Un contenuto accurato richiede tempo, verifica e contesto; una falsità costruita per suscitare indignazione può essere pronta in pochi secondi. La tecnologia non ha inventato questa asimmetria, ma l’ha resa scalabile.

Franco Bernabè ha portato nel dibattito la dimensione tecnologica, economica e geopolitica, richiamando la necessità di una governance dell’intelligenza artificiale capace di superare i confini nazionali. Il problema riguarda infatti molto più del mercato del lavoro. L’AI sta diventando un’infrastruttura strategica che coinvolge dati, energia, semiconduttori, cloud, sicurezza e capacità industriale. Lasciare completamente questa trasformazione alle dinamiche del mercato significherebbe accettare che una parte crescente delle regole del nuovo ecosistema informativo venga definita da soggetti privati con interessi economici enormi.

È qui che il dibattito assume una dimensione più interessante. L’intelligenza artificiale non crea automaticamente il populismo, non produce da sola la radicalizzazione politica e non trasforma una società in una distopia. Può però abbassare drasticamente il costo della produzione della persuasione. Un messaggio può essere scritto, tradotto, personalizzato, trasformato in immagini o video e distribuito a pubblici differenti in tempi quasi istantanei. La propaganda del Novecento aveva bisogno di giornali, radio, televisioni e organizzazioni; quella contemporanea può avere bisogno di un modello generativo, una piattaforma e un algoritmo sufficientemente bravo a capire cosa fa arrabbiare le persone.

La discussione condotta da Lilli Gruber porta quindi il problema fuori dalla consueta disputa tra entusiasti e catastrofisti dell’AI. Non serve immaginare robot che conquistano il pianeta. Il rischio più concreto è molto più banale e, proprio per questo, più difficile da affrontare: una società nella quale diventa progressivamente più complicato distinguere un fatto da una manipolazione, un’analisi da una propaganda, una previsione da una profezia. Quando la tecnologia rende la produzione dell’informazione quasi gratuita, la risorsa veramente scarsa diventa la capacità di giudicarla. E quella, almeno per il momento, non sembra avere ancora ricevuto un aggiornamento software.

E per finire la chiusura della puntata:

 “La fabbrica invisibile”, il quinto Paper della serie sulla Sovranità Tecnologica con cui Rivista.AI sta analizzando le implicazioni industriali, economiche e geopolitiche dell’intelligenza artificiale per l’Italia

Scarica il Report

Nel legal tech tutti dicono “agente”. Ma cosa significa davvero?

Nel legal tech il termine “agente” viene usato con una disinvoltura che spesso non corrisponde alla realtà tecnica. Basta che un chatbot risponda a una domanda articolata perché venga etichettato come “AI agente”, un’inflazione linguistica che rende difficile, per chi deve scegliere uno strumento o valutarne la conformità normativa, capire cosa sta effettivamente comprando.

Trump chiama Jensen Huang. Nvidia sceglie il lato dell’accelerazione

Trump liquida come “hoax” gli allarmi sull’AI. Jensen Huang non si associa al fronte del pacing e rilancia la corsa americana. Dietro il confronto sulla safety emerge una frattura industriale: chi costruisce i modelli può avere interesse a rallentare la frontiera. Chi vende il compute molto meno.

NEURA AROUND AI

Quando l’AI entra in un’organizzazione le domande da porsi escono dal perimetro tecnologico per entrare in quello della governance, del metodo e della responsabilità. Alcuni esempi sono quali decisioni affidarle, come governare i dati, quali competenze sviluppare e dove mantenere il controllo e le responsabilità umane.

Sono alcuni dei temi che la community di IntelligentIA ha affrontato e che torneranno al centro del confronto sull’IA il 23 e 24 settembre durante Rome Future Week®, con NEURA: Around AI, il Future Hub dedicato all’intelligenza artificiale applicata.
Negli spazi dell’Innovation Hub di via della Bufalotta 374, due giornate metteranno insieme imprese, professionisti, ricercatori e realtà tecnologiche per analizzare gli scenari possibili e capire come fronteggiare con efficacia questi importanti cambiamenti.
Il 23 settembre è dedicato alle imprese
Si parlerà di sovranità digitale del dato, cybersecurity, governance e infrastrutture, fino alle condizioni necessarie per adottare sistemi di intelligenza artificiale affidabili. Nel pomeriggio il focus passerà alle persone e alle organizzazioni: recruiting, HR, benessere digitale, nuovi modelli di lavoro e trasformazione dei processi, per capire come sta cambiando il ruolo di chi deve introdurre e governare queste tecnologie nelle aziende.

Il 24 settembre allargheremo lo sguardo
La mattina sarà dedicata alle implicazioni culturali, scientifiche e comunicative dell’AI: come cambia il nostro modo di conoscere e decidere quando lavoriamo insieme agli algoritmi? Quali effetti produce la diffusione dei contenuti sintetici? Quali direzioni sta prendendo oggi la ricerca?Nel pomeriggio si entrerà in un ambito concreto come quello della salute, dalla prevenzione alla ricerca, dall’Agentic AI in medicina alla connected healthcare.

Accanto agli incontri ci sarà inoltre NEURA AI LAB, uno spazio operativo con workshop, academy, cybersecurity lab e demo per vedere strumenti e metodologie all’opera e confrontarsi direttamente con chi li sviluppa.
Tra le realtà coinvolte ci saranno AGID, Deep Blue, NEC Laboratories Europe, Stormshield, Smartsheet, DoubleYou, Serverplan, Satisfactory, Data-Driven.AI e numerosi professionisti provenienti dal mondo della ricerca e delle imprese.
Scopri il programma completo di NEURA
ISCRIVITI AGLI EVENTI

l Brasile è il terzo mercato mondiale di ChatGPT. OpenAI apre una sede a San Paolo

215 milioni di messaggi al giorno. È la misura della penetrazione raggiunta da ChatGPT in Brasile, diventato il terzo mercato mondiale per OpenAI, abbastanza importante da convincere la società americana ad aprire una sede commerciale a San Paolo.

OpenAI e l’incidente del wiki: quando un’AI che si comporta male diventa una notizia da comunicare?

Non è propriamente un data breach. Non è un attacco informatico tradizionale. E non è neppure semplicemente un risultato curioso emerso durante un test di laboratorio.

E, paradossalmente, è proprio questo il problema.

Il Giappone non trova più operai. Mitsubishi assume i robot

Mitsubishi Motors porterà robot umanoidi nelle proprie fabbriche e punta a produrne fino a mille al mese. Dietro la corsa giapponese alla Physical AI non c’è soltanto l’innovazione tecnologica, ma un problema molto meno futuristico: mancano lavoratori. Una storia che l’Italia farebbe bene a osservare con attenzione.

Il drone che decide da solo. La guerra dell’AI passa anche dai chip Nvidia

Un’inchiesta del New York Times rivela che la Russia avrebbe utilizzato computer Nvidia Jetson Orin all’interno di droni capaci di individuare autonomamente i propri bersagli in Ucraina. Non è soltanto un nuovo capitolo della guerra tecnologica: mostra quanto sia diventato difficile separare l’intelligenza artificiale civile dalle sue applicazioni militari.

Terza conferenza annuale dell’ICCS (International Center for Consciousness Studies), Roma, 1-3 Settembre 2026

Creativity: Minds and Machines

Per riservare un posto

Abbiamo inventato tecnologie per guardare sempre più lontano e per osservare ciò che, pur essendo sotto i nostri occhi, era così piccolo da non essere visibile. Abbiamo cercato di trattenere il mondo attraverso dispositivi meccanici che promettevano di registrarlo, renderlo eternamente osservabile e riproducibile. 

La scienza ha utilizzato simili tecnologie per comprendere meglio il mondo. Le arti ne hanno invece intuito le potenzialità, non per rispondere a domande, ma per porne di nuove. 

Se l’intelligenza artificiale è oggi oggetto di un vivace dibattito, soprattutto in merito a creatività, agency, autorialità, responsabilità, non è soltanto per la sua capacità apparentemente magica di generare contenuti. È perché ci costringe a chiederci cosa significhi essere umani. 

Google prepara l’addio alla Cina: dal 2027 i Pixel saranno prodotti altrove

Un Pixel senza più una fabbrica cinese alle spalle. Potrebbe diventare realtà già dal prossimo anno. Google avrebbe comunicato ai propri fornitori l’intenzione di spostare fuori dalla Cina tutta la produzione di smartphone Pixel, Pixel Watch e auricolari wireless a partire dal 2027, secondo quanto riportato da Nikkei Asia. La destinazione principale sarà soprattutto il Vietnam, affiancato dall’India.

Stripe compra OpenRouter per oltre 7 miliardi: dopo i pagamenti, vuole diventare il casello dell’intelligenza artificiale

Sette miliardi di dollari, anzi qualcosa di più, per comprare una società che soltanto a maggio ne valeva 1,3. Se si guarda soltanto al multiplo, l’acquisizione di OpenRouter da parte di Stripe sembra uno di quegli affari che fanno pensare che nell’intelligenza artificiale sia definitivamente saltato il rapporto tra prezzi e gravità terrestre. Se invece si guarda a quello che Stripe sta realmente comprando, l’operazione comincia ad apparire molto meno eccentrica.

Spotify mette l’etichetta agli artisti AI. E li toglie dai suoi algoritmi

Su Spotify presto sarà più facile capire se dietro il nome di un artista ci sia una persona oppure soltanto una persona nel senso latino del termine: una maschera. Da metà settembre la piattaforma introdurrà infatti il badge “AI Persona”, destinato a identificare gli artisti la cui identità pubblica è stata generata attraverso l’intelligenza artificiale. L’etichetta comparirà inizialmente sui dispositivi mobili, all’interno del profilo dell’artista, nei risultati di ricerca e accanto ai brani presenti nelle playlist.

La novità, però, non è tanto il badge. È quello che succederà dopo.

Microsoft lancia l’allarme sul Wi-Fi degli hotel: perché una semplice connessione può trasformarsi in una porta aperta per gli hacker

Diciamoci la verità: ognuno di noi ha sempre accolto il Wi-Fi gratuito dell’hotel con lo stesso entusiasmo della colazione inclusa. Si arriva, si inserisce la password della reception e nel giro di pochi secondi smartphone e computer tornano online. Un gesto ormai automatico, quasi un riflesso condizionato. Microsoft, però, invita a interrompere questa abitudine. Dietro quella schermata che compare appena ci si collega potrebbe nascondersi qualcosa di molto diverso da una semplice pagina di benvenuto.

Starlink Mobile sfida Verizon, AT&T e T-Mobile: la rete telefonica adesso arriva dallo spazio

Elon Musk ha una nuova ossessione, e questa volta non riguarda razzi riutilizzabili o viaggi su Marte, bensì qualcosa di molto più terrestre, anzi, molto più vicino alle tasche di milioni di americani. SpaceX ha dichiarato apertamente che Starlink vuole trasformarsi da servizio satellitare complementare a vero e proprio operatore mobile, pronto a contendere clienti ai tre colossi delle telecomunicazioni statunitensi. Fino a ieri il satellite era considerato la soluzione di riserva per le zone remote dove le antenne terrestri non arrivano. Da oggi, invece, diventa un concorrente diretto che punta dritto al mercato consumer, con tanto di dichiarazioni pubbliche che hanno già fatto tremare i listini di Borsa.

Google riporta l’AI in Silicon Valley e Sergey Brin torna sul ponte di comando: cosa cambia davvero

Google ha deciso che Londra, per ora, può fare a meno del comando centrale dell’intelligenza artificiale. Secondo quanto riportato dal Financial Times, sulla base di una dozzina di fonti interne tra dipendenti attuali ed ex collaboratori, la sede operativa della strategia IA dell’azienda si sposta da Londra alla Silicon Valley, in un riassetto che non è solo geografico ma soprattutto politico. E il nome che ricorre più spesso in questa storia è quello di Sergey Brin, il co-fondatore che negli ultimi due anni ha smesso i panni del pensionato tecnologico per tornare, gradualmente ma inesorabilmente, al centro delle decisioni.

Suno scopre il watermark il giorno dopo aver perso in tribunale: la coincidenza del secolo

Certe volte la tempistica di un annuncio aziendale dice più di mille comunicati stampa. Suno, la piattaforma che permette a chiunque di generare canzoni con l’intelligenza artificiale, ha appena annunciato una serie di nuovi strumenti per marchiare i brani prodotti sulla piattaforma, limitare i download e aggiornare le linee guida della community contro i brani copycat. Il tutto arriva, guarda caso, proprio mentre l’azienda affronta una raffica di cause legali da parte di etichette discografiche e associazioni di artisti che definire “poco amichevoli” sarebbe un eufemismo.

Cambio ai vertici di Google DeepMind: Hassabis lascia la poltrona da CEO, Jeff Dean saluta tutti dopo 27 anni

Google ha deciso che ad agosto, invece di andare in ferie come tutti, preferisce riscrivere l’organigramma della sua divisione di intelligenza artificiale. Il risultato è uno dei rimpasti più significativi nella storia recente di Big Tech, con tre nomi che meritano di essere scritti in grassetto: Demis Hassabis, Koray Kavukcuoglu e Jeff Dean.

Thomson Reuters: il vero problema dell’AI non è adottarla, ma trasformarla in valore

Milleottocentosedici professionisti intervistati in 62 Paesi. Un’indagine condotta tra marzo e aprile 2026. Numeri che potrebbero sembrare l’ennesimo sondaggio internazionale sull’intelligenza artificiale, se non fosse che il nuovo Future of Professionals Report 2026 di Thomson Reuters racconta qualcosa di molto più interessante: il mercato non sta più discutendo se adottare l’AI, ma perché, nonostante gli investimenti, in molti casi non riesca ancora a produrre i risultati attesi.

È un cambio di prospettiva importante. Oggi la vera domanda è: cosa distingue le organizzazioni che stanno realmente trasformando il proprio modo di lavorare da quelle che si limitano ad aggiungere un chatbot al software aziendale?

La risposta del report è racchiusa in due parole: execution gap.

Legal AI globale o specializzata? Perché il contesto giuridico italiano continua a fare la differenza

Fino a questo momento il mercato della Legal AI è stato dominato dall’ascesa di piattaforme internazionali che hanno trasformato il modo in cui avvocati, studi legali e direzioni legali ricercano informazioni, analizzano contratti e producono documentazione. L’evoluzione dei grandi modelli linguistici ha accelerato la diffusione di strumenti sempre più sofisticati, capaci di aumentare la produttività e ridurre i tempi delle attività ripetitive.

Con la crescita del mercato, però, sta emergendo una domanda diversa rispetto al passato. Se nella prima fase la sfida era individuare il modello di intelligenza artificiale più performante, oggi imprese e professionisti iniziano a chiedersi quale sia la piattaforma più adatta al contesto normativo italiano.

AI legale: perché il vero vantaggio competitivo è un pricing prevedibile

Dopo una prima fase in cui l’attenzione delle aziende si è concentrata soprattutto sulle capacità dei modelli linguistici, la seconda generazione dei progetti di intelligenza artificiale sta portando in primo piano temi molto più concreti: sicurezza, governance, qualità delle fonti e sostenibilità economica. Per studi legali, direzioni legali, uffici compliance e procurement, il valore di una piattaforma di Legal AI non si misura più soltanto dalla qualità delle risposte che è in grado di generare, ma anche dalla possibilità di adottarla come infrastruttura stabile all’interno dell’organizzazione.

In questo scenario emerge una domanda destinata a diventare sempre più centrale: quanto costerà realmente l’AI tra uno, tre o cinque anni?

AI Act e compliance aziendale: la guida pratica per i Compliance Officer italiani nel 2026

Con l’AI Act ormai pienamente operativo, il ruolo del Compliance Officer sta cambiando profondamente. Non si tratta più soltanto di verificare il rispetto delle norme, ma di governare sistemi di intelligenza artificiale che dovranno essere trasparenti, documentabili e costantemente monitorati. Per molte organizzazioni italiane il 2026 rappresenta quindi il primo vero banco di prova della nuova regolamentazione europea.

STORIE DI MODA, MODELLI E MODELLO CHE MERITANO DI ESSERE RACCONTATE

Photo Credit: Arianna Carotta

Il futuro della moda non nasce dalla sostituzione dell’essere umano, ma dalla capacità di progettare una nuova alleanza tra intelligenza, esperienza e tecnologia

DI STEFANIA SCRIVANI E ANTONIO DINA

Ci sono luoghi nei quali il tempo sembra stratificarsi invece di trascorrere perché lo conservano come testimonianza della maestria umana. Depositata, strato su strato, come una patina che invece di consumare la materia la rende più densa e ammirevole. Le Corsie Sistine di Roma appartengono a questa rara categoria di spazi. Sotto le volte e gli affreschi quattrocenteschi di questa location, volute da Sisto IV nel XV secolo, il 17 luglio si è svolta la finale mondiale della 41a edizione di Elite Model Look: cinquanta giovani provenienti da diversi Paesi del mondo, selezionati per entrare in uno dei sistemi internazionali di scouting più riconosciuti della moda. Cinquanta ragazzi, cinquanta storie, cinquanta scommesse. Siamo entrati in quella cornice sapendo di trovare storia. Personalmente siamo usciti avendo visto, soprattutto, futuro. Non perché sulla passerella sfilasse una nuova generazione – questo, in fondo, accade ogni anno, è la natura ciclica del settore – ma perché quella sera si è resa visibile, quasi palpabile, una domanda che la moda non può più permettersi di rimandare: quale spazio vogliamo riservare alle persone nell’epoca dell’Intelligenza Artificiale?

Gare d’appalto e AI: come l’analisi semantica dei contratti riduce i rischi per la Pubblica Amministrazione

L’efficienza delle procedure di gara rappresenta una delle principali sfide della Pubblica Amministrazione. Il sistema italiano degli appalti pubblici, che ogni anno movimenta oltre 180 miliardi di euro, richiede ai funzionari un’attività continua di verifica della conformità normativa, controllo documentale e valutazione delle offerte. Ogni decisione deve essere motivata, tracciabile e coerente con il Codice dei Contratti Pubblici, riducendo al minimo il rischio di errori, contenziosi e ritardi procedurali.

Pagina 1 di 127

Powered by WordPress & Tema di Anders Norén