Il 17 settembre 2025 è stata approvata la legge quadro italiana sull’intelligenza artificiale. Una parte non secondaria di quel testo è dedicata alla regolamentazione dei dati personali, perché il legislatore ha capito una cosa che fino a poco fa era materia da addetti ai lavori: senza una gestione controllata di chi raccoglie e tratta i dati, addestrare un modello di machine learning significa anche addestrarlo a perpetuare razzismo, esclusione e ingiustizia.
L’Unesco, già nel 2024, aveva mostrato in un rapporto specifico come le immagini generate dai modelli più diffusi continuino a riprodurre stereotipi di genere ed etnia in maniera quasi automatica, e il quadro ad oggi non è cambiato molto.
L’effetto collaterale interessante della nuova legge, però, riguarda il valore economico dei dati personali. Più diventano regolamentati, più diventano costosi. E qui parte il discorso, perché capire quanto valgono i dati significa capire come funziona davvero l’economia digitale del 2026.



