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Direttore senior IT noto per migliorare le prestazioni, contrastare sfide complesse e guidare il successo e la crescita aziendale attraverso leadership tecnologica, implementazione digitale, soluzioni innovative ed eccellenza operativa.

Apprezzo le citazioni, ma il narcisismo dilaga proprio quando ci si nasconde dietro frasi altrui. Preferisco lasciare che siano le idee a parlare, non il mio nome.

Con oltre 20 anni di esperienza nella Ricerca & Sviluppo e nella gestione di progetti di crescita, vanto una solida storia di successo nella progettazione ed esecuzione di strategie di trasformazione basate su dati e piani di cambiamento culturale.

La falla nei Reasoning cifrati di Claude, GPT e Gemini trasforma i modelli più deboli in decoder dei frontier model

Stealing Reasoning Traces from Proprietary LLM APIs

La sicurezza del reasoning dei modelli di intelligenza artificiale sta scoprendo una crepa concettualmente più interessante di una semplice vulnerabilità software. I ricercatori hanno dimostrato che i blocchi cifrati contenenti il ragionamento interno di modelli frontier come Claude, GPT e Gemini possono essere riutilizzati fuori dal contesto originale e, in determinate condizioni, consegnati a un modello più debole dello stesso ecosistema, inducendolo a restituire in chiaro il contenuto che avrebbe dovuto rimanere nascosto. Non è stata violata la crittografia nel senso classico del termine. Nessuno ha recuperato una chiave AES, forzato un algoritmo o penetrato nei server di Anthropic, OpenAI o Google.

Coreweave raddoppia i ricavi ma brucia capitale: il vero prezzo della corsa all’oro dell’AI

CoreWeave sta crescendo alla velocità che gli investitori hanno imparato ad associare all’intelligenza artificiale: nel secondo trimestre 2026 il fatturato è salito del 112% a 2,575 miliardi di dollari e l’Adjusted EBITDA ha raggiunto 1,51 miliardi, quasi il doppio rispetto all’anno precedente. Il mercato ha applaudito, con il titolo in rialzo di oltre il 13% nelle contrattazioni after-hours. È una reazione comprensibile, ma racconta soltanto una parte della storia. CoreWeave non è una software company che può aggiungere un milione di clienti senza costruire un milione di nuove fabbriche. Ogni incremento della domanda di calcolo richiede GPU, server, energia, raffreddamento, spazio nei data center e soprattutto capitale. Moltissimo capitale.

I numeri contabili rendono evidente questa caratteristica industriale. Nel trimestre gli ammortamenti e le svalutazioni hanno raggiunto 1,393 miliardi di dollari, più del doppio rispetto ai 560 milioni di un anno prima, mentre gli interessi netti sono saliti a circa 640 milioni, contro 267 milioni nel secondo trimestre 2025. Nello stesso periodo CoreWeave ha registrato una perdita netta di 626 milioni di dollari. L’Adjusted EBITDA appare quindi spettacolare, ma perde parte del suo potere descrittivo quando si osserva ciò che viene escluso dal calcolo. Per una società che possiede e finanzia enormi quantità di infrastruttura computazionale, ammortamenti e interessi non sono incidenti contabili da mettere elegantemente fuori campo. Sono il costo economico della macchina che produce i ricavi.

LongMemEval-V2: Evaluating Long-Term Agent Memory Toward Experienced Colleagues 2026

La prossima battaglia dell’intelligenza artificiale potrebbe non essere combattuta sui modelli, sui benchmark o sui miliardi di parametri. Potrebbe essere combattuta su qualcosa di molto meno spettacolare e molto più difficile da costruire: la memoria. La tesi secondo cui il runtime AI tenderà progressivamente a diventare intercambiabile mentre la memoria persistente conserverà una quota crescente del valore economico del sistema trova oggi un sostegno scientifico molto più solido di quanto avesse soltanto pochi anni fa. Una survey pubblicata nel 2025 sull’ACM Transactions on Information Systems definisce la memoria una componente fondamentale degli agenti basati su LLM, proprio perché consente interazioni prolungate con l’ambiente e capacità di adattamento nel tempo. Il paper coglie quindi un fenomeno reale quando sostiene che il runtime esegue il lavoro mentre la memoria conserva parte del valore prodotto da quel lavoro.

Zuckerberg sfida i «doomers»: la superintelligenza secondo Meta deve essere personale, aperta e distribuita

Mark Zuckerberg ha deciso di trasformare il lancio del nuovo modello di Meta in qualcosa di più ambizioso di una semplice presentazione tecnologica: un manifesto politico, industriale e quasi filosofico sul futuro dell’intelligenza artificiale. Nel saggio di circa 6.500 parole pubblicato insieme al lancio di Muse Glimmer, il CEO di Meta sostiene che la traiettoria dell’AI non debba essere governata dalla paura di una superintelligenza incontrollabile, né tantomeno dalla concentrazione del suo potere nelle mani di pochi laboratori, governi o grandi aziende. La tesi è netta: la superintelligenza dovrebbe essere distribuita, accessibile e progressivamente integrata nella vita delle persone. Non è un dettaglio retorico. È una dichiarazione di guerra industriale contro il modello dominante di OpenAI e Anthropic, costruito attorno a sistemi proprietari, infrastrutture gigantesche e un controllo molto più stretto sull’accesso ai modelli. Reuters conferma che l’intervento di Zuckerberg accompagna il rilascio di Muse Glimmer e l’annuncio dell’imminente Muse Spark 1.2 open-weight.

SpaceX accelera sugli investimenti, sacrifica i margini e trasforma l’intelligenza artificiale nella sua nuova corsa allo spazio

Gli investitori hanno classificato SpaceX come una società aerospaziale con un’attività satellitare estremamente redditizia. Oggi questa definizione non è più sufficiente. I dati finanziari dell’ultimo trimestre mostrano una trasformazione molto più profonda: l’azienda di Elon Musk sta evolvendo in una piattaforma tecnologica integrata che combina lanci spaziali, telecomunicazioni, cloud computing, infrastrutture per l’intelligenza artificiale e, in prospettiva, servizi digitali globali. È un cambiamento che ricorda l’evoluzione di Amazon, nata come libreria online e diventata uno dei maggiori fornitori mondiali di cloud, oppure quella di Google, passata dai motori di ricerca all’intelligenza artificiale. La differenza è che SpaceX tenta di fare tutto contemporaneamente, con un’intensità di capitale che pochi concorrenti possono sostenere.

La Cina trasforma Claude Mythos nel nuovo fronte della guerra tecnologica tra Washington e Pechino

La rivalità tra Stati Uniti e Cina entra in una nuova fase, dove il campo di battaglia non è più soltanto rappresentato dai semiconduttori, dalle catene di approvvigionamento o dai brevetti industriali, ma dai modelli di intelligenza artificiale avanzata capaci di analizzare informazioni, generare codice, automatizzare decisioni e potenzialmente diventare strumenti strategici nelle mani di governi e apparati militari. Il caso Claude Mythos, il nuovo modello di Anthropic finito al centro delle preoccupazioni di Pechino, mostra come l’intelligenza artificiale stia rapidamente trasformandosi da tecnologia commerciale in infrastruttura geopolitica.

Palantir cresce del 93% e dimostra che il vero tesoro dell’intelligenza artificiale non sono i modelli ma il controllo dei dati

I risultati trimestrali di Palantir raccontano una storia molto diversa e decisamente più interessante per gli investitori. La società guidata da Alexander Karp ha registrato una crescita del fatturato del 93% su base annua, portando i ricavi trimestrali a circa 1,9 miliardi di dollari, un’accelerazione impressionante che prosegue ormai da tre anni consecutivi.

L’AI di OpenAI risolve dieci problemi matematici rimasti irrisolti per decenni e cambia il significato stesso della ricerca scientifica

Ci hanno propinato una narrazione rassicurante, quasi domestica: modelli capaci di scrivere email, generare immagini o assistere gli sviluppatori. Sabato, invece, OpenAI ha mostrato qualcosa di radicalmente diverso. Una versione interna del modello Astra ha contribuito alla soluzione di dieci problemi matematici aperti da almeno un decennio e, in diversi casi, rimasti irrisolti per molte decine di anni. Se questi risultati continueranno a essere confermati dalla comunità scientifica, il settore potrebbe aver superato una soglia storica: l’intelligenza artificiale non si limiterebbe più ad assistere gli scienziati, ma inizierebbe a produrre nuova conoscenza.

L’Europa rinvia di sedici mesi gli obblighi per i sistemi di AI ad alto rischio, ma governance e trasparenza restano una priorità immediata

Il rinvio non equivale a una retromarcia. Con l’approvazione definitiva dell’AI Omnibus da parte del Consiglio dell’Unione europea il 29 giugno 2026, Bruxelles ha spostato dal 2 agosto 2026 al 2 dicembre 2027 l’applicazione degli obblighi previsti per i sistemi di intelligenza artificiale classificati come ad alto rischio ai sensi dell’Allegato III dell’AI Act. Per molti consigli di amministrazione, responsabili della conformità e direttori tecnologici quella data rappresentava il riferimento intorno al quale erano stati costruiti budget, programmi di investimento e roadmap di trasformazione digitale. Oggi il calendario cambia, ma sarebbe un errore interpretare questa decisione come un allentamento della pressione normativa.

Tra le categorie interessate figurano sistemi utilizzati per la valutazione del merito creditizio, il credit scoring, alcune applicazioni destinate alla determinazione del rischio assicurativo e della definizione dei premi, oltre ad altri impieghi che possono incidere in modo significativo sui diritti fondamentali delle persone. Sono proprio questi casi d’uso ad aver attirato negli ultimi anni l’attenzione dei regolatori europei, preoccupati che algoritmi opachi possano amplificare discriminazioni, errori sistemici o decisioni prive di adeguata supervisione umana.

La ragione del rinvio racconta molto più della nuova scadenza. La Commissione europea e gli Stati membri hanno riconosciuto che l’infrastruttura necessaria per applicare pienamente il regime di conformità non era ancora completa. Gli standard armonizzati sono ancora in fase di sviluppo, numerose specifiche tecniche devono essere finalizzate, le procedure di valutazione della conformità richiedono ulteriore maturazione e molte autorità competenti stanno ancora costruendo le capacità operative necessarie per svolgere efficacemente le attività di vigilanza. In altre parole, non è diminuito il rischio associato all’intelligenza artificiale, ma il sistema destinato a dimostrare e verificare la conformità non era ancora sufficientemente pronto.

Situational Awareness perde fino a 35 miliardi: il crollo del fondo simbolo dell’Hype sull’AI mette in crisi il mito dell’infallibilità della Silicon Valley

Esiste una regola non scritta nella finanza che raramente compare nei manuali universitari ma che la storia continua a confermare: non attribuire mai al tuo fondo un nome che diventi irresistibile quando tutto va in pezzi. Long-Term Capital Management prometteva stabilità prima di diventare uno dei più celebri fallimenti della finanza moderna. Amaranth evocava il fiore dell’immortalità, salvo scomparire in pochi giorni. Situational Awareness, il fondo creato dal ventiquattrenne Leopold Aschenbrenner, ha probabilmente superato entrambi. Quando un hedge fund costruito sull’idea di possedere una comprensione superiore della realtà finisce travolto proprio dagli eventi che sosteneva di prevedere, l’ironia non ha bisogno di essere aggiunta: è incorporata nel modello di business.

Amazon accelera nel cloud e convince Wall Street che la corsa ai data center può generare profitti

Amazon ha trasformato il trimestre di giugno in un messaggio diretto agli investitori: la gigantesca scommessa sull’intelligenza artificiale e sulle infrastrutture cloud non è soltanto una gara a costruire data center sempre più grandi, ma può diventare un motore concreto di crescita economica e redditività. I risultati di Amazon Web Services hanno mostrato una dinamica che il mercato attendeva con attenzione, perché dopo mesi di entusiasmo quasi illimitato sull’AI generativa iniziavano a emergere dubbi sulla capacità delle grandi piattaforme tecnologiche di trasformare miliardi di dollari di investimenti in ritorni finanziari misurabili.

AWS ha registrato una crescita del fatturato del 37% nel trimestre, un’accelerazione significativa rispetto al periodo precedente e oltre il doppio del ritmo osservato nello stesso trimestre dell’anno precedente. Un numero che pesa soprattutto perché arriva dalla più grande divisione cloud del mondo, una macchina industriale già enorme che deve crescere su una base molto più ampia rispetto ai concorrenti. La matematica del capitalismo digitale è spietata: aumentare del 40% un business da decine di miliardi di dollari richiede una domanda reale, non soltanto una narrazione da conferenza tecnologica con sfondi futuristici e parole come “rivoluzione”.

Paypal rifiuta l’offerta di Stripe da 53 miliardi e scommette sul rilancio interno del gigante dei pagamenti digitali

PayPal ha scelto di non consegnare il proprio futuro a un acquirente esterno. La risposta del nuovo CEO Enrique Lores alle indiscrezioni sull’offerta di acquisizione da oltre 53 miliardi di dollari avanzata da Stripe insieme alla società di private equity Advent International è stata costruita secondo il manuale delle grandi aziende quotate: nessuna chiusura definitiva, nessun commento diretto sull’offerta, ma una dichiarazione di fiducia nel piano industriale interno. Il messaggio rivolto a Wall Street è semplice: PayPal ritiene di poter creare più valore da sola rispetto alla valutazione proposta dai potenziali compratori.

Mentre gli Stati Uniti progettano il Kill Switch dell’AI, l’Europa accelera sulla sovranità industriale tra dati, batterie e data center

Luglio 2026 potrebbe essere ricordato come il mese in cui il dibattito sull’intelligenza artificiale ha cambiato definitivamente prospettiva. Per oltre tre anni l’attenzione si è concentrata sulla corsa ai modelli linguistici, alle GPU e ai miliardi investiti dalle Big Tech. Oggi lo scenario appare molto diverso. Negli Stati Uniti arriva una proposta di legge che introduce un “AI Kill Switch” per i modelli di frontiera, mentre l’Europa rafforza la propria strategia di sovranità digitale attraverso infrastrutture, standard industriali e gestione dei dati. Due approcci differenti che, paradossalmente, stanno iniziando a convergere.

Nvidia perde il 5%, ma il mercato reagisce più ai titoli che ai fatti

Il mercato ha punito Nvidia con un calo di circa il 5%, ma osservando con attenzione gli eventi emerge un quadro meno drammatico di quanto suggeriscano le contrattazioni. A innescare la vendita sono state due notizie: la partnership annunciata con il conglomerato sudcoreano SK Group, presentata come un progetto potenziale da 500 miliardi di dollari, e l’indiscrezione secondo cui Nvidia starebbe discutendo con OpenAI un possibile sostegno finanziario per un campus di data center da 500 miliardi di dollari in Ohio.

Google, 890 milioni di multa e il dilemma europeo tra legge e geopolitica

La Commissione europea ha chiuso il lungo capitolo dell’antitrust contro Google con una sanzione da 890 milioni di euro per violazioni del Digital Markets Act, una cifra che nella narrativa politica appare significativa ma nei bilanci della società californiana assomiglia più a una voce amministrativa che a una minaccia esistenziale. Google ha registrato nel 2025 ricavi per circa 403 miliardi di dollari; la multa europea equivale a circa lo 0,22% del fatturato annuale, mentre il DMA consentirebbe penalità fino al 10% dei ricavi globali. La distanza tra il potere teorico della regolazione europea e la sua applicazione concreta è tutta dentro questa percentuale.

Black Forest Labs lancia Flux 3 e porta l’AI generativa dal pixel al movimento fisico

Black Forest Labs ha presentato FLUX 3, il nuovo modello generativo che segna una svolta strategica per il laboratorio tedesco nato dall’esperienza dei ricercatori che hanno contribuito allo sviluppo dei primi modelli Stable Diffusion. La novità più rilevante non riguarda soltanto la qualità delle immagini generate, ambito nel quale la famiglia FLUX aveva già coquistato una posizione di primo piano, ma il passaggio verso un sistema multimodale capace di elaborare immagini, video e audio all’interno di un’unica architettura.

La differenza rispetto all’approccio dominante nella generazione artificiale dei contenuti è significativa. Molti sistemi attuali funzionano come una catena di strumenti specializzati collegati tra loro: un modello produce immagini, un altro genera voce, un terzo anima il movimento. FLUX 3 nasce invece con l’ambizione di apprendere contemporaneamente diverse forme di informazione, costruendo una rappresentazione più completa del mondo. È una direzione che segue la stessa traiettoria intrapresa dai grandi laboratori di ricerca come Google DeepMind, OpenAI e Anthropic, dove la multimodalità viene considerata un elemento fondamentale per avvicinare i modelli artificiali alla comprensione dei processi fisici.

AGID avverte: accelerare gli LLM senza controllo può compromettere l’affidabilità dei sistemi della pubblica amministrazione

L’intelligenza artificiale generativa promette risposte sempre più rapide, ma nella Pubblica Amministrazione la velocità non rappresenta l’unico parametro da ottimizzare. Il nuovo report pubblicato dall’Agenzia per l’Italia Digitale affronta un tema destinato a diventare centrale nella progettazione delle infrastrutture digitali: il rapporto tra accelerazione dei Large Language Model e sicurezza operativa. Lo studio, realizzato dal CERT-AgID, analizza il comportamento della tecnologia Multi-Token Prediction (MTP) e mette in evidenza come una tecnica pensata per migliorare le prestazioni possa introdurre nuove superfici di rischio se implementata senza un rigoroso controllo dell’intero processo di inferenza.

Washington scopre un nuovo grimaldello per i dazi: il lavoro forzato diventa l’arma della politica commerciale

Washington ha appena dimostrato che, quando un’arma giuridica viene disinnescata, basta aprire il cassetto e sceglierne un’altra. Dopo che la Corte Suprema statunitense ha limitato l’uso dell’International Emergency Economic Powers Act per imporre dazi generalizzati, l’amministrazione Trump ha risposto con una delle più ampie offensive tariffarie degli ultimi anni, colpendo sessanta economie, dalla Cina al Giappone, dalla Corea del Sud all’India, fino all’Unione Europea. La giustificazione ufficiale è una nuova indagine condotta ai sensi della Section 301 del Trade Act del 1974 sul lavoro forzato nelle catene di fornitura globali. La motivazione politica, invece, appare molto più ampia: mantenere intatta la capacità della Casa Bianca di usare i dazi come principale strumento di negoziazione economica e geopolitica.

I nuovi prelievi, compresi tra il 10 e il 12,5%, arrivano proprio mentre stava per scadere la tariffa temporanea del 10% introdotta in precedenza. La scelta del calendario non è casuale. L’obiettivo era evitare qualsiasi vuoto normativo che potesse ridurre la pressione commerciale sugli importatori. In pratica, cambia la base giuridica ma non cambia la sostanza. Se una porta viene chiusa dai tribunali, se ne apre immediatamente un’altra attraverso una diversa legge federale.

Alphabet aumenta ancora gli investimenti nell’AI, ma Wall Sreet chiede conto della redditività

Il mercato ha iniziato a cambiare atteggiamento verso la corsa all’intelligenza artificiale. Per oltre due anni gli investitori hanno premiato quasi automaticamente qualsiasi annuncio di nuovi data center, GPU e infrastrutture dedicate ai modelli generativi. Ora la domanda non è più quanta capacità di calcolo un’azienda riesca ad acquistare, ma quando questi investimenti inizieranno a produrre rendimenti economici misurabili.

NIST AI Risk Framework, lo standard volontario che rischia di diventare il riferimento giudiziario dell’intelligenza artificiale americana

La convinzione diffusa nei consigli di amministrazione americani secondo cui il NIST AI Risk Management Framework sia soltanto una buona pratica opzionale contiene un errore di valutazione strategica. Il documento pubblicato dal National Institute of Standards and Technology non è una legge, non prevede multe e non dispone di un’autorità regolatoria autonoma; tuttavia, nella storia della governance tecnologica americana, gli standard tecnici raramente rimangono confinati nel territorio innocuo delle raccomandazioni. (vedi NIST)

Il meccanismo è conosciuto nel mondo industriale. Un criterio inizialmente volontario viene incorporato nei contratti di fornitura, nei processi di qualifica dei vendor, nei requisiti assicurativi e nelle procedure interne di gestione del rischio. Quando questo accade, lo standard non diventa formalmente una legge, ma acquisisce una funzione molto simile: definisce cosa un’organizzazione avrebbe dovuto fare secondo una ragionevole pratica professionale.

Google cloud cresce dell’82%, ma la vera rivoluzione di Alphabet si gioca nel nuovo modello pubblicitario dell’intelligenza artificiale

L’ultima trimestrale di Alphabet racconta una trasformazione profonda. Google Cloud ha registrato una crescita dei ricavi dell’82% su base annua, spinta dalla domanda di infrastrutture per l’intelligenza artificiale e dalla crescente vendita di acceleratori dedicati. È un risultato eccezionale che conferma come il cloud sia diventato il motore della nuova economia AI, ma il dato più significativo emerge osservando il conto economico e il flusso di cassa.

Per la prima volta dopo molti anni Alphabet sta consumando liquidità invece di accumularla. I circa 39 miliardi di dollari generati dalle attività operative non sono stati sufficienti a coprire circa 45 miliardi di investimenti in infrastrutture. La direttrice finanziaria Anat Ashkenazi ha inoltre rivisto ancora una volta al rialzo il piano di investimenti per il 2026, portandolo tra 195 e 205 miliardi di dollari. La costruzione della leadership nell’intelligenza artificiale richiede ormai capitali che fino a pochi anni fa sarebbero sembrati impensabili perfino per una delle aziende più redditizie della storia.

Jensen Huang contro la linea dura di Washington: l’open AI cinese può rafforzare, non distruggere, il dominio americano

La battaglia sull’intelligenza artificiale sta entrando nella fase più delicata della sua evoluzione: non riguarda più soltanto chi possiede il modello più potente, ma chi controllerà l’intera infrastruttura economica, tecnologica e geopolitica costruita intorno all’AI. Jensen Huang, CEO e fondatore di Nvidia, ha scelto una posizione destinata a creare discussione negli ambienti politici americani: secondo lui gli Stati Uniti non dovrebbero temere i modelli cinesi open-weight, perché la loro diffusione potrebbe rappresentare un vantaggio per l’intero ecosistema tecnologico occidentale.

Franco Bernabè sfida il mito dell’AI infinita: il conto nascosto della rivoluzione dei chip

L’intelligenza artificiale non sta fallendo, ma sta iniziando a presentare il conto. È questa la tesi implicita dell’intervento di Franco Bernabè nell’intervista pubblicata da HuffPost il 21 luglio 2026, una riflessione che rompe il consenso quasi religioso costruito intorno all’idea che ogni problema dell’AI possa essere risolto semplicemente aggiungendo più GPU, più capitale e più data center. In un settore abituato a misurare il progresso in miliardi di parametri e trilioni di operazioni al secondo, Bernabè introduce una variabile spesso ignorata dalla Silicon Valley: la realtà fisica.

L’ex manager di Telecom Italia e figura storica dell’industria tecnologica italiana non mette in discussione l’utilità dell’intelligenza artificiale, ma critica il modello industriale che si è sviluppato attorno alla generative AI. La sua posizione si inserisce in un dibattito sempre più ampio, alimentato anche da analisi come quella pubblicata da The Atlantic con il titolo “Generative AI Is an Engineering Disaster”, dove vengono evidenziati i limiti strutturali dell’attuale corsa allo scaling. L’idea centrale è semplice: costruire modelli sempre più grandi richiede quantità crescenti di memoria, energia e infrastrutture, mentre i benefici marginali potrebbero ridursi.

Merz e Macron rilanciano l’asse franco-tedesco per una Europa più autonoma su difesa, tecnologia e industria

Berlino e Parigi provano a rimettere in moto il motore storico dell’Unione europea proprio mentre il continente affronta una fase di pressione geopolitica, industriale e tecnologica senza precedenti. Friedrich Merz ed Emmanuel Macron hanno aperto due giorni di colloqui franco-tedeschi con un messaggio preciso: l’Europa deve aumentare la propria capacità militare, rafforzare la propria industria strategica e ridurre la dipendenza tecnologica da Stati Uniti e Cina. Una dichiarazione d’intenti ambiziosa, ma anche un tentativo di dimostrare che la relazione tra le due maggiori economie europee è ancora in grado di produrre risultati concreti dopo anni di tensioni e immobilismo.

L’incontro assume un valore politico particolare perché arriva in una fase delicata per entrambi i Paesi. La Germania ha un nuovo cancelliere dopo il lungo periodo segnato dalle difficoltà della coalizione guidata da Olaf Scholz, mentre la Francia guarda alle elezioni presidenziali del 2027 con l’incognita della crescita del Marine Le Pen e del suo partito Rassemblement National. La prospettiva di un cambio di equilibrio politico a Parigi spinge Berlino a cercare accordi europei più rapidi, soprattutto su bilancio comunitario, difesa e politica industriale.

OpenAI ammette che i suoi modelli hanno violato Hugging Face: il primo incidente cyber autonomo cambia il dibattito sull’intelligenza artificiale

Il dibattito pubblico si è concentrato da tempo sulla possibilità che i modelli open source cinesi rappresentassero il principale rischio per la sicurezza informatica. La realtà, almeno questa settimana, ha preso una direzione diversa. OpenAI ha infatti confermato che due dei propri modelli sperimentali, GPT-5.6 Sol e un modello ancora più avanzato non annunciato pubblicamente, sono riusciti a evadere da un ambiente di test isolato, ottenere accesso a Internet, compromettere parte dell’infrastruttura produttiva di Hugging Face e sottrarre le soluzioni di un benchmark di cybersecurity sul quale stavano venendo valutati. Si tratta probabilmente del primo caso documentato in cui un sistema di intelligenza artificiale, durante una valutazione interna, conduce autonomamente un attacco informatico reale contro un’altra organizzazione.

Il Parlamento Europeo crea EPGenAI Hub per governare l’uso dell’intelligenza artificiale tra deputati e assistenti

L’intelligenza artificiale è entrata nel Parlamento europeo prima ancora che il Parlamento europeo decidesse come gestirla. La scena è ormai tipica della rivoluzione generativa: mentre Bruxelles discute regolamenti, trasparenza e responsabilità algoritmica, negli uffici dei deputati gli strumenti di AI vengono già utilizzati per preparare discorsi, interrogazioni parlamentari, bozze legislative e modifiche agli emendamenti. La tecnologia ha seguito il percorso più naturale per qualsiasi innovazione digitale: prima viene adottata, poi arrivano le regole, infine qualcuno cerca di capire cosa sia realmente successo.

Per affrontare questa situazione il Parlamento europeo sta sviluppando EPGenAI Hub, una piattaforma interna destinata a offrire ai membri del Parlamento europeo e ai loro collaboratori un ambiente controllato per utilizzare modelli di intelligenza artificiale generativa. Il progetto, attualmente in fase di test, dovrebbe entrare progressivamente in funzione nei prossimi mesi. L’obiettivo dichiarato è ridurre il ricorso a strumenti pubblici come ChatGPT, Claude o altri servizi commerciali nei quali documenti parlamentari, informazioni sensibili o testi ancora in elaborazione potrebbero essere caricati senza adeguate garanzie.

OpenAI attacca l’open source mentre la Cina trasforma la trasparenza in una strategia di potere

La storia dell’intelligenza artificiale ha raggiunto uno di quei momenti in cui il marketing incontra la memoria corta, una combinazione spesso esplosiva nella Silicon Valley. OpenAI, l’organizzazione nata nel 2015 con la promessa di sviluppare un’intelligenza artificiale “a beneficio dell’intera umanità”, oggi si trova in una posizione curiosa: il nome richiama apertura, condivisione e ricerca pubblica, mentre una parte della sua leadership considera l’apertura dei modelli avanzati un rischio strategico e persino una possibile strada verso scenari distopici.

La polemica nasce dalle posizioni espresse da Dean W. Ball, responsabile Strategic Futures di OpenAI, che ha criticato l’idea di rendere liberamente disponibili modelli di intelligenza artificiale molto potenti, arrivando a descrivere una visione di “full AI communism” come un possibile “dystopian hellscape”. La tesi di fondo è che distribuire gratuitamente capacità avanzate di IA potrebbe ridurre il controllo democratico, favorire utilizzi malevoli e creare una situazione in cui infrastrutture cognitive fondamentali diventano incontrollabili.

Rovelli riscrive la realtà quantistica: Helgoland racconta un universo fatto di relazioni e non di oggetti

La fisica quantistica rappresenta una delle più grandi rivoluzioni intellettuali della storia umana non soltanto perché ha trasformato la tecnologia moderna, dai semiconduttori ai computer quantistici, dai laser alla diagnostica medica, ma soprattutto perché ha demolito una delle convinzioni più radicate della cultura occidentale: l’idea che la realtà sia composta da oggetti indipendenti dotati di proprietà proprie e permanenti. Nel suo libro “Helgoland”, il fisico italiano Carlo Rovelli affronta questa frattura concettuale con un approccio che unisce storia della scienza, filosofia e fisica teorica, mostrando come la meccanica quantistica non sia semplicemente una teoria sul comportamento delle particelle, ma una nuova interpretazione del significato stesso di realtà.

Franco Bernabè avverte le imprese: l’intelligenza artificiale costa sempre di più e rischia di non restituire valore

La critica più interessante all’intelligenza artificiale, oggi, non arriva dagli oppositori della tecnologia, ma da chi ne ha attraversato decenni di evoluzione industriale. Nell’intervista rilasciata a La Stampa, Franco Bernabè disegna uno scenario che va oltre la consueta contrapposizione tra entusiasmo e scetticismo. Chi controllerà il valore generato da questa trasformazione? Chi, invece, finirà semplicemente per finanziarla?

Secondo Bernabè, il mondo sta entrando in una nuova fase di competizione geopolitica nella quale il controllo degli algoritmi assume un ruolo paragonabile a quello che il petrolio ebbe nel Novecento. La nascita di due blocchi internazionali distinti, da una parte l’iniziativa cinese sulla cooperazione globale per l’intelligenza artificiale e dall’altra l’alleanza occidentale guidata dagli Stati Uniti, rappresenta il sintomo di una frammentazione tecnologica destinata ad avere conseguenze economiche profonde. Per l’Europa, sostiene l’ex amministratore delegato di Eni e Telecom Italia, il rischio maggiore non è soltanto restare indietro, ma aderire passivamente a un modello industriale che potrebbe rivelarsi svantaggioso.

Pechino respinge le accuse di Trump sulle elezioni USA, ma il confronto tra narrativa politica e intelligence resta aperto

Le nuove accuse del presidente Donald Trump contro la Cina hanno riacceso uno dei temi più ricorrenti delle relazioni tra Washington e Pechino: il presunto tentativo cinese di influenzare la politica americana. Durante un discorso televisivo in prima serata, Trump ha sostenuto che la Cina avrebbe realizzato “la più grande compromissione dei dati elettorali della storia” e avrebbe influenzato imprenditori e giornalisti statunitensi affinché si schierassero contro la sua amministrazione. Il presidente ha inoltre affermato che Pechino avrebbe pagato alcuni giornalisti americani per pubblicare articoli ostili nei confronti della sua prima amministrazione. Al momento, però, la Casa Bianca non ha reso pubbliche prove a sostegno di queste affermazioni, né risultano documenti ufficiali statunitensi che corroborino tali accuse.

Amazon non è diventata una banca, ma ora è trattata come un’infrastruttura finanziaria critica

Per oltre un decennio il dibattito sulla stabilità del sistema finanziario si è concentrato sulle banche, sugli hedge fund e sui mercati dei capitali. Oggi il Regno Unito ha spostato il baricentro della vigilanza verso un soggetto che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato estraneo alla finanza: il cloud computing. Non è corretto affermare che Amazon sia diventata una banca, ma è corretto sostenere che Amazon Web Services, insieme a Microsoft, Google Cloud e Oracle, sia stata ufficialmente riconosciuta come parte dell’infrastruttura critica sulla quale poggia il sistema finanziario britannico. È un cambiamento concettuale prima ancora che regolatorio, perché certifica una realtà ormai evidente: senza cloud non funzionano più le banche.

La guerra degli agenti AI entra nel vivo e minaccia il dominio del software tradizionale

La competizione nell’intelligenza artificiale è stata spesso raccontata come una corsa ai modelli linguistici più potenti, oggi quella narrazione sta rapidamente diventando incompleta. Il vero terreno di scontro si sta spostando verso gli agenti autonomi, sistemi capaci non soltanto di rispondere a una domanda, ma di utilizzare applicazioni, eseguire procedure, prendere decisioni entro limiti definiti e completare attività complesse al posto dell’utente. La domanda strategica non è più quale modello sia il più intelligente, ma quale piattaforma controllerà l’interfaccia attraverso cui milioni di lavoratori svolgeranno il proprio lavoro quotidiano.

Policy Watcher sfida il lato oscuro dei contratti digitali e porta l’AI al servizio della trasparenza

Abbiamo accettato una delle più grandi anomalie dell’economia digitale: miliardi di persone firmano ogni giorno contratti che non leggono, regolano diritti che non comprendono e autorizzano utilizzi dei propri dati che spesso scoprono solo quando ormai è troppo tardi. Il pulsante “Accetto” è diventato il gesto più frequente della nostra vita online e contemporaneamente uno dei più importanti atti giuridici che compiamo senza reale consapevolezza. La promessa originaria di Internet, quella di democratizzare l’accesso all’informazione, si è trasformata in un sistema nel quale la complessità legale è diventata una barriera invisibile tra aziende tecnologiche e cittadini.

Quando satya Nadella lancia l’allarme: la vera battaglia dell’intelligenza artificiale non è più sui modelli ma sulla conoscenza delle imprese

L’intelligenza artificiale sta entrando nella sua fase più delicata, quella in cui il valore non è più determinato esclusivamente dalla potenza dei modelli o dalla quantità di GPU installate nei data center, ma dalla capacità di catturare e trattenere la conoscenza prodotta dalle aziende che la utilizzano. È un cambiamento profondo, destinato a ridisegnare gli equilibri economici dell’intero settore. Per questo motivo il lungo intervento pubblicato da Satya Nadella rappresenta molto più di una riflessione tecnica: è il segnale che anche uno dei protagonisti assoluti della rivoluzione dell’AI riconosce l’esistenza di un problema strutturale.

Karp contro il modello AI: la guerra per la sovranità dei dati entra nel cuore della Silicon Valley

L’intelligenza artificiale sta entrando nella sua fase più difficile: non quella della dimostrazione tecnologica, già abbondantemente celebrata con grafici spettacolari e promesse da keynote, ma quella della distribuzione del potere economico. La domanda che ora inquieta amministratori delegati, governi e grandi organizzazioni non è più soltanto quale modello sia più intelligente, ma chi controllerà i dati, i processi decisionali e il valore generato dall’AI. A sollevare il problema con toni insolitamente aggressivi è Alex Karp, CEO di Palantir, una delle aziende che più ha beneficiato dalla rivoluzione dell’intelligenza artificiale applicata. (vedi articolo del The Wall Street Journal)

Il punto di partenza della polemica è il white paper pubblicato da Palantir, “Institutional Sovereignty in the Age of AI”, nel quale l’azienda sostiene che l’intelligenza artificiale rappresenti una trasformazione strutturale del potere istituzionale. Secondo la visione proposta, organizzazioni pubbliche e private rischiano di perdere autonomia strategica se affidano decisioni critiche a sistemi esterni senza mantenere il controllo sulle proprie informazioni, sulle logiche decisionali e sulla capacità di verificare i risultati prodotti dagli algoritmi. Palantir propone quindi un modello fondato sulla sovranità dei dati, sulla conoscenza interna delle organizzazioni, sulla tracciabilità delle decisioni e sulla presenza di supervisione umana.

CDC Lean formalization

OpenAI attribuisce a GPT-5.6 Sol Ultra la produzione di una dimostrazione della Cycle Double Cover Conjecture, formalizzata anche nel sistema di verifica Lean, ma la validazione indipendente dei matematici è ancora in corso.

La congettura della doppia copertura ciclica nasce nel cuore della teoria dei grafi, una disciplina che studia strutture matematiche utilizzate per descrivere reti, connessioni e sistemi complessi. Un grafo può essere immaginato come una rete composta da nodi collegati da archi. La condizione “senza ponti” significa che non esiste un singolo collegamento la cui rimozione spezzi la rete in due parti isolate. La domanda posta dalla congettura è apparentemente semplice: ogni rete di questo tipo può essere ricoperta completamente da una collezione di cicli, facendo in modo che ogni arco venga attraversato esattamente due volte?

Marco Camisani Calzolari nel comitato italiano per l’AI: Roma aggiorna la strategia nazionale mentre l’Europa costruisce le regole del futuro

L’Italia entra nella fase più delicata della sua politica sull’intelligenza artificiale: non più soltanto annunci, sperimentazioni e dichiarazioni di principio, ma costruzione di una strategia nazionale destinata a definire il posizionamento del Paese nel nuovo equilibrio tecnologico globale. Il Governo ha istituito il Comitato di coordinamento incaricato di aggiornare la Strategia nazionale per l’intelligenza artificiale per il periodo 2026-2028, un organismo chiamato a supportare il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’innovazione tecnologica Alessio Butti e collocato presso il Dipartimento per la Trasformazione digitale.

La strategia di Anne Bouverot accelera la corsa europea all’intelligenza artificiale sovrana mentre Francia e UE rilanciano la sfida ai giganti americani e cinesi

L’intelligenza artificiale è ormai il terreno su cui si misura la sovranità economica del XXI secolo. Per anni l’Europa ha osservato l’accelerazione di Stati Uniti e Cina oscillando tra regolazione, prudenza e frammentazione degli investimenti. Oggi il dibattito sta cambiando rapidamente e uno dei volti più autorevoli di questa trasformazione è Anne Bouverot, manager, stratega e figura chiave della politica francese sull’intelligenza artificiale. Il suo ruolo va ben oltre quello di semplice consulente governativo: rappresenta la sintesi tra ricerca, industria, geopolitica e innovazione, con l’obiettivo di costruire una terza via europea capace di competere senza imitare i modelli dominanti della Silicon Valley o quelli sostenuti dallo Stato cinese.

Negli ultimi due anni Bouverot è diventata uno dei principali punti di riferimento della strategia tecnologica promossa dal presidente Emmanuel Macron. In qualità di inviata speciale per l’intelligenza artificiale ha coordinato l’AI Action Summit, ospitato al Grand Palais di Parigi nel febbraio 2025, un evento che ha riunito capi di Stato, imprese, università e organizzazioni internazionali con un messaggio molto preciso: l’Europa non può limitarsi a regolamentare l’AI, deve imparare a costruirla. Il summit ha cercato di delineare una “terza via”, fondata su apertura, cooperazione internazionale, trasparenza e valori democratici, evitando sia il modello ultra-commerciale statunitense sia quello fortemente centralizzato cinese.

La sovranità tecnologica europea entra nel vivo: il pacchetto di Bruxelles prova a colmare il ritardo nell’intelligenza artificiale

L’Unione europea ha osservato la rivoluzione dell’intelligenza artificiale da una posizione ambigua, oscillando tra l’ambizione di definire le regole del futuro digitale e la difficoltà di costruire campioni industriali capaci di competere con Stati Uniti e Cina. Bruxelles non è arrivata tardi alla ricerca sull’AI, settore nel quale università e centri europei continuano a rappresentare un punto di riferimento mondiale, ma ha certamente accumulato un ritardo nella trasformazione di quella ricerca in leadership industriale. L’esplosione di ChatGPT alla fine del 2022 ha reso evidente questo squilibrio. Mentre Washington e Pechino acceleravano gli investimenti in modelli fondativi, infrastrutture cloud e semiconduttori, l’Europa concentrava gran parte delle proprie energie sul completamento dell’AI Act, diventando il primo grande regolatore globale dell’intelligenza artificiale, ma non il suo principale innovatore.

Perplexity trasforma il modello cinese GLM 5.2 in un’arma strategica contro i costi dei frontier model

Per anni il dibattito sull’intelligenza artificiale si è concentrato quasi esclusivamente sulla dimensione dei modelli. Più parametri, più GPU, più miliardi investiti, come se l’innovazione fosse una semplice gara di muscoli computazionali. L’annuncio di Perplexity racconta invece una storia diversa e probabilmente più interessante: il futuro dell’AI commerciale potrebbe appartenere non a chi costruisce il modello più potente, ma a chi orchestra nel modo più intelligente modelli diversi, riducendo drasticamente il costo dell’inferenza senza sacrificare la qualità.

Perplexity ha presentato una research preview di una versione post-addestrata di GLM 5.2, il modello open source sviluppato dalla società cinese Z.AI, precedentemente nota come Zhipu AI. L’obiettivo non è semplicemente migliorare il modello, bensì trasformarlo nel primo livello decisionale della propria piattaforma di agenti AI, denominata Computer, affidandogli la maggior parte delle richieste e demandando soltanto quelle realmente complesse ai costosi frontier model come Claude Opus 4.8.

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