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Robotica, Cobot, Automazione Industriale, Industria 4.0, Industria 5.0, Sistemi Autonomi, Robot Collaborativi

Germania e intelligenza artificiale: l’AI diventa mainstream e conquista oltre metà delle imprese

Secondo l’ultima indagine dell’istituto Ifo, realizzata nel maggio 2026, il 54,5% delle aziende tedesche utilizza già l’intelligenza artificiale nei propri processi aziendali. Dodici mesi fa la quota era del 40,9%. La crescita è stata talmente rapida da trasformare una tecnologia considerata sperimentale in uno strumento di lavoro quotidiano.

“Künstliche Intelligenz”, come viene chiamata in Germania, ha smesso di essere un progetto pilota confinato nei laboratori di innovazione. È entrata negli uffici amministrativi, nelle linee produttive, nei reparti logistici e nei sistemi di assistenza clienti.

Sovranità Computazionale: la rivoluzione silenziosa di Bologna

Mentre il dibattito italiano sull’intelligenza artificiale è rimasto sospeso tra entusiasmo e scetticismo, da un lato la retorica dell’innovazione, dall’altro l’idea che tutto si decida altrove tra Silicon Valley e Cina, a Bologna prendeva forma qualcosa di più concreto.

It4lia AI Factory, la fabbrica italiana dell’intelligenza artificiale sostenuta da fondi europei e nazionali, ha chiuso il suo primo anno operativo con numeri che raccontano una realtà interessante: quasi 500 progetti attivi, oltre 37 milioni di ore GPU allocate, più di 20 petabyte di dati gestiti e decine di servizi AI già funzionanti.

L’AI sta cambiando la medicina molto più velocemente di quanto immaginiamo: il caso silenzioso dell’industria farmaceutica

La narrativa mainstream sull’intelligenza artificiale si è molto spesso concentrata su chatbot capaci di scrivere email, generatori di immagini sempre più sofisticati e un dibattito ricorrente sull’utilizzo di strumenti come ChatGPT da parte degli studenti nello svolgimento dei compiti. Nel frattempo, quasi lontano dal rumore mediatico, uno dei settori più strategici del pianeta ha iniziato a utilizzare l’AI per fare qualcosa di infinitamente più concreto: accelerare la scoperta di nuovi farmaci.

Ed è probabilmente qui che l’intelligenza artificiale sta producendo uno degli impatti più profondi e meno spettacolari dell’intera rivoluzione tecnologica contemporanea.

Industria. L’Europa si è svegliata in ritardo e la realtà parla cinese

Transizione ecologica, sostenibilità, neutralità climatica e regolamentazione digitale. Sono questi i temi di cui abbiamo discusso in Europa negli ultimi anni con la serenità di chi immagina che la globalizzazione sia una specie di servizio automatico sempre disponibile. Poi le fabbriche potevano chiudere lentamente, la produzione industriale poteva spostarsi altrove, l’energia poteva diventare più costosa e la burocrazia più sofisticata. In fondo il vecchio continente restava convinto di essere ancora il centro gravitazionale dell’economia mondiale.

Poi è arrivata la realtà. E la realtà, ultimamente, parla soprattutto cinese.

I robot di Saipem scendono a 3mila metri: così l’AI trasforma i droni subacquei nei nuovi guardiani invisibili dei mari

Per decenni il fondale marino è stato il luogo perfetto per tutto ciò che l’umanità preferiva non vedere troppo da vicino. Oleodotti, cavi sottomarini, infrastrutture energetiche, sistemi strategici e chilometri di pipeline nascosti sotto migliaia di metri d’acqua. Adesso, però, laggiù stanno arrivando nuovi abitanti: droni autonomi alimentati dall’intelligenza artificiale, capaci di restare sul fondo del mare per mesi senza bisogno di equipaggi umani o grandi navi di supporto.

L'industria silenziosa che trasforma i tuoi post in dataset da milioni di euro

L’industria silenziosa che trasforma i tuoi post in dataset da milioni di euro

Nell’articolo della settimana scorsa ho provato a raccontarvi quanto valgono i dati personali, percorrendo il mercato dei broker, l’ARPU di Meta e Google, i prezzi del dark web e l’ipotesi del Personal Data Trading. Il quadro che ne è uscito è quello di un mercato in cui un dato demografico grezzo vale frazioni di centesimo, mentre lo stesso dato contestualizzato e arricchito può arrivare a valere centinaia di euro l’anno.

Ma vi siete domandati come si arricchisce un dato? Cosa serve davvero per passare dallo 0,0005 dollari di un record demografico ai 189 dollari del modello compositivo PLS citato nello studio sulle aste di GSP (che sta per Generalized Second-Price)?

AI e Fashion Retail: il camerino del futuro è digitale, ma il commesso resta umano

Il camerino cambia indirizzo. Non sparisce, si sposta. A volte nello smartphone, altre volte nella chat con un client advisor, sempre più spesso dentro un ecosistema dove l’intelligenza artificiale prova a capire gusti, taglie, intenzioni d’acquisto e perfino quel sottile dubbio che accompagna ogni click su “aggiungi al carrello”.

L’accordo tra il gruppo OTB di Renzo Rosso e Google Cloud va letto così. Non come semplice partnership tecnologica, ma come segnale di una trasformazione più ampia che riguarda tutto il fashion retail. OTB, per molti lettori un nome meno immediato dei suoi marchi Diesel, Jil Sander, Maison Margiela, Marni e Viktor&Rolf, ha deciso di portare il Virtual Try-On e strumenti avanzati di AI nel cuore della relazione con il cliente. In altre parole, la moda prova a rendere più intelligente il momento in cui vende.

Ed è qui che la storia si fa interessante.

Ue-Cina, lo scontro sull’Industrial Acceleration Act: Bruxelles vuole il suo Made in Europe, Pechino grida al protezionismo

Nelle ultime due settimane la temperatura nei rapporti tra Bruxelles e Pechino è salita parecchio. Al centro del braccio di ferro c’è l’Industrial Acceleration Act, la proposta della Commissione europea presentata lo scorso mese di marzo per riportare l’industria al 20% del Pil continentale entro il 2035. Un’ambizione che suona quasi nostalgica per un’Europa che ha visto la propria quota manifatturiera scendere al 14,3%, ma che Pechino considera un attacco diretto al suo modello di esportazioni.

Stellantis-Leapmotor, il SUV elettrico made in Spain e il dubbio europeo: partnership o cavallo di Troia cinese?

Saragozza festeggia. Madrid osserva. Pechino sorride con discrezione. Stellantis e Leapmotor hanno annunciato l’intenzione di ampliare la loro partnership strategica con un nuovo tassello industriale: un SUV elettrico Opel di segmento C prodotto nello storico stabilimento di Saragozza, insieme al modello B10 di Leapmotor. Il progetto viene presentato come una combinazione virtuosa tra ingegneria tedesca, rete industriale europea e tecnologie cinesi capaci di accelerare tempi e ridurre costi.

La narrazione ufficiale è chiara. E anche molto ordinata: più accessibilità economica; più velocità nello sviluppo; più modelli elettrici; più occupazione negli impianti spagnoli; più produzione in Europa. In sintesi, il classico accordo in cui tutti vincono, sorridono e rilasciano dichiarazioni calibrate al millimetro.

Poi arriva la domanda meno comoda: chi controlla davvero il valore industriale dell’auto elettrica europea?

Senza rete non c’è AI: perché il futuro dell’intelligenza artificiale passa dai cavi, dalle antenne e dalle stazioni radio

L’intelligenza artificiale ama presentarsi come la star del momento. Sale sul palco, risponde alle domande, genera immagini, scrive codice, promette rivoluzioni industriali e ogni tanto pure emotive. Poi però, appena si spengono i riflettori, torna una verità molto meno glamour: senza infrastrutture di rete, l’AI resta poco più di un esercizio teorico con ottime pubbliche relazioni.

È il cuore della riflessione proposta da Tommaso Melodia, William Lincoln Smith Chair Professor alla Northeastern University di Boston. Il messaggio è semplice quanto scomodo: l’evoluzione dell’intelligenza artificiale e quella delle reti di comunicazione sono ormai inseparabili. Nessuna delle due può correre davvero senza l’altra.

Huawei accelera sull’auto autonoma: miliardi, algoritmi e una sfida diretta a Tesla

Undici miliardi e settecento milioni di dollari non sono esattamente una cifra che passa inosservata, soprattutto quando vengono destinati a insegnare alle auto a guidare da sole. Huawei ha deciso di rilanciare con decisione sulla guida autonoma, annunciando un piano di investimenti che punta a rafforzare un elemento spesso poco visibile al grande pubblico, ma assolutamente centrale: la potenza di calcolo.

Robot in fabbrica, tra cobot e umanoidi: l’Italia accelera, ma la “dark factory” resta una promessa

Immaginare una fabbrica completamente automatizzata, silenziosa e senza presenza umana ha sempre avuto un certo fascino da film di fantascienza. La realtà, come spesso accade, è più sfumata e decisamente più interessante. L’ultima indagine di reichelt elektronik, condotta da OnePoll su 250 aziende industriali italiane, offre uno spaccato concreto di come la robotica stia trasformando davvero il tessuto produttivo del Paese.

Telecomunicazioni sotto pressione: troppe regole frenano investimenti e innovazione, l’allarme di Asstel

Le reti sono diventate ciò che un tempo erano le autostrade, con una differenza sostanziale: oggi il traffico cresce a ritmi esponenziali, ma i pedaggi restano sorprendentemente bassi. È su questo squilibrio che si concentra l’analisi presentata da Asstel insieme alla Luiss Guido Carli, uno studio che ha il merito di dire ad alta voce ciò che nel settore si sussurra da tempo. Il messaggio è semplice anzi, potremmo dire quasi brutale nella sua chiarezza: le telecomunicazioni sostengono il peso dell’economia digitale, ma lo fanno con margini sempre più compressi e sotto una pressione regolatoria che rischia di trasformarsi in un freno strutturale. Il risultato è un paradosso che ha poco di teorico e molto di industriale.

Ottimizzazione del decollo con intelligenza artificiale: la strategia di ITA Airways per ridurre consumi ed emissioni

Il momento del decollo è sempre stato il più spettacolare per i passeggeri e il più costoso per le compagnie aeree: spinta massima, consumo elevato, margini ridotti all’essenziale. Ora però qualcosa sta cambiando, e non per merito di una nuova ala futuristica o di carburanti miracolosi, ma grazie a una combinazione molto più silenziosa e sofisticata: dati e intelligenza artificiale.

I leader nascono o si selezionano? il lato oscuro del potere nelle carriere contemporanee

Nel teatro apparentemente razionale delle carriere moderne, dove meritocrazia, competenze e performance vengono ostentate come metriche oggettive, si muove una variabile meno dichiarata, più scomoda e decisamente più potente; una variabile che non compare nei CV, non entra nei KPI, ma che influenza in modo sorprendentemente sistemico la distribuzione del potere. La recente ricerca sui tratti oscuri della personalità riporta al centro del dibattito un concetto tanto noto quanto spesso banalizzato, quello della Dark Triad, ma lo fa con un livello di granularità che costringe a rivedere alcune convinzioni rassicuranti sul funzionamento delle élite professionali.

IoT italiano, crescita a doppia cifra a 175 milioni di euro: la rivincita silenziosa degli oggetti connessi

Numeri alla mano, il 2025 segna un ritorno deciso dell’Internet of Things in Italia. Non una crescita timida, ma un +12% che porta il mercato a 10,9 miliardi di euro, staccando nettamente il resto del digitale nazionale fermo a un più modesto +3,2%. Il dato emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, e racconta una storia che negli ultimi anni sembrava essersi un po’ appannata: quella degli oggetti connessi che, senza troppo rumore, stanno diventando infrastruttura critica del Paese.

Auto China 2026: Pechino si conferma la nuova capitale mondiale dell’auto intelligente e lancia un messaggio geopolitico chiaro all’Occidente

Quando il Salone dell’Auto di Pechino aprirà i battenti il prossimo 24 aprile, non sarà solo una delle tante fiere del settore: sarà l’evento automobilistico più grande del pianeta, con 1.500 espositori da 20 Paesi, 380mila metri quadri di stand distribuiti tra il China International Exhibition Center e il futuristico Capital International Exhibition Center progettato da Zaha Hadid, e oltre 200 brand pronti a mostrare le loro novità. Il tema ufficiale dell’edizione 2026, “Future of Intelligence”, non è uno slogan di circostanza: è la dichiarazione programmatica di un Paese che ha trasformato la mobilità in uno dei terreni principali della competizione tecnologica globale, mettendo al centro intelligenza artificiale, guida autonoma, batterie di nuova generazione e l’intera filiera dei New Energy Vehicle.

McLaren accelera con l’AI: quando la Formula 1 diventa un laboratorio algoritmico

La velocità, in Formula 1, non si misura più soltanto in chilometri orari ma anche in capacità computazionale. Il team McLaren Automotive ha deciso di spingere sull’acceleratore meno visibile, quello dei dati e degli algoritmi, introducendo una piattaforma di ingegneria avanzata basata sull’intelligenza artificiale che promette di cambiare il modo in cui nascono le monoposto e, più in generale, i modelli stradali del marchio britannico.

L’acqua diventa intelligente: perché il futuro idrico si giocherà tra algoritmi, sensori e cultura

La gestione dell’acqua nel XXI secolo somiglia sempre meno a un problema idraulico e sempre più a una questione di sistema. Infrastrutture, dati, clima e comportamenti umani si intrecciano in una complessità che non si risolve semplicemente costruendo nuove dighe o sostituendo vecchie tubature. Secondo Tommaso Sabato, Chief Regulated Business Officer di Acea e presidente di Acea Acqua, il nodo principale non è soltanto tecnologico o finanziario. Il vero problema è culturale. Il valore dell’acqua continua a essere percepito in modo distorto, come se fosse una risorsa infinita che arriva magicamente dal rubinetto. Peccato che dietro quel gesto quotidiano ci sia una macchina industriale complessa, costosa e sempre più sotto pressione.

La supply chain invisibile: il vero collo di bottiglia della manifattura sono i documenti. E l’AI potrebbe risolverlo

Nel dibattito sull’adozione dell’Intelligenza Artificiale nella manifattura emerge spesso una parola: potenziale. Molto più raramente si parla di ciò che realmente determina il valore dell’AI in fabbrica, cioè l’esecuzione operativa. È la parte meno spettacolare dell’innovazione tecnologica, quella che avviene all’alba, quando i sistemi devono funzionare sotto pressione, con dati imperfetti, input disordinati e pochissimo tempo per interpretare ciò che sta accadendo.

Capodanno con i robot: la Cina porta gli umanoidi in prima serata e manda un messaggio al mondo

Se volete capire a che punto è arrivata la robotica umanoide in Cina, forse non dovete leggere un white paper accademico ma accendere la televisione durante il Capodanno lunare. Quest’anno, al Gala del Festival di Primavera trasmesso dalla China Central Television, i protagonisti non sono stati solo cantanti, ballerini e celebrità, ma una squadra di robot umanoidi che hanno occupato il centro del palco con la sicurezza di chi sa di avere un intero ecosistema industriale alle spalle.

Robotica italiana: campioni globali con il freno a mano tirato

Robotica e Italia formano da anni una coppia solida, di quelle che nei ranking internazionali fanno ancora bella figura. Secondo produttore di robot industriali in Europa, secondo mercato per installazioni nell’Unione, sesto esportatore mondiale e stabilmente nella top ten globale per numero di brevetti. Un ecosistema fatto di imprese specializzate, filiere profonde, competenze ingegneristiche e una lunga tradizione manifatturiera che, almeno sulla carta, dovrebbe rendere il Paese uno dei grandi vincitori della nuova ondata di automazione intelligente. Eppure, guardando ai numeri più recenti, la sensazione è che il motore stia girando sotto sforzo.

Fabbriche intelligenti cercasi. A&T Torino 2026 mette l’AI al centro della nuova manifattura italiana

Se qualcuno pensa ancora che l’Intelligenza Artificiale sia materia da convegni accademici o da presentazioni in PowerPoint con troppi grafici, probabilmente non ha fatto un giro all’Oval Lingotto negli ultimi tre giorni. L’edizione 2026 di A&T Torino, la fiera dedicata a innovazione, tecnologie e competenze per l’industria manifatturiera, si è chiusa con un messaggio chiaro e piuttosto pragmatico: l’AI non è più una promessa futuristica, è uno strumento operativo che anche le PMI stanno iniziando a usare per rimanere competitive in un mercato globale sempre più affollato.

Chi controlla la logistica controlla il mondo: AI, geopolitica e la nuova guerra delle supply chain

Immaginate un mondo in cui il flusso di merci non è solo un ingranaggio economico, ma il vero fulcro del potere globale. Non è fantascienza, ma la realtà emersa oggi, 27 gennaio 2026, dall’Assemblea Annuale di Federlogistica a Roma. Qui, il presidente Davide Falteri ha lanciato un messaggio cristallino: “Chi ha in mano i comandi della logistica controlla non solo le rotte dell’interscambio via mare, ma determina la competitività o, al tempo stesso, l’emarginazione di Paesi e di interi continenti nel quadro economico e geo-politico mondiale“. La logistica, un tempo vista come un semplice servizio accessorio, si è trasformata in una leva strategica, capace di ridisegnare mappe economiche e alleanze politiche. E in questo scenario, l’intelligenza artificiale emerge come il catalizzatore di una rivoluzione silenziosa, destinata a intensificarsi nei prossimi anni.

Jaguar spegne il motore termico per accendere il futuro. E nel frattempo resta senza auto

Lo scorso 23 dicembre non è stata una giornata qualunque a Solihull nelle West Midlands in Inghilterra. Mentre il resto del mondo pensava alle feste, dalla linea di produzione Jaguar è uscita l’ultima auto con un motore a combustione interna. Una F-Pace SVR con V8 da 575 cavalli, non proprio un addio sussurrato. Più che un canto del cigno, un ruggito finale. E coerentemente con la storia del marchio, quell’auto non è finita in un garage privato, ma nella collezione del Jaguar Heritage Trust, come accadde all’ultima E-Type nel 1974. Quando Jaguar chiude un’epoca, lo fa con una certa teatralità britannica.

Io, Robot 2026. Da Asimov alle fabbriche cinesi: arriva l’era degli umanoidi

Se Isaac Asimov fosse vivo oggi probabilmente non scriverebbe più racconti di fantascienza. Aprirebbe un quotidiano economico, leggerebbe di IPO di robot umanoidi, di litio, rame e magneti permanenti, e direbbe qualcosa del tipo: ve l’avevo detto, solo che speravo di avere più tempo.

Io, Robot usciva nel 1950. Era un libro di racconti, ma soprattutto era un esperimento filosofico travestito da fantascienza. Asimov non era interessato ai robot come macchine, bensì come specchi. Specchi dell’uomo, delle sue paure, delle sue ambizioni e, soprattutto, della sua capacità di delegare responsabilità. Le Tre Leggi della Robotica non servivano a proteggere i robot, ma a tranquillizzare noi.

L’adozione dell’AI nelle imprese italiane: i numeri Istat

L’intelligenza artificiale nelle imprese italiane non è più un esperimento da laboratorio né un vezzo da innovatori precoci. Secondo l’indagine Istat 2025, l’adozione di soluzioni di AI è raddoppiata in un solo anno, raggiungendo il 16,4% delle imprese con almeno 10 addetti. Un dato che segna un’accelerazione netta rispetto al 2024 (8,2%) e che racconta un sistema produttivo che, con passo misurato ma deciso, ha iniziato a muoversi. Attenzione però: non siamo ancora in una rivoluzione. Piuttosto in una evoluzione controllata, fatta di entusiasmo, cautela e una buona dose di fogli Excel ancora molto amati.

Robot e incentivi: la robotica industriale italiana alla prova di Industria 5.0 (mentre l’Europa rallenta)

La robotica industriale italiana è un po’ come certi macchinari di precisione prodotti tra Emilia e Lombardia: robusta, affidabile, ma sempre più dipendente da una buona manutenzione. In questo caso, la manutenzione si chiama Industria 5.0. L’Italia resta uno dei principali produttori europei di macchine utensili, sistemi di automazione e robot industriali, con un tessuto di PMI altamente specializzate e un know-how che continua a essere apprezzato a livello globale. Tuttavia, la crescita non è più spontanea. Il settore avanza soprattutto quando viene “spinto”, e negli ultimi anni lo scatto in avanti è arrivato quasi esclusivamente grazie agli incentivi pubblici.

L’invasione elettrica di Pechino: quando il 9% del mercato italiano parla cinese

Immaginate di sfrecciare su un’autostrada italiana, con il sole che bacia le colline toscane e di essere sorpassati non da una Ferrari ruggente o una Lamborghini iconica, ma da una Dolphin Surf di BYD che sfreccia silenziosa, con un badge che ti suggerisce che per “realizzare ii tuoi sogni” non è più necessario rincorrere vecchie leggende del design tricolore. È un quadro surreale, quasi poetico nella sua ironia: l’Italia, culla dell’automotive, il Paese che ha inventato la velocità e lo stile su quattro ruote, si ritrova a fare da passerella per un’invasione elettrica Made in China, dove il 9% delle nuove immatricolazioni da gennaio a novembre 2025 ha il marchio di Pechino.

Stellantis lascia la robotica italiana: Comau passa a One Equity Partners e l’industria dell’automotive italiana perde un altro pezzo di futuro

Nel vasto mosaico dell’industria italiana, ogni tanto scompare una tessera. A volte è piccola, altre volte è un’intera parte dell’immagine. La cessione di Comau, storica eccellenza italiana nella robotica industriale, rientra senza dubbio nella seconda categoria. Stellantis ha infatti avviato la procedura per cedere il pieno controllo dell’azienda al fondo statunitense One Equity Partners, pronto a salire dal 50,1% al 100% del capitale.

Nissan Propilot e il sogno urbano della guida autonoma

Tesla ci ha già fatto vedere quanto possa essere pericoloso credere alla narrativa miracolistica dei sistemi di guida assistita. Gli incidenti, i richiami e le indagini dei regolatori americani hanno acceso i riflettori su una realtà meno glamour del marketing di Palo Alto. Nissan invece cerca di giocare una partita diversa con ProPilot, il suo sistema di driver-assist che, con l’aiuto della startup britannica Wayve, promette un salto di qualità radicale. Non più solo corsie d’autostrada lineari e pre-mappate, ma il caos delle strade urbane con pedoni distratti, incroci congestionati e biciclette che sbucano come ninja dal nulla. La domanda è semplice: chi avrà il coraggio di credere che questa volta il software non si limiterà a un’illusione ben confezionata?

Samsung Galaxy S26 AI la Guerra Fredda degli Assistenti Intelligenti è appena iniziata

Samsung gioca a scacchi mentre gli altri si divertono con la dama. Choi Won-Joon, il presidente e COO della divisione mobile, ha lanciato un messaggio chiarissimo: il prossimo Samsung Galaxy S26 AI non sarà soltanto uno smartphone, sarà un banco di prova per il dominio sugli assistenti intelligenti. Chi si aspettava la solita minestra riscaldata con Google Gemini, si prepari a un colpo di scena. Samsung sta trattando con OpenAI e Perplexity AI, e non lo fa per cortesia diplomatica. Lo fa perché la battaglia del controllo dell’interfaccia utente si gioca sugli agenti conversazionali, non sulle specifiche hardware.

Microsoft Azure AI rivoluziona il processo di autorizzazione nucleare con Idaho National Laboratory

La burocrazia nucleare è un inferno noto a chiunque abbia mai tentato di districarsi tra permessi, licenze e report tecnici che assomigliano più a tomi medievali che a documenti moderni. Un ecosistema fatto di norme ferree, analisi di sicurezza meticolose e procedure interminabili che rallentano l’innovazione energetica. ora, microsoft insieme all’Idaho national laboratory (Inl) ha deciso di mettere il turbo a questo sistema con una mossa che potrebbe stravolgere la gestione del nucleare negli stati uniti.

Il cuore dell’iniziativa è un tool basato su Azure AI, la piattaforma cloud di microsoft, che promette di automatizzare la generazione di report di ingegneria e sicurezza per le applicazioni di licenze e permessi di costruzione delle centrali nucleari. Attenzione però, il sistema non fa miracoli d’analisi: non sostituisce l’ingegno umano e il controllo tecnico, ma si limita a costruire automaticamente la documentazione necessaria, pronta per la revisione degli esperti. insomma, un copilota super efficiente, non un pilota automatico.

Musk, missili e miraggi neurali: quando l’AI serve a colonizzare anche i tuoi dati

Quando Elon Musk sposta soldi da una tasca all’altra, non è contabilità. È strategia. O meglio: è teatro strategico con effetti collaterali reali. Stavolta la manovra si chiama 2 miliardi di dollari da SpaceX a xAI, l’ennesimo episodio della saga in cui Musk si autofinanzia attraverso i propri imperi, incrociando razzi, social network, chatbot e androidi come fossero Lego cosmici. Tutto perfettamente logico, almeno nel suo universo narrativo dove ogni azienda è un personaggio e ogni mossa uno snodo di trama. E come sempre, la keyword è intelligenza artificiale. Ma la domanda vera è: stiamo assistendo a una rivoluzione tecnologica o solo a una geniale operazione di branding travestita da innovazione?

AI Act: 44 Ceo europei chiedono una retromarcia a Bruxelles

Da Airbus a BNP Paribas, cresce la pressione sul legislatore europeo: “Così l’Europa resterà indietro nella corsa globale all’AI”. Ma Bruxelles è davvero pronta ad allentare le maglie della legge più severa al mondo sull’intelligenza artificiale?

Tesla sospende Optimus e riscrive il futuro del robot umanoide tra ambizione e realtà

Tesla ferma l’acquisto di componenti per Optimus, segno che qualcosa nel sogno del robot umanoide si è inceppato. Dietro la cortina di fuoco delle aspettative mediatiche e delle dichiarazioni ottimistiche, emerge la realtà di una revisione progettuale che Tesla non può più rimandare. L’azienda ha infatti sospeso gli ordini per i componenti di Optimus, una mossa che non è una semplice battuta d’arresto ma un vero e proprio riassetto tecnico strategico. LatePost, media tecnologico cinese, svela che le modifiche riguardano tanto l’hardware quanto il software, due aspetti che in un robot umanoide come Optimus sono l’anima e il corpo, e che non possono essere trattati come variabili indipendenti o marginali.

La supervisione del progetto è passata di mano: Ashok Elluswamy, vicepresidente del software di intelligenza artificiale di Tesla, ha preso il comando dopo l’uscita di scena di Milan Kovac, ex responsabile del progetto. Questo cambio al vertice riflette più di un semplice rimpasto organizzativo, è il segnale di un cambio di paradigma nella gestione di Optimus, che ora pone al centro il software e l’intelligenza artificiale, ovvero il vero motore dell’innovazione in un prodotto che da semplice assemblaggio meccanico deve diventare un’entità autonoma e reattiva. L’idea di un robot umanoide capace di muoversi e interagire con il mondo reale senza soluzione di continuità è ancora un miraggio tecnologico, ma Tesla tenta di aggirare l’ostacolo puntando su un’integrazione software più robusta e sofisticata.

Walmart rivoluziona il lavoro nei negozi con AR e AI: così l’intelligenza artificiale decide cosa rifornire

Walmart ha deciso che anche i suoi dipendenti meritano superpoteri digitali, e no, non parliamo dell’ennesima app HR che ti chiede come ti senti prima di iniziare il turno. Stavolta è qualcosa di più concreto: realtà aumentata potenziata da RFID, algoritmi di prioritizzazione notturna e assistenti AI ristrutturati che promettono risposte meno da chatbot e più da collega sveglio. L’obiettivo? Trasformare il lavoro nei magazzini e nei reparti vendita in qualcosa di meno simile a una caccia al tesoro cieca e più a una dashboard vivente, dove il digitale detta i ritmi della realtà.

Quando il pollo incontra l’algoritmo: l’assistente AI di Yum China e la nuova era del fast food intelligente

Non è più solo una questione di friggere ali di pollo in modo uniforme o di assicurarsi che la pizza non abbia una crosta troppo bruciata. Ora, nella cucina iper-digitalizzata di Yum China, c’è un nuovo sous-chef che non dorme mai, non prende pause sigaretta e non si lamenta mai dei turni domenicali: si chiama Q-Smart. E non ha un grembiule, ma un algoritmo.

Applebee’s e IHOP scommettono sull’intelligenza artificiale per leggere nei tuoi gusti e nel tuo portafoglio

La rivoluzione dell’intelligenza artificiale non si è fermata ai laboratori di ricerca, ai colossi del tech o alle redazioni dei giornali che ancora si chiedono se ChatGPT possa scrivere come Hemingway. Ora è il turno della tavola calda. O meglio: della tavola calda di massa. Applebee’s e IHOP – i due celebri marchi americani di ristorazione “comfort”, noti più per il loro pancetta-sciroppo-cheddar che per l’innovazione digitale – stanno per lanciare un “motore di personalizzazione” alimentato da AI. E non stiamo parlando di scegliere tra pancake e omelette, ma di un algoritmo pensato per capire, memorizzare e orientare i tuoi gusti, pasto dopo pasto.

Quando i vestiti li disegna l’algoritmo: la scommessa di Zhiyi tech sull’AI che anticipa le mode globali

Cosa accade quando un algoritmo sa cosa venderà prima ancora che venga disegnato? Succede che l’intuizione umana viene ridotta a un parametro, la creatività a una probabilità, e la moda—quella imprevedibile, volubile e umorale—diventa una scienza predittiva gestita da un’intelligenza artificiale cinese. Succede tutto questo a Hangzhou, nella silicon valley del Dragone, dove una start-up fondata nel 2018 sta riscrivendo il manuale della fashion industry globale. Il suo nome è Hangzhou Zhiyi Technology, e il suo verbo è: data.

In un’epoca in cui il fast fashion ha già tracciato le coordinate della velocità estrema, Zhiyi Tech promette qualcosa di ancora più radicale: velocità predittiva. Non solo produrre in fretta, ma produrre ciò che venderà di sicuro. E lo fa fornendo a colossi come Nike, Gap e Urban Revivo un arsenale di strumenti capaci di divorare dati dai marketplace cinesi (Taobao, Tmall), occidentali (Amazon, Shein, Temu), e dai social che dettano legge tra Gen Z e Alpha (TikTok, Instagram, Douyin).

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