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Nuove prospettive su come la tecnologia ai sta plasmando il futuro del business e della finanza

Anthropic cresce come nessuno. Allora perché sta rinviando l’IPO?

65 miliardi di dollari di ricavi annualizzati, più di 11,5 miliardi di ricavi preliminari nel secondo trimestre, una crescita superiore di quattordici volte lo stesso periodo dell’anno precedente e, per la prima volta, un risultato operativo adjusted positivo.

Se questi fossero gli unici numeri da guardare, Anthropic dovrebbe correre verso Wall Street. Sta invece facendo esattamente il contrario o, più precisamente, sta rallentando.

Nvidia incassa quello che gli altri stanno bruciando. Ma ora finanzia anche la corsa all’AI

96 miliardi di dollari in tre mesi. Se serviva ancora una misura per capire quanto denaro stia attraversando l’infrastruttura dell’intelligenza artificiale, Nvidia l’ha appena fornita.

Nel secondo trimestre dell’anno fiscale 2027, chiuso il 26 luglio, la società di Jensen Huang ha registrato 96,2 miliardi di dollari di ricavi, il 106% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e il 18% in più rispetto al trimestre precedente. L’utile netto GAAP ha raggiunto 59,7 miliardi, più che raddoppiando rispetto ai 26,4 miliardi di un anno prima. Il margine lordo è arrivato al 75%. Il Data Center, ormai il vero cuore dell’azienda, ha generato da solo 89 miliardi di dollari, con una crescita del 117% su base annua.

Cursor passa a SpaceX e OpenAI ritira i suoi modelli

Cursor passa a SpaceX e OpenAI ritira i suoi modelli: le ragioni di una scelta

C’è un dettaglio contrattuale, quasi invisibile a chi non ha mai avuto a che fare con gli uffici legali delle grandi aziende tecnologiche, che il 28 agosto 2026 è diventato la notizia del giorno nel mondo dell’intelligenza artificiale.

OpenAI ha comunicato a SpaceX l’intenzione di interrompere il contratto che mette i propri modelli a disposizione di Cursor, un popolare strumento di programmazione assistita molto usato negli USA, con una data di spegnimento proposta per il 12 novembre 2026.
A farla breve OpenAI rescinde il contratto con SpaceX e racconta le motivazioni in post ufficiale.

Il motivo non è Cursor in sé, né la qualità del suo lavoro, ma il fatto che lo strumento abbia cambiato proprietario. Poche settimane prima SpaceX lo aveva acquisito per 60 miliardi di dollari. Dollaro più, dollaro meno.

Vale la pena capire che logica c’è dietro questa scelta, le accuse che l’hanno accompagnata, cosa cambia per le due aziende (tre in realtà) e come ha reagito Elon Musk.
Di solito dietro una singola clausola contrattuale si cela una nuova geografia aziendale, in questo caso si tratta dei rapporti di forza nelle aziende USA che creano AI.

La bolla nascosta dietro i data center: 700 GW di domanda elettrica, ma quanti progetti esistono davvero?

Negli Stati Uniti le richieste di elettricità dei grandi consumatori, in gran parte data center, superano 700 GW in alcune delle principali regioni del Paese. Il Texas ha congelato nuove connessioni per capire quali progetti siano reali. Ohio, Pennsylvania e grandi utility stanno facendo lo stesso. Mentre il Capex AI continua a crescere, emerge un nuovo rischio: costruire reti e centrali per data center che potrebbero non arrivare mai.

Alibaba chiede 10 miliardi agli azionisti. Il conto dell’AI arriva anche in Borsa

Alibaba raccoglie 10,2 miliardi di dollari attraverso la più grande emissione primaria successiva alla quotazione mai realizzata a Hong Kong. Tutto il capitale sarà investito nell’intelligenza artificiale. Il titolo perde fino al 10%, ma l’offerta viene quasi tre volte sovrascritta. Non è una bocciatura dell’AI: è il mercato che comincia a chiedere quanto costerà finanziarne la corsa e, soprattutto, quando arriveranno i ritorni.

OpenAI verso l’IPO. Sarah Friar prova a spegnere l’allarme: “Nel 2027 saremo una società quotata”

Prima gli investitori, poi i dipendenti. Nel giro di pochi giorni Sarah Friar ha messo sul tavolo crescita enterprise, nuovi numeri e una promessa: OpenAI arriverà in Borsa nel 2027, forse prima. Il problema è capire perché il CFO abbia sentito il bisogno di dirlo proprio adesso.

Oracle corre sull’AI, il debito corre più forte: perché il mercato guarda al primo anello debole

55,7 miliardi di dollari: è quanto Oracle ha investito nell’ultimo esercizio fiscale per costruire l’infrastruttura necessaria a competere nella corsa all’intelligenza artificiale. Nello stesso periodo ne ha generati 32 miliardi attraverso le proprie attività operative.

La differenza aiuta a capire perché il mercato obbligazionario abbia cominciato a guardare Oracle in maniera diversa da Microsoft, Amazon, Alphabet e Meta.

Microsoft ha ancora 19,6 miliardi di margine. Gli altri hyperscaler sono già sulla linea rossa

19,6 miliardi: è il free cash flow con cui Microsoft ha chiuso il quarto trimestre dell’anno fiscale 2026. Non è l’unico segno positivo tra i quattro maggiori hyperscaler americani, perché Meta è rimasta sopra lo zero per 784 milioni di dollari. Ma è, di gran lunga, quello con il margine più ampio.

Alphabet è scivolata in territorio negativo per 5,9 miliardi. Amazon ha portato il proprio free cash flow degli ultimi dodici mesi a -7,6 miliardi. Meta ha evitato il rosso per un soffio. Microsoft, invece, continua a generare cassa anche mentre accelera gli investimenti nell’intelligenza artificiale.

Meta resta col segno più, ma per un soffio: l’AI si sta mangiando il cash flow

784 milioni di dollari: è il free cash flow che Meta ha riportato nel secondo trimestre del 2026. Il numero rimane positivo, ma basta guardare dodici mesi indietro per capire perché non sia necessariamente una buona notizia. Nel secondo trimestre del 2025 il free cash flow era stato di 8,55 miliardi di dollari. In un anno è quindi crollato del 91%.

Il dato diventa ancora più significativo se messo accanto agli investimenti. Nel trimestre Meta ha generato 31,86 miliardi di dollari di cash flow operativo e sostenuto 31,08 miliardi di capital expenditure, inclusi i pagamenti principali dei finance lease. In pratica gli investimenti hanno assorbito quasi interamente la cassa generata dalle attività operative. E dietro buona parte di quella spesa c’è sempre la stessa sigla: AI.

OpenAI cresce, ma Anthropic corre il doppio: la prima crepa nel dominio di ChatGPT

6,7 miliardi di dollari: presi da soli sarebbero il genere di numero che una startup dovrebbe appendere all’ingresso degli uffici. Per OpenAI, invece, sono diventati motivo di qualche preoccupazione tra gli investitori.

Secondo i dati comunicati dalla società ai propri azionisti e visionati dal Wall Street Journal, nel secondo trimestre del 2026 OpenAI ha generato circa 6,7 miliardi di dollari di ricavi, contro i 5,7 miliardi del trimestre precedente. La crescita è del 18%. Tutt’altro che trascurabile, naturalmente. Il problema è cosa succede qualche chilometro più in là, negli uffici di Anthropic.

SpaceX compra Cursor per 60 miliardi. La guerra dell’AI coding adesso si combatte a colpi di GPU

Sessanta miliardi di dollari per comprare un editor di codice potrebbero sembrare molti. Anche considerando l’inflazione. Il problema è che definire Cursor semplicemente un editor di codice AI ormai significa raccontare solo metà della storia. E soprattutto non spiega perché SpaceX abbia deciso di spendere 60 miliardi di dollari in azioni per acquisire Anysphere, la società che lo ha creato.

Stripe compra OpenRouter per oltre 7 miliardi: dopo i pagamenti, vuole diventare il casello dell’intelligenza artificiale

Sette miliardi di dollari, anzi qualcosa di più, per comprare una società che soltanto a maggio ne valeva 1,3. Se si guarda soltanto al multiplo, l’acquisizione di OpenRouter da parte di Stripe sembra uno di quegli affari che fanno pensare che nell’intelligenza artificiale sia definitivamente saltato il rapporto tra prezzi e gravità terrestre. Se invece si guarda a quello che Stripe sta realmente comprando, l’operazione comincia ad apparire molto meno eccentrica.

L’AI ha scoperto il debito. E ora rischia di far salire il costo del denaro per tutti

Alphabet, Amazon, Meta e gli altri hyperscaler hanno già emesso circa 220 miliardi di dollari di obbligazioni nel 2026, più del doppio dell’intero 2025. La costruzione dell’infrastruttura necessaria all’intelligenza artificiale sta trasformando le Big Tech in giganteschi emittenti di titoli proprio mentre anche i Governi aumentano il debito. Il risultato comincia a vedersi sui rendimenti obbligazionari. E potrebbe presto arrivare anche a Borse, imprese e crescita economica.

Amazon porta il Capex a 220 miliardi. Ma il conto dell’AI continua a salire

Duecentoventi miliardi di dollari: è la nuova stima di spesa in conto capitale che Amazon ha comunicato insieme ai risultati del secondo trimestre 2026, venti miliardi in più rispetto a quanto indicato appena a febbraio. Un aumento del 10% in meno di sei mesi, motivato dall’azienda anche con il rincaro dei chip di memoria, una componente che sta pesando sempre di più sul costo dei sistemi AI.

Il punto, però, è che i 220 miliardi rischiano già di sembrare una cifra di passaggio. Le stime di consensus raccolte da MarketScreener indicano infatti per il 2027 un Capex di circa 271,6 miliardi di dollari, con un’ulteriore salita a quasi 293 miliardi nel 2028.

L’AI si mangia la memoria. Apple guarda alla Cina, ma la Casa Bianca dice no

Il boom dei data center per l’intelligenza artificiale sta mettendo sotto pressione il mercato globale delle memorie e Apple cerca nuovi fornitori per iPhone e Mac. Tra le alternative ci sono le cinesi CXMT e YMTC, ma l’amministrazione Trump ha fatto sapere di non gradire. Dietro lo scontro si nasconde un problema molto più grande: l’AI sta ridisegnando la geografia della domanda di semiconduttori e trasformando anche una memoria per smartphone in una questione di politica industriale.

L’intelligenza artificiale sta riuscendo in un’impresa che sembrava piuttosto difficile: creare un problema geopolitico anche alla memoria del prossimo iPhone.

Anthropic scopre i ricavi: 11,5 miliardi in tre mesi e l’IPO comincia a fare sul serio

Anthropic avrebbe superato gli 11,5 miliardi di dollari di ricavi nel secondo trimestre del 2026, contro 787 milioni un anno prima e 4,73 miliardi nei primi tre mesi dell’anno. La società di Claude avrebbe inoltre raggiunto un risultato operativo rettificato positivo. Numeri che cambiano la prospettiva sulla possibile Ipo prevista per l’autunno e, soprattutto, sulla capacità delle aziende di frontiera dell’intelligenza artificiale di trasformare enormi investimenti in fatturato reale.

Alphabet, 200 miliardi per l’AI: Google scopre che il software è diventato industria pesante

Alphabet ha chiuso il secondo trimestre 2026 con ricavi in crescita del 24% e Google Cloud a +82%, ma ha contemporaneamente bruciato free cash flow per la prima volta dalla quotazione e portato gli investimenti trimestrali a quasi 45 miliardi di dollari. Per l’intero anno prevede ormai tra 195 e 205 miliardi di CapEx, mentre gli impegni contrattuali sono saliti a 811 miliardi. Più che una trimestrale, è la fotografia di come l’intelligenza artificiale stia trasformando Big Tech: da industria del software a industria del capitale.

Anthropic vuole comprare Decart. E se il futuro di Claude fosse imparare come funziona il mondo?

Anthropic sarebbe in trattative per acquisire Decart AI per circa 6 miliardi di dollari. L’operazione, stando alle indiscrezioni riportate da Bloomberg e Reuters, non sarebbe ancora conclusa, ma il suo significato va ben oltre la più grande acquisizione nella storia della società che sviluppa Claude. Decart lavora sui world model, sistemi che non si limitano a elaborare il linguaggio ma cercano di rappresentare, simulare e prevedere l’evoluzione del mondo fisico. E possiede anche una tecnologia capace di spremere più calcolo dai chip esistenti. Due indizi che raccontano piuttosto bene dove potrebbe andare la prossima fase dell’intelligenza artificiale.

Tencent, l’AI comincia a pagare. Ma prima presenta il conto

Tencent chiude il secondo trimestre 2026 con ricavi in crescita dell’11% a 204,8 miliardi di yuan. L’intelligenza artificiale spinge pubblicità e cloud, mentre gli investimenti in capacità di calcolo salgono del 176%. Il paradosso della trimestrale è tutto qui: l’AI sta già migliorando il business, ma per costruire quella futura Tencent deve spendere molto più velocemente di quanto crescano gli utili.

Intel raccoglie 20 miliardi per l’AI. La scommessa è diventare la fabbrica dietro la corsa al compute

Intel ha deciso che, se Wall Street è tornata a credere nella sua storia, questo potrebbe essere un buon momento per presentare il conto.

Il colosso americano dei semiconduttori ha aumentato da 15 a 20 miliardi di dollari la propria offerta di azioni ordinarie, fissando il prezzo a 95 dollari per azione. L’operazione riguarda circa 210,5 milioni di nuovi titoli e dovrebbe portare nelle casse della società proventi netti per circa 19,7 miliardi di dollari. Ai sottoscrittori è stata inoltre concessa un’opzione di 30 giorni per acquistare altri 2,25 miliardi di dollari di azioni.

Nvidia porta le GPU a Wall Street: i chip AI diventano una nuova classe di investimento

Cinquecento miliardi di dollari. Non un fatturato, non una capitalizzazione, ma una promessa di credito. Nvidia, il colosso di Santa Clara che ha trasformato le schede grafiche in oro digitale, ha deciso che i suoi chip non devono più essere solo venduti. Devono essere finanziati, garantiti, cartolarizzati. In una parola: devono diventare un asset, come un centro commerciale o un tratto di autostrada a pedaggio.

L’AI non è una bolla, ma qualcuno dovrà pagare il conto. Big Tech tra investimenti record e cassa in rosso

732 miliardi e mezzo di dollari. È quanto Microsoft, Alphabet, Amazon e Meta hanno messo a bilancio per il Capex 2026, la spesa in conto capitale destinata quasi interamente a un’unica cosa: costruire l’infrastruttura dell’intelligenza artificiale. Server, chip, data center, cavi, turbine per l’energia che quei data center dovranno consumare. Una cifra enorme. Ma il dato interessante non è la cifra in sé. È che, due anni fa, gli analisti avevano previsto per lo stesso 2026 una spesa di 284 miliardi. Meno della metà.

Non è un errore di calcolo isolato. È un pattern che si ripete, anno dopo anno, con una regolarità quasi imbarazzante per chi fa previsioni di mestiere.

Starlink Mobile sfida Verizon, AT&T e T-Mobile: la rete telefonica adesso arriva dallo spazio

Elon Musk ha una nuova ossessione, e questa volta non riguarda razzi riutilizzabili o viaggi su Marte, bensì qualcosa di molto più terrestre, anzi, molto più vicino alle tasche di milioni di americani. SpaceX ha dichiarato apertamente che Starlink vuole trasformarsi da servizio satellitare complementare a vero e proprio operatore mobile, pronto a contendere clienti ai tre colossi delle telecomunicazioni statunitensi. Fino a ieri il satellite era considerato la soluzione di riserva per le zone remote dove le antenne terrestri non arrivano. Da oggi, invece, diventa un concorrente diretto che punta dritto al mercato consumer, con tanto di dichiarazioni pubbliche che hanno già fatto tremare i listini di Borsa.

Amazon vale più dell’Italia. E no, non è il titolo di un romanzo distopico

Tre trilioni di dollari sono una cifra talmente grande da risultare quasi astratta. Per darle un significato concreto serve un paragone che esca dal linguaggio della finanza. Amazon, superando per la prima volta una capitalizzazione di mercato di 3.000 miliardi di dollari a Wall Street, è arrivata a valere più dell’intero Prodotto interno lordo dell’Italia e si avvicina a quello della Francia. A quel punto la domanda non è più quanto valga Amazon, ma quanto sia cambiato il ruolo delle grandi aziende tecnologiche nell’economia mondiale.

Il muro invisibile di Musk: perché Tesla si prepara a separare la Cina dagli Stati Uniti

Negli ultimi vent’anni la globalizzazione ha convinto le grandi aziende di una cosa: più una filiera era distribuita nel mondo, più diventava efficiente. Fabbriche in Cina, progettazione negli Stati Uniti, fornitori in decine di Paesi. Oggi quella stessa logica viene lentamente riscritta.

Elon Musk, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, avrebbe chiesto ai dirigenti di Tesla di prepararsi a una possibile separazione delle attività cinesi da quelle statunitensi. Non una ristrutturazione amministrativa. Un piano pensato per consentire all’azienda di sopravvivere anche nel caso in cui le tensioni tra Washington e Pechino dovessero trasformarsi in qualcosa di più concreto.

TSMC vola grazie all’intelligenza artificiale: utili record, 265 miliardi di investimenti negli USA e una domanda di chip che non rallenta

L’intelligenza artificiale continua a trasformare i mercati, ma soprattutto continua a riempire i bilanci di chi costruisce il “motore” di questa rivoluzione. TSMC, il più grande produttore mondiale di semiconduttori conto terzi, ha chiuso il secondo trimestre del 2026 con risultati che confermano una tendenza ormai evidente: mentre il mondo discute di chatbot, modelli linguistici e AI generativa, chi produce i chip necessari per farli funzionare sta vivendo una stagione finanziaria senza precedenti.

L’AI entra nelle stanze della Fed: per Kevin Warsh la rivoluzione degli investimenti cambierà la politica monetaria

L’intelligenza artificiale è passata dall’essere una questione tecnologica a una sfida geopolitica. Adesso conquista anche uno dei territori se vogliamo più conservatori dell’economia mondiale: la politica monetaria.

Dal forum annuale della Banca Centrale Europea di Sintra arriva un messaggio destinato ad alimentare il dibattito tra economisti, investitori e imprese. Secondo Kevin Warsh, presidente della Fed dal 22 maggio 2026, intervenuto durante uno dei panel dell’evento, il boom dell’intelligenza artificiale negli Stati Uniti sta già producendo un’accelerazione degli investimenti tale da poter influenzare, nei prossimi anni, le decisioni della Federal Reserve.

Micron e il paradosso dell’AI: più memoria produci, più il mondo ne vuole. E la carenza durerà almeno fino al 2028

L’intelligenza artificiale ha finalmente trovato il modo di trasformare un componente che fino a pochi anni fa interessava quasi esclusivamente gli ingegneri in uno degli asset più preziosi dell’economia mondiale. Non si tratta delle GPU, ormai diventate le rockstar della Silicon Valley, ma della memoria. Quella invisibile, silenziosa e apparentemente poco affascinante senza la quale nessun modello di AI potrebbe funzionare.

I risultati finanziari di Micron Technology raccontano questa storia meglio di qualsiasi presentazione sull’intelligenza artificiale.

A Dalian come a Davos: il futuro è puntuale, i risultati meno

Il Dalian International Conference Center è un edificio che sembra progettato per impressionare i satelliti. Visto dall’alto, ricorda una medusa di cemento e vetro affacciata sul Mar Giallo. Per tre giorni, dal 23 al 25 giugno, è diventato l’epicentro del Summer Davos 2026, nome ufficiale: 17° Annual Meeting of the New Champions, dove oltre 1.800 delegati provenienti da 90 paesi si sono riuniti per discutere di intelligenza artificiale, transizione energetica e del vecchio problema che non passa mai: come trasformare le grandi idee in qualcosa che funzioni davvero.

Il tema scelto quest’anno dal World Economic Forum è stato “Innovating at Scale”. Tre parole che, tradotte liberamente, significano: basta con le prove in laboratorio, adesso bisogna fare sul serio.

Fox, Salesforce e la nuova febbre delle acquisizioni: perché il mercato tech sta tornando a comprare crescita

Nel giro di poche ore il settore tecnologico ha offerto una dimostrazione piuttosto chiara di come stia cambiando il ciclo economico dell’intelligenza artificiale. Mentre l’attenzione mediatica continua a concentrarsi sul confronto tra l’amministrazione Trump e Anthropic, e mentre il mercato continua a premiare la crescita esplosiva di SpaceX, una dinamica meno appariscente ma forse più importante sta prendendo forma: il ritorno delle grandi acquisizioni tecnologiche.

Dopo quasi tre anni in cui le aziende quotate hanno privilegiato efficienza, tagli dei costi, riacquisti di azioni e disciplina finanziaria, il capitale sta tornando a muoversi. Non si tratta ancora dell’euforia che caratterizzò il periodo 2020-2021, quando ogni startup con una slide sull’intelligenza artificiale poteva aspirare a valutazioni astronomiche, ma il segnale è evidente. Le imprese stanno nuovamente utilizzando la leva delle fusioni e acquisizioni per accelerare la crescita, acquisire competenze e soprattutto conquistare posizioni strategiche nei mercati emergenti dell’AI.

Il richiamo di Wall Street: perché l’Europa tech continua a fare le valigie

Da Wise a Spotify, da Bending Spoons a Newcleo: il flusso di aziende europee verso il Nasdaq non si è mai fermato. E mentre Piazza Affari aspetta nuove quotazioni, gli Stati Uniti continuano a fare incetta di campioni continentali.

Milano, un edificio moderno e funzionale tra corso Como e la stazione Garibaldi, all’ombra dei grattacieli di Porta Nuova. Qui ha sede Bending Spoons, gruppo che possiede app usate da centinaia di milioni di persone nel mondo. Proprio in questo mese di giugno 2026 ha depositato alla Sec il modulo F-1. Destinazione: Nasdaq. Valutazione attesa: 20 miliardi di dollari. Non una start-up qualunque, dunque, che, al momento di scegliere dove crescere sul mercato pubblico, guarda oltre l’Atlantico.

Anthropic vale 965 miliardi: la corsa all’AI diventa una gara di bilanci, potere e aspettative

Avete fatto caso che nel mondo dell’AI i numeri hanno smesso di essere dei semplici indicatori economici? Eh si, sono diventati dichiarazioni di potere. L’ultimo segnale arriva da Anthropic, che con un nuovo round di finanziamento da 65 miliardi di dollari ha spinto la propria valutazione a 965 miliardi, superando OpenAI e consolidando una leadership che non riguarda solo la tecnologia, ma anche la finanza globale.

Nvidia corre verso i mille miliardi di utili mentre OpenAI e SpaceX inseguono Wall Street nel momento più fragile del ciclo tecnologico

La trimestrale di NVIDIA ha riportato un dettaglio che molti investitori fingono di considerare normale solo perché ormai il mercato dell’intelligenza artificiale vive in uno stato psicologico vicino all’allucinazione collettiva: una crescita dei ricavi dell’85% su base annua, accompagnata da una previsione del 95% per il trimestre successivo. Numeri che, storicamente, appartenevano alle startup appena uscite da un garage e non a una corporation da trilioni di dollari che controlla la materia prima strategica del nuovo capitalismo computazionale. La vera notizia, tuttavia, non è soltanto la crescita. È la qualità della crescita. Nvidia sta generando flussi di cassa con una violenza industriale raramente osservata nella storia recente della tecnologia. Quasi 49 miliardi di free cash flow trimestrale equivalgono a un messaggio molto semplice: il boom dell’AI non è più una narrativa futuristica, ma una gigantesca macchina di trasferimento di capitale verso chi possiede GPU, infrastruttura e supply chain.

SoftBank quadruplica i profitti grazie a OpenAI: champagne contabile o vera svolta?

Mentre molti analisti si interrogano ancora su quanto durerà la bolla dell’intelligenza artificiale, SoftBank ha deciso di rispondere nel modo più concreto possibile: stampando utili da record. Nel bilancio dell’esercizio fiscale 2025 chiuso a marzo 2026, il conglomerato guidato da Masayoshi Son ha archiviato un utile netto di 5.000 miliardi di yen, pari a circa 27-31 miliardi di euro secondo le stime. Un risultato quadruplicato rispetto all’anno precedente e leggermente superiore al vecchio primato del 2020.A trainare questa performance da capogiro è soprattutto la rivalutazione della partecipazione in OpenAI.

Baidu porta i chip in Borsa: Kunlunxin punta a 14,7 miliardi e accende la sfida cinese all’AI globale

Baidu prepara una mossa che racconta molto più di una semplice quotazione. Kunlunxin, la divisione dedicata ai chip per l’intelligenza artificiale del gigante tecnologico cinese, punta a una valutazione di almeno 100 miliardi di yuan, pari a circa 14,7 miliardi di dollari, in vista della doppia corsa ai mercati dei capitali tra Hong Kong e Cina continentale. Dietro l’operazione non c’è soltanto finanza, ma una strategia industriale che riguarda sovranità tecnologica, semiconduttori e futuro dell’AI.

Prysmian vola nel Q1 2026: l’AI trasforma i cavi in oro e la fibra vola a prezzi raddoppiati

Mentre il mondo si interroga su quanto l’intelligenza artificiale stia davvero cambiando le regole del gioco, Prysmian ha fornito una risposta concreta con i numeri del primo trimestre 2026. Il colosso italiano dei cavi ha chiuso il periodo con ricavi per 5,218 miliardi di euro, in crescita organica del 5% rispetto ai 4,771 miliardi dell’anno precedente. L’adjusted EBITDA ha raggiunto i 601 milioni, l’utile netto è balzato a 253 milioni dai 155 milioni precedenti e il free cash flow ha toccato quota 1,191 miliardi, consentendo una robusta riduzione dell’indebitamento da 4,884 a 3,818 miliardi.

A spingere davvero l’acceleratore è stata però la combinazione tra infrastrutture tradizionali e la fame insaziabile di connettività generata dall’AI.

La grande illusione dell’oro digitale: perché i conti trimestrali dei big tech raccontano una verità scomoda

La simultaneità quasi coreografica con cui Google, Microsoft, Amazon e Meta Platforms hanno pubblicato i risultati del trimestre di marzo non è un semplice dettaglio operativo: è una dichiarazione implicita di potere. Coordinare una tale massa di dati finanziari equivale a orchestrare un segnale globale ai mercati: la narrativa dell’intelligenza artificiale non è più una promessa, è un’infrastruttura. Il problema, come spesso accade quando la Silicon Valley accelera, è che la velocità della narrativa supera quella della sostenibilità economica.

I magnifici cinque e la settimana della verità: utili, AI e il capitale che brucia felice

Un caffè al Bar dei Daini

Grazie Silicon Valley. Quando sembrava impossibile comprimere più teatro, più ego e più miliardi in cinque giorni lavorativi, il sistema ha risposto con disciplina quasi sovietica: Elon Musk contro Sam Altman in tribunale, poi Google, Meta, Microsoft, Amazon e Apple che scaricano i conti trimestrali in rapida sequenza come bombardieri finanziari. Per analisti e giornalisti è una settimana di lavoro. Per gli investitori è una TAC al capitalismo tecnologico.

Il nodo vero non è l’utile per azione, che resta il passatempo preferito di chi guarda il dito invece della luna. Il nodo è capire se l’economia dell’intelligenza artificiale stia finalmente producendo ritorni proporzionati alla quantità di cemento, rame, GPU e debito che sta divorando. Da mesi il mercato finanzia una scommessa semplice nella forma e brutale nella sostanza: spendete oggi cifre oscene, promettete un monopolio domani.

AI e finanza, la sveglia di Bankitalia: meno esperimenti, più responsabilità

Il messaggio è arrivato chiaro, anche senza bisogno di algoritmi predittivi: l’intelligenza artificiale ha smesso di essere un esercizio da laboratorio e ha iniziato a sedersi stabilmente al tavolo della finanza. A dirlo è Chiara Scotti, vice direttrice generale di Banca d’Italia, intervenuta alla presentazione del rapporto OCSE dedicato all’uso dell’AI nei mercati finanziari italiani.

Pioggia di miliardi su Anthropic: quando Google e Amazon si sfidano a colpi di assegni

Sessantacinque miliardi di dollari in pochi giorni: la startup di Claude diventa il nuovo campo di battaglia tra i giganti del cloud, mentre OpenAI osserva con crescente nervosismo.

La settimana scorsa, Anthropic era “soltanto” una delle startup più promettenti nel panorama dell’intelligenza artificiale. Oggi, con 65 miliardi di dollari di investimenti annunciati in meno di una settimana, l’azienda fondata dai fratelli Amodei si ritrova al centro di quella che potrebbe essere definita la più costosa partita a scacchi della storia della Silicon Valley.

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