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Cloud, Storage, Software, Data Center

FiberCop trasforma le centrali telefoniche in fabbriche digitali: nasce una rete nazionale di oltre 100 edge data center

Abbiamo sempre considerato le centrali telefoniche il punto in cui la rete arriva e si dirama in case, appartamenti, aziende e uffici. Luoghi tecnici, spesso invisibili agli utilizzatori finali, dove passavano cavi e segnali necessari per garantire la connessione. Con la crescita del cloud, dell’intelligenza artificiale e dei servizi digitali in tempo reale, però, quel modello sta cambiando rapidamente.

Le centrali di telecomunicazione stanno diventando qualcosa di molto diverso: piccoli nodi di calcolo distribuiti sul territorio, capaci di elaborare dati vicino al luogo in cui vengono prodotti. In altre parole, stanno diventando edge data center.

Eni apre il suo supercomputer al mercato: la sovranità digitale passa anche dai chip (e dai megawatt)

La potenza di calcolo è sempre stata una delle infrastrutture invisibili dell’economia digitale. Tutti a parlare di dati, algoritmi e intelligenza artificiale, senza considerare che dietro ogni modello avanzato c’era sempre un elemento meno raccontato: migliaia di processori che lavorano senza sosta dentro enormi infrastrutture computazionali.

La nuova corsa all’intelligenza artificiale sta cambiando questa percezione. Oggi il calcolo non è più soltanto una questione tecnica per ricercatori e informatici. È diventato una risorsa strategica, al pari dell’energia, delle materie prime e delle infrastrutture industriali.

In questo scenario si inserisce la decisione di Eni di aprire le proprie capacità di supercalcolo a imprese, startup e centri di ricerca. Un passo che racconta una trasformazione più ampia: il passaggio dalla logica del supercomputer come asset interno alla logica dell’infrastruttura come piattaforma per un ecosistema dell’innovazione.

META e Anthropic trattano un accordo miliardario: la coopetizione ridisegna il mercato dell’intelligenza artificiale

Mentre il dibattito pubblico continua a concentrarsi sulla sfida tra i grandi modelli linguistici e sulla corsa a costruire l’intelligenza artificiale più potente, dietro le quinte si sta sviluppando una dinamica molto più interessante e probabilmente più redditizia. Secondo indiscrezioni riportate da Reuters, Meta starebbe discutendo con Anthropic un accordo per affittare capacità di calcolo destinata all’addestramento e all’esecuzione dei modelli di AI. Le trattative sarebbero ancora preliminari e il valore ipotizzato, fino a 10 miliardi di dollari distribuiti su due anni, non è stato confermato ufficialmente. Anche senza una firma, tuttavia, la notizia rappresenta un segnale importante dell’evoluzione economica del settore.

NVIDIA domina il mercato delle GPU

Perché NVIDIA domina il mercato delle GPU per l’IA?

Nel 2026 NVIDIA controlla circa l’ottanta per cento del mercato mondiale degli acceleratori per l’intelligenza artificiale, con un fatturato da data center che ha superato i 190 miliardi di dollari in un solo anno fiscale. Sono numeri che raccontano qualcosa di più di un semplice successo commerciale: descrivono una posizione che assomiglia molto a un quasi-monopolio. E allora sorge spontanea una domanda che vale la pena affrontare con calma, perché la risposta è meno ovvia di quanto sembri. Se il chip è “solo” un pezzo di silicio, perché due aziende capaci e attrezzate come AMD e Intel non riescono semplicemente a costruirne uno equivalente e a spezzare questo dominio, creando quella concorrenza che farebbe scendere i prezzi?

La risposta breve è che il chip è la parte meno importante della storia. Ciò che rende NVIDIA difficile da raggiungere non è un singolo prodotto che si possa clonare, ma una serie di fossati sovrapposti, costruiti in quasi vent’anni, che nessuno può comprare pronto sullo scaffale. Conviene guardarli uno per uno, perché insieme spiegano perché “copiare” non basta.

Report: Strumenti dei mercati dei capitali per il finanziamento delle infrastrutture AI

Le infrastrutture per l’intelligenza artificiale (data center, chip/GPU, reti, sistemi di raffreddamento e fonti energetiche) richiedono investimenti colossali, stimati in trilioni di dollari entro il 2030 (Goldman Sachs parla di circa 5,3 trilioni di spesa in capex da parte dei grandi tech dal 2025 al 2030). I hyperscalers (Microsoft, Amazon, Google/Alphabet, Meta, Oracle) dominano la spesa, con proiezioni intorno ai 700-800 miliardi di dollari annui nel 2026, superando i flussi di cassa operativi.

Meta punta sul Canada: 9,17 miliardi di dollari per il data center che vuole alimentare la prossima generazione di intelligenza artificiale

Meta costruirà in Alberta il suo primo data center canadese dedicato all’intelligenza artificiale, con un investimento da 9,17 miliardi di dollari statunitensi. Una cifra che, tradotta nella lingua non sempre poetica della tecnologia, significa una cosa molto semplice: per addestrare e far funzionare i modelli AI del futuro servono sempre più computer, sempre più energia e, soprattutto, sempre più spazio dove mettere questi enormi “cervelli digitali”.

Non solo USA

Non solo USA: la nuova geografia globale dell’intelligenza artificiale

Per anni parlare di intelligenza artificiale sui mass media ha significato, quasi automaticamente, parlare di Stati Uniti: i grandi laboratori, i modelli di frontiera, i capitali della Silicon Valley.

Oggi questo modo di raccontare forse è diventato più stretto della realtà.
La competizione si è spostata su un terreno molto più concreto e molto più geografico, quello delle infrastrutture fisiche che rendono possibile l’AI: le fabbriche che producono i semiconduttori e i data center che forniscono la potenza di calcolo. E su questo terreno stanno entrando in gioco nuovi protagonisti.

Il segnale più netto arriva dalla Corea del Sud. Andate a rileggere l’articolo La Corea del Sud Scommette sull’IA, dove viene raccontato come la Corea del Sud ha annunciato un piano capace di mobilitare investimenti pubblici e privati per oltre 1.170 miliardi di euro, con l’obiettivo dichiarato di diventare uno dei primi hub mondiali dell’intelligenza artificiale.

I data center dell’AI e il conto della decarbonizzazione che non torna (ancora)

A Council Bluffs, Iowa, tra campi di mais e silos, sorge uno dei data center più grandi di Google. Da fuori sembra un capannone qualsiasi, grigio, silenzioso, quasi timido. Dentro, invece, migliaia di server lavorano senza sosta per addestrare modelli linguistici, generare immagini, rispondere a domande su ricette e mal di schiena. Consumano energia come una piccola città. E producono calore, tanto calore, che va raffreddato, spesso con acqua, a volte con aria condizionata industriale che ronza giorno e notte.

Questa settimana Google e Amazon hanno pubblicato i loro report ambientali annuali. I numeri, va detto subito, non sono una sorpresa per chi segue il settore. Ma sono comunque numeri pesanti, da leggere con attenzione, senza cedere alla tentazione di sommare tutto in un unico titolo apocalittico.

Cloud, AI e concorrenza. L’Unione europea verso la sorveglianza DMA su Amazon Web Services e Microsoft Azure

Il cloud computing è diventato l’infrastruttura fondamentale sulla quale si costruiscono l’intelligenza artificiale, i servizi digitali, la manifattura avanzata, la sanità connessa, la finanza e gran parte dell’economia europea. È il motivo per cui la Commissione europea ha deciso di avviare un percorso che potrebbe portare Amazon Web Services e Microsoft Azure a essere designati come “gatekeeper” ai sensi del Digital Markets Act (DMA). Un passo che potrebbe avere conseguenze rilevanti sull’intero mercato digitale.

Alibaba cloud apre nuovi data center in Francia mentre la sovranità digitale europea accelera

La decisione di Alibaba Cloud di inaugurare nuovi data center in Francia non è un semplice atto di espansione infrastrutturale, ma un movimento calibrato dentro una tensione geopolitica sempre più esplicita tra potenza tecnologica globale e sovranità digitale europea. La scelta di Parigi arriva in un momento in cui il cloud non è più solo un mercato, ma una forma di infrastruttura politica, dove la collocazione fisica dei dati diventa una dichiarazione implicita di alleanza industriale e regolatoria. L’Europa, con la crescente pressione normativa e strategica della European Commission, sta trasformando la localizzazione dei dati in un requisito quasi identitario, pur senza avere ancora una reale autonomia competitiva rispetto ai colossi statunitensi.

Mondiali 2026, il vero stadio è nei data center: il lato invisibile che permette a miliardi di tifosi di esultare insieme

Quando giovedì 11 giugno Wilton Sampaio ha fischiato l’inizio dei Mondiali, gli occhi del mondo si sono posati sul campo. Le telecamere hanno iniziato a seguire il pallone, i commentatori a raccontare ogni emozione della partita inaugurale in uno stadio, l’Azteca, gremito da oltre 87 mila tifosi. Nello stesso tempo, a livello mondiale, milioni di persone discutevano di moduli tattici, fuorigioco e di possibili sorprese del torneo. Eppure, mentre accadeva tutto questo, una delle infrastrutture più importanti dell’intero evento, è rimasta completamente invisibile. Forse perchè non indossa una maglia, non segna goal e non compare nelle statistiche ufficiali. Eppure senza di lei il calcio globale semplicemente si fermerebbe. Parliamo dei data center.

Mondiale 2026

Il Mondiale 2026 è la prima grande fabbrica di dati della storia del calcio (e non solo)

Ci sono momenti nella storia della tecnologia in cui qualcosa smette di essere fantascienza e diventa realtà. La rete elettrica, il controllo del traffico aereo, internet mobile: tecnologie che a un certo punto hanno smesso di essere “novità” per diventare parte integrante del funzionamento del mondo.

Il Campionato Mondiale di Calcio FIFA 2026, che si svolge tra Stati Uniti, Canada e Messico per la prima volta su tre nazioni (che possiamo dire che non vanno d’amore e d’accordo), rappresenta uno di questi momenti di transizione, per l’intelligenza artificiale e per la gestione industriale dei dati.

E non si tratta di un torneo con qualche gadget tecnologico al seguito. Ma di un incredibile sforzo tecnologico.
Mettiamo giù un po’ di numeri: 104 partite, 48 nazionali, 16 stadi, oltre 17.000 dispositivi connessi, 6 miliardi di spettatori potenziali e 7 milioni di persone da gestire fisicamente sugli spalti.

Softbank investe 7575 miliardi di euro per costruire una vasta rete di data center dedicati all’AI in Francia

SoftBank punta sulla Francia da 75 miliardi: la nuova geografia dell’AI europea passa dai data center nucleari

L’Europa dell’intelligenza artificiale si gioca tra gigawatt, diplomazia e ambizioni industriali. E Parigi si prende la scena mentre il resto del continente prende appunti

La corsa all’intelligenza artificiale non si misura più in modelli. Si misura in data center. E in Francia, a quanto pare, qualcuno ha deciso che il futuro dell’AI può passare anche da Dunkerque, dove il vento del Mare del Nord incontra progetti infrastrutturali da scala quasi industriale novecentesca, solo con più GPU e meno carbone. SoftBank ha annunciato fino a 75 miliardi di euro di investimenti per costruire una vasta rete di data center dedicati all’AI.

Data center, due mondi a confronto: New York frena, la Lombardia accelera sulla corsa all’AI

Un anno di stop ai nuovi data center da una parte dell’Atlantico. Sette miliardi di euro di nuovi investimenti dall’altra. La distanza tra New York e Milano non si misura soltanto in chilometri, ma anche in megawatt. Mentre lo Stato di New York discute una moratoria di dodici mesi sulla costruzione di nuovi data center, una decisione che potrebbe diventare il primo precedente del genere negli Stati Uniti, la Lombardia continua ad attirare investimenti record destinati a sostenere l’espansione dell’intelligenza artificiale, del cloud e dell’economia digitale.

Due approcci diversi alla stessa domanda: quanto siamo disposti a pagare, in termini energetici e territoriali, per alimentare la rivoluzione dell’AI?

I Problemi Nascosti delle Piattaforme Dati

I problemi nascosti delle piattaforme dati: un ostacolo invisibile all’innovazione e al valore

Il settore industriale dei dati negli anni scorsi ha investito milioni di dollari in moderni stack di dati, dando ai team di data scientist potenti data warehouse in cloud e strumenti all’avanguardia che, negli stessi anni, si sono ingranditi a volte senza una gestione adeguata.

Verrebbe da pensare che tutti questi investimenti siano basati sul successo e su un mercato sempre in positivo.
Purtroppo, in realtà, non è così, e oggi iniziano a scricchiolare una serie di elementi. In generale il mercato è ancora in crescita, si parla di circa il 20%, ma si cominciano a vedere i primi limiti.

Erin Brockovich contro i data center: la nuova battaglia americana passa dai server, dall’acqua e dal rumore delle turbine

Erin Brockovich è tornata. Non con una causa contro una compagnia elettrica della California, né con una cartella piena di referti medici impolverati sopra il tavolo di una cucina suburbana. Stavolta il bersaglio sono i data center. O meglio, la loro espansione silenziosa negli Stati Uniti.

La Germania vuole l’AI sovrana ma con Google Cloud: il paradosso europeo firmato Thales

La sovranità digitale europea assomiglia sempre più a una partita a scacchi giocata usando pezzi americani. L’ultima mossa arriva da Thales, che ha annunciato una partnership strategica con Google Cloud per realizzare una nuova infrastruttura di cloud sovrano in Germania. Un progetto che punta a proteggere dati sensibili tedeschi dalle leggi extraterritoriali straniere utilizzando, contemporaneamente, una delle tecnologie cloud più americane disponibili sul mercato. Sì, il paradosso è esattamente questo.

Quanto valgono i dati personali

Quanto valgono i dati personali?

Il 17 settembre 2025 è stata approvata la legge quadro italiana sull’intelligenza artificiale. Una parte non secondaria di quel testo è dedicata alla regolamentazione dei dati personali, perché il legislatore ha capito una cosa che fino a poco fa era materia da addetti ai lavori: senza una gestione controllata di chi raccoglie e tratta i dati, addestrare un modello di machine learning significa anche addestrarlo a perpetuare razzismo, esclusione e ingiustizia.

L’Unesco, già nel 2024, aveva mostrato in un rapporto specifico come le immagini generate dai modelli più diffusi continuino a riprodurre stereotipi di genere ed etnia in maniera quasi automatica, e il quadro ad oggi non è cambiato molto.

L’effetto collaterale interessante della nuova legge, però, riguarda il valore economico dei dati personali. Più diventano regolamentati, più diventano costosi. E qui parte il discorso, perché capire quanto valgono i dati significa capire come funziona davvero l’economia digitale del 2026.

Data Center e la nuova geopolitica dell’energia: dentro la fabbrica invisibile dell’intelligenza artificiale

Un caffè al Bar dei Dani (quello del commissario Bonvino) Villa Borghese

L’infrastruttura che sta sostenendo la narrativa globale sull’intelligenza artificiale non è più un tema da ingegneri o architetti del cloud, ma un fatto macroeconomico che si comporta come un settore energetico parallelo, con dinamiche da utility regolata e allo stesso tempo da industria speculativa. I data center, oggi, non sono semplici edifici pieni di server: sono centrali elettriche mascherate da capannoni industriali, asset finanziari che competono direttamente con reti elettriche nazionali, politiche urbanistiche e perfino consenso elettorale. La promessa è quella di un’AI onnipresente e scalabile; la realtà è una crescente pressione su reti elettriche già fragili, mentre le aziende tech si muovono come utility private con ambizioni quasi sovrane.

La percezione pubblica sta rapidamente colmando il divario tra marketing e fisica applicata. Secondo una recente rilevazione del Pew Research Center, circa il 43 percento degli americani attribuisce ai data center una responsabilità significativa nell’aumento delle bollette elettriche. Un dato che, letto con distacco, segnala qualcosa di più interessante della semplice opinione pubblica: l’emersione di una consapevolezza diffusa che l’AI non è “immateriale”, ma idrovora energetica. La cosa quasi ironica, osservata da chi ha memoria dei cicli tecnologici precedenti, è che la narrativa originaria del cloud computing era quella della dematerializzazione dei costi; oggi siamo tornati alla materialità più grezza possibile, kilowattora dopo kilowattora. La convergenza bipartisan su questo tema negli Stati Uniti suggerisce che il data center è diventato un oggetto politico trasversale, come lo erano le autostrade o le centrali nucleari nel ventesimo secolo.

Amazon vende davvero i tuoi dati?

Amazon vende davvero i tuoi dati? Sì e no, e capirlo cambia tutto

Un paio di settimane fa mi hanno chiesto: “Ma è vero che amazon vende i dati degli utenti?”, stavo per rispondere si, ma non era corretto, anche no è sbagliato. E oggi vi spiego il perchè.

Quando si parla di raccolta dati da parte delle big tech, di solito tutti pensano a Google, Meta, TikTok e soci. Amazon resta sempre un po’ nell’ombra, come se fosse “soltanto” un negozio online.

Corsa ai data center: Anthropic guarda all’Europa e trasforma l’energia in potere computazionale

Nel mondo dell’intelligenza artificiale, la vera moneta non è più solo il talento o l’algoritmo, ma qualcosa di molto più tangibile: la capacità di calcolo. E quando Anthropic inizia a muoversi con decisione verso l’Europa per assicurarsi data center, il messaggio è piuttosto chiaro. La partita globale dell’AI si gioca sempre più su infrastrutture, energia e geografia.

Usa. Il Maine frena il boom dell’AI: la prima moratoria sui data center che fa tremare Big Tech

Il Maine ha deciso di premere il pulsante di pausa. Le autorità statali hanno approvato una moratoria temporanea sulla costruzione di nuovi data center di grandi dimensioni, diventando il primo Stato americano a varare una misura del genere contro l’espansione vorace delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Il disegno di legge LD 307, passato sia alla Camera che al Senato nei giorni scorsi, blocca per ora le autorizzazioni a impianti superiori ai 20 megawatt fino al novembre 2027. Non si tratta di un divieto definitivo, ma di un periodo di riflessione: nel frattempo nascerà un apposito Maine Data Center Coordination Council per studiare gli impatti su rete elettrica, bollette, ambiente e occupazione locale.

Data center in Italia, la corsa all’oro digitale tra sovranità, AI e qualche corto circuito burocratico

La nuova geografia del potere passa dai data center. Non è una metafora particolarmente elegante, ma è terribilmente efficace. Dove una volta si misuravano confini e risorse naturali, oggi si contano megawatt, latenze e capacità computazionale. In questo scenario, l’Italia ha deciso di smettere i panni del mercato periferico e di sedersi al tavolo dei grandi, anche se la sedia scricchiola ancora un po’.

Server sott’acqua e vento in poppa: l’AI scopre l’eolico offshore per risolvere il problema dell’energia

Capita sempre più spesso che le idee più radicali nascano da un problema molto concreto: dove mettere tutta questa intelligenza artificiale che continua a crescere senza chiedere permesso. Dopo l’iniziativa giapponese che punta a trasformare imponenti car-carrier in data center galleggianti, la risposta di Aikido Technologies è tanto semplice quanto audace: sotto il mare, direttamente dentro le fondamenta delle turbine eoliche.

Non si tratta di una suggestione futuristica da conferenza, ma di un progetto presentato in questi primi mesi del 2026 e rilanciato dalla comunità scientifica internazionale. Il principio è lineare, quasi elegante nella sua brutalità ingegneristica: produrre energia e consumarla nello stesso punto, eliminando uno dei grandi colli di bottiglia dell’infrastruttura digitale, ovvero il trasporto.

Per capire perché questa idea stia attirando attenzione, basta guardare ai numeri. I data center negli Stati Uniti hanno consumato 183 terawattora nel 2024, circa il 4% dell’intero fabbisogno nazionale. E la traiettoria è chiara: entro il 2030 quella quota potrebbe più che raddoppiare. Ormai è chiaro che l’AI non sia solo un problema computazionale, ma energetico.

Data center in Francia: boom di investimenti, pochi posti di lavoro e molti dubbi sulla sovranità

Plug, baby, plug”. Quando Emmanuel Macron ha pronunciato questa frase durante l’AI Action Summit a Parigi nel febbraio 2025, probabilmente immaginava di accendere una scintilla. Quello che è successo dopo, nel corso dell’ultimo anno, assomiglia più a una corsa all’oro con server al posto dei picconi e data center al posto delle miniere.

Data center galleggianti: il Giappone trasforma navi cargo in infrastrutture AI per aggirare i limiti di terra, energia e acqua

Inventare il futuro partendo dai vincoli è una specialità giapponese. Questa volta, però, il risultato ha un sapore quasi cinematografico: vecchie navi cargo che tornano a solcare i mari non per trasportare automobili, ma per alimentare algoritmi. Il progetto firmato da Mitsui O.S.K. Lines e Hitachi punta a trasformare imponenti car-carrier in data center galleggianti dedicati all’intelligenza artificiale, con le prime operazioni previste dal 2027.

Cloud a stelle e striscie: il vero rischio per la sovranità digitale europea

La sovranità, nel XXI secolo, non passa più solo da confini fisici o risorse energetiche. Sempre più spesso si nasconde in luoghi meno visibili, come i data center. Quei giganteschi magazzini di server che custodiscono dati, algoritmi e, dettaglio non trascurabile, una buona fetta del potere economico globale. Il punto, qualcuno direbbe il problema, è che, in Europa, queste “centrali del futuro” parlano sempre più spesso con accento americano.

Il prezzo del cloud: quando i data center accendono l’economia e spengono la rete

Dublino non è più soltanto la porta d’ingresso europea per le multinazionali della tecnologia, ma un laboratorio a cielo aperto dove si misura il costo reale dell’economia dei dati. Dietro cancelli blindati e sistemi di sicurezza degni di un film di spionaggio, i data center stanno ridisegnando il futuro digitale del continente, mentre sollevano una domanda scomoda: quanto siamo disposti a pagare, in termini energetici e ambientali, per diventare un hub del cloud?

Difesa europea, il cloud si fa sovrano: la mossa strategica di OVHcloud tra AI e nuovi talenti

La trasformazione digitale delle forze armate europee non è più una prospettiva futuristica buona per i convegni, ma una realtà concreta che si gioca tra server, algoritmi e una parola sempre più ricorrente: sovranità. In questo scenario si inserisce l’annuncio di OVHcloud, che all’InCyber Forum 2026 ha deciso di accelerare le proprie attività nel settore della difesa, con un approccio che mescola infrastrutture cloud, intelligenza artificiale e un pizzico di pragmatismo europeo.

Milano accende i server: CyrusOne sbarca in Italia e la corsa ai data center entra nel vivo

Nel risiko globale delle infrastrutture digitali, anche l’Italia prova a ritagliarsi un ruolo da protagonista. L’avvio dei lavori del primo data center italiano di CyrusOne a Segrate, nell’area metropolitana di Milano, rappresenta molto più di un semplice investimento immobiliare ad alta densità tecnologica. È il segnale che la partita dei dati, quella vera, si gioca ormai anche qui.

Mistral AI accelera: 830 milioni per i data center europei e la sfida all’impero americano dell’AI

Non bastano buoni modelli per competere nell’intelligenza artificiale. Servono potenza, infrastrutture e, dettaglio non trascurabile, una quantità impressionante di chip. Mistral AI lo ha capito bene e ha deciso di giocare la partita fino in fondo, raccogliendo 830 milioni di dollari in debito per costruire uno dei pilastri della sua strategia: un grande data center vicino Parigi.

Data center e sovranità tecnologica: l’Europa scopre che il cloud non è solo una nuvola

La sovranità tecnologica non passa più soltanto da brevetti, startup o algoritmi. Passa, molto più concretamente, da edifici pieni di server, chilometri di fibra ottica e quantità di energia che farebbero impallidire una piccola città. I data center, spesso invisibili al grande pubblico, sono diventati il vero terreno su cui si gioca l’autonomia strategica europea.

D’alta parte, il controllo della capacità computazionale rappresenta oggi un fattore geopolitico comparabile alle infrastrutture energetiche del Novecento. Una definizione che può sembrare enfatica, ma che diventa piuttosto realistica quando si guardano i numeri.

Cloud, quantum e concorrenza: l’Antitrust accende i riflettori sugli hyperscaler

Il futuro del cloud potrebbe avere meno a che fare con le nuvole e molto di più con la meccanica quantistica. Ed è proprio su questo passaggio, tanto silenzioso quanto strategico, che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha deciso di intervenire aprendo un’indagine conoscitiva destinata a far discutere il settore tecnologico nei prossimi mesi.

Stop ai data center per salvare l’umanità? La moratoria proposta da Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez che sfida la corsa globale all’AI

Fermare i data center per fermare l’intelligenza artificiale o, almeno, rallentarla. La proposta presentata da Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez negli Stati Uniti ha il sapore di una provocazione politica, ma anche quello di un segnale preciso: la corsa all’AI sta accelerando più velocemente della capacità delle istituzioni di comprenderla e governarla.

OVHcloud scommette sull’Italia: sovranità digitale, AI e datacenter per la partita europea del cloud

Il cloud europeo cerca spazio tra i giganti globali e l’Italia diventa uno dei terreni di gioco più interessanti. La strategia di OVHcloud nel Paese non è solo un’espansione geografica, ma un tassello di una visione più ampia che intreccia tecnologia, geopolitica e autonomia digitale.

Fondata in Francia e cresciuta fino a gestire centinaia di migliaia di server distribuiti su più continenti, OVHcloud rappresenta oggi una delle poche alternative europee credibili ai grandi hyperscaler statunitensi. Una posizione che, nel contesto attuale, vale molto più di una semplice quota di mercato.

Rai Way accende i motori dei dati: 400 milioni per un hub strategico nell’era dell’AI

Mentre l’intelligenza artificiale ridisegna le priorità industriali e tecnologiche, anche le infrastrutture emergono come protagoniste silenziose ma decisive. Rai Way ha scelto di giocare questa partita con un progetto dalle dimensioni e ambizioni tutt’altro che marginali: un maxi data center alle porte di Roma, destinato a diventare uno dei nodi strategici della trasformazione digitale italiana.

Data center tra le stelle: Jeff Bezos punta sull’AI orbitale con 51.600 satelliti

Volendo fare un battuta potremmo dire che nel mondo della tecnologia, quando i problemi diventano troppo grandi per essere risolti a terra, qualcuno inizia seriamente a guardare verso l’alto. E Jeff Bezos sembra aver preso quest’idea alla lettera, con un progetto che promette di spostare una parte significativa dell’infrastruttura dell’intelligenza artificiale direttamente nello spazio.

Microsoft pronta alla causa contro Amazon e OpenAI: la guerra dell’AI si sposta nei tribunali

Il cloud non è più solo infrastruttura, è territorio di scontro. Le grandi alleanze nell’intelligenza artificiale durano quanto basta per diventare scomode, poi iniziano le interpretazioni contrattuali, le sfumature semantiche e, quando serve, anche le minacce legali. Secondo quanto riportato dal Financial Times, Microsoft starebbe valutando un’azione legale contro Amazon e OpenAI per un accordo da circa 50 miliardi di dollari che rischia di incrinare uno dei pilastri più redditizi dell’ecosistema AI: l’esclusiva cloud su Azure.

Il cuore della disputa è semplice da descrivere e molto meno da risolvere. Chi ha davvero il diritto di far girare i modelli di OpenAI e dove?

Data center, energia e geopolitica: la nuova infrastruttura strategica del mondo digitale

Quello che è successo negli ultimi anni a livello geopolitico e che continuiamo a vedere con le recenti escalation della crisi in Ucraina prima e quella del Golfo poi, ci ha insegnato a riconoscere alcuni asset fondamentali: porti, gasdotti, rotte commerciali, satelliti e cavi sottomarini sono elementi strutturali e fondamentali dell’architettura economico-politica di un Paese. A questa lista si è aggiunto ora un nuovo protagonista molto meno visibile ma altrettanto cruciale: il data center.

La moratoria sui data center e il corto circuito politico dell’AI

La parola che oggi fa tremare i corridoi di Silicon Valley non è regolazione, né antitrust, né copyright. È moratoria. Tre sillabe che negli Stati Uniti iniziano a circolare con una frequenza sospetta ogni volta che si parla di data center e infrastrutture per l’intelligenza artificiale. New York ha messo nero su bianco ciò che molti governi locali pensano ma raramente osano dire ad alta voce. Fermiamoci. Almeno tre anni. Niente nuovi permessi per costruire o far operare nuovi data center. Un colpo secco al cuore dell’economia dell’AI, proprio mentre Big Tech pianifica investimenti da centinaia di miliardi.

Il fatto interessante non è tanto la proposta in sé, il cui destino legislativo resta incerto, quanto il contesto politico e culturale in cui nasce. New York diventa almeno il sesto stato americano a considerare una pausa strutturata sulla costruzione di nuovi data center. Non un dibattito accademico, non un audit tecnico, ma un freno regolatorio esplicito. In un paese che ha costruito la propria mitologia sull’idea che l’infrastruttura tecnologica sia sempre un bene, sempre urgente, sempre inevitabile, è una piccola rivoluzione semantica prima ancora che normativa.

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