Autore: Fabio Ricceri Pagina 1 di 6

AI Slop, Baudelaire e l’Arte che non doveva esistere: perché l’Intelligenza Artificiale è la nostra nuova Avanguardia Imperfetta

C’è un momento, durante ogni rivoluzione tecnologica, in cui l’umanità si ferma un istante, guarda la novità negli occhi e pronuncia le parole più antiche del mondo: “Sì, ma questa… è davvero arte?”. È successo con la fotografia, con il cinema e perfino con la stampa: l’invenzione di Gutenberg fu all’inizio avversata da tutti coloro che temevano l’apertura del sapere a un pubblico più vasto. Lo stesso succede oggi con l’intelligenza artificiale.

L’invasione elettrica di Pechino: quando il 9% del mercato italiano parla cinese

Immaginate di sfrecciare su un’autostrada italiana, con il sole che bacia le colline toscane e di essere sorpassati non da una Ferrari ruggente o una Lamborghini iconica, ma da una Dolphin Surf di BYD che sfreccia silenziosa, con un badge che ti suggerisce che per “realizzare ii tuoi sogni” non è più necessario rincorrere vecchie leggende del design tricolore. È un quadro surreale, quasi poetico nella sua ironia: l’Italia, culla dell’automotive, il Paese che ha inventato la velocità e lo stile su quattro ruote, si ritrova a fare da passerella per un’invasione elettrica Made in China, dove il 9% delle nuove immatricolazioni da gennaio a novembre 2025 ha il marchio di Pechino.

Pechino e il conto da pagare: perché il surplus cinese è diventato il vero nodo del futuro europeo

Il viaggio di Emmanuel Macron in Cina, conclusosi venerdì scorso tra sorrisi diplomatici e promesse rinviate, ha avuto il merito di funzionare come un’inesorabile risveglio per l’Europa. Non che dalle parti di Bruxelles mancassero gli avvertimenti, ma sentir pronunciare da un presidente francese un ultimatum così esplicito a Xi Jinping ha avuto un effetto quasi terapeutico: ha sgombrato il campo da ogni alibi. Se fino a ieri il tema del surplus commerciale cinese sembrava appartenere alla narrativa assertiva dell’America di Donald Trump, oggi la Francia e la stessa Germania di fatto ammettono che non si tratta di paranoie MAGA. Si tratta di un problema reale, enorme e, soprattutto, europeo.

La National Security Strategy di Trump: il pragmatismo “America First” che non è una dichiarazione di guerra all’Europa

Quando la nuova National Security Strategy di Donald Trump è arrivata sulle scrivanie delle redazioni, molti commentatori hanno reagito come se fosse stata diffusa una dichiarazione di guerra all’Europa. Le prime pagine hanno parlato di una Washington decisa a “strangolare Bruxelles”, a “umiliare la NATO”, a “chiudere il secolo atlantico”. In realtà, basta leggere il documento con calma e con un minimo di ironica diffidenza giornalistica per accorgersi che l’Europa non è affatto il nodo centrale di questa strategia. È citata, sì, ma quasi di passaggio (2 pagine verso la fine del documento). Il vero obiettivo del testo, scritto con tono muscolare e con una certa teatralità tipica del trumpismo, si trova altrove.

Nelle redazioni l’AI non è neutrale: il caso Politico accende il dibat­tito tra editori e giornalisti (anche in Italia)

Nelle redazioni americane l’aria si sta facendo elettrica. E non solo per il continuo ronzio dei modelli linguistici che iniziano a insinuarsi fra riunioni di redazione, bozze e lavoro di desk. Il vero cortocircuito lo ha acceso Politico, dove un arbitrato ha stabilito che il management ha violato le clausole sull’adozione dell’intelligenza artificiale previste dal contratto sindacale. Una decisione che non è solo una vittoria per i giornalisti del NewsGuild, ma un campanello che risuona ben oltre Washington, perché parla del futuro del lavoro giornalistico e del fragile equilibrio tra velocità tecnologica ed etica dell’informazione.

120 milioni di euro e un account cancellato: così è scoppiata la guerra fredda tra Bruxelles e l’America MAGA

Immaginate di entrare in un’arena digitale dove da un lato c’è un continente intero che cerca di domare il caos online con regole ferree e dall’altro un miliardario che brandisce la libertà di espressione come uno scudo a stelle e strisce. È lo spettacolo che si è consumato questa settimana, con la Commissione Europea che ha calato la mannaia su X, la piattaforma di proprietà di Elon Musk, comminando una multa da 120 milioni di euro per violazioni del Digital Services Act (DSA), la normativa europea che mira a creare un ambiente online più sicuro e trasparente, contrastando i contenuti illegali e la disinformazione e proteggendo i diritti fondamentali degli utenti, con l’obiettivo, tra le altre cose, di regolare il Far West dei social. Non è solo una questione di soldi perché, diciamolo francamente, 120 milioni di euro per il patrimonio di Musk sono poco più di una mancia. Qui stiamo parlando di visioni del mondo opposte: da un lato l’Europa che scommette sulla responsabilità condivisa, dall’altro l’America di Trump, con il suo spirito MAGA, che difende l'”anarchia digitale” come baluardo contro ogni tipo di interferenza. E mentre Bruxelles celebra un primo passo, colpendo il mancato rispetto delle disposizioni stabilite nel DSA, la ritorsione arriva sotto forma di un account pubblicitario chiuso: un gesto che sa di ripicca, ma che illumina le crepe di un Atlantico sempre più diviso.

Perplexity sotto assedio: in Italia la prima causa AI sul copyright accende un nuovo fronte

Non finiscono i guai per Perplexity. Dopo la battaglia legale con il New York Times negli Stati Uniti, la società americana si ritrova ora a difendersi anche davanti al Tribunale Civile di Roma, dove ha preso forma la prima causa italiana per violazione di copyright legata all’intelligenza artificiale. Una coincidenza temporale che assomiglia più a un cambio di stagione che a un semplice episodio giudiziario. E che racconta, ancora una volta, quanto velocemente il fronte dei media stia reagendo all’avanzata dei modelli generativi.

Il giornalismo nella morsa dell’AI: dentro la nuova sfida legale tra New York Times e Perplexity

Il New York Times rientra in aula e questa volta il tribunale si trasforma nel teatro di una disputa che promette di rimettere mano alle regole dell’economia dell’informazione. A finire nel mirino questa volta è Perplexity, la startup di ricerca conversazionale che ha conquistato l’attenzione degli utenti e la preoccupazione crescente degli editori. L’accusa è una di quelle che non passano inosservate: violazione di copyright e sfruttamento non autorizzato dei contenuti del quotidiano. Ma sotto la superficie legale si muove qualcosa di ben più grande e inevitabile. Vediamo di cosa si tratta.

Meta paga i giornali: la redenzione di chi nel 2015 promise l’oro con gli Instant Articles e poi lasciò tutti con le briciole in mano?

Mentre Google finisce nel mirino della FIEG per gli AI Overviews, Meta sceglie la via diplomatica per nutrire il suo assistente AI con notizie fresche. È successo quello che fino a sei mesi fa sembrava fantascienza: un colosso tech ha aperto il portafoglio e ha detto ai giornali “vi paghiamo per usare i vostri contenuti”. Dopo il disastro degli Instant Articles (ve li ricordate? Parliamo del 2015) stavolta giura che paga davvero. Ci crediamo?

Perché HSBC che sceglie Mistral e non OpenAI non è solo tecnologia ma strategia industriale, sovranità digitale e geopolitica

Quando la più grande banca europea decide di affidare il cuore delle sue future operazioni all’intelligenza artificiale, la notizia è già rilevante. Quando però sceglie una startup francese invece dei colossi americani dell’AI, allora la notizia diventa politica, oltre che tecnologica. È quello che è appena successo con HSBC, che ha siglato un accordo strategico con Mistral per integrare i modelli generativi della società parigina nei sistemi operativi della banca.

Draghi scuote l’Europa sull’AI: senza innovazione, l’Europa non cresce e non compete

Nel giorno dell’inaugurazione dell’anno accademico al Politecnico di Milano, Mario Draghi non ha fatto il classico discorso celebrativo da cerimonia universitaria con buffet finale. Ha tenuto, piuttosto, una lezione di geopolitica tecnologica mascherata da prolusione accademica. E ha messo l’Europa davanti allo specchio: e quello che si vede riflesso non è esattamente il volto di un continente all’avanguardia sull’Intelligenza Artificiale.

Mario Draghi ha usato numeri, storia economica e una filosofia molto concreta per mandare un messaggio semplice: senza una vera strategia su AI, innovazione e produttività, l’Europa rischia una lunga, elegante e costosissima stagnazione. Un museo a cielo aperto, brillante nel patrimonio culturale, molto meno nel futuro industriale.

Dalla corsa ai chip alla politica industriale: il modello Giappone per l’AI

Nel mondo dell’Intelligenza Artificiale, tutti parlano di chip come se fossero lingotti d’oro. E in effetti lo sono. Ma mentre Stati Uniti e Cina si lanciano in finanziamenti miliardari come fuochi d’artificio, il Giappone ha deciso di fare qualcosa di molto più… giapponese: abbassare i toni e costruire con metodo. Tokyo ha appena approvato un nuovo pacchetto di finanziamenti per l’AI e i semiconduttori da 252,5 miliardi di yen, circa 1,6 miliardi di dollari.

Baidu, il Google cinese, ora fabbrica chip: così Pechino costruisce i muscoli dell’Intelligenza Artificiale

Mentre Nvidia resta fuori dai confini, Baidu entra in fabbrica. E trasforma la guerra dei semiconduttori in strategia industriale. Se fino a ieri Baidu per tutti era “il Google cinese”, oggi è qualcosa di molto più ambizioso: un produttore di chip per l’Intelligenza Artificiale con mire da protagonista globale. In silenzio, senza grandi proclami, Baidu sta costruendo quello che Pechino sognava da anni: un’alternativa domestica ai colossi occidentali dei semiconduttori. Perché quando la geopolitica chiude una porta, la tecnologia cinese apre… una fonderia.

La grande fuga dei chip: come la Cina addestra oltre confine l’AI per dribblare i divieti USA

Non è una spy story, è geopolitica digitale: Pechino delocalizza i cervelli… delle macchine. E l’AI diventa una questione di frontiere, GPU e strategia globale. E se pensavate che la nuova Guerra Fredda si giocasse solo su missili, gasdotti e alleanze militari, è il momento di aggiornare il manuale. Oggi il vero campo di battaglia è un data center e le armi non hanno canna ma dissipatori di calore. Gli Stati Uniti stringono il cerchio sull’export di chip avanzati per l’Intelligenza Artificiale e la Cina risponde come ogni grande potenza tecnologica sa fare: cambiando mappa e spostando le sue macchine dove nessuno (almeno per il momento) può bloccarle.

Reti intelligenti, Paese più forte: come l’AI può riscrivere  il futuro delle infrastrutture in Italia

Immaginate un’Italia dove strade, ponti, piloni e cavalcavia “avvisano” quando iniziano ad esserci dei problemi strutturali, reti idriche che  “confessano” le perdite e centrali elettriche che “ragionano” su come ottimizzare la distribuzione di energia. Non è una sceneggiatura di fantascienza, ma il ritratto dell’Italia possibile che emerge dal nuovo rapporto “Smart Infrastructure”, presentato al TIM Innovation Lab di Roma. Il messaggio è chiaro: Intelligenza Artificiale, IoT, 5G e cybersicurezza non sono più optional tecnologici o argomenti di discussione nei convegni, ma strumenti di manutenzione ordinaria del Paese.

Sovranità tecnologica: l’indipendenza che nessuno può più permettersi di rimandare

La chiamano “sovranità tecnologica”, ma suona sempre di più come una questione di sopravvivenza industriale. Non è un vezzo da geopolitici né una moda da convegno, ma una sfida concreta che riguarda server, energia, dati, competenze e, soprattutto, potere economico. Agli Stati Generali della Sostenibilità Digitale 2025 i manager italiani scoprono che l’innovazione non è neutrale (e l’AI nemmeno).

È stato questo uno dei temi centrali emersi durante la quarta edizione degli Stati Generali della Sostenibilità Digitale, promossi dalla Fondazione per la Sostenibilità Digitale, che a Varignana, alle porte di Bologna, ha riunito oltre cento C-level delle principali aziende pubbliche e private italiane.

Necrologio sostenibile: perché l’Agenda 2030 è già un cimelio da museo

La sostenibilità è morta”. Non è il titolo di un film apocalittico né il teaser di una nuova serie distopica. È l’incipit, volutamente provocatorio, con cui Stefano Epifani, presidente della Fondazione per la Sostenibilità Digitale, ha aperto la quarta edizione degli Stati Generali della Sostenibilità Digitale, in scena anche quest’anno a Varignana.

Una frase che suona come una campana funebre, ma che in realtà è un invito al risveglio. Perché, come chiarisce subito Epifani, la sostenibilità non è morta davvero. È comatosa. E senza una trasformazione radicale, dal punto di vista tecnologico, culturale e politico, non si sveglierà.

Università e AI: la frontiera del pensiero creativo

L’intelligenza artificiale non è più un’ospite di passaggio nella nostra quotidianità. Tanto meno lo è nelle aule universitarie. È diventata, anzi, una coinquilina fissa, spesso invisibile e a volte anche ingombrante. Oggi qualsiasi studente può generare in pochi secondi una tesi decente, un codice funzionante o un’analisi statistica sofisticata. Il risultato è che si rischia di scambiare velocità per profondità e omogeneità per qualità. Ne parlavo proprio giorni fa all’interno dell’Accademia nella quale insegno digital marketing ai ragazzi del 2° anno, nati nel 2005. Il vero pericolo, cercavo di spiegare, non è la tecnologia in sé, ma la tentazione di usarla come scorciatoia per il pensiero: un conformismo digitale che premia l’output medio e mette in secondo piano la deviazione creativa dell’essere umano.

È in questo scenario che matura una riflessione urgente: le università devono smettere di essere semplici consumatrici di algoritmi e trasformarsi in laboratori di resistenza intellettuale. Devono insegnare non solo a usare l’AI, ma a metterla in discussione, a smontarla, a superarla. Solo così potremo evitare di ritrovarci con laureati perfettamente addestrati a ripetere il già noto, invece che a inventare il nuovo.

Colonialismo digitale: l’editoria al tempo dell’AI

Quest’anno, il tema ufficiale della Fiera del Libro di Francoforte 2025, che si è svolta il mese scorso è stato “Ponti di libertà”. Ma a detta degli editori, quei ponti sembrano costruiti su fondamenta digitali un po’ instabili, mentre il traffico che ci scorre sopra è monopolizzato dai soliti colossi Usa, Google, Microsoft e Amazon in primis, assieme ai loro cugini cinesi.

Stellantis lascia la robotica italiana: Comau passa a One Equity Partners e l’industria dell’automotive italiana perde un altro pezzo di futuro

Nel vasto mosaico dell’industria italiana, ogni tanto scompare una tessera. A volte è piccola, altre volte è un’intera parte dell’immagine. La cessione di Comau, storica eccellenza italiana nella robotica industriale, rientra senza dubbio nella seconda categoria. Stellantis ha infatti avviato la procedura per cedere il pieno controllo dell’azienda al fondo statunitense One Equity Partners, pronto a salire dal 50,1% al 100% del capitale.

Cop30, compromesso tropicale: il clima aspetta, il mondo “va avanti insieme” (forse)

La Cop30 di Belém si è chiusa, come da tradizione, con quel mix di diplomazia, frustrazione e applausi moderati che ormai caratterizza ogni summit sul clima. Un “mini-compromesso”, lo definiscono molti osservatori, che però ha un peso politico preciso: non interrompere il cammino negoziale, per quanto lento, che porta all’obiettivo della riduzione del riscaldamento globale.

Droni intelligenti e geopolitica smart: la nuova alleanza Indra–Edge decolla (e stavolta non in modalità kamikaze)

In un’epoca in cui ogni settore vuole definirsi “smart”, anche la difesa ha deciso di non essere da meno. Non più soltanto droni, ma droni “intelligenti”. E, per chi ha gusti più estremi, persino droni “kamikaze”, un termine che nessuna strategia di comunicazione è mai riuscita davvero ad addolcire. È in questo contesto che nasce la nuova joint venture firmata da Indra, colosso tecnologico spagnolo, e Edge, gigante della difesa degli Emirati Arabi Uniti, annunciata ufficialmente a Madrid e destinata a diventare uno dei più rilevanti poli industriali europei nel settore delle tecnologie autonome per la sicurezza.

La BCE scopre l’acqua calda: l’Europa è in ritardo sulla tecnologia…

Allo European Banking Congress di Francoforte, Christine Lagarde pur non usando toni apocalittici ha inviato un messaggio molto chiaro: l’Europa è vulnerabile. Ma noi questo già lo sapevamo. L’UE è vulnerabile non solo per colpa dei capricci geopolitici mondiali, tra dazi americani, guerra in Ucraina e concorrenza cinese, ma anche, se non soprattutto, per un fattore domestico: un mercato interno ingessato, lento e incapace di liberare il potenziale nei settori chiave del futuro come tecnologia digitale, intelligenza artificiale e mercati dei capitali.

OpenAI e Foxconn, nasce un’alleanza strategica per i data center AI made in USA

Nel mondo dell’AI, dove ogni settimana spunta un nuovo annuncio miliardario, la notizia della partnership tra OpenAI e Foxconn si distingue come una mossa decisiva: non solo perché unisce due protagonisti globali della tecnologia, ma anche perché segna un passo concreto verso la costruzione, in territorio Usa, delle infrastrutture che saranno chiamate a reggerere il prossimo decennio di sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Guerra Ibrida 2030: Crosetto suona la sveglia. L’Italia vuole un’Armata Cyber da 5.000 uomini e un Centro Anti-Disinformazione

Se qualcuno pensa che la guerra ibrida sia ancora un concetto da convegno accademico, il non-paper del ministro Guido Crosetto pubblicato ieri in occasione della riunione del Consiglio Supremo di Difesa, intitolato Il contrasto alla guerra ibrida: una strategia attiva, ha il pregio di riportarci bruscamente alla realtà. E lo fa con la franchezza di chi ha smesso di credere che basti alzare un firewall più alto per dormire sonni tranquilli.

Sovranità digitale europea? A Berlino vince ancora l’asse franco-tedesco

Ieri il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron hanno riunito i ministri digitali dell’Ue per parlare di “sovranità digitale europea”. Peccato che, come al solito, la voce che conta sia stata soprattutto una: quella franco-tedesca.

Il ricatto della Cina sulle terre rare e la tregua (armata) Trump-Xi Jinping

In un mondo dove le supply chain sono catene al collo delle superpotenze, la Cina di Xi Jinping sa benissimo come stringere il cappio. Mentre i media occidentali continuano a dipingere Donald Trump come il bullo del commercio internazionale, con i suoi dazi “fantasiosi” e minacce recapitate con un tweet, la verità, forse, è un po’ più ironica: è Pechino che ha forzato la mano, trasformando le terre rare in un’arma geoeconomica letale.

Le azioni di Trump allora potrebbero essere lette non come frutto di un capriccio protezionista americano, ma come una reazione a una mossa calcolata di Xi, che ha trasformato il suo dominio sul 90% della raffinazione globale di questi minerali strategici in uno strumento di ricatto planetario.

Benvenuti nel nuovo capitolo della guerra commerciale, dove la narrativa consolidata si capovolge e Trump appare non come l’aggressore, ma come il difensore di un Occidente colto alla sprovvista e dove l’incontro che si è appena svolto a Busan, in Corea del Sud, tra il presidente americano e quello cinese più che una svolta segna più che una svolta una tregua (armata).

L’AI che cresce con le persone: a Genova nasce Fusion AI Labs

Immaginate di entrare in una villa del Quattrocento, Villa Quartara, immersa in un parco secolare e affacciata sul mare di Genova, il 21 ottobre 2025. Le pareti affrescate fanno da sfondo a un convegno dal titolo semplice ma ambizioso: “L’AI cresce con le persone per la competitività del Paese”. Non è una lezione accademica, piuttosto una conversazione a più voci che, filo dopo filo, cuce insieme istituzioni, università, imprese e politica, con uno sguardo all’Europa. Il risultato è la nascita di Fusion AI Labs, un laboratorio che vuole essere contemporaneamente un ponte, un acceleratore e un luogo di incontro.

L’AI come ponte tra uomo, impresa e società: l’intervento di Elena Bonfiglioli a Genova

Nel cuore del convegno “L’AI cresce con le persone per la competitività del Paese”, ospitato ieri a Villa Quartara, Elena Bonfiglioli, Global Business Leader for Healthcare di Microsoft, ha delineato una visione dell’intelligenza artificiale in ambito lavorativo come “collega cognitivo”, non come sostituto, in grado di ridefinire modelli economici, organizzazioni e creatività umana. L’evento ha coinciso con il lancio di Fusion AI Labs, un hub che ambisce a unire ricerca, impresa e società, trasformando la tecnologia in leva di sviluppo competitivo e umano.

Il triangolo geopolitico dell’AI: libertà selvaggia, regole di ferro o controllo totale? REPORT

In un mondo dove l’AI genera testi più eloquenti di un discorso presidenziale e immagini capaci di ingannare persino i più esperti, molto probabilmente la domanda che dobbiamo porci non è più se regolare questa tecnologia, ma come. Viviamo, inutile nascondercelo, in un’arena geopolitica dove l’Europa brandisce il righello della compliance come un monito biblico, gli USA accelerano a tavoletta sul binario dell’innovazione “libera per tutti” (o quasi) e la Cina orchestra un balletto tra sorveglianza e supremazia tecnologica.

Energia, AI e potere: la nuova equazione americana

Negli Stati Uniti, l’intelligenza artificiale sta scoprendo la sua fonte di energia preferita: l’uranio arricchito. Non è una battuta, ma la cronaca di un accordo che unisce due mondi, quello dei reattori nucleari e quello degli algoritmi, in un matrimonio che sa di geopolitica, tecnologia e un pizzico di marketing apocalittico.

Asimov: l’autopilota spaziale made in Italy che vuole mettere ordine nel traffico orbitale

Se pensavate che il traffico peggiore fosse quello del Grande Raccordo Anulare di Roma alle otto del mattino, ripensateci. Appena più in là, nello spazio, la situazione è anche peggiore. A marzo 2025 si contavano oltre 14.000 satelliti attivi e 27.000 oggetti tracciati tra rottami, razzi esausti e detriti spaziali in libera circolazione che, per avere un’idea, vuol dire un incremento del 31% in soli due anni. E come ogni autostrada affollata, anche l’orbita terrestre ora necessita di un buon sistema di guida autonoma.

La Germania scopre il chip nazionale: nasce la strategia per l’autonomia digitale europea

È ufficiale: anche Berlino vuole il suo chip. Non quello da aperitivo, ma quello che, in un mondo dominato da silicio, intelligenza artificiale e geopolitica, vale più dell’oro. Il governo tedesco ha approvato la nuova “Strategia per la microelettronica”, un piano ambizioso che promette di trasformare la Germania in una potenza autonoma nella produzione di microprocessori e tecnologie strategiche. “L’obiettivo è rafforzare l’autonomia europea”, ha dichiarato Stefan Kornelius, portavoce del governo federale, con quella calma teutonica che fa sembrare perfino un piano decennale una faccenda di routine.

L’economia globale 2025: tra protezionismo, AI e illusioni di resilienza

C’è qualcosa di stranamente familiare nel World Economic Outlook di ottobre 2025: il mondo non cresce, ma continua a raccontarsi che lo farà presto. Il Fondo Monetario Internazionale parla di un’economia “in flusso”, un eufemismo elegante per dire che nessuno sa più esattamente dove stiamo andando. Dopo anni di crisi concatenate, tra pandemie, guerre commerciali, crisi energetiche e boom tecnologici a intermittenza, la globalizzazione sembra un software che ha smesso di ricevere aggiornamenti, ma che nessuno ha ancora il coraggio di disinstallare.

Il paradosso accademico dell’algoritmo moralista: come l’Australian Catholic university ha trasformato un esperimento sull’IA in una lezione di etica digitale

Nel 2024, l’Australian Catholic University si è trovata al centro di una tempesta perfetta in cui l’intelligenza artificiale è passata da strumento di supporto a giudice inflessibile. Circa seimila studenti sono stati segnalati per cattiva condotta accademica, sospettati di aver usato chatbot generativi per scrivere saggi, relazioni e tesi. La percentuale di casi legati all’IA ha toccato il 90%, una cifra talmente sproporzionata da rendere evidente che non era la malafede degli studenti il problema, ma la fede cieca dell’istituzione nei confronti dell’algoritmo. È ironico notare che un’università cattolica abbia delegato il discernimento morale a una macchina che non conosce la colpa, né la grazia.

DigithON 2025: dieci anni di maratona digitale, l’AI al centro della sfida

Bisceglie si prepara a diventare, ancora una volta, il cuore pulsante dell’innovazione italiana. Dall’11 al 13 settembre le Vecchie Segherie Mastrototaro ospiteranno DigithON 2025, la più grande maratona digitale del Paese, che quest’anno celebra 10 anni di sfide, visioni e contaminazioni. Una ricorrenza simbolica, ma non solo: l’edizione del decennale segna infatti un salto di scala con la nascita della Fondazione DigithON, destinata a trasformare l’evento da appuntamento annuale a distretto permanente dell’innovazione, con l’ambizione di fare del Mezzogiorno un hub strategico per il Sud Europa.

Cinema, creatività e algoritmi: l’AI divide Venezia 82

Alla Mostra del Cinema di Venezia quest’anno i riflettori non sono puntati solo sui film e sul red carpet, ma anche su un ospite inatteso: l’intelligenza artificiale. Non una comparsa, ma quasi una protagonista, capace di dividere platea e addetti ai lavori tra chi intravede scenari distopici e chi, invece, fiuta nuove possibilità creative. Eh si, perché autori, attori e doppiatori hanno fatto sentire la loro voce sul tema. L’accusa: l’AI rischia di “fagocitare” il talento umano, sostituire professioni artistiche e ridurre la creatività a un algoritmo di consumo.

Xi e la diplomazia dell’Intelligenza Artificiale: cooperazione o copertura?

C’è qualcosa di rivelatore nell’ultimo vertice della Shanghai Cooperation Organization (SCO), il più grande di sempre, appena conclusosi a Tientsin: Xi Jinping ha parlato di intelligenza artificiale non come arma di competizione, ma come strumento di cooperazione. Un messaggio che, a prima vista, sembra quasi in controtendenza rispetto alla narrativa dominante fatta di gare tecnologiche, supremacy e paure esistenziali. Eppure, è proprio qui che si coglie la strategia di Pechino: usare l’AI non solo come tecnologia, ma come linguaggio politico.

AI Act: 44 Ceo europei chiedono una retromarcia a Bruxelles

Da Airbus a BNP Paribas, cresce la pressione sul legislatore europeo: “Così l’Europa resterà indietro nella corsa globale all’AI”. Ma Bruxelles è davvero pronta ad allentare le maglie della legge più severa al mondo sull’intelligenza artificiale?

Notizie senza click: come l’AI sta riscrivendo le regole del traffico online

Chi si occupa di informazione digitale sta assistendo, con una certa apprensione, ad una sorta di terremoto silenzioso. Dal lancio delle panoramiche AI (“AI Overviews”) di Google nel maggio 2024, il numero di ricerche di notizie che non porta a nessun clic su siti editoriali è cresciuto dal 56% al 69%. Un segnale chiaro: sempre più persone ricevono le risposte che stanno cercando direttamente nei risultati dei motori di ricerca, senza che sia alcun bisogno di visitare i siti d’origine delle informazioni stesse. Questo scenario fa il pari con la drastica riduzione del traffico organico verso i siti editoriali che è passato da oltre 2,3 miliardi di visite nel 2024 a meno di 1,7 miliardi in questi primi mesi del 2025. Un calo che fa riflettere perché alla sua base non c’è solo un tema di cambiamento tecnologico, ma un vero e proprio cambio di paradigma nelle abitudini di consumo dell’informazione.

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