Autore: Fabio Ricceri Pagina 1 di 10

Trump vola a Pechino: sul tavolo dazi, petrolio, Taiwan e il fantasma dell’Iran

Il 14 e 15 maggio il presidente americano incontrerà Xi Jinping nella capitale cinese per la prima visita di un leader USA in Cina dal 2017. Sul tavolo un po’ di tutto: commercio, energia, tecnologia e una guerra in Medio Oriente che cambia le carte in gioco.

Mancano pochi giorni e i SUV blindati Suburban del Secret Service sono già arrivati a Pechino su aerei da trasporto C-17, la “Bestia” presidenziale è in viaggio, e Donald Trump, che su Truth ha già definito il prossimo incontro con Xi Jinping “un evento epocale”, è pronto a rimettere piede in Cina per la prima volta da quando era presidente nel 2017. Il vertice, a lungo ritardato e originariamente previsto per marzo 2026, è stato finalizzato, salvo colpi di scena dell’ultimo minuto, per il 14 e 15 maggio: Trump si recherà a Pechino per incontrare Xi Jinping in quello che si preannuncia come uno dei bilaterali più carichi di tensione, aspettative e dossier irrisolti degli ultimi anni.

Ue-Cina, lo scontro sull’Industrial Acceleration Act: Bruxelles vuole il suo Made in Europe, Pechino grida al protezionismo

Nelle ultime due settimane la temperatura nei rapporti tra Bruxelles e Pechino è salita parecchio. Al centro del braccio di ferro c’è l’Industrial Acceleration Act, la proposta della Commissione europea presentata lo scorso mese di marzo per riportare l’industria al 20% del Pil continentale entro il 2035. Un’ambizione che suona quasi nostalgica per un’Europa che ha visto la propria quota manifatturiera scendere al 14,3%, ma che Pechino considera un attacco diretto al suo modello di esportazioni.

Stellantis-Leapmotor, il SUV elettrico made in Spain e il dubbio europeo: partnership o cavallo di Troia cinese?

Saragozza festeggia. Madrid osserva. Pechino sorride con discrezione. Stellantis e Leapmotor hanno annunciato l’intenzione di ampliare la loro partnership strategica con un nuovo tassello industriale: un SUV elettrico Opel di segmento C prodotto nello storico stabilimento di Saragozza, insieme al modello B10 di Leapmotor. Il progetto viene presentato come una combinazione virtuosa tra ingegneria tedesca, rete industriale europea e tecnologie cinesi capaci di accelerare tempi e ridurre costi.

La narrazione ufficiale è chiara. E anche molto ordinata: più accessibilità economica; più velocità nello sviluppo; più modelli elettrici; più occupazione negli impianti spagnoli; più produzione in Europa. In sintesi, il classico accordo in cui tutti vincono, sorridono e rilasciano dichiarazioni calibrate al millimetro.

Poi arriva la domanda meno comoda: chi controlla davvero il valore industriale dell’auto elettrica europea?

Dazi, rinvii e nervi tesi: l’Europa tratta con Trump mentre l’auto teme il 25%

Fumata nera a Bruxelles. L’intesa commerciale tra Unione Europea e Stati Uniti, discussa nel formato interistituzionale che riunisce Consiglio, Commissione ed Eurocamera, non è arrivata. Il via libera slitta. Bruxelles, però, promette tempi rapidi e indica una nuova scadenza: 19 maggio. Il calendario, in questi casi, è una forma di diplomazia.

Bruxelles alleggerisce l’AI Act, Washington sbuffa: l’Omnibus apre un nuovo fronte digitale

Bruxelles ha votato all’alba. Washington ha storto il naso poco dopo. La scena, in fondo, è familiare: l’Europa scrive regole, l’America misura i costi, le Big Tech contano i commi. Il nuovo pacchetto Omnibus sull’intelligenza artificiale, approvato dall’Unione Europea come intervento di semplificazione dell’AI Act, nasce con una promessa lineare. Meno burocrazia, più competitività. È il messaggio rilanciato da Roberta Metsola e Ursula von der Leyen, che hanno salutato l’intesa come un equilibrio tra innovazione e tutele, tra crescita industriale e protezione dei cittadini.

La formula è elegante. La realtà, come spesso accade a Bruxelles, ha più pieghe.

L’Europa rinvia l’AI Act e alza il muro contro i deepfake sessuali

Bruxelles ha chiuso all’alba. I palazzi europei, a quell’ora, hanno sempre un’aria un po’ teatrale: qualche luce accesa, corridoi quasi vuoti, tazze di caffè dimenticate sui tavoli, comunicati limati all’ultima riga. Questa volta il tema era l’intelligenza artificiale, che in Europa riesce spesso nel raro prodigio di sembrare futuristica e notarile nello stesso momento.

L’accordo raggiunto tra Parlamento e Consiglio sul pacchetto Omnibus digitale muove due leve precise. Da una parte irrigidisce le tutele contro i deepfake sessuali. Dall’altra rinvia alcuni degli obblighi più pesanti previsti dall’AI Act. Protezione e pausa: il titolo politico è questo.

Papa Leone XIV e l’intelligenza artificiale: un anno di pontificato agostiniano nell’era dei modelli linguistici

Dal “Cor inquietum” di Agostino alle GPU: come il primo Papa americano sta ridefinendo il rapporto tra Chiesa, tecnologia e dignità umana.

Esattamente un anno fa, l’8 maggio 2025, dalla Loggia Centrale delle Benedizioni di San Pietro si affacciava per la prima volta Robert Francis Prevost, il primo pontefice statunitense della storia e il primo agostiniano a sedersi sulla cattedra di Pietro. La sua prima parola al mondo fu “pace”. La seconda cosa che il mondo imparò di lui fu che si chiamava Leone XIV. E fu in quel preciso momento che qualcuno, nei corridoi della Santa Sede ma anche nelle redazioni di mezzo mondo, cominciò a domandarsi: Leone come Leone XIII, il Papa della “Rerum Novarum”? Sì, esattamente. Il segnale era inequivocabile, e per chi si occupa di tecnologia e innovazione era un segnale molto, molto interessante.

Sovranità digitale senza autarchia: perché l’Europa deve diventare indispensabile

La sovranità digitale è una di quelle espressioni che tutti usano e pochi definiscono davvero. Suona bene nei convegni, fa la sua figura nei documenti strategici e permette a molti di annuire con aria grave. Roberto Baldoni, Senior Advisor for Technology and Cybersecurity Policy presso l’Ambasciata d’Italia negli Stati Uniti, prova invece a rimettere il concetto con i piedi per terra. E la prima notizia è che non significa chiudersi in casa a costruire da soli ogni chip, ogni server e ogni software come se fossimo nel Novecento con il modem analogico.

L’Algoritmo è il nuovo Cesare? Verità e paradossi sul potere degli Influencer

Cosa succede quando due giornalisti Rai, cresciuti nell’etica dell’informazione analogica e della verifica delle fonti, decidono di calarsi nelle viscere della comunicazione digitale? Il risultato, raccontato nel libro “L’Influenza degli Influencer”, somiglia al “Viaggio al centro della Terra” di Jules Verne. Emanuela Ronzitti e Daniele Morgera si muovono come esploratori ottocenteschi in un ecosistema dove i confini tra vero e falso sono evaporati, ponendo una domanda che scuote le fondamenta della nostra cultura: chi comanda davvero in questa nuova realtà? È l’individuo col suo talento, è la qualità del contenuto o siamo davanti alla dittatura di un calcolo matematico invisibile? Il dibattito che ne scaturisce non è solo tecnico, ma un vero e proprio scontro tra l’umanesimo culturale e quello che potremmo definire “nichilismo digitale”.

Epifani: il lavoro non sparisce, cambia indirizzo e dobbiamo smettere di inseguirlo con la paura

1° maggio, festa del lavoro. Occasione perfetta per fare una cosa che in Italia riesce sempre benissimo: discutere di lavoro come se fosse già scomparso. L’intelligenza artificiale, nel frattempo, osserva in silenzio e continua a fare il suo mestiere, che non è quello di sostituire gli esseri umani ma, molto più banalmente e molto più scomodamente, quello di costringerli a ripensarsi.

Secondo Stefano Epifani, Presidente della Fondazione per la Sostenibilità Digitale, la parola chiave, se si vuole capire davvero cosa sta accadendo, non è “sostituzione”, ma “redistribuzione”. E già qui si capisce perché il dibattito si inceppa: la prima parola fa paura ma è semplice, la seconda è più precisa ma implica responsabilità.

Pioggia di miliardi su Anthropic: quando Google e Amazon si sfidano a colpi di assegni

Sessantacinque miliardi di dollari in pochi giorni: la startup di Claude diventa il nuovo campo di battaglia tra i giganti del cloud, mentre OpenAI osserva con crescente nervosismo.

La settimana scorsa, Anthropic era “soltanto” una delle startup più promettenti nel panorama dell’intelligenza artificiale. Oggi, con 65 miliardi di dollari di investimenti annunciati in meno di una settimana, l’azienda fondata dai fratelli Amodei si ritrova al centro di quella che potrebbe essere definita la più costosa partita a scacchi della storia della Silicon Valley.

Cohere si mangia Aleph Alpha: nasce il colosso transatlantico dell’AI da 20 miliardi che promette sovranità con passaporto canadese

La canadese Cohere ha appena chiuso l’acquisizione della tedesca Aleph Alpha, trasformando due protagonisti dell’intelligenza artificiale in un unico gruppo valutato attorno ai 20 miliardi di dollari. L’annuncio è arrivato giusto ieri, venerdì 24 aprile, da Berlino, con tanto di conferenza stampa presieduta dal ministro tedesco per il digitale Karsten Wildberger e dal suo omologo canadese Evan Solomon. Sebbene i manager parlino di “fusione”, i numeri raccontano una storia più diretta: Cohere, la parte più grande, incassa circa il 90% del nuovo soggetto, mentre gli azionisti di Aleph Alpha si accontentano del 10%. Un dettaglio che rende l’operazione una vera e propria scalata travestita da matrimonio d’amore tra continenti.

Sovranità digitale o dipendenza strategica? Il Regno Unito scopre il lato oscuro della Silicon Valley

Qualcuno a Westminster ha iniziato a farsi una domanda piuttosto scomoda: quanto è davvero autonoma la difesa britannica se i dati, il vero carburante delle operazioni moderne, passano sempre più spesso per piattaforme americane? Non è un dibattito accademico, ma una questione che tocca nervi scoperti tra sicurezza nazionale, tecnologia e geopolitica.

Gaslini e Fusion AI Labs: l’intelligenza artificiale entra nella gestione ospedaliera per ridurre attese e inefficienze

Efficienza, organizzazione e tempo. Tre parole che in sanità pesano quanto diagnosi e terapie, anche se raramente finiscono nei titoli. L’accordo siglato tra Istituto Giannina Gaslini e Fusion AI Labs prova a rimetterle al centro, utilizzando l’intelligenza artificiale non per sostituire il lavoro clinico, ma per alleggerire tutto ciò che gli ruota intorno. Il protocollo d’intesa, firmato a Genova e con una durata triennale, ha un obiettivo piuttosto concreto: migliorare l’accesso ai servizi, ottimizzare la presa in carico dei pazienti e rendere più fluido il coordinamento delle attività ospedaliere. Ovvero, meno tempo perso tra moduli, code e incastri organizzativi, più tempo per la cura vera e propria.

Telecomunicazioni sotto pressione: troppe regole frenano investimenti e innovazione, l’allarme di Asstel

Le reti sono diventate ciò che un tempo erano le autostrade, con una differenza sostanziale: oggi il traffico cresce a ritmi esponenziali, ma i pedaggi restano sorprendentemente bassi. È su questo squilibrio che si concentra l’analisi presentata da Asstel insieme alla Luiss Guido Carli, uno studio che ha il merito di dire ad alta voce ciò che nel settore si sussurra da tempo. Il messaggio è semplice anzi, potremmo dire quasi brutale nella sua chiarezza: le telecomunicazioni sostengono il peso dell’economia digitale, ma lo fanno con margini sempre più compressi e sotto una pressione regolatoria che rischia di trasformarsi in un freno strutturale. Il risultato è un paradosso che ha poco di teorico e molto di industriale.

Terre rare, Washington guarda a Sud: il Brasile entra nel risiko globale delle risorse critiche

Ormai è cosa nota: dietro ogni smartphone, turbina eolica o auto elettrica si nasconde un dettaglio poco glamour ma decisivo, le terre rare. E mentre il mondo discute di intelligenza artificiale e chip sempre più sofisticati, la partita vera si gioca anche sottoterra, tra miniere e accordi miliardari. Gli Stati Uniti lo sanno bene e stanno muovendo le pedine con una certa urgenza, scegliendo il Brasile come nuova casella strategica sulla scacchiera globale.

Digitale e sostenibilità, l’Italia corre a metà: consumatori avanti, imprese in rincorsa

Una domanda semplice, quasi provocatoria, attraversa il nuovo report dell’Osservatorio per la Sostenibilità Digitale: chi sta davvero guidando la transizione tra digitale e sostenibilità in Italia? La risposta, dati alla mano, sorprende solo fino a un certo punto. Non sono le imprese, almeno non quelle più piccole, sono i consumatori.

L’edizione 2026 del rapporto, dal titolo “Digitale e Sostenibilità nell’Italia che produce e consuma” fotografa un Paese diviso in due velocità, dove la domanda corre più veloce dell’offerta. Il 29% dei cittadini ha già raggiunto un’integrazione consapevole tra digitale e sostenibilità, contro appena il 21% dei titolari di microimprese. Non è un dettaglio statistico ma una frattura strutturale che racconta molto di come evolve il sistema economico italiano.

Il ritorno del carbone in Italia? La soglia dei 70 euro e il futuro incerto della transizione energetica

Sembrava un capitolo chiuso, un relitto tecnologico destinato ai musei dell’archeologia industriale del Novecento. E invece no, il carbone continua a proiettare la sua ombra lunga e scura sul futuro del nostro mix energetico. In un’epoca dominata dal mantra della decarbonizzazione, l’Italia si scopre ancora dipendente da una delle fonti più “inquinanti” ma al tempo stesso rassicuranti, il carbone, utilizzato come polizza assicurativa contro l’instabilità geopolitica. E proprio in questo contesto, la tensione tra l’imperativo climatico e la sicurezza degli approvvigionamenti ha generato un paradosso: da un lato inseguiamo il Green Deal, dall’altro teniamo i motori a carbone al minimo, pronti a ripartire al primo segnale di crisi.

Il Regno Unito lancia il Sovereign AI Fund da 500 milioni di sterline: una mossa strategica per l’autonomia tecnologica nell’era dell’AI

Il 16 aprile 2026 il governo britannico ha ufficialmente inaugurato il Sovereign AI Fund, un fondo da 500 milioni di sterline (equivalenti a circa 575 milioni di euro) dedicato esclusivamente agli investimenti in startup britanniche di intelligenza artificiale. L’obiettivo dichiarato è chiaro: ridurre la dipendenza del Regno Unito dalle tecnologie straniere, in particolare da giganti statunitensi come OpenAI, Google e Microsoft, e rafforzare la sovranità tecnologica nazionale in un settore strategico per l’economia e la sicurezza.

Algeria sceglie Huawei per la sua “sovranità tecnologica”: l’Africa che vuole l’AI made in Algiers, ma con l’accento cinese

Mentre l’Europa ripete come un mantra la parola “sovranità digitale”, l’Algeria ha deciso di passare dalle parole ai fatti. Lo scorso martedì il ministro dell’Economia della Conoscenza, delle Start-up e delle Microimprese, Noureddine Ouadah, ha accolto il nuovo CEO di Huawei Algeria, Tony Shi Xiaohua, per siglare una partnership strategica che punta dritto al cuore della transizione digitale del Paese: intelligenza artificiale, 5G e infrastrutture di calcolo ad alte prestazioni.

Pichetto Fratin, nessun razionamento di energia ma occorre valutare il ritorno al nucleare

Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin sceglie l’anniversario di Arpa Piemonte per lanciare un messaggio che suona quasi rassicurante, ma che nasconde una verità scomoda per chi credeva di poter risolvere tutto con pale eoliche e pannelli solari. “Non vedo in questo momento alcun rischio immediato di razionamento” che, detto così sembra quasi un sollievo. Eppure bastano poche frasi successive per capire che l’ottimismo è condizionato, e parecchio. L’Italia dipende ancora all’80% dall’estero per le sue fonti energetiche, un dato che ogni crisi nel Golfo Persico ci ricorda con la delicatezza di un ceffone.

La chiusura di Wired Italia: addio a una voce insostituibile del giornalismo tech

Ieri, 16 aprile 2026, mentre i giornalisti italiani incrociavano le braccia per il rinnovo del contratto nazionale, è arrivata una notizia che ha lasciato tutti senza fiato: Condé Nast chiude Wired Italia. L’annuncio, contenuto in un memo interno del CEO Roger Lynch intitolato “Brand and Technology Updates”, non lascia margini di dubbio. Dopo 17 anni di vita, dal lancio nel marzo 2009 a oggi, la versione italiana della rivista che per molti è stata, e rimane, la bibbia del tech cesserà le pubblicazioni. Non è un ridimensionamento: è una vera e propria chiusura editoriale.

Idrogeno, la grande scommessa cinese: quando Pechino decide di accelerare, il resto del mondo prende appunti

La transizione energetica globale assomiglia sempre più a una partita a scacchi, ma con una differenza sostanziale: mentre molti Paesi riflettono sulla prossima mossa, la Cina ha già spostato tre pezzi e sta chiedendo il tempo. L’idrogeno, in questo scenario, non è più una semplice opzione tecnologica ma una leva strategica dichiarata, quasi un’assicurazione contro le turbolenze geopolitiche e i capricci dei mercati energetici.

Londra capitale dell’AI: Anthropic rilancia e sfida OpenAI nel cuore dell’Europa tecnologica

Qualcuno potrebbe definirla una coincidenza. Più realisticamente, si tratta di una gara a chi arriva prima e occupa più spazio. A pochi giorni dall’annuncio del primo ufficio permanente londinese di OpenAI (dopo l’interruzione del progetto Stargate UK), arriva la risposta di Anthropic: espansione massiccia nella capitale britannica, con nuovi spazi progettati per ospitare fino a 800 persone.

Il messaggio è chiaro anche senza bisogno di interpretazioni particolarmente sofisticate. Londra non è più solo un hub importante, ma sta diventando uno dei principali campi di battaglia globali per l’intelligenza artificiale. E quando due protagonisti come OpenAI e Anthropic iniziano a muoversi quasi in sincronia, è difficile credere che si tratti di un caso.

Mythos, potere e paranoia: la Casa Bianca corteggia Anthropic mentre il Pentagono storce il naso

La scena sembra uscita da un thriller tecnologico scritto a quattro mani tra Silicon Valley e Washington. Da una parte la Casa Bianca che valuta con crescente interesse l’adozione di Mythos Preview, il nuovo e potente modello di AI sviluppato da Anthropic. Dall’altra il Pentagono, impegnato in una disputa legale con la stessa azienda e pronto a etichettarla come rischio per la supply chain. Nel mezzo, un governo federale che si muove con cautela tra opportunità strategiche e timori, in una partita dove la posta in gioco è la sicurezza nazionale.

Philippe Aghion, Nobel 2025: distruzione creativa e AI, la formula per una crescita che non lasci indietro nessuno

Il premio Nobel per l’Economia 2025 Philippe Aghion non ha dubbi: la distruzione creativa e l’intelligenza artificiale possono davvero generare una crescita sostenuta, inclusiva e diffusa, ma solo a patto che entrino in campo politiche pubbliche intelligenti e calibrate. Lo ha affermato con chiarezza durante il suo intervento al 25° Forum Confcommercio di Roma, dove il professore del Collège de France e della London School of Economics ha portato sul palco gli studi empirici più recenti. Secondo le analisi citate, nel prossimo decennio l’AI potrebbe spingere la produttività aggregata in un range che va da un modesto 0,07 punti percentuali annui fino a un robusto 1,24 punti percentuali all’anno, a seconda di quanto efficacemente si gestiscano concorrenza, regolamentazione e formazione.

Usa. Il Maine frena il boom dell’AI: la prima moratoria sui data center che fa tremare Big Tech

Il Maine ha deciso di premere il pulsante di pausa. Le autorità statali hanno approvato una moratoria temporanea sulla costruzione di nuovi data center di grandi dimensioni, diventando il primo Stato americano a varare una misura del genere contro l’espansione vorace delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Il disegno di legge LD 307, passato sia alla Camera che al Senato nei giorni scorsi, blocca per ora le autorizzazioni a impianti superiori ai 20 megawatt fino al novembre 2027. Non si tratta di un divieto definitivo, ma di un periodo di riflessione: nel frattempo nascerà un apposito Maine Data Center Coordination Council per studiare gli impatti su rete elettrica, bollette, ambiente e occupazione locale.

Dalla lavagna al machine learning: la Cina porta l’AI in classe

Mentre in Italia ancora discutiamo su come limitare l’uso degli smartphone, togliamo i cellulari in classe ai ragazzi e il massimo che ci concediamo è l’uso delle LIM, in Cina si pianifica come trasformare quegli stessi studenti nei protagonisti dell’economia dell’intelligenza artificiale. Due approcci, due visioni del futuro e, soprattutto, due velocità che iniziano a divergere in modo sempre più evidente.

Stargate UK in pausa: OpenAI frena Londra e accende il dibattito sull’AI europea

Le ambizioni britanniche sull’intelligenza artificiale inciampano su due ostacoli molto concreti: regole e bollette. E quando a tirare il freno è OpenAI, il segnale non passa inosservato. Il progetto “Stargate UK”, presentato con entusiasmo istituzionale solo pochi mesi fa, entra ufficialmente in una fase di sospensione, lasciando dietro di sé più domande che risposte e una certa aria di déjà vu per chi segue da vicino la geopolitica dell’innovazione.

Data center in Italia, la corsa all’oro digitale tra sovranità, AI e qualche corto circuito burocratico

La nuova geografia del potere passa dai data center. Non è una metafora particolarmente elegante, ma è terribilmente efficace. Dove una volta si misuravano confini e risorse naturali, oggi si contano megawatt, latenze e capacità computazionale. In questo scenario, l’Italia ha deciso di smettere i panni del mercato periferico e di sedersi al tavolo dei grandi, anche se la sedia scricchiola ancora un po’.

DMA, Silicon Valley e Bruxelles: Teresa Ribera rivendica la “rivoluzione gentile” dell’Europa digitale

L’Europa non corre, ma cammina con passo deciso. E se qualcuno a Bruxelles viene accusato di lentezza, Teresa Ribera Rodríguez , Commissaria europea per la concorrenza, risponde con un mezzo sorriso istituzionale: meglio arrivare con le prove in mano che inciampare nella fretta. Al forum European Pulse organizzato da POLITICO a Barcellona, la commissaria ha difeso con fermezza e, diciamolo, anche con una certa eleganza retorica, il percorso dell’Unione Europea nella regolazione delle Big Tech.

Data center in Francia: boom di investimenti, pochi posti di lavoro e molti dubbi sulla sovranità

Plug, baby, plug”. Quando Emmanuel Macron ha pronunciato questa frase durante l’AI Action Summit a Parigi nel febbraio 2025, probabilmente immaginava di accendere una scintilla. Quello che è successo dopo, nel corso dell’ultimo anno, assomiglia più a una corsa all’oro con server al posto dei picconi e data center al posto delle miniere.

AI, Cina e Iran: come l’intelligence artificiale privata sta riscrivendo le regole della guerra, mentre Trump annuncia la tregua

88 minuti. Tanto mancava a un possibile punto di non ritorno, prima che Donald Trump annunciasse, a sorpresa, una tregua di due settimane con l’Iran. Una pausa che ha evitato bombardamenti su infrastrutture strategiche e che ha restituito al mondo una sensazione quasi dimenticata: sollievo. Ma mentre la diplomazia rallenta, un’altra dinamica continua a muoversi a velocità molto diversa. Silenziosa, distribuita, difficilmente tracciabile. E soprattutto privata. Perché dietro le quinte del conflitto tra Stati Uniti e Iran si sta delineando un nuovo fronte: quello dell’intelligence generata dall’intelligenza artificiale e venduta sul mercato.

Sam Altman è davvero affidabile? Il lato oscuro del volto dell’AI secondo The New Yorker

Un uomo che promette di salvare il mondo con l’intelligenza artificiale, ma che viene accusato dai suoi stessi collaboratori di non dire sempre la verità. Sembra l’incipit di una serie TV, invece è il cuore di un’inchiesta reale. Quella pubblicata il 6 aprile da The New Yorker, “Can Sam Altman Be Trusted?”, firmata dal direttore David Remnick, che riprende e introduce il lavoro monumentale dei giornalisti Ronan Farrow e Andrew Marantz.

Cloud a stelle e striscie: il vero rischio per la sovranità digitale europea

La sovranità, nel XXI secolo, non passa più solo da confini fisici o risorse energetiche. Sempre più spesso si nasconde in luoghi meno visibili, come i data center. Quei giganteschi magazzini di server che custodiscono dati, algoritmi e, dettaglio non trascurabile, una buona fetta del potere economico globale. Il punto, qualcuno direbbe il problema, è che, in Europa, queste “centrali del futuro” parlano sempre più spesso con accento americano.

Tagliare per crescere. La fine della carta e l’era delle notizie “snack”: il caso Associated Press racconta il nuovo volto dell’editoria

Ridurre il personale per crescere. Il paradosso non è nuovo nell’industria dei media, ma quando a pronunciarlo è una macchina da notizie con quasi due secoli di storia come Associated Press, vale la pena fermarsi un attimo. Non tanto per la sorpresa, quanto per il significato profondo della mossa: la carta stampata smette definitivamente di essere il centro dell’universo informativo, mentre tecnologia e intelligenza artificiale si prendono una fetta sempre più ampia del tavolo.

Il prezzo del cloud: quando i data center accendono l’economia e spengono la rete

Dublino non è più soltanto la porta d’ingresso europea per le multinazionali della tecnologia, ma un laboratorio a cielo aperto dove si misura il costo reale dell’economia dei dati. Dietro cancelli blindati e sistemi di sicurezza degni di un film di spionaggio, i data center stanno ridisegnando il futuro digitale del continente, mentre sollevano una domanda scomoda: quanto siamo disposti a pagare, in termini energetici e ambientali, per diventare un hub del cloud?

Auto China 2026: Pechino si conferma la nuova capitale mondiale dell’auto intelligente e lancia un messaggio geopolitico chiaro all’Occidente

Quando il Salone dell’Auto di Pechino aprirà i battenti il prossimo 24 aprile, non sarà solo una delle tante fiere del settore: sarà l’evento automobilistico più grande del pianeta, con 1.500 espositori da 20 Paesi, 380mila metri quadri di stand distribuiti tra il China International Exhibition Center e il futuristico Capital International Exhibition Center progettato da Zaha Hadid, e oltre 200 brand pronti a mostrare le loro novità. Il tema ufficiale dell’edizione 2026, “Future of Intelligence”, non è uno slogan di circostanza: è la dichiarazione programmatica di un Paese che ha trasformato la mobilità in uno dei terreni principali della competizione tecnologica globale, mettendo al centro intelligenza artificiale, guida autonoma, batterie di nuova generazione e l’intera filiera dei New Energy Vehicle.

Meta mette in pausa Mercor: il lato nascosto dei dati AI diventa un problema pubblico

Quando si parla di intelligenza artificiale, l’attenzione si concentra quasi sempre sui modelli, sulle prestazioni e sulle sfide etiche. Molto più raramente si guarda a ciò che rende possibile tutto questo: i dati. Eppure è proprio lì, dietro le quinte, che si è consumato il caso che ha spinto Meta a interrompere, senza una scadenza definita, ogni collaborazione con Mercor.

La Cina verde, ma non troppo: energia, AI e geopolitica nel nuovo piano quinquennale

Decarbonizzare senza rallentare. Innovare senza dipendere. Crescere senza perdere il controllo. La sintesi del nuovo piano quinquennale presentato da Li Qiang sembra racchiusa tutta qui, in un equilibrio che ricorda più un esercizio di ingegneria politica che una semplice strategia economica.

La Cina si prepara a intensificare gli sforzi su tecnologia, energia e riduzione delle emissioni, ma lo fa con una logica molto diversa da quella occidentale. Non una transizione, ma una sovrapposizione: più rinnovabili, ma anche più capacità energetica complessiva. Più digitale, ma anche più industria pesante. Più AI, ma con una regia centralizzata.

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