Autore: Fabio Ricceri Pagina 1 di 11

Dario Amodei rompe il silenzio su X: “L’AI non deve promettere di curare il cancro. Deve curarlo davvero”

Dario Amodei non è esattamente il tipo di CEO che passa le giornate litigando su X. Quando interviene personalmente in una discussione nata sulla piattaforma per difendere Anthropic, la propria visione della regolamentazione dell’intelligenza artificiale e perfino il modo in cui l’intera industria sta raccontando il futuro, vale quindi la pena prestare attenzione.

L’AI ha scoperto il debito. E ora rischia di far salire il costo del denaro per tutti

Alphabet, Amazon, Meta e gli altri hyperscaler hanno già emesso circa 220 miliardi di dollari di obbligazioni nel 2026, più del doppio dell’intero 2025. La costruzione dell’infrastruttura necessaria all’intelligenza artificiale sta trasformando le Big Tech in giganteschi emittenti di titoli proprio mentre anche i Governi aumentano il debito. Il risultato comincia a vedersi sui rendimenti obbligazionari. E potrebbe presto arrivare anche a Borse, imprese e crescita economica.

Amazon porta il Capex a 220 miliardi. Ma il conto dell’AI continua a salire

Duecentoventi miliardi di dollari: è la nuova stima di spesa in conto capitale che Amazon ha comunicato insieme ai risultati del secondo trimestre 2026, venti miliardi in più rispetto a quanto indicato appena a febbraio. Un aumento del 10% in meno di sei mesi, motivato dall’azienda anche con il rincaro dei chip di memoria, una componente che sta pesando sempre di più sul costo dei sistemi AI.

Il punto, però, è che i 220 miliardi rischiano già di sembrare una cifra di passaggio. Le stime di consensus raccolte da MarketScreener indicano infatti per il 2027 un Capex di circa 271,6 miliardi di dollari, con un’ulteriore salita a quasi 293 miliardi nel 2028.

Anthropic scopre i ricavi: 11,5 miliardi in tre mesi e l’IPO comincia a fare sul serio

Anthropic avrebbe superato gli 11,5 miliardi di dollari di ricavi nel secondo trimestre del 2026, contro 787 milioni un anno prima e 4,73 miliardi nei primi tre mesi dell’anno. La società di Claude avrebbe inoltre raggiunto un risultato operativo rettificato positivo. Numeri che cambiano la prospettiva sulla possibile Ipo prevista per l’autunno e, soprattutto, sulla capacità delle aziende di frontiera dell’intelligenza artificiale di trasformare enormi investimenti in fatturato reale.

Manus torna indipendente, ma il messaggio è geopolitico: Pechino alza il muro sull’AI

Manus torna indipendente dopo lo smantellamento dell’acquisizione da oltre 2 miliardi di dollari da parte di Meta. Non è stata però Meta a cambiare strategia: Pechino ha ordinato alle parti di annullare un’operazione già completata, sostenendo che una società nata in Cina e trasferita a Singapore continuasse a rappresentare un asset tecnologico strategico cinese. Il caso Manus crea così un precedente importante nella competizione tra Stati Uniti e Cina: nell’intelligenza artificiale non sono più sotto controllo soltanto chip e capitali, ma anche proprietà intellettuale, talenti e possibilità di vendere una startup oltre confine.

Anthropic vuole comprare Decart. E se il futuro di Claude fosse imparare come funziona il mondo?

Anthropic sarebbe in trattative per acquisire Decart AI per circa 6 miliardi di dollari. L’operazione, stando alle indiscrezioni riportate da Bloomberg e Reuters, non sarebbe ancora conclusa, ma il suo significato va ben oltre la più grande acquisizione nella storia della società che sviluppa Claude. Decart lavora sui world model, sistemi che non si limitano a elaborare il linguaggio ma cercano di rappresentare, simulare e prevedere l’evoluzione del mondo fisico. E possiede anche una tecnologia capace di spremere più calcolo dai chip esistenti. Due indizi che raccontano piuttosto bene dove potrebbe andare la prossima fase dell’intelligenza artificiale.

Anthropic compra 20 anni di energia per Claude: il Bitcoin lascia spazio all’AI

Per vincere la corsa all’intelligenza artificiale non basta più avere il modello migliore. Bisogna trovare anche una presa abbastanza grande a cui collegarlo.

Anthropic sembra averlo capito molto bene. La società fondata da Dario e Daniela Amodei avrebbe raggiunto un accordo da 9,1 miliardi di dollari con Riot Platforms per assicurarsi 191 megawatt di capacità nel campus di Rockdale, in Texas. Il contratto ha una durata ventennale e, secondo quanto riportato da Bloomberg sulla base di fonti vicine all’operazione, dietro il cliente definito ufficialmente da Riot come un “leading frontier AI lab” ci sarebbe proprio la società che sviluppa Claude.

GLM-5.2 ha quasi raggiunto GPT-5.5 e Claude Opus 4.7: il problema è che non dice mai di no

C’è un modo elegante per raccontare i progressi dell’intelligenza artificiale cinese e ce n’è uno decisamente meno elegante ma più onesto. Il modo elegante suona più o meno così: GLM-5.2, il modello open-weight sviluppato da Z.ai, è ormai a poche settimane di distanza dalle capacità cyber e biologiche dei modelli più avanzati al mondo. Il modo meno elegante, ma altrettanto vero, suona invece così: GLM-5.2 non ha rifiutato nemmeno uno dei compiti offensivi che gli sono stati sottoposti durante i test, mentre il rivale Claude Opus 4.7 ha rifiutato con una tale costanza da rendere impossibile completare l’intera valutazione.

La Cina corre verso l’AI. Ma il suo mercato del lavoro reggerà l’impatto?

Mentre in Occidente ci si interroga se l’intelligenza artificiale sostituirà prima gli sviluppatori o i copywriter, a Pechino il dibattito è già passato alla fase pratica, con tribunali chiamati a decidere se un licenziamento motivato da un software può considerarsi legittimo. Wuhan ha i suoi taxi robot che scivolano silenziosi tra i palazzi, Hangzhou ha i suoi sceneggiatori che guardano un algoritmo scrivere quaranta episodi in una manciata di minuti, e in mezzo c’è una popolazione lavorativa di oltre un miliardo di persone che osserva la propria economia riscrivere le regole del gioco in tempo reale.

Fahrenheit 451: perché oggi i libri si distruggono per addestrare l’intelligenza artificiale

Ray Bradbury aveva immaginato un mondo in cui i vigili del fuoco non spegnevano gli incendi: li provocavano. La loro missione non era salvare case o persone, ma ridurre in cenere i libri. La conoscenza doveva scomparire. Le idee facevano paura. Settant’anni dopo i libri sono ancora al centro dell’attenzione, solo che il fuoco è stato sostituito da una taglierina industriale e il rogo da uno scanner ad alta velocità.

No, non è l’incipit di un romanzo distopico. È una delle immagini più discusse del momento in tema di intelligenza artificiale. Vediamo perché.

Eni apre il suo supercomputer al mercato: la sovranità digitale passa anche dai chip (e dai megawatt)

La potenza di calcolo è sempre stata una delle infrastrutture invisibili dell’economia digitale. Tutti a parlare di dati, algoritmi e intelligenza artificiale, senza considerare che dietro ogni modello avanzato c’era sempre un elemento meno raccontato: migliaia di processori che lavorano senza sosta dentro enormi infrastrutture computazionali.

La nuova corsa all’intelligenza artificiale sta cambiando questa percezione. Oggi il calcolo non è più soltanto una questione tecnica per ricercatori e informatici. È diventato una risorsa strategica, al pari dell’energia, delle materie prime e delle infrastrutture industriali.

In questo scenario si inserisce la decisione di Eni di aprire le proprie capacità di supercalcolo a imprese, startup e centri di ricerca. Un passo che racconta una trasformazione più ampia: il passaggio dalla logica del supercomputer come asset interno alla logica dell’infrastruttura come piattaforma per un ecosistema dell’innovazione.

Zuckerberg difende l’AI cinese? No, sta difendendo un’idea di potere molto più grande

Il dibattito sull’intelligenza artificiale è spesso raccontato come una sfida tra Stati Uniti e Cina. Una nuova Guerra Fredda tecnologica nella quale ogni modello rilasciato da una parte diventava automaticamente una minaccia per l’altra. Mark Zuckerberg, però, ha deciso di complicare questa narrazione. E probabilmente è proprio questo l’aspetto più interessante delle dichiarazioni rilasciate al Financial Times.

AI Gigafactories: il bando Ue da 30 miliardi che può cambiare la sovranità digitale

La narrativa dominante sull’intelligenza artificiale è nota: gli Stati Uniti costruiscono i modelli, la Cina costruisce industria, Bruxelles scrive i regolamenti. Dal 3 giugno 2026 questa fotografia ha iniziato però a sfocarsi. L’Unione europea ha smesso di parlare soltanto di governance dell’AI e ha iniziato a ragionare come una potenza industriale, mettendo al centro infrastrutture, capacità di calcolo e investimenti. Il bando per le AI Gigafactories, presentato oggi dalla Commissione europea, è la dimostrazione più evidente che la sovranità digitale europea sta provando a trasformarsi da slogan politico a politica industriale.

Quando l’AI crea valore oltre il software: il modello Fusion AI Labs tra sanità, creatività e innovazione sociale

Raccontiamo spesso l’intelligenza artificiale parlando di modelli, investimenti miliardari o competizione tecnologica. Più raramente analizziamo il tema come punto d’incontro tra ricerca applicata, sanità e impegno sociale. È proprio questa la direzione scelta da Fusion AI Labs, che a Genova ha trasformato una serata dedicata all’Istituto Giannina Gaslini nell’occasione per mostrare come l’AI possa produrre valore ben oltre l’automazione dei processi.

AI Act, arriva il Digital Omnibus: meno burocrazia, nuove scadenze e qualche sorpresa. Pubblicato il Regolamento Ue 2026/1744

L’Unione Europea ha deciso di fare una cosa piuttosto insolita per chi conosce Bruxelles: semplificare. Il nuovo Regolamento (UE) 2026/1744, pubblicato oggi nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, rappresenta infatti il primo grande intervento correttivo sull’AI Act e segna l’avvio di quella che ormai tutti chiamano Digital Omnibus sull’intelligenza artificiale.

Energia, AI e nuove alleanze: l’Europa oltre i propri confini

L’energia è tornata a pieno titolo al centro dell’agenda politica, economica e industriale dell’Europa. Non si tratta soltanto di un tema di prezzi o di sicurezza degli approvvigionamenti, ma anche della capacità di sostenere la crescita dell’intelligenza artificiale, dell’industria digitale e della competitività europea.

Dopo aver osservato come Bruxelles stia cercando di costruire una politica industriale che tenga insieme autonomia energetica e sviluppo dell’AI, e dopo aver raccontato l’accelerazione americana sul nucleare per alimentare i data center, emerge un terzo tassello della stessa storia. Riguarda il modo in cui l’Europa sta ripensando le proprie relazioni energetiche con il resto del mondo.

La geografia dell’energia sta cambiando.

Energia e AI, negli Stati Uniti il nucleare torna al centro della strategia industriale

La corsa all’intelligenza artificiale non riguarda più soltanto la tecnologia. Negli Stati Uniti si inizia a guardare il tema anche dal punto di vista della disponibilità di energia. E, soprattutto, della capacità di produrne abbastanza in tempi rapidi per alimentare una rete elettrica sempre più sotto pressione, mentre i data center dedicati all’AI aumentano di numero e dimensioni.

Se l’Europa discute di autonomia energetica e di come finanziare le infrastrutture necessarie per sostenere la propria politica industriale sull’intelligenza artificiale, Washington sembra aver scelto un percorso più diretto. Il nucleare è tornato al centro dell’agenda energetica, non come semplice tassello della transizione, ma come leva strategica per sostenere la competizione tecnologica globale.

Energia e AI, il nodo che ridisegna la politica industriale europea

Bruxelles ha un problema molto concreto: prima ancora dei modelli linguistici, dei supercomputer e dei nuovi laboratori di ricerca, serve elettricità.

La questione è arrivata sul tavolo dell’Eurogruppo in una settimana segnata dal ritorno delle tensioni sul fronte energetico. Il possibile rischio di un nuovo blocco dello Stretto di Hormuz ha riportato l’attenzione sulle forniture di gas e petrolio, facendo muovere prezzi e mercati già nelle prime ore successive alle notizie. Per l’Europa, che da anni cerca di ridurre la propria dipendenza energetica, il promemoria è arrivato nella forma meno elegante possibile: una nuova scossa ai listini.

Il Nobel Omar Yaghi sceglie la Cina: la nuova sfida dell’AI si gioca sui talenti scientifici tra Usa, Cina ed Europa

Tutti noi abbiamo sempre conosciuto gli Stati Uniti come il luogo dove i migliori scienziati del mondo andavano per fare ricerca. Oggi sembrerebbe che quella certezza inizi a mostrare qualche crepa. Il trasferimento del Premio Nobel per la Chimica 2025 Omar Yaghi dalla California alla Cina non è soltanto una scelta personale di carriera, ma il simbolo di una competizione più ampia: quella per il controllo della prossima generazione di innovazione scientifica, dove l’intelligenza artificiale sta diventando il principale acceleratore.

I data center dell’AI e il conto della decarbonizzazione che non torna (ancora)

A Council Bluffs, Iowa, tra campi di mais e silos, sorge uno dei data center più grandi di Google. Da fuori sembra un capannone qualsiasi, grigio, silenzioso, quasi timido. Dentro, invece, migliaia di server lavorano senza sosta per addestrare modelli linguistici, generare immagini, rispondere a domande su ricette e mal di schiena. Consumano energia come una piccola città. E producono calore, tanto calore, che va raffreddato, spesso con acqua, a volte con aria condizionata industriale che ronza giorno e notte.

Questa settimana Google e Amazon hanno pubblicato i loro report ambientali annuali. I numeri, va detto subito, non sono una sorpresa per chi segue il settore. Ma sono comunque numeri pesanti, da leggere con attenzione, senza cedere alla tentazione di sommare tutto in un unico titolo apocalittico.

Il Giappone guarda a Palantir per la difesa. Ma la vera partita di Tokyo è la sovranità nell’AI militare

La decisione del Giappone di valutare l’adozione del Maven Smart System di Palantir Technologies per supportare il comando e il controllo delle Forze di Autodifesa rappresenta molto più di una scelta tecnologica. È il simbolo di un dilemma che accomuna ormai gran parte delle democrazie occidentali: affidarsi alle piattaforme americane per rafforzare la sicurezza nazionale oppure investire nella costruzione di una propria autonomia strategica.

La Corea del Sud scommette sull’AI: 1.200 miliardi di euro per chip e data center

Al di là dei modelli, la vera competizione nel campo dell’intelligenza artificiale si gioca anche, se non soprattutto, nelle fabbriche che producono semiconduttori e nei data center che alimentano la potenza di calcolo necessaria ad addestrare e far funzionare i sistemi di AI. La Corea del Sud lo ha capito da tempo e adesso accelera con un piano industriale dalle dimensioni difficili persino da immaginare.

Il presidente Lee Jae Myung ha annunciato un programma che mobiliterà investimenti pubblici e privati per circa 1.800.000 miliardi di won, pari a oltre 1.170 miliardi di euro, con un obiettivo preciso: fare della Corea del Sud uno dei principali hub mondiali dell’intelligenza artificiale.

L’AI entra nelle stanze della Fed: per Kevin Warsh la rivoluzione degli investimenti cambierà la politica monetaria

L’intelligenza artificiale è passata dall’essere una questione tecnologica a una sfida geopolitica. Adesso conquista anche uno dei territori se vogliamo più conservatori dell’economia mondiale: la politica monetaria.

Dal forum annuale della Banca Centrale Europea di Sintra arriva un messaggio destinato ad alimentare il dibattito tra economisti, investitori e imprese. Secondo Kevin Warsh, presidente della Fed dal 22 maggio 2026, intervenuto durante uno dei panel dell’evento, il boom dell’intelligenza artificiale negli Stati Uniti sta già producendo un’accelerazione degli investimenti tale da poter influenzare, nei prossimi anni, le decisioni della Federal Reserve.

António Costa: Europa, basta ingenuità. La sovranità digitale entra nel cuore della politica Ue

È tempo di smettere di essere ingenui”. António Costa sceglie una frase semplice, quasi brutale nella sua chiarezza, per descrivere il momento che sta vivendo l’Europa. Dal palco delle Rencontres Économiques di Aix-en-Provence, il tradizionale appuntamento che riunisce economisti, imprenditori, responsabili politici e accademici per discutere del futuro dell’economia globale, il Presidente del Consiglio Europeo ha lanciato un messaggio che va ben oltre il commercio internazionale. Il tema, in realtà, è uno solo: la sovranità tecnologica europea.

OVHcloud sfida i giganti dell’AI: la strategia europea per sviluppare modelli linguistici proprietari

L’intelligenza artificiale europea entra in una nuova fase? OVHcloud ha deciso di sviluppare una propria famiglia di Large Language Model (LLM), realizzati interamente a partire da zero e destinati a rafforzare l’offerta europea nel settore dell’intelligenza artificiale generativa. Una scelta che rappresenta un cambio di strategia significativo per uno dei principali operatori cloud europei.

Cloud, AI e concorrenza. L’Unione europea verso la sorveglianza DMA su Amazon Web Services e Microsoft Azure

Il cloud computing è diventato l’infrastruttura fondamentale sulla quale si costruiscono l’intelligenza artificiale, i servizi digitali, la manifattura avanzata, la sanità connessa, la finanza e gran parte dell’economia europea. È il motivo per cui la Commissione europea ha deciso di avviare un percorso che potrebbe portare Amazon Web Services e Microsoft Azure a essere designati come “gatekeeper” ai sensi del Digital Markets Act (DMA). Un passo che potrebbe avere conseguenze rilevanti sull’intero mercato digitale.

Londra alza lo sguardo: droni, riconoscimento facciale e AI riscrivono il futuro della sicurezza. Ma chi sorveglia chi sorveglia?

Londra è sempre stata una città abituata a convivere con le telecamere. Da decenni milioni di cittadini e turisti attraversano strade, metropolitane e piazze sapendo di essere osservati da una delle reti di videosorveglianza più estese al mondo. La novità è che oggi quelle telecamere non si limitano più a registrare. Cominciano a riconoscere, confrontare, identificare e, almeno in parte, decidere cosa meriti attenzione.

Giorgio Parisi: il vero rischio dell’intelligenza artificiale non è la fine dell’umanità, ma la fine del nostro spirito critico

Ogni epoca sceglie la propria paura tecnologica. Negli anni Cinquanta era il fungo atomico, capace di cancellare una città in pochi minuti. Oggi il protagonista delle inquietudini collettive è l’intelligenza artificiale, descritta alternativamente come il motore della prossima rivoluzione industriale o come la futura causa dell’estinzione della specie umana. Giorgio Parisi, premio Nobel per la Fisica nel 2021, sceglie però una terza strada. Molto meno spettacolare, molto più difficile da liquidare con un titolo sensazionalistico.

ChatGPT scende sotto il 50%: non è la fine del dominio di OpenAI, è l’inizio dell’era della scelta

Per quasi quattro anni l’intelligenza artificiale generativa ha avuto un protagonista assoluto. Ogni nuovo modello veniva confrontato con ChatGPT, ogni startup cercava di imitarne il successo, ogni impresa valutava l’adozione dell’AI partendo dalla stessa domanda: “Funziona meglio di OpenAI?”.

Quel tempo sembra già appartenere alla storia recente. Non perché OpenAI abbia smesso di crescere. Al contrario. Con 1,1 miliardi di utenti attivi mensili, ChatGPT continua a macinare numeri che nessun’altra piattaforma digitale, da YouTube a TikTok, era riuscita a raggiungere con una simile velocità nei primi anni di vita. E il paradosso è proprio questo: si può battere ogni record possibile e, nello stesso momento, iniziare a perdere il monopolio.

Berlino. Operazione Matrjoschka: la guerra invisibile che passa da uno smartphone

La prima regola della nuova guerra è semplice: nessuno deve accorgersi che una guerra è iniziata. Nessun carro armato che attraversa il confine. Nessun missile che illumina il cielo sopra Berlino. Nessun agente che consegna una valigetta in una stazione ferroviaria sotto la pioggia. O almeno, non più.

L’arma più efficace oggi pesa pochi grammi, entra in una tasca e vibra qualche decina di volte al giorno. Si tratta di uno smartphone.

Micron e il paradosso dell’AI: più memoria produci, più il mondo ne vuole. E la carenza durerà almeno fino al 2028

L’intelligenza artificiale ha finalmente trovato il modo di trasformare un componente che fino a pochi anni fa interessava quasi esclusivamente gli ingegneri in uno degli asset più preziosi dell’economia mondiale. Non si tratta delle GPU, ormai diventate le rockstar della Silicon Valley, ma della memoria. Quella invisibile, silenziosa e apparentemente poco affascinante senza la quale nessun modello di AI potrebbe funzionare.

I risultati finanziari di Micron Technology raccontano questa storia meglio di qualsiasi presentazione sull’intelligenza artificiale.

Genova sceglie l’intelligenza artificiale di Fusion AI Labs: la vera innovazione nasce quando i territori valorizzano le proprie competenze

L’intelligenza artificiale è diventata il nuovo mantra della Pubblica Amministrazione. Ogni ente ne parla, molti la inseriscono nei piani strategici, pochi riescono però a trasformarla in un progetto concreto capace di produrre risultati misurabili. Per questo motivo la firma del protocollo d’intesa tra il Comune di Genova e Fusion AI Labs merita attenzione. Non soltanto per gli obiettivi tecnologici dichiarati, ma per il messaggio politico e culturale che porta con sé.

VivaTech 2026, il salone della svolta: la sovranità digitale come nuova priorità europea

A VivaTech 2026, la decima edizione appena conclusa a Porte de Versailles, Parigi, il termine “sovranità” ha risuonato come un mantra. Non più slogan astratto, ma urgenza concreta dopo che l’amministrazione Trump ha imposto restrizioni sui modelli avanzati di Anthropic, Fable 5 e Mythos 5, costringendo l’azienda a disabilitarne l’accesso per tutti i clienti non americani. In un colpo solo, la presunta neutralità della tecnologia globale si è rivelata per quello che è: un’arma geopolitica pronta a essere brandita. E Parigi, in questo scenario, ha deciso di non limitarsi a protestare.

Ericsson Mobility Report. 3 miliardi di abbonati al 5G e un problema che nessuno aveva previsto: il traffico sta invertendo la rotta

Al circuito di Suzuka, durante il Gran Premio di Formula 1 del Giappone, più di 315.000 persone hanno attraversato i cancelli in tre giorni. Ognuna con uno smartphone in tasca. Ognuna pronta a trasmettere video, completare pagamenti, condividere clip in tempo reale. SoftBank ha colto l’occasione per qualcosa di più ambizioso di una semplice copertura di evento: ha distribuito cinque reti logiche distinte sulla stessa infrastruttura fisica 5G standalone (una per i pagamenti nei punti vendita, una per le esperienze XR, una per il broadcast in millimeter wave, le altre per la connettività generale degli utenti), ognuna ottimizzata per un tipo diverso di traffico, con parametri di qualità separati e monitoraggio minuto per minuto. Non quarto d’ora per quarto d’ora, come avviene nella gestione tradizionale delle reti, ma ogni sessanta secondi: abbastanza veloce da correggere un’anomalia prima che un pagamento fallisca o un’inquadratura si interrompa.

Il risultato? Per gli utenti comuni, le velocità in uplink sono risultate 14,6 volte superiori rispetto allo stesso evento nel 2025, con transazioni ai terminali di pagamento istantanee e riprese broadcast in alta definizione che non hanno interferito con la navigazione dei 315.000 spettatori presenti. Non è un errore di stampa.

Roberto Navigli e la sfida di Minerva: perché l’intelligenza artificiale parla bene italiano ma non sempre lo capisce

Siamo a Roma, nell’aula magna dell’Università Roma Tre in occasione della Conferenza di presentazione ufficiale della nuova Cattedra UNESCO in “Ethics of AI and Practical Wisdom”. Sul palco il dibattito prende subito una direzione diversa da quella abituale. Non riguarda la capacità delle macchine di produrre parole, ma la loro capacità di attribuire significato alle parole stesse. Il tema è semplice da formulare e difficile da risolvere: capire davvero una lingua. Roberto Navigli, professore della Sapienza di Roma, uno dei maggiori esperti mondiali di elaborazione del linguaggio naturale, creatore di BabelNet e promotore del progetto Minerva, parte da una domanda che sembra quasi banale nell’epoca di ChatGPT, Claude e Gemini: i modelli linguistici comprendono davvero ciò che scrivono?

Focus. Il caso Fable: quando un’AI può essere spenta da Washington e l’Europa scopre di non avere il telecomando

Il blocco lampo di Claude Fable 5 e Mythos 5 da parte del governo Usa non è (solo) una storia di cybersecurity. È la prova generale di un futuro in cui l’accesso ai modelli di frontiera diventa leva geopolitica e l’Europa, Italia compresa, si ritrova spettatrice di un film a cui non ha contribuito neanche alla stesura del copione.

Il richiamo di Wall Street: perché l’Europa tech continua a fare le valigie

Da Wise a Spotify, da Bending Spoons a Newcleo: il flusso di aziende europee verso il Nasdaq non si è mai fermato. E mentre Piazza Affari aspetta nuove quotazioni, gli Stati Uniti continuano a fare incetta di campioni continentali.

Milano, un edificio moderno e funzionale tra corso Como e la stazione Garibaldi, all’ombra dei grattacieli di Porta Nuova. Qui ha sede Bending Spoons, gruppo che possiede app usate da centinaia di milioni di persone nel mondo. Proprio in questo mese di giugno 2026 ha depositato alla Sec il modulo F-1. Destinazione: Nasdaq. Valutazione attesa: 20 miliardi di dollari. Non una start-up qualunque, dunque, che, al momento di scegliere dove crescere sul mercato pubblico, guarda oltre l’Atlantico.

Softbank investe 7575 miliardi di euro per costruire una vasta rete di data center dedicati all’AI in Francia

SoftBank punta sulla Francia da 75 miliardi: la nuova geografia dell’AI europea passa dai data center nucleari

L’Europa dell’intelligenza artificiale si gioca tra gigawatt, diplomazia e ambizioni industriali. E Parigi si prende la scena mentre il resto del continente prende appunti

La corsa all’intelligenza artificiale non si misura più in modelli. Si misura in data center. E in Francia, a quanto pare, qualcuno ha deciso che il futuro dell’AI può passare anche da Dunkerque, dove il vento del Mare del Nord incontra progetti infrastrutturali da scala quasi industriale novecentesca, solo con più GPU e meno carbone. SoftBank ha annunciato fino a 75 miliardi di euro di investimenti per costruire una vasta rete di data center dedicati all’AI.

Google AI Overviews e il diritto di dire no: la Gran Bretagna apre una nuova partita tra editori e intelligenza artificiale

Dopo le accuse sullo scraping e l’uso non autorizzato dei contenuti, il Regno Unito introduce il diritto all’opt-out dalle sintesi AI di Google. Una svolta che potrebbe cambiare il rapporto tra piattaforme, traffico e informazione.

Prima è arrivata la battaglia sui dati. Poi quella sul copyright. Adesso il confronto tra editori e intelligenza artificiale si sposta su un terreno ancora più delicato: il traffico.

Perché se la prima domanda era chi possiede i contenuti utilizzati per addestrare i modelli AI, la seconda riguarda chi beneficia economicamente delle informazioni una volta che quelle stesse tecnologie iniziano a rispondere direttamente ai lettori.

Dagli editori arriva una nuova offensiva contro lo scraping dei contenuti

Dal New York Times alla CNN, torna al centro lo scontro tra intelligenza artificiale e copyright. Al centro della disputa non c’è la tecnologia, ma il valore economico delle informazioni che la alimentano.

Per anni internet ha vissuto una sorta di patto non scritto: gli editori producevano contenuti, i motori di ricerca li indicizzavano e i lettori trovavano le informazioni. Tutti, più o meno, ottenevano qualcosa in cambio. L’arrivo dell’intelligenza artificiale generativa ha cambiato questo equilibrio.

Oggi il contenuto non viene soltanto trovato. Viene letto, elaborato, sintetizzato e trasformato in nuove risposte prodotte da sistemi che sempre di più andranno a sostituire, almeno in parte, la visita alla fonte originale. Ed è proprio qui che si sta consumando una delle battaglie più importanti dell’economia digitale.

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