Immaginate di entrare in un’arena digitale dove da un lato c’è un continente intero che cerca di domare il caos online con regole ferree e dall’altro un miliardario che brandisce la libertà di espressione come uno scudo a stelle e strisce. È lo spettacolo che si è consumato questa settimana, con la Commissione Europea che ha calato la mannaia su X, la piattaforma di proprietà di Elon Musk, comminando una multa da 120 milioni di euro per violazioni del Digital Services Act (DSA), la normativa europea che mira a creare un ambiente online più sicuro e trasparente, contrastando i contenuti illegali e la disinformazione e proteggendo i diritti fondamentali degli utenti, con l’obiettivo, tra le altre cose, di regolare il Far West dei social. Non è solo una questione di soldi perché, diciamolo francamente, 120 milioni di euro per il patrimonio di Musk sono poco più di una mancia. Qui stiamo parlando di visioni del mondo opposte: da un lato l’Europa che scommette sulla responsabilità condivisa, dall’altro l’America di Trump, con il suo spirito MAGA, che difende l'”anarchia digitale” come baluardo contro ogni tipo di interferenza. E mentre Bruxelles celebra un primo passo, colpendo il mancato rispetto delle disposizioni stabilite nel DSA, la ritorsione arriva sotto forma di un account pubblicitario chiuso: un gesto che sa di ripicca, ma che illumina le crepe di un Atlantico sempre più diviso.
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