A Council Bluffs, Iowa, tra campi di mais e silos, sorge uno dei data center più grandi di Google. Da fuori sembra un capannone qualsiasi, grigio, silenzioso, quasi timido. Dentro, invece, migliaia di server lavorano senza sosta per addestrare modelli linguistici, generare immagini, rispondere a domande su ricette e mal di schiena. Consumano energia come una piccola città. E producono calore, tanto calore, che va raffreddato, spesso con acqua, a volte con aria condizionata industriale che ronza giorno e notte.
Questa settimana Google e Amazon hanno pubblicato i loro report ambientali annuali. I numeri, va detto subito, non sono una sorpresa per chi segue il settore. Ma sono comunque numeri pesanti, da leggere con attenzione, senza cedere alla tentazione di sommare tutto in un unico titolo apocalittico.