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Editoria e Diritto d’Autore

Google AI Overviews e il diritto di dire no: la Gran Bretagna apre una nuova partita tra editori e intelligenza artificiale

Dopo le accuse sullo scraping e l’uso non autorizzato dei contenuti, il Regno Unito introduce il diritto all’opt-out dalle sintesi AI di Google. Una svolta che potrebbe cambiare il rapporto tra piattaforme, traffico e informazione.

Prima è arrivata la battaglia sui dati. Poi quella sul copyright. Adesso il confronto tra editori e intelligenza artificiale si sposta su un terreno ancora più delicato: il traffico.

Perché se la prima domanda era chi possiede i contenuti utilizzati per addestrare i modelli AI, la seconda riguarda chi beneficia economicamente delle informazioni una volta che quelle stesse tecnologie iniziano a rispondere direttamente ai lettori.

Dagli editori arriva una nuova offensiva contro lo scraping dei contenuti

Dal New York Times alla CNN, torna al centro lo scontro tra intelligenza artificiale e copyright. Al centro della disputa non c’è la tecnologia, ma il valore economico delle informazioni che la alimentano.

Per anni internet ha vissuto una sorta di patto non scritto: gli editori producevano contenuti, i motori di ricerca li indicizzavano e i lettori trovavano le informazioni. Tutti, più o meno, ottenevano qualcosa in cambio. L’arrivo dell’intelligenza artificiale generativa ha cambiato questo equilibrio.

Oggi il contenuto non viene soltanto trovato. Viene letto, elaborato, sintetizzato e trasformato in nuove risposte prodotte da sistemi che sempre di più andranno a sostituire, almeno in parte, la visita alla fonte originale. Ed è proprio qui che si sta consumando una delle battaglie più importanti dell’economia digitale.

Dopo Trump di Innocenzo Cipolletta

Dopo Trump di Dopo Innocenzo Cipolletta arriva in un momento in cui il dibattito pubblico occidentale sembra oscillare tra isteria algoritmica e nostalgia geopolitica. La cosa interessante è che Innocenzo Cipolletta evita entrambe le trappole. Non costruisce un pamphlet antiamericano, non indulge nel moralismo liberal ormai industrializzato dalle università anglosassoni e, soprattutto, non cade nella tentazione molto italiana di interpretare Donald Trump come un incidente folkloristico della storia. Il libro parte invece da una premessa più scomoda: Trump non è la causa della crisi dell’ordine globale, ma il sintomo terminale di una trasformazione economica, industriale e culturale che covava da almeno trent’anni dentro il capitalismo occidentale.

La fine dell’ordine globale tra Draghi, Carney e Visco e il ritorno del protezionismo strategico

Recentemente due figure che incarnano l’ortodossia della stabilità macroeconomica globale, Mark Carney e Mario Draghi, hanno descritto con linguaggio insolitamente netto una frattura sistemica che non è più solo congiunturale ma strutturale. La loro lettura converge su un punto scomodo per la narrativa post Guerra Fredda: l’ordine internazionale basato su regole condivise non sta semplicemente scricchiolando, ma sta perdendo coerenza interna sotto il peso di tensioni geopolitiche, protezionismo selettivo e una crescente politicizzazione del commercio globale. L’elemento destabilizzante non è un singolo evento, ma la somma di decisioni che, soprattutto nel secondo ciclo politico americano sotto Donald Trump, hanno accelerato la trasformazione delle relazioni economiche in strumenti espliciti di potere.

Michel Gondry, l’AI e il rischio di un cinema perfetto ma senz’anima

Michel Gondry parla di intelligenza artificiale esattamente come ci si aspetterebbe da Michel Gondry: senza apocalissi, senza entusiasmo messianico e soprattutto senza quel tono da keynote tecnologico che ormai accompagna qualsiasi discussione sull’AI come se il futuro fosse sempre a tre slide di distanza.

Il regista di “Eternal Sunshine of the Spotless Mind”, arrivato a Torino per il laboratorio cinematografico della Scuola Holden, sembra molto più interessato alle piccole deformazioni dell’esperienza umana che alle grandi narrazioni sulla disruption digitale. Ed è probabilmente proprio questo il motivo per cui le sue osservazioni sull’intelligenza artificiale risultano più interessanti di molte conferenze organizzate da aziende da miliardi di dollari.

Meta One: Facebook, Instagram e WhatsApp diventano “Plus”. E improvvisamente anche i social scoprono gli abbonamenti

Per anni Mark Zuckerberg ha difeso un principio molto semplice: i social network funzionano meglio quando sono gratuiti, giganteschi e alimentati dalla pubblicità. Una filosofia che ha trasformato Meta in una macchina industriale capace di monetizzare ogni scroll, ogni like e probabilmente anche ogni momento in cui apriamo Instagram “solo per cinque minuti” prima di perdere il controllo del tempo.

Adesso però qualcosa sta cambiando. E il dettaglio interessante non è tanto il prezzo degli abbonamenti appena annunciati da Meta, quanto il fatto stesso che esistano.

L’internet sintetico si è fermato al 50%: l’intelligenza artificiale scrive metà del web ma non riesce ancora a conquistarlo

Da quando abbiamo lanciaro Rivista.AI la narrativa dominante della Silicon Valley è stata semplice, brutale, quasi messianica: l’intelligenza artificiale generativa avrebbe divorato il web umano trasformando Internet in un gigantesco flusso continuo di contenuti sintetici, SEO industriale e articoli clonati. Una prospettiva che, a leggere certi pitch deck della Bay Area, sembrava inevitabile quanto le tasse o il deterioramento delle password aziendali annotate nei fogli Excel dei reparti finance. Poi è arrivato un dato curioso, quasi fastidioso per chi vive di hype: la crescita dei contenuti AI-generated sembra essersi fermata.

Quando la verità diventa un prompt: il caso del libro sull’AI e le quote inventate

Il caso riportato da Richard Lawler apre una crepa interessante, quasi scomoda, nel modo in cui l’industria editoriale sta metabolizzando l’intelligenza artificiale generativa. Un libro che promette di analizzare il futuro della verità nell’era dell’AI finisce per contenere citazioni non verificabili, generate o distorte da sistemi come ChatGPT e Claude, trasformando la narrazione in un cortocircuito epistemologico difficile da ignorare. Il paradosso non è estetico ma strutturale: strumenti progettati per aiutare la comprensione del reale vengono impiegati per costruire un testo che pretende di difendere proprio la solidità del reale, salvo poi mostrarne la fragilità operativa.

Tecnologia senza paura e il vero digital divide italiano

Nel panorama editoriale italiano dedicato alla trasformazione digitale, dominato da saggi che oscillano tra il futurismo da conferenza TED e l’ansia regolatoria da consulente europeo in cerca di funding, Tecnologia senza paura di Fabrizio Degni compie un’operazione quasi controcorrente: prende la tecnologia e la riporta a terra. Niente mitologia della Silicon Valley, niente evangelizzazione tossica dell’intelligenza artificiale, nessuna venerazione infantile per chatbot, metaversi o “rivoluzioni” che ogni trimestre cambiano nome come una startup in crisi di identità. Il libro affronta invece il vero nodo politico ed economico del digitale italiano: milioni di persone formalmente connesse ma sostanzialmente escluse.

Sempre troppo e mai abbastanza

Alcuni libri politici vengono pubblicati per sfruttare il ciclo mediatico. Altri nascono invece come detonatori culturali, documenti familiari trasformati in armi editoriali, confessioni private che finiscono per illuminare non solo una dinastia ma un intero sistema economico e psicologico. Il libro di “Mary L. Trump”,”autrice statunitense”] appartiene chiaramente alla seconda categoria. “Sempre troppo e mai abbastanza” non è semplicemente una critica a “Donald Trump”,”45º e 47º presidente degli Stati Uniti; è un’autopsia familiare scritta dall’interno, con il tono di chi conosce il meccanismo perché ci ha vissuto dentro per decenni e ha osservato la trasformazione della fragilità in spettacolo politico globale.

La forza del libro non deriva tanto dalle rivelazioni in sé, molte delle quali erano già circolate in forma frammentaria nella stampa americana, quanto dal modo in cui vengono collegate tra loro. Mary Trump costruisce un ritratto psicologico feroce, quasi claustrofobico, nel quale la famiglia Trump appare meno come un nucleo familiare tradizionale e più come una corporation emotiva governata da gerarchie brutali, ricatti affettivi e culto dell’aggressività. Il patriarca Fred Trump emerge come la vera figura centrale del racconto, un uomo ossessionato dalla competizione e incapace di distinguere il valore umano dal dominio economico. Non è difficile intravedere, leggendo queste pagine, la genealogia culturale di certo capitalismo americano degli anni Ottanta: cemento, debito, televisione e narcisismo, il tutto confezionato come sogno meritocratico.

Oscar all’umanità: l’Academy chiude la porta agli attori AI e difende il cuore pulsante del cinema

L’Academy of Motion Picture Arts and Sciences ha appena tracciato una linea netta nel dibattito che infiamma Hollywood da almeno un paio d’anni. Gli attori generati dall’intelligenza artificiale non metteranno mai piede sul palco degli Oscar, almeno non come candidati. Le nuove regole, annunciate il primo maggio, sono chiare e senza appello: nelle categorie di recitazione verranno presi in considerazione solo i ruoli accreditati nei titoli di coda ufficiali e dimostrabilmente interpretati da esseri umani con il loro consenso. Lo stesso vale per le sceneggiature, che devono portare la firma di una persona in carne e ossa, non di un algoritmo.

Il sé digitale tra carne e codice: anatomia di una soggettività algoritmica Vittorio Gallese

Il dibattito contemporaneo sull’intelligenza artificiale ha una curiosa tendenza a oscillare tra due poli opposti e ugualmente ingenui; da un lato l’entusiasmo quasi religioso per una tecnologia che promette di riscrivere le regole della cognizione umana, dall’altro una nostalgia vagamente luddista per un passato analogico che, a ben vedere, non è mai esistito davvero. In questo scenario, il concetto di “sé digitale” emerge come una delle poche categorie in grado di sottrarsi alla banalità del dibattito pubblico, perché costringe a spostare la domanda dal “cosa fa l’AI” al più scomodo “cosa sta facendo a noi”. Non è una questione di strumenti, ma di trasformazioni ontologiche; non riguarda l’efficienza, ma la natura stessa dell’esperienza.

Da Bollywood a TikTok: l’AI video di ByteDance accelera la rivoluzione che sta già cambiando il cinema

Mentre Maharaja in Denims si prepara a diventare il primo film indiano interamente generato dall’intelligenza artificiale entro la fine del 2026, il mondo della creazione video fa un altro salto in avanti. E questa volta non arriva da Los Angeles né da Mumbai, ma direttamente dalla Cina. ByteDance, la società dietro TikTok, ha appena lanciato Dreamina Seedance 2.0, la sua nuova e potentissima tecnologia di generazione video, prima su CapCut e ora anche sulla piattaforma Symphony Creative Studio di TikTok.

Bollywood e l’IA: il primo film interamente generato dall’intelligenza artificiale sta per conquistare le sale e il cinema indiano ridefinisce le regole

Mentre Hollywood discute ancora di contratti, scioperi e regolamentazioni sull’uso dell’intelligenza artificiale, Bollywood ha deciso di saltare direttamente al capitolo successivo. Entro la fine dell’estate 2026 arriverà nelle sale il primo lungometraggio indiano completamente generato dall’AI: “Maharaja in Denims”, tratto dall’omonimo bestseller di Khushwant Singh del 2014. Scenografie, ambientazioni, attori virtuali, tutto creato al computer. L’unico tocco umano rimasto è la colonna sonora, composta ed eseguita da musicisti in carne e ossa, con la voce di Sukhwinder Singh, lo stesso di Slumdog Millionaire, a cantare il tema principale.

La chiusura di Wired Italia: addio a una voce insostituibile del giornalismo tech

Ieri, 16 aprile 2026, mentre i giornalisti italiani incrociavano le braccia per il rinnovo del contratto nazionale, è arrivata una notizia che ha lasciato tutti senza fiato: Condé Nast chiude Wired Italia. L’annuncio, contenuto in un memo interno del CEO Roger Lynch intitolato “Brand and Technology Updates”, non lascia margini di dubbio. Dopo 17 anni di vita, dal lancio nel marzo 2009 a oggi, la versione italiana della rivista che per molti è stata, e rimane, la bibbia del tech cesserà le pubblicazioni. Non è un ridimensionamento: è una vera e propria chiusura editoriale.

AgCom. L’addio alla TV e lo scudo contro le news: benvenuti nell’era dell’astensionismo informativo

Aprire gli occhi, allungare la mano verso il comodino e scorrere le notifiche sullo smartphone prima ancora di aver bevuto il primo caffè. Per milioni di italiani, questa sequenza è diventata un riflesso incondizionato, il primo contatto quotidiano con la realtà esterna. Ma cosa ci dice questo gesto sul modo in cui comprendiamo il mondo?

Secondo il Rapporto AgCom 2025, l’Italia ha raggiunto un punto di non ritorno: il digitale ha definitivamente superato la televisione come porta d’accesso primaria alle notizie. Tuttavia, questa trasformazione non riguarda solo il supporto tecnologico che stringiamo tra le mani. Siamo di fronte a un cambiamento profondo del nostro rapporto psicologico con l’attualità: non stiamo solo cambiando dove leggiamo le notizie, sta mutando radicalmente il modo in cui percepiamo la realtà stessa.

La nuova logica del dominio. Potere computazionale, democrazia e condizione umana

di Paolo Benanti (Autore) Laterza, 2026

Il potere computazionale e l’illusione della neutralità algoritmica

Se il potere, per secoli, ha avuto bisogno di una scenografia, di simboli tangibili, di corpi e istituzioni riconoscibili, oggi si è volatilizzato in una forma che sfugge alla percezione ma non agli effetti; è diventato infrastruttura, codice, probabilità. La vera rivoluzione non è l’intelligenza artificiale in sé, ma la sua capacità di diventare ambiente, un habitat invisibile dentro cui si muovono decisioni, relazioni e mercati. Non si tratta di una trasformazione rumorosa, come le rivoluzioni industriali del passato, ma di una mutazione silenziosa, che ha la stessa eleganza letale delle grandi transizioni storiche che nessuno vede arrivare finché non è troppo tardi per opporsi.

AMERICA DENTRO: dentro il libro di Gaggi e Jadrejcic, tra dati, potere sistemico

L’intelligenza artificiale non è nata nel 2023, ma il potere sì

C’è qualcosa di magnetico nell’entrare in America dentro, come se si attraversasse una soglia invisibile tra narrazione e realtà strategica. Massimo Gaggi e Tamara Jaderjic non si limitano a raccontare gli Stati Uniti; li dissezionano con la precisione di chi ne conosce i gangli profondi, restituendo al lettore l’energia contraddittoria di un Paese che continua a reinventarsi mentre il resto del mondo cerca ancora di capirlo.

Fin dalle prime righe si avverte una tensione viva, quasi elettrica: l’America non è uno sfondo, ma un sistema operativo globale, un luogo dove politica, tecnologia e potere si fondono in tempo reale. Ed è proprio questa sensazione, più che qualsiasi tesi esplicita, a rendere l’introduzione irresistibile: la percezione netta di essere dentro il centro del cambiamento, non a osservarlo da lontano.

L’errore più interessante della narrativa contemporanea sull’intelligenza artificiale, scrivono, non è tecnico, ma antropologico. Si continua a raccontare il 2023 come anno zero, una sorta di illuminazione collettiva, quasi una Pentecoste digitale in cui milioni di utenti scoprono improvvisamente che le macchine possono scrivere, ragionare, persino simulare empatia. In realtà, ciò che nasce nel 2023 non è l’intelligenza artificiale, bensì la sua percezione di massa; e come ogni fenomeno percepito tardi, arriva già carico di conseguenze che pochi comprendono davvero.

OOH in Italia: crescita a 766 milioni nel 2025, il DOOH traina e accelera l’integrazione data-driven e AI nelle strategie media

Per molto tempo è stato considerato il mezzo più “statico” della pubblicità. Cartelloni, affissioni, spazi urbani difficili da misurare e ancora più difficili da integrare nelle strategie digitali. Negli ultimi anni, invece, l’Out of Home sta vivendo una seconda vita e questa volta parla il linguaggio dei dati, dell’intelligenza artificiale e degli algoritmi.

Secondo i dati dell’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano, il mercato OOH in Italia ha raggiunto nel 2025 i 766 milioni di euro, con una crescita dell’8%. Un segnale positivo, certo, ma il dato davvero interessante è un altro: la crescita non è uniforme, è selettiva. E ha un unico grande protagonista: il digitale.

Luca Balestrieri: Big Tech Il potere dei giganti della tecnologia, anatomia di un potere senza precedenti

Nel giro di poco più di un decennio, nomi come Microsoft, Alphabet, Amazon, Meta, Apple, Nvidia e il conglomerato orbitante attorno a Elon Musk hanno smesso di essere aziende per diventare infrastrutture di sistema, una trasformazione che il libro Big Tech. Il potere dei giganti della tecnologia di Luca Balestrieri intercetta con lucidità quasi chirurgica, pur mantenendo una cifra divulgativa che nasconde, neanche troppo, la portata radicale del fenomeno. Il punto non è più quanto valgono, ma cosa controllano; e la risposta, se si ha il coraggio di guardarla senza filtri, è semplice e inquietante: quasi tutto ciò che conta.

Letteratura e intelligenza artificiale. Un dialogo interdisciplinare

Daniel Raffini (Curatore) Agnese Macori (Curatore) Tiziana Catarci (Curatore) Lithos, 2026

Quando la letteratura incontra l’intelligenza artificiale e scopre di essere sempre stata un algoritmo imperfetto

La narrativa ha sempre avuto un rapporto ambiguo con la tecnologia, oscillando tra fascinazione e sospetto, tra il sogno prometeico e la paura di essere sostituita da una macchina più efficiente; ciò che sorprende oggi non è tanto l’irruzione dell’intelligenza artificiale nel dominio della letteratura, quanto la velocità con cui il discorso si è ribaltato, trasformando gli strumenti in interlocutori e gli algoritmi in autori potenziali. L’idea che un modello linguistico possa produrre testi coerenti, persino eleganti, ha incrinato un mito che l’Occidente custodiva con una certa arroganza: quello dell’autorialità come atto quasi sacro, irriducibile a qualsiasi forma di automatismo.

Tagliare per crescere. La fine della carta e l’era delle notizie “snack”: il caso Associated Press racconta il nuovo volto dell’editoria

Ridurre il personale per crescere. Il paradosso non è nuovo nell’industria dei media, ma quando a pronunciarlo è una macchina da notizie con quasi due secoli di storia come Associated Press, vale la pena fermarsi un attimo. Non tanto per la sorpresa, quanto per il significato profondo della mossa: la carta stampata smette definitivamente di essere il centro dell’universo informativo, mentre tecnologia e intelligenza artificiale si prendono una fetta sempre più ampia del tavolo.

Imperialismo Digitale Dario Guarascio: il nuovo ordine invisibile tra stato, piattaforme e potere

Nel momento in cui si pronuncia il nome di Dario Guarascio, si entra in una zona grigia della riflessione economica contemporanea dove le categorie classiche sembrano improvvisamente obsolete, quasi folkloristiche. Il suo lavoro sull’imperialismo digitale non è soltanto un esercizio accademico ma una radiografia chirurgica del capitalismo contemporaneo, una di quelle analisi che disturbano perché funzionano. L’idea è semplice, quasi brutale nella sua linearità: il potere non si limita più a controllare territori o risorse fisiche, ma si insinua nei flussi di dati, nei protocolli software, nelle infrastrutture invisibili che regolano la nostra quotidianità. Non è un caso che le nuove rotte imperiali non passino più per il Canale di Suez ma per i data center distribuiti tra California, Virginia e qualche enclave strategica nel Nord Europa.

Quando l’AI riscrive le regole della musica senza chiedere permesso: Eddie Dalton non esiste, ma è già una star

Le classifiche musicali statunitensi stanno premiando un artista che, tecnicamente, non ha mai inciso un disco, non ha mai fatto un concerto e non ha mai rilasciato un’intervista. Eppure domina le piattaforme, accumula ascolti e conquista pubblico. Parliamo di Eddie Dalton un cantante virtuale, generato interamente dall’intelligenza artificiale, protagonista di un caso che sta facendo discutere l’industria musicale globale.

Algoritmi sotto processo: perché la sentenza contro Meta e Google rischia di cambiare per sempre l’ingegneria dell’attenzione dei social

Una giuria di Los Angeles ha fatto qualcosa che per anni è sembrato impensabile: spostare il fuoco del dibattito dai contenuti al codice. La condanna di Meta e Google segna un precedente destinato a pesare più di qualsiasi multa miliardaria. Non si tratta più di chiedersi cosa circola sulle piattaforme, ma come quelle piattaforme sono state progettate per funzionare. E qui il discorso prende una piega completamente diversa.

Dallo scrolling alla verità: come social e AI stanno riscrivendo il modo in cui i giovani capiscono il mondo

Che sempre meno persone decidano di leggere un giornale (cartaceo o in formato replica digitale è lo stesso) per informarsi, si era capito ormai da tempo osservando il progressivo calo delle copie di quotidiani e periodici registrato dai dati Ads negli ultimi 15 anni. Che i social media, come fonte di informazioni (!), stessero allo stesso modo crescendo si era intuito dall’analisi degli accessi alle piattaforme evidenziati sempre negli ultimi anni da Audiweb (ora Audicom). Il report “How young people get their news” del Reuters Institute, appena pubblicato, non fa altro che mettere in chiaro quello che ormai era, per gli osservatori più attenti, un dato di fatto: la dieta mediatica dei giovani tra i 18 e i 24 anni è stata completamente rivoluzionata in poco più di un decennio. Però, attenzione, non sin tratta solo di una questione di piattaforme: è in corso un cambio di paradigma.

Hollywood oltre la vita: Val Kilmer, l’Iceman di Top Gun, torna sullo schermo grazie all’AI

Nel cinema, si dice spesso che un grande attore non muore mai davvero. Oggi questa frase smette di essere una metafora e diventa, sorprendentemente, un progetto tecnologico. Val Kilmer, indimenticabile protagonista di Top Gun accanto a Tom Cruise, tornerà sul grande schermo nel film As Deep as the Grave grazie all’intelligenza artificiale, con il consenso dei suoi familiari. Una notizia che racconta molto del presente, non solo delle possibilità tecnologiche, ma anche dei dilemmi etici e industriali che Hollywood si trova ad affrontare con l’utilizzo sempre più frequente dell’AI.

Editoria. L’AI sta uccidendo il traffico o sta semplicemente cambiando le regole del gioco?

Nei corridoi degli uffici marketing degli editori il dibattito sul presunto crollo del traffico causato dall’intelligenza artificiale ha ormai assunto toni quasi apocalittici. Tra chatbot che rispondono al posto dei siti e motori di ricerca che sintetizzano contenuti, il timore diffuso è che il ruolo dell’editore sia ormai diventato quello di fornitore invisibile di materia prima. Poi però arrivano i dati e, come spesso accade, ridimensionano il dramma.

Il report “Navigating the New Traffic Landscape” pubblicato da Chartbeat, società specializzata in analisi di traffico e utilizzata da molte delle principali testate globali, offre una fotografia meno drammatica e decisamente più interessante: il traffico non sta crollando, sta cambiando forma.

AMERICA DENTRO: viaggio nell’inquietudine della superpotenza

Il libro AMERICA DENTRO di Massimo Gaggi e Tamara Jadrejcic è uno di quei testi che raccontano gli Stati Uniti senza la lente deformante della retorica geopolitica o dell’antiamericanismo europeo. Non è un saggio accademico, non è un pamphlet politico, non è neppure un semplice reportage. È piuttosto una lunga immersione dentro il corpo vivo dell’America contemporanea, osservata per vent’anni da due giornalisti che hanno attraversato il Paese da un estremo all’altro mentre la sua narrazione dominante cambiava lentamente tonalità: dall’euforia quasi messianica degli anni Duemila a un senso diffuso di inquietudine istituzionale.

Il punto di partenza temporale è significativo. Quando gli autori arrivano negli Stati Uniti nel 2004, l’America vive ancora dentro l’eco di un ottimismo strutturale. L’economia cresce, la Silicon Valley appare come la nuova cattedrale del capitalismo globale, la fiducia nella mobilità sociale continua a essere un mito potente. Persino dopo l’11 settembre la narrazione dominante rimane quella di una superpotenza che, pur ferita, resta convinta della propria capacità di rigenerazione.

L’AI non può essere artista, almeno per ora: la Corte Suprema Usa lascia il copyright agli esseri umani

La Corte Suprema degli Stati Uniti rifiuta di esaminare il caso sull’autorialità delle opere create interamente da intelligenza artificiale. Restano validi il principio di “human authorship” e nuove implicazioni per editoria, arte e industria creativa.

Il futuro dell’arte generata dall’intelligenza artificiale passa ancora, inevitabilmente, dalla mano umana. Con una decisione destinata a fare scuola nel dibattito globale su tecnologia e diritto d’autore, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha scelto di non esaminare il caso che avrebbe potuto ridefinire il concetto stesso di autore nell’era dell’AI.

La rivincita della pellicola. Perché la fotografia analogica non è morta nell’era dell’AI

Ogni epoca ha annunciato la morte della fotografia analogica con la stessa sicurezza con cui si proclamano le rivoluzioni tecnologiche. Prima il digitale, poi lo smartphone, ora l’intelligenza artificiale. Eppure la pellicola continua a riapparire, ostinata, come una vecchia Leica che rifiuta di andare in pensione. I dati più recenti sulle ricerche online in Italia raccontano una storia diversa da quella che spesso si immagina. L’interesse per la fotografia non riguarda solo filtri, social network o immagini generate dagli algoritmi. Sempre più persone cercano informazioni su tecniche fotografiche, attrezzature dedicate e soggetti complessi da immortalare, dalla luna all’aurora boreale. Segnale di una curiosità che va oltre la semplice condivisione di immagini. In altre parole, la fotografia sta tornando a essere un processo, non soltanto un risultato.

“Al mio segnale scatenate l’inferno… ma non con l’AI”: la guerra degli attori contro i deepfake vocali

Al mio segnale scatenate l’inferno”. Pronunciata nella versione italiana del film Il Gladiatore, quella frase è diventata una delle citazioni più riconoscibili della storia del doppiaggio. La voce è quella di Luca Ward, attore e doppiatore che per decenni ha prestato il timbro a star internazionali come Russell Crowe, Keanu Reeves e Samuel L. Jackson. Proprio quella voce, simbolo del doppiaggio italiano, è ora al centro di una nuova frontiera giuridica. Ward ha infatti deciso di registrare il marchio sonoro della propria voce, una scelta pensata per contrastare l’uso non autorizzato da parte dei sistemi di intelligenza artificiale capaci di clonare voci umane in pochi secondi.

Dalle rotative agli algoritmi: Meta paga News Corp fino a 50 milioni l’anno per nutrire la sua intelligenza artificiale

Per decenni il giornalismo ha fornito il materiale con cui si costruisce il racconto del presente. Negli ultimi anni, come abbiamo visto, quel materiale è diventato anche il carburante che alimenta i modelli di intelligenza artificiale. L’ultimo esempio arriva dall’accordo pluriennale tra Meta e News Corp, che porterà i contenuti delle testate del gruppo editoriale nelle cucine digitali dei modelli di AI sviluppati a Menlo Park.

Amazon Creative Agent, quando lo spot lo fa l’AI e la pubblicità diventa democratica

Produrre uno spot video professionale è sempre stato un piccolo incubo per le piccole e medie imprese. Budget a cinque cifre, settimane di shooting, post produzione infinita e la sensazione costante di giocare in un campionato dove a dettarla da padroni sono i grandi brand. Ma lo scenario sta per cambiare o, almeno, è quello che promette Amazon Ads che ha appena lanciato Creative Agent. Si tratta di un nuovo strumento di intelligenza artificiale agentica integrato in Creative Studio che promette di creare annunci di qualità professionale, dall’idea alla produzione finale. Obiettivo dichiarato: abbassare le barriere creative e rendere accessibile anche alle PMI ciò che fino a ieri era appannaggio dei colossi con uffici marketing strutturati e agenzie dedicate.

Editoria e Intelligenza Artificiale, tra innovazione e pirateria. Come evitare il Far West digitale senza spegnere il futuro

Una parola ricorre sempre più spesso quando si parla di libri, giornali e algoritmi: Far West. Non perché l’intelligenza artificiale cavalchi al tramonto con il cappello da cowboy ma perché il confine tra innovazione e illegalità, tra utilizzo lecito e sfruttamento opaco dei contenuti, appare, per molti versi ancora incerto. E nel frattempo l’editoria fa i conti con numeri che non sono affatto romanzeschi.

Brad Pitt contro Tom Cruise sul tetto del mondo. Ma è solo AI. Seedance 2.0 accende Hollywood e riapre la guerra del copyright

C’è una nuova scena d’azione che sta facendo parlare Hollywood. Brad Pitt e Tom Cruise si affrontano su un tetto, in una città semi distrutta, atmosfera post apocalittica, pugni che volano, sguardi intensi, audio perfettamente sincronizzato. Sembra il trailer del prossimo blockbuster estivo, quello che incrocia l’adrenalina di Mission Impossible con il carisma da Oscar. Peccato che non sia mai stato girato. Nessun set, nessun ciak, nessun cachet milionario. Solo quindici secondi generati da Seedance 2.0.

Quando Claude ascolta troppo rock: Anthropic, la musica e la nuova guerra del copyright

Il rock non è mai stato silenzioso, ma questa volta il rumore arriva dai tribunali. Anthropic, una delle aziende più osservate nel panorama dell’intelligenza artificiale, si ritrova al centro di una nuova causa che mescola tecnologia, musica e copyright, con un cast che farebbe invidia a un festival leggendario. Rolling Stones, Elton John, Neil Diamond e circa altre 19.997 canzoni, secondo l’accusa, sarebbero finite nei dataset di addestramento del chatbot Claude senza biglietto d’ingresso né licenza.

La memoria fa paura: perché gli editori Usa stanno chiudendo la porta a Internet Archive

Internet Archive, per molti, è una sorta di biblioteca di Alessandria digitale. Non sempre ordinata, spesso rumorosa, ma indispensabile per capire come il web è diventato quello che è. Eppure oggi quella biblioteca rischia di trovarsi con sempre più scaffali vuoti. New York Times e Guardian hanno deciso di bloccare l’accesso ai propri siti alla Wayback Machine, lo strumento simbolo dell’archivio che da anni conserva versioni storiche delle pagine web. Il motivo ufficiale è semplice e, in apparenza, inattaccabile: quei contenuti potrebbero essere usati per addestrare modelli di intelligenza artificiale senza autorizzazione.

L’Intelligenza Artificiale va in onda. La radio accende il microfono al futuro

Se pensavate che la radio fosse solo cuffie, mixer e un buon caffè bevuto al volo tra un notiziario e un jingle, oggi dovete aggiungere un nuovo ospite in studio: si chiama Intelligenza Artificiale e non è più una comparsa da convegno ma una presenza fissa nel palinsesto del futuro. Oggi, in occasione della Giornata Mondiale della Radio dedicata dall’UNESCO al tema Radio e Intelligenza Artificiale, la COPEAM (Conferenza Permanente dell’Audiovisivo Mediterraneo) accende i riflettori su un esperimento che non è fantascienza né semplice esercizio accademico. Il progetto Artificial Intelligence for Multilingual Radio Broadcasting, realizzato con il supporto dell’UNESCO e il contributo scientifico del CRITS della RAI e dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, prova a rispondere alla domanda che rimbalza tra studi di registrazione e riunioni editoriali: l’AI ci ruberà il microfono o ci aiuterà a usarlo meglio? La risposta, almeno per ora, è meno cinematografica e più interessante. L’AI non ruba il microfono, ma chiede una sedia accanto al fonico.

L’inversione dello STACK

sull’ontologia della protesi

E se il mondo non fosse per gli uomini, ma per le macchine?

di Fabrizio Degni & Antonio Dina

Questo articolo non discute l’intelligenza artificiale come tecnologia emergente né come semplice strumento di automazione. Parte da un’ipotesi più scomoda e meno consolatoria: che il vero cambiamento in corso non sia economico o produttivo, ma ontologico.

Attraverso il concetto di inversione dello stack, il testo esplora come l’essere umano stia progressivamente perdendo la posizione di soggetto centrale nei sistemi socio-tecnici per diventare componente funzionale, periferica biologica, middleware incarnato di architetture computazionali sempre più autonome.

Incrociando filosofia della tecnica, governance dell’AI e cultura pop, da Matrix Resurrections a Memento, l’articolo analizza la trasformazione della soggettività, della memoria, della responsabilità e dell’agency in un mondo in cui la predizione diventa prescrizione e l’identità un parametro ottimizzabile.

Non offre soluzioni né rassicurazioni. Propone una diagnosi radicale: non stiamo adattando le macchine all’uomo, stiamo adattando l’uomo a un mondo progettato per le macchine. E il tempo per fingere che questo non stia accadendo è già finito.

Partiamo da un atto di onestà brutale. L’idea che l’intelligenza artificiale sia uno strumento al servizio dell’uomo è una narrazione obsoleta, un residuo antropocentrico utile a rendere digeribile una trasformazione che, in realtà, sta già avvenendo altrove e prima di noi. Non perché esista una volontà maligna nelle macchine, ma perché i sistemi complessi seguono logiche proprie, indipendenti dalle nostre nostalgie umaniste. La tecnica non ha mai chiesto il permesso alla morale per evolversi. L’ha sempre costretta a inseguire.

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