Autore: Fabio Ricceri Pagina 2 di 12

Berlino. Operazione Matrjoschka: la guerra invisibile che passa da uno smartphone

La prima regola della nuova guerra è semplice: nessuno deve accorgersi che una guerra è iniziata. Nessun carro armato che attraversa il confine. Nessun missile che illumina il cielo sopra Berlino. Nessun agente che consegna una valigetta in una stazione ferroviaria sotto la pioggia. O almeno, non più.

L’arma più efficace oggi pesa pochi grammi, entra in una tasca e vibra qualche decina di volte al giorno. Si tratta di uno smartphone.

Micron e il paradosso dell’AI: più memoria produci, più il mondo ne vuole. E la carenza durerà almeno fino al 2028

L’intelligenza artificiale ha finalmente trovato il modo di trasformare un componente che fino a pochi anni fa interessava quasi esclusivamente gli ingegneri in uno degli asset più preziosi dell’economia mondiale. Non si tratta delle GPU, ormai diventate le rockstar della Silicon Valley, ma della memoria. Quella invisibile, silenziosa e apparentemente poco affascinante senza la quale nessun modello di AI potrebbe funzionare.

I risultati finanziari di Micron Technology raccontano questa storia meglio di qualsiasi presentazione sull’intelligenza artificiale.

Genova sceglie l’intelligenza artificiale di Fusion AI Labs: la vera innovazione nasce quando i territori valorizzano le proprie competenze

L’intelligenza artificiale è diventata il nuovo mantra della Pubblica Amministrazione. Ogni ente ne parla, molti la inseriscono nei piani strategici, pochi riescono però a trasformarla in un progetto concreto capace di produrre risultati misurabili. Per questo motivo la firma del protocollo d’intesa tra il Comune di Genova e Fusion AI Labs merita attenzione. Non soltanto per gli obiettivi tecnologici dichiarati, ma per il messaggio politico e culturale che porta con sé.

VivaTech 2026, il salone della svolta: la sovranità digitale come nuova priorità europea

A VivaTech 2026, la decima edizione appena conclusa a Porte de Versailles, Parigi, il termine “sovranità” ha risuonato come un mantra. Non più slogan astratto, ma urgenza concreta dopo che l’amministrazione Trump ha imposto restrizioni sui modelli avanzati di Anthropic, Fable 5 e Mythos 5, costringendo l’azienda a disabilitarne l’accesso per tutti i clienti non americani. In un colpo solo, la presunta neutralità della tecnologia globale si è rivelata per quello che è: un’arma geopolitica pronta a essere brandita. E Parigi, in questo scenario, ha deciso di non limitarsi a protestare.

Ericsson Mobility Report. 3 miliardi di abbonati al 5G e un problema che nessuno aveva previsto: il traffico sta invertendo la rotta

Al circuito di Suzuka, durante il Gran Premio di Formula 1 del Giappone, più di 315.000 persone hanno attraversato i cancelli in tre giorni. Ognuna con uno smartphone in tasca. Ognuna pronta a trasmettere video, completare pagamenti, condividere clip in tempo reale. SoftBank ha colto l’occasione per qualcosa di più ambizioso di una semplice copertura di evento: ha distribuito cinque reti logiche distinte sulla stessa infrastruttura fisica 5G standalone (una per i pagamenti nei punti vendita, una per le esperienze XR, una per il broadcast in millimeter wave, le altre per la connettività generale degli utenti), ognuna ottimizzata per un tipo diverso di traffico, con parametri di qualità separati e monitoraggio minuto per minuto. Non quarto d’ora per quarto d’ora, come avviene nella gestione tradizionale delle reti, ma ogni sessanta secondi: abbastanza veloce da correggere un’anomalia prima che un pagamento fallisca o un’inquadratura si interrompa.

Il risultato? Per gli utenti comuni, le velocità in uplink sono risultate 14,6 volte superiori rispetto allo stesso evento nel 2025, con transazioni ai terminali di pagamento istantanee e riprese broadcast in alta definizione che non hanno interferito con la navigazione dei 315.000 spettatori presenti. Non è un errore di stampa.

Roberto Navigli e la sfida di Minerva: perché l’intelligenza artificiale parla bene italiano ma non sempre lo capisce

Siamo a Roma, nell’aula magna dell’Università Roma Tre in occasione della Conferenza di presentazione ufficiale della nuova Cattedra UNESCO in “Ethics of AI and Practical Wisdom”. Sul palco il dibattito prende subito una direzione diversa da quella abituale. Non riguarda la capacità delle macchine di produrre parole, ma la loro capacità di attribuire significato alle parole stesse. Il tema è semplice da formulare e difficile da risolvere: capire davvero una lingua. Roberto Navigli, professore della Sapienza di Roma, uno dei maggiori esperti mondiali di elaborazione del linguaggio naturale, creatore di BabelNet e promotore del progetto Minerva, parte da una domanda che sembra quasi banale nell’epoca di ChatGPT, Claude e Gemini: i modelli linguistici comprendono davvero ciò che scrivono?

Focus. Il caso Fable: quando un’AI può essere spenta da Washington e l’Europa scopre di non avere il telecomando

Il blocco lampo di Claude Fable 5 e Mythos 5 da parte del governo Usa non è (solo) una storia di cybersecurity. È la prova generale di un futuro in cui l’accesso ai modelli di frontiera diventa leva geopolitica e l’Europa, Italia compresa, si ritrova spettatrice di un film a cui non ha contribuito neanche alla stesura del copione.

Il richiamo di Wall Street: perché l’Europa tech continua a fare le valigie

Da Wise a Spotify, da Bending Spoons a Newcleo: il flusso di aziende europee verso il Nasdaq non si è mai fermato. E mentre Piazza Affari aspetta nuove quotazioni, gli Stati Uniti continuano a fare incetta di campioni continentali.

Milano, un edificio moderno e funzionale tra corso Como e la stazione Garibaldi, all’ombra dei grattacieli di Porta Nuova. Qui ha sede Bending Spoons, gruppo che possiede app usate da centinaia di milioni di persone nel mondo. Proprio in questo mese di giugno 2026 ha depositato alla Sec il modulo F-1. Destinazione: Nasdaq. Valutazione attesa: 20 miliardi di dollari. Non una start-up qualunque, dunque, che, al momento di scegliere dove crescere sul mercato pubblico, guarda oltre l’Atlantico.

Softbank investe 7575 miliardi di euro per costruire una vasta rete di data center dedicati all’AI in Francia

SoftBank punta sulla Francia da 75 miliardi: la nuova geografia dell’AI europea passa dai data center nucleari

L’Europa dell’intelligenza artificiale si gioca tra gigawatt, diplomazia e ambizioni industriali. E Parigi si prende la scena mentre il resto del continente prende appunti

La corsa all’intelligenza artificiale non si misura più in modelli. Si misura in data center. E in Francia, a quanto pare, qualcuno ha deciso che il futuro dell’AI può passare anche da Dunkerque, dove il vento del Mare del Nord incontra progetti infrastrutturali da scala quasi industriale novecentesca, solo con più GPU e meno carbone. SoftBank ha annunciato fino a 75 miliardi di euro di investimenti per costruire una vasta rete di data center dedicati all’AI.

Google AI Overviews e il diritto di dire no: la Gran Bretagna apre una nuova partita tra editori e intelligenza artificiale

Dopo le accuse sullo scraping e l’uso non autorizzato dei contenuti, il Regno Unito introduce il diritto all’opt-out dalle sintesi AI di Google. Una svolta che potrebbe cambiare il rapporto tra piattaforme, traffico e informazione.

Prima è arrivata la battaglia sui dati. Poi quella sul copyright. Adesso il confronto tra editori e intelligenza artificiale si sposta su un terreno ancora più delicato: il traffico.

Perché se la prima domanda era chi possiede i contenuti utilizzati per addestrare i modelli AI, la seconda riguarda chi beneficia economicamente delle informazioni una volta che quelle stesse tecnologie iniziano a rispondere direttamente ai lettori.

Dagli editori arriva una nuova offensiva contro lo scraping dei contenuti

Dal New York Times alla CNN, torna al centro lo scontro tra intelligenza artificiale e copyright. Al centro della disputa non c’è la tecnologia, ma il valore economico delle informazioni che la alimentano.

Per anni internet ha vissuto una sorta di patto non scritto: gli editori producevano contenuti, i motori di ricerca li indicizzavano e i lettori trovavano le informazioni. Tutti, più o meno, ottenevano qualcosa in cambio. L’arrivo dell’intelligenza artificiale generativa ha cambiato questo equilibrio.

Oggi il contenuto non viene soltanto trovato. Viene letto, elaborato, sintetizzato e trasformato in nuove risposte prodotte da sistemi che sempre di più andranno a sostituire, almeno in parte, la visita alla fonte originale. Ed è proprio qui che si sta consumando una delle battaglie più importanti dell’economia digitale.

Data center, due mondi a confronto: New York frena, la Lombardia accelera sulla corsa all’AI

Un anno di stop ai nuovi data center da una parte dell’Atlantico. Sette miliardi di euro di nuovi investimenti dall’altra. La distanza tra New York e Milano non si misura soltanto in chilometri, ma anche in megawatt. Mentre lo Stato di New York discute una moratoria di dodici mesi sulla costruzione di nuovi data center, una decisione che potrebbe diventare il primo precedente del genere negli Stati Uniti, la Lombardia continua ad attirare investimenti record destinati a sostenere l’espansione dell’intelligenza artificiale, del cloud e dell’economia digitale.

Due approcci diversi alla stessa domanda: quanto siamo disposti a pagare, in termini energetici e territoriali, per alimentare la rivoluzione dell’AI?

Barry Smith smonta il mito della superintelligenza: “La vera bolla potrebbe essere l’AI stessa”

Da almeno due anni l’intelligenza artificiale viene raccontata come una rivoluzione inevitabile e totale. Una forza destinata a riscrivere economia, lavoro, istruzione e persino il significato dell’essere umano. Nel racconto dominante manca soltanto la colonna sonora hollywoodiana, perché il resto sembra già pronto: macchine sempre più intelligenti, AGI in arrivo, produttività esplosiva e una nuova era tecnologica capace di cambiare tutto.

Poi arriva Barry Smith e, con la calma di un filosofo che da decenni studia dati, linguaggio e sistemi cognitivi, smonta gran parte della narrazione dominante senza bisogno di toni apocalittici o slogan anti-tech.

Il Nobel per l’Economia Pissarides controcorrente: nell’era dell’AI vincono empatia, creatività e pensiero critico

Gli esperti del mercato del lavoro negli ultimi anni ci hanno ripetuto una formula diventata quasi religiosa: studiate materie scientifiche, imparate a programmare, diventate ingegneri dei dati e il futuro sarà vostro. Poi arriva Christopher Pissarides, premio Nobel per l’Economia, e dal palco del Teatro Sociale di Trento, in occasione del Festival dell’Economia, rimette elegantemente tutto in discussione. Non demolendo il valore della tecnologia, anzi. Ma ricordando qualcosa che nel dibattito sull’intelligenza artificiale spesso viene dimenticato: le macchine possono imitare molte competenze tecniche, molto meno quelle profondamente umane.

Giorgio Parisi, Leone XIV e l’intelligenza artificiale: tra complessità, responsabilità e il confine sottile del potere algoritmico

Nel dialogo sempre più fitto tra scienza, etica e dottrina sociale, Giorgio Parisi offre una chiave di lettura particolarmente rigorosa dell’enciclica Magnifica humanitas di Papa Leone XIV. Nell’interpretazione che emerge dall’intervista pubblicata dal Corriere della Sera a firma di Massimo Sideri, il premio Nobel per la Fisica non si limita a commentare un testo teologico, ma lo usa come occasione per tornare su una domanda fondamentale: cosa significa governare sistemi che apprendono dal mondo senza comprenderlo?

Considerazioni finali Bankitalia 2026: Panetta scuote l’Italia tra guerra energetica, AI e produttività ferma al palo

Ogni anno le Considerazioni finali del governatore della Banca d’Italia rappresentano una sorta di rito laico della Repubblica. Una liturgia economica fatta di numeri, avvertimenti e diplomazia lessicale, dove le parole vengono pesate quasi quanto i decimali del PIL. Stavolta, però, il messaggio di Fabio Panetta ha avuto un tono diverso. Più urgente, più politico, quasi esistenziale. Perché il 2026 non somiglia a nessun altro anno recente.

Anthropic sbarca a Milano: l’Italia diventa improvvisamente interessante nello scenario globale dell’AI

L’Italia è sempre stata raccontata come il Paese dove la tecnologia arriva con un leggero ritardo narrativo. Oggi sembra che qualcosa stia cambiando. Anthropic, una delle aziende più potenti e strategicamente importanti dell’intero ecosistema globale dell’AI, ha deciso di aprire un ufficio italiano a Milano. E il dettaglio interessante non è soltanto geografico. È industriale.

Industria. L’Europa si è svegliata in ritardo e la realtà parla cinese

Transizione ecologica, sostenibilità, neutralità climatica e regolamentazione digitale. Sono questi i temi di cui abbiamo discusso in Europa negli ultimi anni con la serenità di chi immagina che la globalizzazione sia una specie di servizio automatico sempre disponibile. Poi le fabbriche potevano chiudere lentamente, la produzione industriale poteva spostarsi altrove, l’energia poteva diventare più costosa e la burocrazia più sofisticata. In fondo il vecchio continente restava convinto di essere ancora il centro gravitazionale dell’economia mondiale.

Poi è arrivata la realtà. E la realtà, ultimamente, parla soprattutto cinese.

Meta One: Facebook, Instagram e WhatsApp diventano “Plus”. E improvvisamente anche i social scoprono gli abbonamenti

Per anni Mark Zuckerberg ha difeso un principio molto semplice: i social network funzionano meglio quando sono gratuiti, giganteschi e alimentati dalla pubblicità. Una filosofia che ha trasformato Meta in una macchina industriale capace di monetizzare ogni scroll, ogni like e probabilmente anche ogni momento in cui apriamo Instagram “solo per cinque minuti” prima di perdere il controllo del tempo.

Adesso però qualcosa sta cambiando. E il dettaglio interessante non è tanto il prezzo degli abbonamenti appena annunciati da Meta, quanto il fatto stesso che esistano.

Jeff Bezos, l’AI e la nuova ideologia della produttività: perché il fondatore di Amazon pensa che il lavoro umano diventerà “più potente”

Per capire davvero come la Silicon Valley stia immaginando il futuro dell’intelligenza artificiale, conviene ascoltare Jeff Bezos quando smette di parlare da fondatore di Amazon e inizia a ragionare da architetto di sistemi economici. Nell’intervista rilasciata a CNBC, Bezos non difende semplicemente l’AI: difende una precisa idea di civiltà tecnologica, dove produttività, automazione, spazio, mercato e perfino filantropia finiscono dentro la stessa narrazione industriale.

Magnifica Humanitas: Leone XIV, abitare con responsabilità il tempo dell’intelligenza artificiale

La pubblicazione è avvenuta oggi, lunedì 25, ma la firma è del 15 maggio nel giorno in cui la Chiesa ricorda l’anniversario di un documento che cambiò la storia del pensiero sociale cattolico. Non è una coincidenza secondaria. Con Magnifica humanitas, la sua prima enciclica, Papa Leone XIV sceglie di collocarsi esplicitamente nel solco della Rerum novarum di Leone XIII, il testo del 1891 che per primo affrontò la questione operaia con gli strumenti della dottrina sociale. 135 anni dopo, l’erede dello stesso nome affronta la questione algoritmica. Il gesto è denso di significato: Prevost, il primo papa americano, ha scelto Leone come nome pontificio proprio richiamando quel predecessore che aveva saputo leggere la rivoluzione industriale con occhi pastorali. Ora tocca all’intelligenza artificiale.

L’intelligenza artificiale ha fame di energia: a Trento il futuro dei data center mette sotto pressione reti, clima e politica industriale

L’intelligenza artificiale sta già trasformando in profondità settori chiave come industria, ricerca, sanità, finanza e servizi digitali, ridefinendo processi produttivi, modelli decisionali e dinamiche del lavoro. Parallelamente però cresce anche il costo energetico di questa rivoluzione tecnologica, con data center e infrastrutture di calcolo sempre più energivori che pongono nuove sfide sul piano della sostenibilità e della sicurezza energetica.

Al Festival dell’Economia di Trento il dibattito sull’AI ha infatti cambiato prospettiva. Meno fascinazione per chatbot e algoritmi miracolosi, più attenzione a un dettaglio che dettaglio non è: tutta questa potenza di calcolo consuma enormi quantità di energia. Il vero carburante della rivoluzione digitale non sono più soltanto i dati, ma i gigawatt.

“Magnifica Humanitas”, la prima enciclica di Leone XIV porta l’AI dentro la dottrina sociale della Chiesa

Domani il Vaticano pubblicherà “Magnifica Humanitas”, la prima enciclica di Papa Leone XIV. Un testo destinato a segnare non soltanto il pontificato del Papa “americano”, ma probabilmente anche il modo in cui la Chiesa cattolica intende posizionarsi nell’epoca dell’intelligenza artificiale. Perché il documento non parlerà semplicemente di tecnologia. Parlerà di potere, dignità umana, automazione, guerra, lavoro e controllo sociale. In altre parole, parlerà del presente.

La Germania vuole l’AI sovrana ma con Google Cloud: il paradosso europeo firmato Thales

La sovranità digitale europea assomiglia sempre più a una partita a scacchi giocata usando pezzi americani. L’ultima mossa arriva da Thales, che ha annunciato una partnership strategica con Google Cloud per realizzare una nuova infrastruttura di cloud sovrano in Germania. Un progetto che punta a proteggere dati sensibili tedeschi dalle leggi extraterritoriali straniere utilizzando, contemporaneamente, una delle tecnologie cloud più americane disponibili sul mercato. Sì, il paradosso è esattamente questo.

L’alleanza che insegue i giganti: Italia e Serbia provano ad accelerare su supercalcolo, AI e quantum computing

Nel cuore di Belgrado, tra conferenze sull’innovazione e dichiarazioni che suonano più come promesse a lungo termine che come semplici protocolli diplomatici, Italia e Serbia hanno firmato un accordo che mette insieme supercalcolo, intelligenza artificiale, big data e quantum computing. Un insieme di parole che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato il menu di un film di fantascienza a basso budget e che oggi invece prova a diventare strategia industriale e scientifica concreta.

Trump e Xi a Pechino: il vertice dei sorrisi, degli accordi fantasma e della guerra tecnologica che non si ferma

Tre giorni di banchetti, passeggiate nei giardini imperiali e dichiarazioni entusiastiche. Ma i mercati hanno già dato il loro verdetto: meno 4% per Boeing, silenzio sui chip Nvidia e nessun accordo firmato. Benvenuti al più costoso show diplomatico del 2026.

Donald Trump ha lasciato Pechino con la stessa energia con cui un venditore porta a casa una cartella piena di brochure: tanto entusiasmo, pochi contratti firmati. “Accordi commerciali fantastici, ottimi per entrambi i Paesi”, ha dichiarato prima di salire sull’Air Force One. Fantastici, appunto. Nel senso etimologico del termine: appartenenti alla sfera della fantasia, almeno finché qualcuno non ne scriverà i dettagli su carta. La visita di Stato di tre giorni a Pechino, la prima di un presidente americano in Cina dopo nove anni, era attesa come una svolta nella relazione più importante e più pericolosa del pianeta. Il risultato concreto, al netto della retorica e delle passeggiate nei giardini di Zhongnanhai, è stato più vicino alla stabilizzazione di un equilibrio fragile che a una vera inversione di tendenza. E per chi segue da vicino la corsa tecnologica tra le due superpotenze, il bilancio è ancora più impietoso.

L’AI tra ricerca e innovazione: il paradosso della sanità digitale europea

Se vi dicessi che la stessa intelligenza artificiale capace di pianifiare il percorso del rover Perseverance su Marte (500.000 variabili, nessun margine d’errore, un progetto da 3,2 miliardi di dollari), fatica ancora a gestire le liste d’attesa di un ospedale di provincia, probabilmente ridereste. E invece è esattamente questo il paradosso che Andrea Pescino, CEO di Fusion AI Labs, ha messo al centro del suo intervento “From Research to Impact”, un evento che porta nel titolo stesso la sua ragione d’essere: come si fa a trasformare la ricerca in qualcosa che cambia davvero la realtà? E, soprattutto, perché l’AI funziona bene nei laboratori ma fatica negli ospedali?

Trump vola a Pechino: sul tavolo dazi, petrolio, Taiwan e il fantasma dell’Iran

Il 14 e 15 maggio il presidente americano incontrerà Xi Jinping nella capitale cinese per la prima visita di un leader USA in Cina dal 2017. Sul tavolo un po’ di tutto: commercio, energia, tecnologia e una guerra in Medio Oriente che cambia le carte in gioco.

Mancano pochi giorni e i SUV blindati Suburban del Secret Service sono già arrivati a Pechino su aerei da trasporto C-17, la “Bestia” presidenziale è in viaggio, e Donald Trump, che su Truth ha già definito il prossimo incontro con Xi Jinping “un evento epocale”, è pronto a rimettere piede in Cina per la prima volta da quando era presidente nel 2017. Il vertice, a lungo ritardato e originariamente previsto per marzo 2026, è stato finalizzato, salvo colpi di scena dell’ultimo minuto, per il 14 e 15 maggio: Trump si recherà a Pechino per incontrare Xi Jinping in quello che si preannuncia come uno dei bilaterali più carichi di tensione, aspettative e dossier irrisolti degli ultimi anni.

Ue-Cina, lo scontro sull’Industrial Acceleration Act: Bruxelles vuole il suo Made in Europe, Pechino grida al protezionismo

Nelle ultime due settimane la temperatura nei rapporti tra Bruxelles e Pechino è salita parecchio. Al centro del braccio di ferro c’è l’Industrial Acceleration Act, la proposta della Commissione europea presentata lo scorso mese di marzo per riportare l’industria al 20% del Pil continentale entro il 2035. Un’ambizione che suona quasi nostalgica per un’Europa che ha visto la propria quota manifatturiera scendere al 14,3%, ma che Pechino considera un attacco diretto al suo modello di esportazioni.

Stellantis-Leapmotor, il SUV elettrico made in Spain e il dubbio europeo: partnership o cavallo di Troia cinese?

Saragozza festeggia. Madrid osserva. Pechino sorride con discrezione. Stellantis e Leapmotor hanno annunciato l’intenzione di ampliare la loro partnership strategica con un nuovo tassello industriale: un SUV elettrico Opel di segmento C prodotto nello storico stabilimento di Saragozza, insieme al modello B10 di Leapmotor. Il progetto viene presentato come una combinazione virtuosa tra ingegneria tedesca, rete industriale europea e tecnologie cinesi capaci di accelerare tempi e ridurre costi.

La narrazione ufficiale è chiara. E anche molto ordinata: più accessibilità economica; più velocità nello sviluppo; più modelli elettrici; più occupazione negli impianti spagnoli; più produzione in Europa. In sintesi, il classico accordo in cui tutti vincono, sorridono e rilasciano dichiarazioni calibrate al millimetro.

Poi arriva la domanda meno comoda: chi controlla davvero il valore industriale dell’auto elettrica europea?

Dazi, rinvii e nervi tesi: l’Europa tratta con Trump mentre l’auto teme il 25%

Fumata nera a Bruxelles. L’intesa commerciale tra Unione Europea e Stati Uniti, discussa nel formato interistituzionale che riunisce Consiglio, Commissione ed Eurocamera, non è arrivata. Il via libera slitta. Bruxelles, però, promette tempi rapidi e indica una nuova scadenza: 19 maggio. Il calendario, in questi casi, è una forma di diplomazia.

Bruxelles alleggerisce l’AI Act, Washington sbuffa: l’Omnibus apre un nuovo fronte digitale

Bruxelles ha votato all’alba. Washington ha storto il naso poco dopo. La scena, in fondo, è familiare: l’Europa scrive regole, l’America misura i costi, le Big Tech contano i commi. Il nuovo pacchetto Omnibus sull’intelligenza artificiale, approvato dall’Unione Europea come intervento di semplificazione dell’AI Act, nasce con una promessa lineare. Meno burocrazia, più competitività. È il messaggio rilanciato da Roberta Metsola e Ursula von der Leyen, che hanno salutato l’intesa come un equilibrio tra innovazione e tutele, tra crescita industriale e protezione dei cittadini.

La formula è elegante. La realtà, come spesso accade a Bruxelles, ha più pieghe.

L’Europa rinvia l’AI Act e alza il muro contro i deepfake sessuali

Bruxelles ha chiuso all’alba. I palazzi europei, a quell’ora, hanno sempre un’aria un po’ teatrale: qualche luce accesa, corridoi quasi vuoti, tazze di caffè dimenticate sui tavoli, comunicati limati all’ultima riga. Questa volta il tema era l’intelligenza artificiale, che in Europa riesce spesso nel raro prodigio di sembrare futuristica e notarile nello stesso momento.

L’accordo raggiunto tra Parlamento e Consiglio sul pacchetto Omnibus digitale muove due leve precise. Da una parte irrigidisce le tutele contro i deepfake sessuali. Dall’altra rinvia alcuni degli obblighi più pesanti previsti dall’AI Act. Protezione e pausa: il titolo politico è questo.

Papa Leone XIV e l’intelligenza artificiale: un anno di pontificato agostiniano nell’era dei modelli linguistici

Dal “Cor inquietum” di Agostino alle GPU: come il primo Papa americano sta ridefinendo il rapporto tra Chiesa, tecnologia e dignità umana.

Esattamente un anno fa, l’8 maggio 2025, dalla Loggia Centrale delle Benedizioni di San Pietro si affacciava per la prima volta Robert Francis Prevost, il primo pontefice statunitense della storia e il primo agostiniano a sedersi sulla cattedra di Pietro. La sua prima parola al mondo fu “pace”. La seconda cosa che il mondo imparò di lui fu che si chiamava Leone XIV. E fu in quel preciso momento che qualcuno, nei corridoi della Santa Sede ma anche nelle redazioni di mezzo mondo, cominciò a domandarsi: Leone come Leone XIII, il Papa della “Rerum Novarum”? Sì, esattamente. Il segnale era inequivocabile, e per chi si occupa di tecnologia e innovazione era un segnale molto, molto interessante.

Sovranità digitale senza autarchia: perché l’Europa deve diventare indispensabile

La sovranità digitale è una di quelle espressioni che tutti usano e pochi definiscono davvero. Suona bene nei convegni, fa la sua figura nei documenti strategici e permette a molti di annuire con aria grave. Roberto Baldoni, Senior Advisor for Technology and Cybersecurity Policy presso l’Ambasciata d’Italia negli Stati Uniti, prova invece a rimettere il concetto con i piedi per terra. E la prima notizia è che non significa chiudersi in casa a costruire da soli ogni chip, ogni server e ogni software come se fossimo nel Novecento con il modem analogico.

L’Algoritmo è il nuovo Cesare? Verità e paradossi sul potere degli Influencer

Cosa succede quando due giornalisti Rai, cresciuti nell’etica dell’informazione analogica e della verifica delle fonti, decidono di calarsi nelle viscere della comunicazione digitale? Il risultato, raccontato nel libro “L’Influenza degli Influencer”, somiglia al “Viaggio al centro della Terra” di Jules Verne. Emanuela Ronzitti e Daniele Morgera si muovono come esploratori ottocenteschi in un ecosistema dove i confini tra vero e falso sono evaporati, ponendo una domanda che scuote le fondamenta della nostra cultura: chi comanda davvero in questa nuova realtà? È l’individuo col suo talento, è la qualità del contenuto o siamo davanti alla dittatura di un calcolo matematico invisibile? Il dibattito che ne scaturisce non è solo tecnico, ma un vero e proprio scontro tra l’umanesimo culturale e quello che potremmo definire “nichilismo digitale”.

Epifani: il lavoro non sparisce, cambia indirizzo e dobbiamo smettere di inseguirlo con la paura

1° maggio, festa del lavoro. Occasione perfetta per fare una cosa che in Italia riesce sempre benissimo: discutere di lavoro come se fosse già scomparso. L’intelligenza artificiale, nel frattempo, osserva in silenzio e continua a fare il suo mestiere, che non è quello di sostituire gli esseri umani ma, molto più banalmente e molto più scomodamente, quello di costringerli a ripensarsi.

Secondo Stefano Epifani, Presidente della Fondazione per la Sostenibilità Digitale, la parola chiave, se si vuole capire davvero cosa sta accadendo, non è “sostituzione”, ma “redistribuzione”. E già qui si capisce perché il dibattito si inceppa: la prima parola fa paura ma è semplice, la seconda è più precisa ma implica responsabilità.

Pioggia di miliardi su Anthropic: quando Google e Amazon si sfidano a colpi di assegni

Sessantacinque miliardi di dollari in pochi giorni: la startup di Claude diventa il nuovo campo di battaglia tra i giganti del cloud, mentre OpenAI osserva con crescente nervosismo.

La settimana scorsa, Anthropic era “soltanto” una delle startup più promettenti nel panorama dell’intelligenza artificiale. Oggi, con 65 miliardi di dollari di investimenti annunciati in meno di una settimana, l’azienda fondata dai fratelli Amodei si ritrova al centro di quella che potrebbe essere definita la più costosa partita a scacchi della storia della Silicon Valley.

Cohere si mangia Aleph Alpha: nasce il colosso transatlantico dell’AI da 20 miliardi che promette sovranità con passaporto canadese

La canadese Cohere ha appena chiuso l’acquisizione della tedesca Aleph Alpha, trasformando due protagonisti dell’intelligenza artificiale in un unico gruppo valutato attorno ai 20 miliardi di dollari. L’annuncio è arrivato giusto ieri, venerdì 24 aprile, da Berlino, con tanto di conferenza stampa presieduta dal ministro tedesco per il digitale Karsten Wildberger e dal suo omologo canadese Evan Solomon. Sebbene i manager parlino di “fusione”, i numeri raccontano una storia più diretta: Cohere, la parte più grande, incassa circa il 90% del nuovo soggetto, mentre gli azionisti di Aleph Alpha si accontentano del 10%. Un dettaglio che rende l’operazione una vera e propria scalata travestita da matrimonio d’amore tra continenti.

Sovranità digitale o dipendenza strategica? Il Regno Unito scopre il lato oscuro della Silicon Valley

Qualcuno a Westminster ha iniziato a farsi una domanda piuttosto scomoda: quanto è davvero autonoma la difesa britannica se i dati, il vero carburante delle operazioni moderne, passano sempre più spesso per piattaforme americane? Non è un dibattito accademico, ma una questione che tocca nervi scoperti tra sicurezza nazionale, tecnologia e geopolitica.

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