L’intelligenza artificiale è ormai il terreno su cui si misura la sovranità economica del XXI secolo. Per anni l’Europa ha osservato l’accelerazione di Stati Uniti e Cina oscillando tra regolazione, prudenza e frammentazione degli investimenti. Oggi il dibattito sta cambiando rapidamente e uno dei volti più autorevoli di questa trasformazione è Anne Bouverot, manager, stratega e figura chiave della politica francese sull’intelligenza artificiale. Il suo ruolo va ben oltre quello di semplice consulente governativo: rappresenta la sintesi tra ricerca, industria, geopolitica e innovazione, con l’obiettivo di costruire una terza via europea capace di competere senza imitare i modelli dominanti della Silicon Valley o quelli sostenuti dallo Stato cinese.
Negli ultimi due anni Bouverot è diventata uno dei principali punti di riferimento della strategia tecnologica promossa dal presidente Emmanuel Macron. In qualità di inviata speciale per l’intelligenza artificiale ha coordinato l’AI Action Summit, ospitato al Grand Palais di Parigi nel febbraio 2025, un evento che ha riunito capi di Stato, imprese, università e organizzazioni internazionali con un messaggio molto preciso: l’Europa non può limitarsi a regolamentare l’AI, deve imparare a costruirla. Il summit ha cercato di delineare una “terza via”, fondata su apertura, cooperazione internazionale, trasparenza e valori democratici, evitando sia il modello ultra-commerciale statunitense sia quello fortemente centralizzato cinese.









