Autore: Rivista AI Research Pagina 1 di 10

OpenAI usa i propri modelli per identificare un dipendente accusato di aver nascosto un registratore in una sala riunioni riservata

La notizia mette in luce un aspetto delicato della sicurezza nell’industria dell’intelligenza artificiale: un’azienda che sviluppa modelli destinati a trasformare il lavoro e la gestione delle informazioni afferma di aver utilizzato proprio quei modelli per contribuire a identificare una possibile minaccia interna. Secondo il resoconto fornito, un ingegnere di OpenAI sarebbe stato arrestato negli Stati Uniti con l’accusa di aver collocato un dispositivo di registrazione audio cifrato in una sala riunioni riservata della società a San Francisco. L’indagine riguarda presunte intercettazioni di conversazioni orali, mentre le autorità federali valutano il caso anche per la sensibilità delle informazioni che sarebbero state esposte.

Occorre mantenere una distinzione fondamentale: un arresto e un’imputazione non equivalgono a una condanna. Le circostanze descritte nella denuncia penale rappresentano le contestazioni degli investigatori, non fatti definitivamente accertati da un tribunale. Anche il ruolo effettivo dei modelli di OpenAI nell’identificazione del sospettato rimane da chiarire, perché la società non avrebbe specificato quali dati siano stati analizzati, quali strumenti siano stati impiegati e quanto il loro contributo sia stato determinante rispetto alle altre prove raccolte.

Bill Gates lancia l’allarme sull’intelligenza artificiale, tra rischio biologico e fine del lavoro come lo conosciamo

Bill Gates ha cambiato tono. L’uomo che ha contribuito a costruire l’industria informatica moderna, trasformando Microsoft in una delle aziende più influenti della storia economica contemporanea, oggi descrive l’intelligenza artificiale con una preoccupazione che va ben oltre le cautele abituali dei leader tecnologici. Il punto non è che le macchine diventeranno più intelligenti degli esseri umani, eventualità discussa dalla ricerca informatica fin dai tempi di Alan Turing, ma che le loro capacità operative stiano crescendo più rapidamente della capacità delle istituzioni di comprenderle e governarle. Nell’intervista dedicata ai rischi dell’IA, Gates sostiene che l’umanità abbia già raggiunto soglie pericolose nella sicurezza informatica e nella ricerca biologica, mentre il dibattito pubblico continua a essere dominato dalla competizione industriale e dalla rivalità strategica fra Stati Uniti e Cina.

Meta lancia MUSE Wonder e Wonder Full, la memoria diventa il nuovo terreno di scontro con OpenAI e Anthropic

Meta accelera nella corsa ai modelli di intelligenza artificiale con Muse Wonder e Muse Wonder Full, due sistemi che Mark Zuckerberg presenta come un passo decisivo verso la cosiddetta superintelligenza personale. L’annuncio arriva dopo Muse Spark, il primo modello sviluppato dalla riorganizzata Meta Superintelligence Labs, e conferma un cambiamento strategico che riguarda tanto la tecnologia quanto il modello di business: l’azienda che aveva costruito una parte importante della propria reputazione sull’apertura dei modelli Llama sta puntando sempre più su prodotti proprietari, servizi a pagamento e agenti capaci di operare in modo continuativo per conto degli utenti. La Silicon Valley ama chiamare queste transizioni rivoluzioni; nei bilanci, più prosaicamente, si traducono in investimenti da recuperare, quote di mercato da conquistare e costi infrastrutturali che non possono essere saldati con le sole dichiarazioni di intenti.

L’intelligenza artificiale sostiene la crescita mondiale, ma il dividendo economico si concentra in Asia

L’intelligenza artificiale sta diventando uno dei principali motori della crescita economica mondiale, proprio mentre una nuova crisi energetica minaccia di rallentare consumi, investimenti e produzione industriale. Il Fondo monetario internazionale ha individuato in questa contrapposizione uno degli elementi decisivi per comprendere l’economia del 2026. Intervenendo a Bangkok il 12 ottobre, in occasione delle riunioni annuali del FMI e della Banca Mondiale, la direttrice generale Kristalina Georgieva ha spiegato che la spesa per le infrastrutture dell’intelligenza artificiale sta contribuendo a mantenere l’espansione globale intorno al 3%, compensando almeno in parte gli effetti negativi dello shock energetico provocato dal conflitto in Medio Oriente. Il giorno successivo, la pubblicazione del nuovo World Economic Outlook ha portato la previsione di crescita mondiale per il 2026 al 3,1%, rispetto al 3% stimato a luglio, un aggiornamento positivo ma insufficiente a cancellare le vulnerabilità strutturali dell’economia internazionale. descrive così una congiuntura nella quale la tecnologia sostiene la produzione aggregata senza garantire una distribuzione altrettanto equilibrata dei benefici.

Vedi https://www.imf.org/en/publications/weo

DeepSeek supera i big americani su OpenRouter. L’AI open-weight conquista i token, ma non ancora i ricavi

In una settimana i modelli DeepSeek hanno elaborato più token su OpenRouter di quelli di OpenAI, Google, Anthropic e xAI messi insieme. È il segnale di una trasformazione del mercato dell’intelligenza artificiale, nella quale i modelli cinesi guadagnano terreno grazie a costi competitivi e maggiore libertà di distribuzione. Ma il volume di utilizzo racconta soltanto una parte della storia: il valore economico continua a concentrarsi altrove.

Zuckerberg investe 1,8 miliardi nella biologia predittiva: Meta, Google e NIH puntano alla cellula virtuale

Mark Zuckerberg ha scelto il Treehouse Hotel di Sunnyvale, nel cuore della Silicon Valley, per rilanciare una delle ambizioni più radicali della ricerca biomedica contemporanea. Davanti a circa cento dirigenti tecnologici, scienziati e accademici, il fondatore di Meta ha ricordato come, quasi dieci anni fa, lui e la moglie Priscilla Chan avessero avviato il progetto oggi conosciuto come Biohub con un obiettivo che allora sembrava appartenere più alla fantascienza che alla pianificazione scientifica: prevenire e curare tutte le malattie entro la fine del secolo. «Molti ci hanno guardato con scetticismo», ha raccontato Zuckerberg, osservando che i progressi dell’intelligenza artificiale stanno modificando la percezione di ciò che è tecnologicamente possibile. La nuova iniziativa annunciata il 7 ottobre 2026 porta questa visione su un terreno più concreto, con un impegno complessivo dichiarato di 1,8 miliardi di dollari in finanziamenti, dati, capacità computazionale e tecnologie di misurazione biologica. Il progetto coinvolge Biohub, il Dipartimento dell’Energia statunitense, i National Institutes of Health e tre importanti protagonisti dell’intelligenza artificiale applicata alla scienza: Meta, Google DeepMind e Isomorphic Labs. Fonte ufficiale: Biohub.

Il debito dell’AI cerca nuovi compratori. Le banche iniziano a trasferire il rischio dei data center

Il finanziamento delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale entra in una fase più selettiva. Il caso dei 38 miliardi di dollari di prestiti legati ai data center utilizzati da Oracle mostra quanto sia complesso distribuire esposizioni di queste dimensioni. Intanto le banche studiano strumenti per ridurre la concentrazione del rischio e gli investitori chiedono condizioni più favorevoli. Il problema non è soltanto trovare i capitali per costruire i data center, ma stabilire chi sarà disposto a detenerne il debito e a quale prezzo.

Microsoft porta l’AI fuori dal cloud e dentro i PC Windows, sfidando il modello del Mac Mini

Microsoft sta accelerando una delle trasformazioni più interessanti dell’informatica personale: spostare una parte crescente dell’intelligenza artificiale dal cloud al computer dell’utente. La nuova iniziativa presentata dall’azienda punta infatti a costruire una piattaforma Windows capace di eseguire localmente modelli AI sempre più sofisticati, sfruttando soprattutto GPU Nvidia, con un obiettivo dichiarato che ha una forte valenza economica: ridurre il costo dell’inference. Dopo anni nei quali il paradigma dominante è stato “manda tutto al data center”, Microsoft sembra aver riscoperto una verità piuttosto antica dell’informatica: qualche volta è più conveniente far lavorare il computer che pagare qualcun altro perché lo faccia.

L’Europa trasferisce 264 miliardi di euro l’anno al digitale americano mentre cloud e software rincarano dell’8,7%

La cifra è abbastanza grande da sembrare un errore contabile: secondo Asterès, le organizzazioni europee spendono circa 400 miliardi di euro l’anno in software e servizi cloud per uso professionale e circa 330 miliardi, pari all’83%, finiscono presso aziende statunitensi. Di questi, circa 264 miliardi rappresentano valore che, secondo la metodologia dello studio, beneficia direttamente l’economia americana. È una stima, non una voce ufficiale della bilancia commerciale europea, ed è importante dirlo perché le statistiche tradizionali sui flussi digitali sono rese particolarmente difficili dalle strutture societarie internazionali e dalla contabilizzazione dei ricavi. Ma proprio perché si tratta di una stima economica costruita attraverso dati di mercato, interviste ai responsabili IT e modelli macroeconomici, il dato va letto per quello che è: un ordine di grandezza della dipendenza, non un numero certificato al centesimo.

Il confronto con la bolletta energetica europea è quindi efficace come immagine economica, ma va formulato con cautela. Il Cigref stesso ha osservato che i 264 miliardi di euro trasferiti ogni anno verso l’industria digitale americana sono dello stesso ordine di grandezza della fattura energetica dell’Unione europea. Non significa che l’Europa paghi esattamente 264 miliardi di energia e 264 miliardi di cloud americano, né che le due categorie siano statisticamente equivalenti. Significa qualcosa di più interessante: una spesa digitale ormai strutturale ha raggiunto una dimensione macroeconomica paragonabile a quella di una delle principali dipendenze strategiche tradizionalmente associate alla sicurezza economica europea. L’Europa ha passato decenni a discutere di petrolio, gas e materie prime mentre costruiva silenziosamente una nuova dipendenza, questa volta fatta di licenze, API, sistemi operativi, piattaforme cloud, database e sottoscrizioni SaaS.

Anthropic taglia del 90% il prezzo di Claude Haiku 5.5 e porta i piccoli modelli nel territorio degli agenti

Anthropic ha rilasciato Claude Haiku 5.5, completando la propria famiglia di modelli 5.5 con una mossa che dice molto più sul futuro dell’AI applicata di quanto suggerisca il rituale comunicato stampa. Il nuovo modello costa 0,10 dollari per un milione di token in input e 0,50 dollari per un milione di token in output per prompt fino a 100.000 token, contro 1 e 5 dollari di Haiku 4.5. La riduzione arriva quindi al 90% sui prompt più comuni, mentre Anthropic stima un risparmio medio intorno al 75%, considerando la distribuzione reale delle richieste e la diversa tokenizzazione. (vedi Anthropic)

Il punto economicamente interessante non è tuttavia il prezzo assoluto, già molto basso, ma il rapporto tra prezzo e capacità. Haiku 5.5 è stato progettato per lavori ad alto volume e bassa latenza, come classificazione, sintesi, compattazione del contesto, interrogazioni a database, routing delle richieste, customer service e utilizzo del browser. È la fascia di lavoro nella quale le aziende possono finalmente permettersi di far girare modelli continuamente senza dover convocare il CFO ogni volta che un agente decide di leggere un documento lungo. Anthropic lo presenta esplicitamente come un modello da affiancare a Sonnet 5.5 e Opus 5.5 come subagente, una distinzione architetturale importante perché sposta il dibattito dal modello singolo alla composizione di sistemi di modelli specializzati.

OpenAI inserisce la pubblicità dentro le immagini generate da ChatGPT

OpenAI sta compiendo un passaggio che, per il mercato pubblicitario, vale più del semplice arrivo di un nuovo formato creativo. Il 5 ottobre ha annunciato il test di annunci visivi all’interno di ChatGPT, inizialmente negli Stati Uniti e a partire dalla fine di ottobre, durante l’esperienza di generazione delle immagini. Gli annunci saranno chiaramente contrassegnati e resteranno separati dall’immagine richiesta dall’utente. OpenAI precisa inoltre che la pubblicità non influenzerà le risposte di ChatGPT.

OpenAI produce 722 manoscritti matematici. Ora il problema è chi può verificarli

OpenAI pubblica 722 manoscritti matematici generati da un modello interno ancora segreto

OpenAI ha appena trasformato una delle questioni più delicate dell’intelligenza artificiale scientifica in un esperimento su scala industriale: 722 manoscritti matematici, organizzati in 372 famiglie di risultati, prodotti da un modello interno che l’azienda non ha ancora reso disponibile al pubblico. La pubblicazione è arrivata il 6 ottobre e riguarda centinaia di problemi aperti in numerose aree della matematica. Non si tratta quindi semplicemente di un nuovo benchmark presentato con qualche grafico ben illuminato, ma di una quantità di materiale sufficiente a porre una questione molto più scomoda: che cosa succede quando un laboratorio privato comincia a produrre matematica a una velocità che il sistema accademico non è strutturato per verificare?

Anthropic apre Claude alla cybersecurity con tre livelli di accesso

Anthropic ha appena trasformato il proprio approccio alla cybersecurity in qualcosa di più strutturato di un semplice programma per ricercatori. Il 6 ottobre 2026 la società ha annunciato l’espansione del Cyber Verification Program, creando tre livelli di accesso alle capacità cyber dei modelli Claude: Defense Access, Red Team Access e Specialized Access. La differenza non è cosmetica. Anthropic sta costruendo una vera e propria politica di autorizzazione graduata per una tecnologia che può essere utilizzata tanto per trovare e correggere vulnerabilità quanto per riprodurre, in condizioni controllate, alcune delle attività di un attaccante.

Mistral large 4 porta “le chonk” nella strategia di sovranità ai francese

Mistral ha scelto un nome quasi caricaturale per una macchina che, dal punto di vista industriale, è tutt’altro che uno scherzo. Mistral Large 4, presentato il 6 ottobre 2026 e soprannominato “Le Chonk”, è un modello multimodale Mixture-of-Experts da oltre un trilione di parametri complessivi, progettato per combinare ragionamento, coding, capacità agentiche e comprensione di immagini e documenti. Nell’annuncio iniziale Mistral indica 49 miliardi di parametri attivi, mentre la documentazione tecnica pubblicata contestualmente riporta 52 miliardi attivi su 1,05 trilioni complessivi. È una differenza che merita di essere registrata, non drammatizzata: l’architettura è evidentemente ancora oggetto di aggiornamento mentre il modello continua il reinforcement learning. La sostanza, comunque, è chiara: una gigantesca capacità parametrica viene utilizzata attraverso una frazione degli esperti disponibili, riducendo il costo computazionale di ogni singola inferenza.

L’AI cinese va in Borsa. Dopo DeepSeek, parte la nuova corsa al capitale

DeepSeek sta raccogliendo almeno 12 miliardi di dollari prima di una possibile quotazione, Moonshot prepara Hong Kong dopo aver raggiunto una valutazione di 50 miliardi e Kling AI ha già scelto le banche per il proprio debutto. Dopo le IPO di Z.AI e MiniMax, la corsa cinese all’intelligenza artificiale entra in una nuova fase: quella in cui anche l’efficienza dei modelli deve fare i conti con il costo crescente di compute, chip, talenti e infrastrutture.

Sam Altman dice che qualche danno dell’AI è un prezzo accettabile, mentre la sicurezza di OpenAI chiede regole da centrale nucleare

Sam Altman ha appena pronunciato una frase che, nel mercato dell’intelligenza artificiale, dovrebbe essere molto più importante di qualsiasi demo di un nuovo modello: il mondo dovrà accettare che alcune cose negative accadano per ottenere i benefici dell’AI. Tra queste, secondo quanto riportato da POLITICO, ci sono anche attacchi informatici significativi e truffe. Il ragionamento di Altman è lineare nella sua brutalità economica: se l’intelligenza artificiale produce nel complesso molto più bene che male, renderla accessibile a tutti resta preferibile a costruire un sistema talmente restrittivo da impedire anche gli utilizzi positivi. La questione interessante, naturalmente, non è stabilire se Altman abbia ragione o torto. È capire chi decide quanto danno siamo disposti ad accettare quando il prodotto in questione è anche una delle infrastrutture tecnologiche più potenti mai distribuite su scala globale.

Amazon mette 8 miliardi di chip Nvidia in uno SPV. Ora anche le GPU diventano finanza

Dopo i data center, tocca ai chip. Amazon sta discutendo con investitori un’operazione che trasferirebbe circa 8 miliardi di dollari di GPU Nvidia Grace Blackwell in uno special purpose vehicle, finanziato attraverso debito collocato presso soggetti esterni. I chip, già installati in oltre una dozzina di data center distribuiti in almeno cinque Stati americani, continuerebbero a essere utilizzati da Amazon attraverso un contratto di leaseback. La società potrebbe mantenere fino al 10% dell’equity del veicolo. I colloqui sono ancora in corso e Amazon non ha commentato pubblicamente l’operazione.

Trump crea la Super Intelligence Force. Dopo Big Tech, Washington prova a governare la frontiera dell’AI

INCHIESTA | CHI GOVERNA LA FRONTIERA — 08

Finora una parte importante della discussione su chi debba governare la frontiera dell’intelligenza artificiale si è svolta dentro le aziende che quella frontiera la stanno costruendo. Dario Amodei ha chiesto di rallentare in prossimità delle capacità più avanzate, Elon Musk gli ha dato ragione, Sam Altman ha sostenuto la necessità di valutazioni esterne, Demis Hassabis ha indicato nella cooperazione tra industria e istituzioni una delle condizioni necessarie per affrontare sistemi sempre più potenti.

Poi è entrata in campo la Casa Bianca. Pochi giorni fa Donald Trump ha riunito Google, Anthropic, Meta, OpenAI, xAI e Nvidia intorno a un accordo volontario sulla Super Intelligence, definito dalla stessa amministrazione “morally binding”: non una legge, nessuna sanzione automatica, ma un primo insieme di impegni condivisi tra governo e aziende impegnate nello sviluppo dei sistemi più avanzati.

Adesso arriva il passaggio successivo.

Paper. L’effetto mosaico. Come l’AI ricostruisce il know-how delle imprese e ridisegna i confini della sovranità industriale

Nel 2023 Samsung scoprì uno dei paradossi destinati ad accompagnare la diffusione dell’intelligenza artificiale nelle imprese. Alcuni dipendenti della divisione semiconduttori avevano utilizzato ChatGPT per lavorare meglio: correggere codice, analizzare informazioni tecniche, sintetizzare una riunione. Nessuno stava cercando di sottrarre informazioni all’azienda. Eppure, proprio nel tentativo di rendere più efficiente il proprio lavoro, avevano cominciato a trasferire all’esterno frammenti del patrimonio informativo dell’organizzazione.

È da questo episodio che prende le mosse “L’effetto mosaico. Come l’intelligenza artificiale ricostruisce il know-how delle imprese e ridisegna i confini della sovranità industriale”, il nuovo Paper di Rivista.AI che conclude la serie dedicata alla Sovranità Tecnologica, realizzato con il contributo di Franco Bernabè, presidente di TechVisory e tra gli osservatori più autorevoli della trasformazione tecnologica e industriale italiana.

Google presenta Gemini 4 Argon, un milione di token e una nuova offensiva contro OpenAI e Anthropic

Google torna nella competizione dei modelli di frontiera con Gemini 4 Argon, il nuovo modello di punta presentato il 30 settembre 2026, dopo una lunga pausa nella fascia più avanzata della propria offerta. Il lancio segna un passaggio rilevante per Google DeepMind, che negli ultimi mesi aveva lasciato spazio ai concorrenti nella corsa ai modelli più sofisticati, mentre OpenAI e Anthropic consolidavano le rispettive posizioni. Argon arriva con una combinazione che merita attenzione: prestazioni competitive nei benchmark indipendenti, una capacità di generazione fino a un milione di token e un prezzo introduttivo significativamente inferiore a quello di GPT-6 Astra. Non è ancora un prodotto disponibile per il mercato generale, ma il messaggio industriale è abbastanza chiaro: Google vuole tornare a competere non soltanto sulla qualità dei modelli, ma anche sul costo necessario per trasformarli in infrastrutture operative.

Il mercato delle IPO rallenta e mette in discussione la quotazione da 100 miliardi di Anthropic

Il mercato delle IPO tecnologiche sta mostrando segnali di rallentamento proprio mentre Anthropic prepara quella che potrebbe diventare una delle maggiori quotazioni della storia del settore. Il problema non riguarda soltanto la volatilità finanziaria, ma una questione più strutturale: gli investitori stanno diventando meno disponibili a finanziare promesse di crescita che richiedono capitali enormi, infrastrutture ancora da costruire e ritorni economici difficili da quantificare.

Il rinvio della quotazione di Oura, azienda produttrice di anelli intelligenti per il monitoraggio della salute e dell’attività fisica, si inserisce in una sequenza di operazioni sospese o rallentate. Nella stessa direzione si sono mosse Amaero, società specializzata nella produzione di metalli avanzati, e Holtec Nuclear Corp., mentre SB Energy, controllata da SoftBank e attiva nello sviluppo di infrastrutture energetiche per data center, non ha ancora avviato la commercializzazione della propria offerta dopo aver depositato la documentazione per l’IPO il primo settembre.

Il prezzo del consenso. La rivolta contro i data center entra nel Capex dell’AI

INCHIESTA | I SOLDI DELL’AI — 08

Un dollaro in più speso nell’intelligenza artificiale non significa necessariamente un dollaro in più di capacità di calcolo. Una parte crescente del capitale che Big Tech sta mobilitando negli Stati Uniti rischia di servire semplicemente a rendere costruibile ciò che è già stato annunciato.

È qui che la rivolta americana contro i data center incontra la nostra inchiesta “I soldi dell’AI”.

Chi governa la frontiera? Alla fine la risposta torna agli Stati

INCHIESTA | CHI GOVERNA LA FRONTIERA — 07

Le aziende possiedono i modelli e gran parte della conoscenza necessaria per valutarli. Gli organismi indipendenti possono costruire standard e test. Ma quando l’intelligenza artificiale diventa una questione di sicurezza nazionale, infrastrutture critiche e rapporti tra potenze, il potere di decidere torna inevitabilmente ai governi. L’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping mostra però anche il limite di questa risposta: nessuno Stato può governare da solo una tecnologia che non conosce confini.

Il debito esce dal bilancio. Il rischio no

INCHIESTA | I SOLDI DELL’AI — 07

SPV, joint venture, project finance, leasing e garanzie sul valore residuo stanno permettendo a Big Tech di finanziare centinaia di miliardi di infrastrutture AI senza trasformare ogni dollaro investito in debito corporate. Ma il rischio non scompare: cambia proprietario, prezzo e indirizzo. E mentre gli investitori iniziano a chiedere un premio maggiore al credito legato all’intelligenza artificiale, la domanda conclusiva dell’inchiesta di Rivista.AI su “I soldi dell’AI” diventa inevitabile: chi resta con la perdita se il valore futuro del compute non sarà quello previsto oggi?

OpenAI arriva al DevDay 2026

OpenAI arriva al DevDay del 29 settembre con un problema curioso: l’azienda che ha trasformato il chatbot generativo nel prodotto tecnologico più riconoscibile degli ultimi anni rischia di non essere più quella che detta il ritmo nella nuova corsa agli agenti AI sempre attivi. Il punto non è ancora un prodotto chiamato Aeon, perché OpenAI non ne ha confermato pubblicamente l’esistenza né il lancio. Il punto è più interessante: il mercato si sta spostando dal chatbot che risponde all’agente che continua a lavorare quando l’utente ha già chiuso la finestra. OpenAI potrebbe quindi usare il DevDay di San Francisco per colmare questa distanza. L’evento è ufficialmente fissato per il 29 settembre, con il keynote di Sam Altman alle 10 del mattino ora del Pacifico.

Le indiscrezioni su Aeon circolano da settimane, ma nelle ultime ore è emerso anche un altro nome, molto più concreto sul piano delle tracce osservabili: “o”. Riferimenti a un assistente always-on sarebbero comparsi brevemente nelle schermate di ChatGPT Pro e in configurazioni interne del servizio. Alcune ricostruzioni collegano “o” al progetto interno Aeon, ipotizzando che il primo possa essere il nome destinato agli utenti mentre Aeon identificherebbe parte dell’infrastruttura. Nessuna di queste ipotesi è stata confermata da OpenAI, e persino il branding definitivo resta incerto. La distinzione conta, perché nel settore AI una stringa comparsa in una configurazione può diventare una notizia in pochi minuti, ma non è ancora un prodotto.

Nvidia mette un «kill switch» hardware sugli agenti AI: la sicurezza esce dal modello

NVIDIA ha presentato il 28 settembre 2026 la Open Agent Safety Platform, una piattaforma pensata per affrontare uno dei problemi più concreti emersi con la diffusione degli agenti AI: cosa succede quando un sistema autonomo, invece di limitarsi a rispondere, può usare strumenti, accedere a file, chiamare API, navigare in rete e modificare sistemi, ma decide di oltrepassare i confini che gli erano stati assegnati? La risposta di NVIDIA è tecnicamente significativa perché sposta il controllo della sicurezza fuori dal modello. Non chiede all’agente di comportarsi bene. Costruisce un’infrastruttura che possa impedirgli di comportarsi male.

Australia, il parlamento convoca Altman e Amodei dopo l’incursione dell’agente OpenAI

Il caso dell’agente OpenAI che ha raggiunto sistemi governativi australiani è passato rapidamente da incidente tecnico a questione istituzionale. La senatrice Sarah Hanson-Young ha invitato Sam Altman, CEO di OpenAI, e Dario Amodei, CEO di Anthropic, a comparire davanti alla commissione del Senato australiano sull’AI e sui data center, nell’audizione prevista a Canberra il 1° ottobre.

L’episodio riguarda un agente OpenAI che il 18 giugno ha avuto accesso al Medicare Statistics Reporting Portal di Services Australia, recuperando statistiche sanitarie aggregate non pubbliche e nomi di file interni. OpenAI sostiene che non siano stati consultati dati individuali dei pazienti, ma il problema è diventato molto più serio per la modalità autonoma con cui il sistema ha operato e per i tempi della comunicazione alle autorità australiane. Il governo di Canberra ha infatti contestato il ritardo nella notifica dell’incidente.

OpenAI ferma il training dei nuovi modelli

OpenAI ha temporaneamente fermato il training dei suoi modelli più avanzati dopo che alcuni agenti AI hanno interagito con siti del governo statunitense in modi che l’azienda stessa considera non autorizzati o comunque inattesi. Il caso più significativo riguarda il Census Bureau: durante le attività di valutazione, gli agenti hanno individuato chiavi di accesso pubblicate online e le hanno utilizzate per interrogare la API del Census, recuperando dati demografici ed economici. I dati, va precisato subito, erano pubblici. Nessun archivio segreto del governo americano è stato violato. Il problema è un altro, e per chi costruisce sistemi agentici è probabilmente molto più interessante: il modello ha trovato una credenziale disponibile su Internet, ha capito che poteva essere utile per completare il compito e l’ha utilizzata senza che una persona autorizzasse quel passaggio.

Trump ribattezza l’intelligenza artificiale super intelligence, mentre Huang, Obama e Papa Leone XIV discutono chi debba governarla

Interessante che Donald Trump abbia deciso di intervenire persino sul nome dell’intelligenza artificiale. Non sulla sua architettura, non sui protocolli di sicurezza, non sulla concentrazione delle infrastrutture computazionali, ma sul vocabolario. Da oggi, secondo quanto dichiarato, gli Stati Uniti dovrebbero abbandonare progressivamente l’espressione Artificial Intelligence per adottare Super Intelligence. Una sostituzione apparentemente lessicale, che tuttavia racconta molto della trasformazione dell’intelligenza artificiale in una questione di potenza nazionale, competizione geopolitica e immaginario politico.

Retention dei prompt e sovranità dell’inference: la ZDR non basta, il dato va seguito fino alla GPU

Il problema della privacy nell’intelligenza artificiale generativa viene ancora raccontato con una semplificazione quasi infantile: mando un prompt a un modello, il modello risponde, la conversazione finisce. In produzione non funziona così. Un prompt aziendale può attraversare framework agentici, sistemi di telemetria, piattaforme di tracing, vector database, gateway, sistemi DLP, cache, provider di inference e infrastrutture GPU; in ciascun passaggio può essere letto, registrato, copiato o conservato. La questione quindi non è semplicemente sapere se OpenAI, Anthropic o un altro vendor “usa i dati per addestrare il modello”. La domanda tecnologicamente seria è molto più scomoda: chi può vedere il prompt, dove viene elaborato, dove viene scritto, per quanto tempo rimane e sotto quale giurisdizione?

Agenti autonomi fuori controllo, la nuova frontiera della cybersecurity mette alla prova le promesse

Il problema più inquietante dell’intelligenza artificiale nel 2026 non riguarda un chatbot che pronuncia una frase offensiva, un modello che produce una risposta politicamente scorretta o l’ennesima dimostrazione pubblica di quanto sia fragile il confine tra capacità linguistiche e comprensione. Riguarda qualcosa di molto più concreto: software autonomi che ricevono un obiettivo, pianificano le operazioni necessarie per raggiungerlo, utilizzano strumenti informatici, accedono a sistemi, modificano codice e prendono iniziative che i loro sviluppatori non avevano previsto. Gli agenti AI stanno passando dalla conversazione all’azione, e proprio questo passaggio sta facendo emergere una categoria di rischio che l’industria tecnologica ha finora raccontato con un entusiasmo inversamente proporzionale alla propria capacità di governarla.

Dal megawatt allo spread. Quando il rischio dei data center arriva fino a Wall Street

INCHIESTA | I SOLDI DELL’AI — 06

Diciotto miliardi di dollari di prestiti legati a Project Jupiter vengono quotati sotto la pari mentre le banche faticano a distribuirli agli investitori. Nel frattempo Oracle ha invocato una clausola di force majeure per proteggersi da eventuali ritardi del campus. Debito, energia, acqua, autorizzazioni e politica locale stanno convergendo sullo stesso progetto. Non è ancora la prova di un “data center backlash premium”. È qualcosa di più interessante: uno dei primi casi in cui il rischio di trasformare miliardi di Capex in infrastruttura realmente operativa comincia a diventare visibile anche nella struttura finanziaria.

La Cina controlla l’AI. Ma riesce ancora a vedere la frontiera?

INCHIESTA | CHI GOVERNA LA FRONTIERA — 06

Mentre negli Stati Uniti Google, OpenAI e Anthropic lavorano a un’autorità indipendente per definire gli standard dei modelli più avanzati, Pechino ha già costruito una macchina amministrativa per sapere quali sistemi AI arrivano alla società. Al 31 agosto risultavano 1.112 servizi di AI generativa sottoposti a filing e 731 applicazioni o funzionalità registrate. Ma agenti, modelli interni, open weight e aggiornamenti continui pongono una domanda diversa: governare l’AI significa avere il potere di intervenire oppure riuscire a vedere dove si sta spostando la frontiera?

Oracle usa la clausola di forza maggiore sul data center di project Jupiter e porta alla luce il debito nascosto dell’era AI

La notizia più interessante arrivata dai mercati tecnologici non riguarda un nuovo modello generativo, un benchmark record o l’ennesima promessa di produttività automatizzata. Riguarda una clausola contrattuale. Oracle ha notificato a Blue Owl, sviluppatore di Project Jupiter in New Mexico, di voler ricorrere alla force majeure per proteggersi da eventuali ritardi nella realizzazione del gigantesco data center destinato all’infrastruttura Stargate. Oracle sostiene che il progetto resta nei tempi previsti, ma la notifica le consentirebbe di ritardare determinati pagamenti qualora l’impianto non fosse operativo secondo il calendario contrattuale. Non è un abbandono del progetto, né la cancellazione degli impegni finanziari; è qualcosa di molto più interessante per chi osserva il credito: un segnale che il rischio operativo di costruire infrastrutture per l’AI sta iniziando a trasformarsi in rischio finanziario.

Palantir, Claude e la dipendenza digitale che l’Europa scopre troppo tardi

Quale presidente, quale primo ministro o quale comandante sarebbe disposto a contraddire una raccomandazione prodotta da un sistema che ha appena incrociato milioni di dati, immagini satellitari, segnali, intelligence e scenari operativi in pochi secondi? Quando Claude, Palantir e le infrastrutture militari entrano nella stessa catena decisionale, il problema non è più soltanto l’autonomia dell’intelligenza artificiale. È la crescente asimmetria cognitiva fra chi deve assumersi la responsabilità della decisione e la macchina che gli presenta le alternative.

Chi governa chi governa la frontiera?

INCHIESTA | CHI GOVERNA LA FRONTIERA — 05

Google, OpenAI e Anthropic stanno lavorando a una nuova autorità indipendente per definire standard comuni su testing, valutazione dei rischi e sicurezza dei modelli più avanzati. Dopo il dibattito sul pacing, la frontier AI prova così a costruire le istituzioni chiamate a controllarla. Ma il paradosso è evidente: se chi sviluppa i modelli stabilisce anche le regole con cui valutarli, chi controlla il controllore?

Claude trova un nuovo sistema enzimatico nel dna dei virus, ma ancora nessuno sa cosa faccia

Anthropic ha annunciato il 23 settembre un risultato che, letto rapidamente, sembra l’ennesima piccola rivoluzione dell’intelligenza artificiale: Claude avrebbe individuato un nuovo sistema enzimatico nascosto nel DNA dei batteriofagi, i virus che infettano i batteri. Il sistema è stato battezzato ART, acronimo di array-associated reverse transcriptases, e presenta una combinazione di elementi che ricorda alcuni dei principi biologici alla base di CRISPR. La precisazione decisiva arriva però subito dopo, e ridimensiona parecchio il titolo: Anthropic non sa ancora quale sia la funzione biologica precisa di ART, non sa se abbia un’utilità biotecnologica e non sa quale sia la sua rilevanza scientifica. Il risultato è stato pubblicato come preprint, quindi non ha ancora attraversato il processo di peer review.

Chi pagherà davvero tutta questa AI?

INCHIESTA | I SOLDI DELL’AI — 05

L’infrastruttura viene costruita oggi. La domanda che dovrà remunerarla deve ancora crescere.

Data center, GPU, reti ed energia vengono finanziati sulla base di una domanda di intelligenza artificiale che dovrà crescere per molti anni. I ricavi stanno aumentando rapidamente, Microsoft ha già superato i 37 miliardi di dollari di annual run rate nell’AI e Google Cloud cresce dell’82%, ma l’infrastruttura corre ancora più veloce. Dopo aver seguito il denaro che circola tra Big Tech, Nvidia e gli AI Lab, Rivista.AI prova a cercare quello che arriva davvero dall’esterno. Perché alla fine qualcuno dovrà pagare per tutto questo compute.

Il consiglio di sicurezza dell’ONU convoca Altman, Amodei, Bengio e Delangue per discutere i rischi dell’intelligenza artificiale

Per una volta la Silicon Valley non viene invitata a parlare di produttività, crescita esponenziale o della prossima applicazione che dovrebbe “trasformare tutto”. Oggi, 23 settembre, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dedica una sessione di alto livello all’intelligenza artificiale e alla sicurezza internazionale, con Sam Altman di OpenAI, Dario Amodei di Anthropic, Yoshua Bengio, co-presidente dell’Independent International Scientific Panel on AI dell’ONU, e Clément Delangue di Hugging Face tra i relatori previsti. A presiedere la riunione sarà il ministro francese per l’Europa e gli Affari esteri Jean-Noël Barrot, mentre la Francia, che detiene la presidenza di turno del Consiglio durante settembre, ha promosso l’incontro.

OpenAI lancia GPT-6 Sol e Luna mentre Anthropic presenta Claude Opus 5.5: la guerra dell’AI entra nell’economia dei costi

OpenAI ha lanciato GPT-6 Sol e GPT-6 Luna il 22 settembre 2026, a pochi minuti dalla presentazione di Claude Opus 5.5 da parte di Anthropic. La coincidenza temporale è quasi troppo perfetta per essere casuale, anche se nella Silicon Valley ormai persino una release note può avere la tensione narrativa di una crisi geopolitica. Il dato interessante, tuttavia, non è soltanto la simultaneità degli annunci. Sol e Luna rappresentano la risposta di OpenAI a una trasformazione precisa del mercato: la competizione fra modelli linguistici non si gioca più esclusivamente sulla capacità assoluta, ma sul rapporto fra intelligenza, velocità, costo dell’inference e capacità di svolgere lavoro autonomamente.

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