Sessione Plenaria Sepai-international.org
Ai lettori più attenti non sarà sfuggita la contraddizione che attraversa ogni discussione pubblica sull’intelligenza artificiale, una tensione che si gonfia come una vela sotto l’effetto di un vento filosofico antico e di un marketing tecnologico straordinariamente efficace. Chi considera l’AI una sorta di magia computazionale sa benissimo che il termine stesso è un’invenzione felice dal punto di vista comunicativo, ma vacillante sotto quello scientifico. Luciano Floridi, a cui si deve una delle analisi più taglienti sul tema, ricorda spesso che l’etichetta non è nata in un seminario di epistemologia, bensì in un lampo di genio pubblicitario. Una provocazione? Forse. Una verità scomoda? Sicuramente. E proprio da qui si apre un varco utile per comprendere come si sia costruito l’immaginario attuale attorno all’AI, un immaginario che confonde due piani distinti: l’intelligenza e la risoluzione dei problemi.






