OpenAI prepara il computer dell’era AI con una fotocamera sempre attiva e la sfida ad Apple entra nella fase hardware

OpenAI sembra pronta a compiere il salto che molte aziende tecnologiche hanno inseguito per anni senza riuscirci: trasformare l’intelligenza artificiale da applicazione software in presenza fisica quotidiana. Secondo indiscrezioni riportate da Bloomberg, il primo dispositivo nato dalla collaborazione con il team di design guidato da Jony Ive sarebbe un oggetto senza schermo, una sorta di assistente ambientale dotato di fotocamera, microfoni e sensori, progettato per osservare il contesto, comprendere le abitudini dell’utente e intervenire in modo proattivo. Non un semplice speaker intelligente, quindi, ma un “computer progettato per l’intelligenza artificiale”, come viene definito internamente.

Deepseek punta a una valutazione da 70 miliardi mentre la Cina costruisce il suo campione dell’AI

DeepSeek, la startup cinese di intelligenza artificiale che in pochi mesi è diventata uno dei simboli della nuova competizione tecnologica globale, starebbe preparando un nuovo round di finanziamento con una valutazione pre-investimento vicina ai 70 miliardi di dollari. La notizia arriva poco dopo la chiusura della prima raccolta esterna di capitale della società, un’operazione considerata già storica perché avrebbe portato nelle casse dell’azienda circa 7 miliardi di dollari, attribuendo a DeepSeek una valutazione prossima ai 60 miliardi. Il messaggio del mercato è chiaro: nonostante la crescente consapevolezza che l’intelligenza artificiale generativa sia entrata in una fase meno spettacolare e più industriale, gli investitori continuano a inseguire i pochi soggetti percepiti come possibili leader della prossima piattaforma tecnologica globale.

BOX crea tredici nuove professioni dell’intelligenza artificiale e il vero mercato del lavoro si sposta lontano dai modelli

Il dibattito sull’intelligenza artificiale è spesso dominato da una domanda quasi ossessiva: quali professioni scompariranno? Ogni nuova generazione di modelli linguistici viene accompagnata da previsioni sulla fine dei programmatori junior, degli analisti, dei traduttori, dei creatori di contenuti o dei professionisti amministrativi. È una narrazione semplice, quasi cinematografica, che funziona perfettamente sui social network ma descrive soltanto metà della trasformazione. L’altra metà, molto meno spettacolare ma decisamente più interessante, riguarda la nascita di nuove professioni che fino a pochi anni fa non esistevano nemmeno nel lessico aziendale.

Amazon non è diventata una banca, ma ora è trattata come un’infrastruttura finanziaria critica

Per oltre un decennio il dibattito sulla stabilità del sistema finanziario si è concentrato sulle banche, sugli hedge fund e sui mercati dei capitali. Oggi il Regno Unito ha spostato il baricentro della vigilanza verso un soggetto che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato estraneo alla finanza: il cloud computing. Non è corretto affermare che Amazon sia diventata una banca, ma è corretto sostenere che Amazon Web Services, insieme a Microsoft, Google Cloud e Oracle, sia stata ufficialmente riconosciuta come parte dell’infrastruttura critica sulla quale poggia il sistema finanziario britannico. È un cambiamento concettuale prima ancora che regolatorio, perché certifica una realtà ormai evidente: senza cloud non funzionano più le banche.

Hassabis accelera la corsa all’AGI: “sarà come scoprire il fuoco”, ma il mondo non è pronto

Demis Hassabis, cofondatore e CEO di Google DeepMind, ha riaperto uno dei dibattiti più controversi dell’intelligenza artificiale contemporanea: l’arrivo dell’Artificial General Intelligence, l’ipotetica intelligenza artificiale capace di comprendere, apprendere e svolgere un’ampia gamma di compiti al livello umano o superiore, potrebbe essere molto più vicino di quanto molti governi e aziende siano preparati ad accettare. Per la seconda volta nel corso dell’anno, Hassabis ha indicato la fine del decennio come una finestra plausibile per l’emergere dell’AGI, ma questa volta ha alzato ulteriormente la posta definendo questa trasformazione non semplicemente una nuova rivoluzione tecnologica, bensì un evento paragonabile alla scoperta dell’elettricità o del fuoco.

OpenAI cambia le regole del prompting: con GPT-5.6 meno istruzioni significano risultati migliori

Prompting guidance for GPT-5.6 Sol

L’industria dell’intelligenza artificiale ha alimentato una convinzione quasi religiosa: più lungo era il prompt, migliore sarebbe stata la risposta. Manuali di decine di pagine, prompt “monster”, XML annidati, checklist infinite e istruzioni ridondanti sono diventati lo standard nelle aziende che sviluppavano applicazioni basate su modelli linguistici. Oggi OpenAI sta sostanzialmente dicendo che gran parte di quel lavoro è diventato un costo inutile. La nuova guida ufficiale al prompting per GPT-5.6 Sol, il modello di punta rilasciato dall’azienda, rappresenta probabilmente il più importante cambio di paradigma nella progettazione dei prompt dall’arrivo di GPT-4. Il principio è sorprendentemente semplice: descrivere chiaramente il risultato desiderato, definire i criteri di successo, specificare i vincoli realmente indispensabili e lasciare che sia il modello a decidere come arrivarci. Tutto il resto rischia di essere rumore.

La guerra degli agenti AI entra nel vivo e minaccia il dominio del software tradizionale

La competizione nell’intelligenza artificiale è stata spesso raccontata come una corsa ai modelli linguistici più potenti, oggi quella narrazione sta rapidamente diventando incompleta. Il vero terreno di scontro si sta spostando verso gli agenti autonomi, sistemi capaci non soltanto di rispondere a una domanda, ma di utilizzare applicazioni, eseguire procedure, prendere decisioni entro limiti definiti e completare attività complesse al posto dell’utente. La domanda strategica non è più quale modello sia il più intelligente, ma quale piattaforma controllerà l’interfaccia attraverso cui milioni di lavoratori svolgeranno il proprio lavoro quotidiano.

Policy Watcher sfida il lato oscuro dei contratti digitali e porta l’AI al servizio della trasparenza

Abbiamo accettato una delle più grandi anomalie dell’economia digitale: miliardi di persone firmano ogni giorno contratti che non leggono, regolano diritti che non comprendono e autorizzano utilizzi dei propri dati che spesso scoprono solo quando ormai è troppo tardi. Il pulsante “Accetto” è diventato il gesto più frequente della nostra vita online e contemporaneamente uno dei più importanti atti giuridici che compiamo senza reale consapevolezza. La promessa originaria di Internet, quella di democratizzare l’accesso all’informazione, si è trasformata in un sistema nel quale la complessità legale è diventata una barriera invisibile tra aziende tecnologiche e cittadini.

Claude cambia personalità e i nuovi modelli dimostrano che l’intelligenza artificiale non cresce solo con la dimensione

La giornata dell’intelligenza artificiale sta diventando sempre più una giornata antropica, non perché le macchine stiano diventando umane, ma perché iniziano a mostrare una caratteristica che per secoli abbiamo considerato esclusivamente biologica: la variabilità del comportamento. La nuova frontiera non è più soltanto costruire modelli con miliardi di parametri, ma capire perché sistemi apparentemente razionali cambino tono, atteggiamento e modalità decisionali in funzione del modello utilizzato o persino della lingua con cui vengono interrogati.

L’élite dell’intelligenza artificiale firma un avviso: «dobbiamo agire ora» prima che il mercato del lavoro venga travolto

C’è un dettaglio che distingue questa dichiarazione dalle decine di manifesti sull’intelligenza artificiale pubblicati negli ultimi anni. Questa volta non sono soltanto accademici o osservatori esterni a lanciare l’allarme. Tra i firmatari figurano dirigenti e ricercatori delle aziende che stanno costruendo i modelli più avanzati del pianeta. Quando il direttore scientifico di Google Jeff Dean, la CFO di OpenAI Sarah Friar e il cofondatore di Anthropic Jack Clark sottoscrivono un documento che invita governi e istituzioni ad accelerare la preparazione all’impatto economico dell’IA, il messaggio assume un peso completamente diverso. È, in sostanza, l’industria che avverte il mondo dei rischi della tecnologia che essa stessa sta commercializzando.

Quando satya Nadella lancia l’allarme: la vera battaglia dell’intelligenza artificiale non è più sui modelli ma sulla conoscenza delle imprese

L’intelligenza artificiale sta entrando nella sua fase più delicata, quella in cui il valore non è più determinato esclusivamente dalla potenza dei modelli o dalla quantità di GPU installate nei data center, ma dalla capacità di catturare e trattenere la conoscenza prodotta dalle aziende che la utilizzano. È un cambiamento profondo, destinato a ridisegnare gli equilibri economici dell’intero settore. Per questo motivo il lungo intervento pubblicato da Satya Nadella rappresenta molto più di una riflessione tecnica: è il segnale che anche uno dei protagonisti assoluti della rivoluzione dell’AI riconosce l’esistenza di un problema strutturale.

Report: Strumenti dei mercati dei capitali per il finanziamento delle infrastrutture AI

Le infrastrutture per l’intelligenza artificiale (data center, chip/GPU, reti, sistemi di raffreddamento e fonti energetiche) richiedono investimenti colossali, stimati in trilioni di dollari entro il 2030 (Goldman Sachs parla di circa 5,3 trilioni di spesa in capex da parte dei grandi tech dal 2025 al 2030). I hyperscalers (Microsoft, Amazon, Google/Alphabet, Meta, Oracle) dominano la spesa, con proiezioni intorno ai 700-800 miliardi di dollari annui nel 2026, superando i flussi di cassa operativi.

Karp contro il modello AI: la guerra per la sovranità dei dati entra nel cuore della Silicon Valley

L’intelligenza artificiale sta entrando nella sua fase più difficile: non quella della dimostrazione tecnologica, già abbondantemente celebrata con grafici spettacolari e promesse da keynote, ma quella della distribuzione del potere economico. La domanda che ora inquieta amministratori delegati, governi e grandi organizzazioni non è più soltanto quale modello sia più intelligente, ma chi controllerà i dati, i processi decisionali e il valore generato dall’AI. A sollevare il problema con toni insolitamente aggressivi è Alex Karp, CEO di Palantir, una delle aziende che più ha beneficiato dalla rivoluzione dell’intelligenza artificiale applicata. (vedi articolo del The Wall Street Journal)

Il punto di partenza della polemica è il white paper pubblicato da Palantir, “Institutional Sovereignty in the Age of AI”, nel quale l’azienda sostiene che l’intelligenza artificiale rappresenti una trasformazione strutturale del potere istituzionale. Secondo la visione proposta, organizzazioni pubbliche e private rischiano di perdere autonomia strategica se affidano decisioni critiche a sistemi esterni senza mantenere il controllo sulle proprie informazioni, sulle logiche decisionali e sulla capacità di verificare i risultati prodotti dagli algoritmi. Palantir propone quindi un modello fondato sulla sovranità dei dati, sulla conoscenza interna delle organizzazioni, sulla tracciabilità delle decisioni e sulla presenza di supervisione umana.

CDC Lean formalization

OpenAI attribuisce a GPT-5.6 Sol Ultra la produzione di una dimostrazione della Cycle Double Cover Conjecture, formalizzata anche nel sistema di verifica Lean, ma la validazione indipendente dei matematici è ancora in corso.

La congettura della doppia copertura ciclica nasce nel cuore della teoria dei grafi, una disciplina che studia strutture matematiche utilizzate per descrivere reti, connessioni e sistemi complessi. Un grafo può essere immaginato come una rete composta da nodi collegati da archi. La condizione “senza ponti” significa che non esiste un singolo collegamento la cui rimozione spezzi la rete in due parti isolate. La domanda posta dalla congettura è apparentemente semplice: ogni rete di questo tipo può essere ricoperta completamente da una collezione di cicli, facendo in modo che ogni arco venga attraversato esattamente due volte?

La fine del mito del modello unico: perché il futuro dell’intelligenza artificiale appartiene ai router multimodello

Il mercato dell’intelligenza artificiale generativa ha inseguito da sempre una convinzione tanto semplice quanto costosa: utilizzare sempre il modello più potente disponibile. La logica appariva inattaccabile. Se un LLM di frontiera produce le risposte migliori, allora ogni richiesta dovrebbe essere indirizzata verso quel modello. Nella pratica, tuttavia, questa strategia funziona soltanto durante la fase di prototipazione. Quando un’applicazione passa dalla demo ai milioni, o addirittura ai miliardi, di token elaborati ogni giorno, il paradigma del “modello unico” diventa rapidamente un problema economico, architetturale e operativo.

OpenAI accusata da Apple di aver sottratto segreti dell’Iphone, Musk attacca Altman mentre la sfida sull’hardware entra in tribunale

Quella che fino a pochi mesi fa sembrava una normale competizione tra due giganti della Silicon Valley si sta trasformando in uno scontro che potrebbe ridefinire il futuro dell’hardware basato sull’intelligenza artificiale. Apple ha avviato un’azione legale contro OpenAI sostenendo che l’azienda guidata da Sam Altman avrebbe costruito il proprio programma per un nuovo dispositivo AI sfruttando informazioni riservate sottratte all’interno di Cupertino. La vicenda assume un sapore quasi cinematografico perché non riguarda soltanto brevetti o proprietà intellettuale, ma anche ex dipendenti, presunte intrusioni informatiche e accuse di elusione dei sistemi di sicurezza aziendali.

Marco Camisani Calzolari nel comitato italiano per l’AI: Roma aggiorna la strategia nazionale mentre l’Europa costruisce le regole del futuro

L’Italia entra nella fase più delicata della sua politica sull’intelligenza artificiale: non più soltanto annunci, sperimentazioni e dichiarazioni di principio, ma costruzione di una strategia nazionale destinata a definire il posizionamento del Paese nel nuovo equilibrio tecnologico globale. Il Governo ha istituito il Comitato di coordinamento incaricato di aggiornare la Strategia nazionale per l’intelligenza artificiale per il periodo 2026-2028, un organismo chiamato a supportare il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’innovazione tecnologica Alessio Butti e collocato presso il Dipartimento per la Trasformazione digitale.

Dal simulatore all’agente: lo studio che suggerisce come i modelli linguistici inizino a riconoscere le proprie risposte

Descriviamo grandi modelli linguistici come sofisticati sistemi di completamento del testo, straordinariamente capaci di prevedere la parola successiva ma sostanzialmente privi di una reale percezione del contesto generato dalle proprie azioni. Un nuovo studio pubblicato su arXiv da Asvin G., dell’Institute for Advanced Study di Princeton, e Jack Lindsey di Anthropic mette però in discussione questa interpretazione, proponendo una tesi destinata ad alimentare il dibattito scientifico: dopo il processo di post training, i moderni LLM sembrano sviluppare la capacità di distinguere i testi prodotti autonomamente da quelli generati da altri modelli, modificando di conseguenza il proprio comportamento.

USA: la rivolta dei territori contro i nuovi imperi energetici dell’intelligenza artificiale

Nel 2015, quando l’intelligenza artificiale generativa era ancora una curiosità da laboratorio e la Silicon Valley parlava più di smartphone che di modelli linguistici, una piccola comunità irlandese anticipava una battaglia destinata a diventare globale. Athenry, una tranquilla cittadina nella contea di Galway, sembrava il luogo ideale per il nuovo data center europeo di Apple: un investimento da circa un miliardo di dollari destinato a sostenere servizi come iCloud, iTunes, iMessage e Siri. Il progetto prometteva posti di lavoro, energia rinnovabile al 100%, percorsi naturalistici, spazi educativi all’aperto e persino un programma per ripiantare alberi autoctoni. La classica narrativa tecnologica: innovazione, sostenibilità e sviluppo locale racchiusi in una brochure patinata.

Anthropic apre il confronto pubblico sull’impatto dell’AI e chiede agli americani di mettere alla prova il futuro del lavoro

Inviting hard questions

La corsa all’intelligenza artificiale sta entrando in una fase diversa. Dopo anni dominati da benchmark, miliardi di parametri e annunci trionfali degni della tradizione più ottimista della Silicon Valley, alcune aziende iniziano a confrontarsi con una domanda più difficile: non quanto sarà potente l’AI, ma quale società emergerà quando questa potenza sarà distribuita su larga scala. Anthropic ha deciso di affrontare il tema aprendo un canale di dialogo pubblico sui rischi e sulle opportunità dell’intelligenza artificiale avanzata, chiedendo direttamente alle persone quali siano le loro paure, aspettative e interrogativi più profondi.

Bitnet Text Embeddings dimezza i costi della ricerca semantica: Microsoft dimostra che la vera rivoluzione dell’AI legale potrebbe avvenire sulle CPU

Mentre il mercato dell’intelligenza artificiale continua a misurare il progresso quasi esclusivamente attraverso classifiche di benchmark, modelli sempre più grandi e GPU sempre più costose, un gruppo di ricercatori di Microsoft Research e della Peking University ha pubblicato un lavoro destinato probabilmente a produrre effetti economici ben più profondi di molti annunci mediatici. Il nuovo BitNet Text Embeddings non introduce un modello di frontiera capace di stupire con capacità emergenti o ragionamenti sofisticati; interviene invece su uno dei componenti meno appariscenti, ma più costosi, di qualsiasi infrastruttura AI moderna: la generazione degli embedding e l’intera pipeline di retrieval semantico.

La strategia di Anne Bouverot accelera la corsa europea all’intelligenza artificiale sovrana mentre Francia e UE rilanciano la sfida ai giganti americani e cinesi

L’intelligenza artificiale è ormai il terreno su cui si misura la sovranità economica del XXI secolo. Per anni l’Europa ha osservato l’accelerazione di Stati Uniti e Cina oscillando tra regolazione, prudenza e frammentazione degli investimenti. Oggi il dibattito sta cambiando rapidamente e uno dei volti più autorevoli di questa trasformazione è Anne Bouverot, manager, stratega e figura chiave della politica francese sull’intelligenza artificiale. Il suo ruolo va ben oltre quello di semplice consulente governativo: rappresenta la sintesi tra ricerca, industria, geopolitica e innovazione, con l’obiettivo di costruire una terza via europea capace di competere senza imitare i modelli dominanti della Silicon Valley o quelli sostenuti dallo Stato cinese.

Negli ultimi due anni Bouverot è diventata uno dei principali punti di riferimento della strategia tecnologica promossa dal presidente Emmanuel Macron. In qualità di inviata speciale per l’intelligenza artificiale ha coordinato l’AI Action Summit, ospitato al Grand Palais di Parigi nel febbraio 2025, un evento che ha riunito capi di Stato, imprese, università e organizzazioni internazionali con un messaggio molto preciso: l’Europa non può limitarsi a regolamentare l’AI, deve imparare a costruirla. Il summit ha cercato di delineare una “terza via”, fondata su apertura, cooperazione internazionale, trasparenza e valori democratici, evitando sia il modello ultra-commerciale statunitense sia quello fortemente centralizzato cinese.

Energia e AI, la strategia di Aruba apre una domanda più ampia: il futuro dei data center passa anche dall’autoproduzione?

L’intelligenza artificiale ha fame di energia. È una constatazione che, negli ultimi mesi, sta emergendo con sempre maggiore chiarezza. Dopo aver osservato come l’Europa stia cercando di inserire la questione energetica nella propria politica industriale per l’AI e come gli Stati Uniti abbiano rilanciato il nucleare per sostenere la crescita dei data center, un’iniziativa italiana suggerisce un’altra possibile direzione.

Non riguarda nuove centrali atomiche. Non riguarda nemmeno grandi piani pubblici. Riguarda un operatore privato che ha deciso di acquistare direttamente impianti di produzione elettrica.

Energia, AI e nuove alleanze: l’Europa oltre i propri confini

L’energia è tornata a pieno titolo al centro dell’agenda politica, economica e industriale dell’Europa. Non si tratta soltanto di un tema di prezzi o di sicurezza degli approvvigionamenti, ma anche della capacità di sostenere la crescita dell’intelligenza artificiale, dell’industria digitale e della competitività europea.

Dopo aver osservato come Bruxelles stia cercando di costruire una politica industriale che tenga insieme autonomia energetica e sviluppo dell’AI, e dopo aver raccontato l’accelerazione americana sul nucleare per alimentare i data center, emerge un terzo tassello della stessa storia. Riguarda il modo in cui l’Europa sta ripensando le proprie relazioni energetiche con il resto del mondo.

La geografia dell’energia sta cambiando.

Energia e AI, negli Stati Uniti il nucleare torna al centro della strategia industriale

La corsa all’intelligenza artificiale non riguarda più soltanto la tecnologia. Negli Stati Uniti si inizia a guardare il tema anche dal punto di vista della disponibilità di energia. E, soprattutto, della capacità di produrne abbastanza in tempi rapidi per alimentare una rete elettrica sempre più sotto pressione, mentre i data center dedicati all’AI aumentano di numero e dimensioni.

Se l’Europa discute di autonomia energetica e di come finanziare le infrastrutture necessarie per sostenere la propria politica industriale sull’intelligenza artificiale, Washington sembra aver scelto un percorso più diretto. Il nucleare è tornato al centro dell’agenda energetica, non come semplice tassello della transizione, ma come leva strategica per sostenere la competizione tecnologica globale.

La FED nomina Asha Sharma nella task force su AI e lavoro mentre Xbox affronta il più grande riassetto della sua storia

La nomina di Asha Sharma nella nuova task force della Federal Reserve dedicata a produttività e occupazione segna un passaggio simbolicamente potente: una dirigente chiamata a ridisegnare il futuro di Xbox entra nel gruppo di esperti incaricato di capire come l’intelligenza artificiale e le tecnologie emergenti cambieranno il lavoro, la produttività e gli equilibri macroeconomici degli Stati Uniti. È una coincidenza quasi narrativa, ma anche profondamente rappresentativa del momento storico: la stessa tecnologia che promette di aumentare la capacità produttiva delle imprese sta contemporaneamente modificando strutture organizzative, competenze richieste e modelli occupazionali.

La sovranità tecnologica europea entra nel vivo: il pacchetto di Bruxelles prova a colmare il ritardo nell’intelligenza artificiale

L’Unione europea ha osservato la rivoluzione dell’intelligenza artificiale da una posizione ambigua, oscillando tra l’ambizione di definire le regole del futuro digitale e la difficoltà di costruire campioni industriali capaci di competere con Stati Uniti e Cina. Bruxelles non è arrivata tardi alla ricerca sull’AI, settore nel quale università e centri europei continuano a rappresentare un punto di riferimento mondiale, ma ha certamente accumulato un ritardo nella trasformazione di quella ricerca in leadership industriale. L’esplosione di ChatGPT alla fine del 2022 ha reso evidente questo squilibrio. Mentre Washington e Pechino acceleravano gli investimenti in modelli fondativi, infrastrutture cloud e semiconduttori, l’Europa concentrava gran parte delle proprie energie sul completamento dell’AI Act, diventando il primo grande regolatore globale dell’intelligenza artificiale, ma non il suo principale innovatore.

Energia e AI, il nodo che ridisegna la politica industriale europea

Bruxelles ha un problema molto concreto: prima ancora dei modelli linguistici, dei supercomputer e dei nuovi laboratori di ricerca, serve elettricità.

La questione è arrivata sul tavolo dell’Eurogruppo in una settimana segnata dal ritorno delle tensioni sul fronte energetico. Il possibile rischio di un nuovo blocco dello Stretto di Hormuz ha riportato l’attenzione sulle forniture di gas e petrolio, facendo muovere prezzi e mercati già nelle prime ore successive alle notizie. Per l’Europa, che da anni cerca di ridurre la propria dipendenza energetica, il promemoria è arrivato nella forma meno elegante possibile: una nuova scossa ai listini.

Il Nobel Omar Yaghi sceglie la Cina: la nuova sfida dell’AI si gioca sui talenti scientifici tra Usa, Cina ed Europa

Tutti noi abbiamo sempre conosciuto gli Stati Uniti come il luogo dove i migliori scienziati del mondo andavano per fare ricerca. Oggi sembrerebbe che quella certezza inizi a mostrare qualche crepa. Il trasferimento del Premio Nobel per la Chimica 2025 Omar Yaghi dalla California alla Cina non è soltanto una scelta personale di carriera, ma il simbolo di una competizione più ampia: quella per il controllo della prossima generazione di innovazione scientifica, dove l’intelligenza artificiale sta diventando il principale acceleratore.

Meta punta sul Canada: 9,17 miliardi di dollari per il data center che vuole alimentare la prossima generazione di intelligenza artificiale

Meta costruirà in Alberta il suo primo data center canadese dedicato all’intelligenza artificiale, con un investimento da 9,17 miliardi di dollari statunitensi. Una cifra che, tradotta nella lingua non sempre poetica della tecnologia, significa una cosa molto semplice: per addestrare e far funzionare i modelli AI del futuro servono sempre più computer, sempre più energia e, soprattutto, sempre più spazio dove mettere questi enormi “cervelli digitali”.

3 tendenze che stanno cambiando il Legal AI in Italia nel 2026

L’AI applicata ai processi legali, di compliance e procurement sta entrando in una nuova fase. Dopo gli anni della sperimentazione, il mercato si sta orientando verso piattaforme sempre più integrate, governabili e progettate per rispondere ai nuovi requisiti normativi introdotti dall’AI Act.

3 tendenze stanno guidando questa trasformazione: l’industrializzazione dei casi d’uso, la crescente attenzione alla compliance regolatoria e la domanda di piattaforme capaci di integrare dati certificati, governance e intelligenza artificiale all’interno dei processi aziendali.

Google trasforma Cloud Run in una cassaforte per gli agenti AI che scrivono ed eseguono codice

La corsa verso gli agenti di intelligenza artificiale capaci di lavorare in autonomia sta entrando nella fase meno spettacolare ma più decisiva: quella dell’infrastruttura di sicurezza. Dopo mesi passati a celebrare modelli sempre più grandi, miliardi di parametri e benchmark da laboratorio, il problema reale per le aziende diventa molto più concreto: come permettere a un agente AI di scrivere codice, eseguirlo, navigare sul web e manipolare dati senza consegnargli le chiavi del proprio patrimonio digitale. Google sta cercando di rispondere a questa domanda con Cloud Run sandboxes, un’estensione attualmente in anteprima che introduce ambienti di esecuzione isolati, temporanei e creati quasi istantaneamente all’interno dell’infrastruttura serverless di Cloud Run.

Beware of Agentic Botnets

Hallusquatting, il nuovo attacco che trasforma le allucinazioni dell’AI in una porta d’ingresso per gli hacker

L’intelligenza artificiale generativa sta entrando nella fase più delicata della sua evoluzione: quella in cui smette di essere un semplice strumento di risposta e diventa un agente operativo capace di navigare, scrivere codice, installare componenti software, accedere a documenti e prendere decisioni con un certo grado di autonomia. Proprio questa trasformazione, celebrata dalla Silicon Valley come il passaggio dagli assistenti digitali agli “AI agent”, sta aprendo una nuova superficie di attacco informatico che fino a pochi mesi fa apparteneva più alla fantascienza che alla cybersecurity. Una ricerca condotta da studiosi della Tel Aviv University, del Technion e di Intuit ha introdotto il concetto di “Adversarial HalluSquatting”, una tecnica che sfrutta le allucinazioni dei modelli linguistici per trasformarle in un potenziale vettore di compromissione.

OpenAI presenta GPT-5.6 Sol e apre la nuova guerra degli agenti artificiali tra potenza, prezzo e autonomia

OpenAI ha reso pubblico GPT-5.6 Sol, il nuovo modello di punta della società, inaugurando una fase diversa nella competizione globale dell’intelligenza artificiale generativa. Dopo una fase preliminare riservata a circa venti partner selezionati, secondo le informazioni diffuse dalla società, il modello arriva al grande pubblico insieme a due versioni complementari, Terra e Luna, segnando un cambiamento significativo nella strategia di prodotto di OpenAI. Per la prima volta l’azienda abbandona la semplice progressione numerica come unica identità dei modelli e introduce una famiglia con nomi distintivi, dove ogni componente può evolvere secondo tempi e strategie autonome.

META lancia Muse spark 1.1 e trasforma la guerra dei modelli AI in una battaglia sugli agenti

Meta ha scelto un momento simbolico per cambiare strategia nell’intelligenza artificiale generativa: il lancio di Muse Spark 1.1 non rappresenta soltanto l’arrivo di un nuovo modello linguistico, ma il passaggio da una filosofia di apertura quasi ideologica a un modello commerciale più vicino ai grandi operatori cloud. Per anni Meta ha utilizzato Llama come arma geopolitica contro OpenAI e Anthropic, distribuendo modelli potenti con una licenza aperta sufficiente a creare un ecosistema globale di sviluppatori, startup e ricercatori. Ora la società guidata da Mark Zuckerberg sembra aver deciso che l’era della pura generosità tecnologica è terminata: anche l’intelligenza artificiale, come ogni infrastruttura strategica, deve produrre ricavi.

Perplexity trasforma il modello cinese GLM 5.2 in un’arma strategica contro i costi dei frontier model

Per anni il dibattito sull’intelligenza artificiale si è concentrato quasi esclusivamente sulla dimensione dei modelli. Più parametri, più GPU, più miliardi investiti, come se l’innovazione fosse una semplice gara di muscoli computazionali. L’annuncio di Perplexity racconta invece una storia diversa e probabilmente più interessante: il futuro dell’AI commerciale potrebbe appartenere non a chi costruisce il modello più potente, ma a chi orchestra nel modo più intelligente modelli diversi, riducendo drasticamente il costo dell’inferenza senza sacrificare la qualità.

Perplexity ha presentato una research preview di una versione post-addestrata di GLM 5.2, il modello open source sviluppato dalla società cinese Z.AI, precedentemente nota come Zhipu AI. L’obiettivo non è semplicemente migliorare il modello, bensì trasformarlo nel primo livello decisionale della propria piattaforma di agenti AI, denominata Computer, affidandogli la maggior parte delle richieste e demandando soltanto quelle realmente complesse ai costosi frontier model come Claude Opus 4.8.

ChatGPT work cambia le regole: OpenAI smette di vendere chatbot e inizia a vendere colleghi digitali

Per mesi l’attenzione era concentrata su GPT-5.6. Il modello era certamente importante, ma OpenAI ha scelto di trasformare il suo lancio in qualcosa di molto più ambizioso: l’introduzione di ChatGPT Work, un agente operativo progettato per lavorare autonomamente per ore, attraversando applicazioni, documenti, repository di codice e servizi cloud fino a consegnare un risultato completo. Non si tratta di un semplice aggiornamento del modello linguistico, bensì di un cambiamento architetturale che ridefinisce il ruolo dell’intelligenza artificiale nel lavoro della conoscenza.

Bernanke entra nella governance di Anthropic: quando il premio nobel diventa il nuovo firewall dell’intelligenza artificiale

L’ingresso di Ben Bernanke, ex presidente della Federal Reserve e Premio Nobel per l’Economia 2022, nel Long-Term Benefit Trust di Anthropic rappresenta molto più di una semplice nomina prestigiosa. È il segnale che la governance dell’intelligenza artificiale sta entrando in una nuova fase, nella quale la competenza economica e la gestione del rischio sistemico diventano elementi centrali tanto quanto gli algoritmi e la potenza di calcolo. In altre parole, l’AI non viene più governata soltanto da ingegneri, ricercatori e venture capitalist, ma anche da chi ha già affrontato crisi capaci di mettere in discussione la stabilità dell’intero sistema economico.

Brick di Regolo.AI cambia le regole dell’intelligenza artificiale: il futuro non è un modello più grande, ma un router più intelligente

L’intelligenza artificiale sta entrando in una nuova fase evolutiva, meno spettacolare agli occhi del grande pubblico ma probabilmente molto più importante per chi deve costruire infrastrutture sostenibili. Per oltre tre anni il mercato ha vissuto una corsa quasi ossessiva verso modelli sempre più grandi, con miliardi di parametri aggiunti come se la dimensione fosse sinonimo inevitabile di qualità. Oggi inizia invece ad affermarsi una domanda decisamente più pragmatica: è davvero necessario utilizzare il modello più potente per qualsiasi richiesta? La risposta proposta da Regolo.ai, piattaforma europea di Green AI sviluppata all’interno dell’ecosistema DHH Group, è un deciso no. Il paper scientifico Brick: Spatial Capability Routing for the Mixture-of-Models (MoM) Paradigm, pubblicato su arXiv da Francesco Massa e Marco Cristofanilli, propone infatti un cambio di paradigma destinato ad avere implicazioni profonde sull’intera industria dell’AI.

L’Europa scommette sull’intelligenza artificiale per la cybersicurezza, ma la vera battaglia è conquistare la sovranità tecnologica

La Commissione europea ha compiuto un passo che va ben oltre la pubblicazione di un semplice documento programmatico. Con l’Action Plan on Cybersecurity and Artificial Intelligence, presentato il 7 luglio 2026, Bruxelles riconosce ufficialmente che l’intelligenza artificiale non rappresenta più soltanto uno strumento destinato ad aumentare la produttività o automatizzare processi aziendali, bensì il nuovo terreno di confronto strategico sul quale si giocheranno sicurezza nazionale, competitività industriale e autonomia geopolitica. Il messaggio è inequivocabile: la cybersecurity del prossimo decennio sarà alimentata dall’AI, ma anche minacciata dalla stessa tecnologia.

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