Quando i fotoni imparano a ricordare: la strana convergenza tra fisica quantistica e intelligenza artificiale

Ogni tanto la scienza produce una scoperta che ha il gusto di un paradosso elegante. Non perché sia particolarmente spettacolare, ma perché rivela che due universi teorici, fino a ieri separati da confini disciplinari piuttosto rigidi, in realtà parlano la stessa lingua matematica. La recente scoperta secondo cui fotoni identici che attraversano circuiti fotonici possono comportarsi come una rete di Hopfield appartiene esattamente a questa categoria di sorprese intellettuali. Non è soltanto un esperimento di fisica quantistica; è una piccola provocazione epistemologica rivolta sia agli informatici sia ai fisici. L’idea che la luce possa ricordare qualcosa, o meglio riprodurre il comportamento di una memoria associativa, ha qualcosa di poetico e allo stesso tempo brutalmente tecnico.

La guerra con l’Iran e il paradosso strategico americano: mentre Washington combatte nel golfo, Pechino osserva

La geopolitica ha un talento straordinario per trasformare i paradossi in routine amministrativa. Washington definisce la Cina come la principale sfida strategica del XXI secolo, ma continua a combattere guerre e crisi in Medio Oriente che consumano uomini, munizioni e attenzione strategica. La storia recente suggerisce che questa tensione non sia un incidente temporaneo ma una caratteristica strutturale della potenza americana. Ogni volta che gli Stati Uniti cercano di “pivotare” verso l’Indo-Pacifico, come ripetuto innumerevoli volte dal Pentagono e dalla Casa Bianca, qualcosa esplode tra il Golfo Persico e il Levante e costringe la superpotenza a tornare dove ha combattuto quasi ininterrottamente dal 1991.

La crisi di Hormuz e il ritorno brutale della geopolitica dell’energia

Nel capitalismo globale esistono luoghi che funzionano come cerniere della storia economica. Non sono necessariamente grandi, non hanno skyline spettacolari né campus di startup pieni di skateboard elettrici. Spesso sono strettoie geografiche, linee sottili sulla mappa che però tengono insieme l’intero sistema industriale del pianeta. Lo Stretto di Hormuz è uno di questi punti nevralgici. Ogni volta che si chiude, anche solo per pochi giorni, l’economia mondiale ricorda improvvisamente una verità dimenticata: la digital economy funziona solo se prima arrivano energia e molecole.

La grande muraglia del calcolo: come la Cina sta costruendo l’infrastruttura dell’era dell’intelligenza artificiale

Nelle grandi competizioni tecnologiche della storia, la vera partita non si gioca mai nel laboratorio. Si gioca nell’infrastruttura. La rivoluzione industriale non fu solo la macchina a vapore, ma la ferrovia; internet non fu solo il protocollo TCP/IP, ma la fibra ottica. L’intelligenza artificiale, oggi celebrata come l’oracolo digitale del XXI secolo, non farà eccezione. Dietro i modelli linguistici, dietro le startup che promettono miracoli e dietro i CEO della Silicon Valley che parlano di “superintelligenza”, esiste una realtà meno glamour e molto più determinante: data center, energia elettrica, semiconduttori e reti di telecomunicazioni. In questo contesto, la strategia della Cina appare sorprendentemente lucida e, per molti versi, inquietantemente pragmatica.

La supply chain invisibile: il vero collo di bottiglia della manifattura sono i documenti. E l’AI potrebbe risolverlo

Nel dibattito sull’adozione dell’Intelligenza Artificiale nella manifattura emerge spesso una parola: potenziale. Molto più raramente si parla di ciò che realmente determina il valore dell’AI in fabbrica, cioè l’esecuzione operativa. È la parte meno spettacolare dell’innovazione tecnologica, quella che avviene all’alba, quando i sistemi devono funzionare sotto pressione, con dati imperfetti, input disordinati e pochissimo tempo per interpretare ciò che sta accadendo.

L’arte quantistica di Pierre Huyghe: quando il computer quantistico diventa una macchina narrativa

Nel vasto spazio industriale della Berghain, uno dei luoghi più iconici della cultura elettronica europea, la sala espositiva chiamata Halle am Berghain è diventata il teatro di un esperimento artistico che sembra uscito più da un laboratorio di fisica teorica che da uno studio d’arte contemporanea. L’autore dell’esperimento è Pierre Huyghe, artista francese noto per opere immersive che mescolano cinema, biologia, tecnologia e filosofia. Il progetto installativo, che combina film, vibrazioni sonore e luce in un ambiente totalizzante, si presenta come un “mito moderno”, una narrazione simbolica che tenta di raccontare qualcosa che sfugge alla narrazione stessa: l’incertezza ontologica del mondo.

L’illusione dell’intelligenza artificiale decentralizzata: il caso OpenClaw e la rivolta contro i giardini recintati

Nel teatro globale dell’intelligenza artificiale contemporanea esiste una tensione che non compare quasi mai nei pitch patinati della Silicon Valley, né nei report trimestrali delle big tech. È una tensione culturale prima ancora che tecnologica. Da una parte l’industria dell’AI ipercentralizzata, dominata da pochi laboratori con budget paragonabili a quelli di piccoli stati nazionali; dall’altra un movimento sempre più rumoroso che rivendica un futuro decentralizzato, open source, quasi anarchico. In questo spazio ideologico, un software dal nome improbabile come OpenClaw è riuscito a diventare il simbolo di una piccola ribellione digitale.

Quando gli agenti iniziano a fare ricerca: Autoresearch il laboratorio autonomo di Andrej Karpathy

Nel grande laboratorio dell’intelligenza artificiale contemporanea, dove ogni settimana nasce un nuovo modello “rivoluzionario” e ogni startup promette la prossima svolta epocale, esiste una verità piuttosto meno glamour ma infinitamente più concreta: il progresso reale nell’AI non nasce quasi mai da una singola intuizione geniale, bensì da una quantità quasi imbarazzante di tentativi, errori, parametri modificati e esperimenti ripetuti migliaia di volte. La ricerca sui modelli linguistici è, nella sua forma più onesta, un gigantesco motore di iterazione. Proprio in questo territorio un po’ prosaico, fatto di script Python, GPU surriscaldate e metriche di validazione, si inserisce l’ultimo esperimento open source di Andrej Karpathy, figura ormai quasi mitologica nel mondo dell’apprendimento automatico e già protagonista di capitoli importanti della storia dell’AI moderna, da OpenAI a Tesla.

Quando l’intelligenza artificiale diventa il revisore del codice: il caso Claude Opus 4.6 e la sicurezza del software

La storia della sicurezza informatica è, in fondo, una storia di asimmetrie. Un difensore deve proteggere ogni riga di codice; un attaccante deve trovarne una sola vulnerabile. Questa regola, semplice e spietata, ha governato quarant’anni di cybersicurezza. Negli ultimi mesi però qualcosa sta cambiando; non perché gli hacker siano diventati più etici, ma perché gli algoritmi stanno iniziando a leggere il codice con una pazienza e una capacità di correlazione che nessun team umano può realisticamente eguagliare.

L’esperimento condotto da Anthropic con il modello Claude Opus 4.6 sul codice di Mozilla Firefox rappresenta un piccolo terremoto in questo equilibrio. Due settimane di audit automatizzato, svolto in collaborazione con il team di sicurezza di Mozilla, hanno prodotto risultati che nel mondo della sicurezza software hanno il peso di un segnale strutturale, non di un semplice esperimento di laboratorio.

Quando l’AI vuole riscrivere GitHUB: il paradosso strategico tra OpenAI e Microsoft

Osservare la relazione tra OpenAI e Microsoft oggi è un esercizio quasi filosofico, oltre che tecnologico. Le due aziende incarnano uno dei paradossi più affascinanti della storia recente della Silicon Valley: un investitore che finanzia generosamente un partner destinato, con calma glaciale, a competere con le sue stesse piattaforme. Nel mondo tradizionale del software questa dinamica sarebbe stata definita suicida. Nell’economia dell’intelligenza artificiale, invece, viene presentata con una certa eleganza semantica come “ecosistema strategico”.

Secondo diverse ricostruzioni interne, il nuovo progetto infrastrutturale di OpenAI nasce da una frustrazione molto concreta, quasi banale. Gli ingegneri dell’azienda si sarebbero trovati sempre più spesso alle prese con interruzioni e rallentamenti della piattaforma GitHub, il gigantesco archivio globale del codice acquistato da Microsoft nel 2018 per circa 7,5 miliardi di dollari. La causa principale non sarebbe un problema strutturale del servizio in sé, ma una migrazione infrastrutturale di dimensioni titaniche. GitHub sta trasferendo progressivamente la propria architettura legacy verso il cloud di Microsoft Azure, un processo che il CTO della piattaforma ha ammesso potrebbe richiedere ancora due anni.

Quando il codice lo revisionano gli agenti: la nuova scommessa di Anthropic sull’ingegneria software autonoma

Nel grande teatro dell’intelligenza artificiale contemporanea, dove ogni settimana nasce un nuovo “copilota” destinato a rivoluzionare qualcosa, la vera partita non riguarda tanto la generazione di codice quanto la sua revisione. Scrivere codice è relativamente facile; scriverlo bene, sicuro e mantenibile è un’altra storia. In questo contesto la recente introduzione della funzione Code Review nel sistema Claude Code di Anthropic rappresenta un passo interessante, forse meno spettacolare di un modello multimodale da trilioni di parametri, ma decisamente più pragmatico. La promessa è semplice, quasi disarmante: lasciare che una squadra di agenti AI legga il codice al posto degli esseri umani e trovi bug che i revisori spesso ignorano.

La guerra fredda dell’intelligenza artificiale è iniziata nei tribunali

Nella storia delle tecnologie strategiche esiste sempre un momento in cui il dibattito smette di essere accademico e diventa istituzionale. Quel momento, per l’intelligenza artificiale, sembra essere arrivato quando Anthropic ha deciso di portare il governo degli Stati Uniti davanti a un tribunale federale. Non per una questione commerciale. Non per un contratto. Ma per qualcosa di molto più delicato: il diritto di rifiutarsi di costruire strumenti di sorveglianza di massa e armi autonome.

Il caso, depositato presso la United States District Court for the Northern District of California, ha una dimensione che va oltre il diritto amministrativo. Riguarda il rapporto tra Stato e tecnologia quando quest’ultima diventa infrastruttura strategica. In altre parole, quando il software diventa geopolitica.

Le aziende cinesi che vogliono sfidare Nvidia: Cambricon, Moore Threads e gli altri outsider dei chip AI

Il mercato globale dei chip per l’intelligenza artificiale sembra avere un padrone quasi incontrastato che si chiama Nvidia. Le sue GPU sono diventate l’infrastruttura invisibile su cui girano modelli linguistici, sistemi di generazione immagini e interi ecosistemi di cloud AI. Tuttavia, nel frattempo, a migliaia di chilometri di distanza, una serie di aziende cinesi con nomi che per molti suonano ancora esotici sta cercando di costruire un’alternativa. Cambricon, Moore Threads, Hygon Information Technology e la divisione semiconduttori Kunlunxin del gigante tecnologico Baidu stanno emergendo come protagonisti di un progetto molto più grande della semplice competizione industriale.

La febbre degli agenti AI in Cina e l’illusione del dipendente digitale

Una scena quasi cinematografica si è materializzata a Shenzhen pochi giorni fa. Migliaia di persone in fila davanti al quartier generale di Tencent per installare un software open source. Non un nuovo videogame, non l’ultimo smartphone pieghevole, ma un agente autonomo di intelligenza artificiale chiamato OpenClaw. Quasi mille individui hanno atteso pazientemente il proprio turno per far configurare gratuitamente il programma dagli ingegneri dell’azienda. La fotografia è interessante perché racconta più di qualsiasi report strategico sull’economia digitale. Quando un software genera una fila fisica nel mondo reale, significa che il mercato ha fiutato qualcosa di potenzialmente dirompente.

L’economia degli agenti AI tempi dei modelli open-weight

L’economia degli agenti artificiali sta uscendo con sorprendente velocità dalla fase romantica dei prototipi e sta entrando, quasi senza chiedere permesso, nella dimensione meno glamour della produzione. È un passaggio inevitabile. Le demo entusiasmano gli investitori, ma i conti mensili dell’infrastruttura decidono se una tecnologia sopravvive davvero. Negli ultimi mesi il panorama dell’AI agentica ha iniziato a mostrare un paradosso curioso: più gli agenti diventano autonomi e sofisticati, più diventano costosi da far funzionare. Ed è qui che i modelli open-weight stanno iniziando a salvare quella che qualcuno ha già battezzato, con un certo entusiasmo da Silicon Valley, la nuova “agentic economy”.

Oracle e la grande scommessa sull’intelligenza artificiale

Nel mondo della tecnologia esiste una regola non scritta che pochi manager amano ricordare durante le conferenze con gli analisti: quando un’azienda parla molto di futuro, di solito significa che il presente è ancora un po’ complicato. Questa settimana i riflettori di Wall Street sono puntati su Oracle, che martedì presenterà i risultati del terzo trimestre fiscale. Un evento apparentemente routine, se non fosse che l’azienda sta giocando una delle partite più rischiose della sua storia recente: inseguire il boom dell’intelligenza artificiale mentre prova a recuperare terreno nel mercato del cloud pubblico.

Il CEO miliardario per contratto: il capitalismo algoritmico che arricchisce Sundar Pichai

Nel capitalismo digitale esiste una curiosa legge non scritta che raramente compare nei manuali di economia aziendale ma che domina silenziosamente la Silicon Valley. Più un’azienda tecnologica diventa infrastruttura globale, più il suo amministratore delegato viene pagato come se fosse un hedge fund manager con accesso diretto al futuro. La vicenda di Sundar Pichai è l’esempio perfetto di questa dinamica quasi barocca del capitalismo tecnologico: uno stipendio relativamente sobrio rispetto agli standard della Valley, compensato però da un flusso continuo di azioni che, nel tempo, si trasformano in centinaia di milioni di dollari.

Chi è Amanda Askell, la filosofa che vuole dare un’anima all’AI di Anthropic

Dietro le scelte etiche di Anthropic non si trova un comitato anonimo né un algoritmo che valuta altri algoritmi. Si trova una filosofa scozzese di 37 anni, formazione a Oxford, mente analitica e capelli punk platino, che passa le giornate a discutere di coscienza, identità e moralità con un chatbot chiamato Claude. Il suo nome è Amanda Askell ed è la figura che più di ogni altra sta plasmando l’impronta morale di uno dei modelli di intelligenza artificiale più avanzati al mondo.

Due Sessioni. La Cina aumenta il budget per la scienza e punta 426 miliardi sulle tecnologie del futuro

Pechino continua a investire sulla ricerca scientifica con la determinazione di chi ha deciso che la prossima rivoluzione industriale non intende guardarla dagli spalti ma dal campo di gioco. Il progetto di bilancio presentato durante le sessioni legislative annuali ha fissato per il 2026 uno stanziamento di 426,42 miliardi di yuan, circa 61,8 miliardi di dollari, destinati direttamente alla scienza e alla tecnologia. L’aumento è del 10% su base annua, la crescita più alta tra i principali capitoli di spesa pubblica e un segnale piuttosto chiaro sulle priorità strategiche della leadership cinese.

Il messaggio politico è semplice quanto ambizioso. Innovazione scientifica e sviluppo tecnologico non rappresentano più solo strumenti di crescita economica. Sono diventati il pilastro della competizione geopolitica del XXI secolo.

Intelligenza artificiale: quando il gender gap diventa un bug del sistema

L’intelligenza artificiale promette di cambiare il mondo, ma nel frattempo continua a essere progettata da una parte sola del mondo. Nel settore che sta ridisegnando economia, lavoro e informazione, le donne restano una minoranza. Secondo uno studio della Asian Development Bank, solo il 30% dei professionisti dell’intelligenza artificiale è donna. Un miglioramento rispetto al passato, appena quattro punti percentuali in più rispetto al 2016, ma ancora lontano da qualsiasi idea di equilibrio.

L’AI non può essere artista, almeno per ora: la Corte Suprema Usa lascia il copyright agli esseri umani

La Corte Suprema degli Stati Uniti rifiuta di esaminare il caso sull’autorialità delle opere create interamente da intelligenza artificiale. Restano validi il principio di “human authorship” e nuove implicazioni per editoria, arte e industria creativa.

Il futuro dell’arte generata dall’intelligenza artificiale passa ancora, inevitabilmente, dalla mano umana. Con una decisione destinata a fare scuola nel dibattito globale su tecnologia e diritto d’autore, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha scelto di non esaminare il caso che avrebbe potuto ridefinire il concetto stesso di autore nell’era dell’AI.

La rivincita della pellicola. Perché la fotografia analogica non è morta nell’era dell’AI

Ogni epoca ha annunciato la morte della fotografia analogica con la stessa sicurezza con cui si proclamano le rivoluzioni tecnologiche. Prima il digitale, poi lo smartphone, ora l’intelligenza artificiale. Eppure la pellicola continua a riapparire, ostinata, come una vecchia Leica che rifiuta di andare in pensione. I dati più recenti sulle ricerche online in Italia raccontano una storia diversa da quella che spesso si immagina. L’interesse per la fotografia non riguarda solo filtri, social network o immagini generate dagli algoritmi. Sempre più persone cercano informazioni su tecniche fotografiche, attrezzature dedicate e soggetti complessi da immortalare, dalla luna all’aurora boreale. Segnale di una curiosità che va oltre la semplice condivisione di immagini. In altre parole, la fotografia sta tornando a essere un processo, non soltanto un risultato.

Fuga da OpenAI: la guida della robotica lascia per protesta contro armi autonome e sorveglianza

Caitlin Kalinowski, la responsabile della divisione robotica di OpenAI, si è dimessa il 7 marzo 2026 in segno di protesta contro il recente accordo della società con il Pentagono

In un post pubblicato su X e LinkedIn, Kalinowski ha espresso profonde riserve etiche e di governance riguardo ai termini della collaborazione con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. 

ChatGPT decide la cultura: quando un prompt da 120 caratteri taglia 100 milioni alla ricerca umanistica

La vicenda è reale ed è emersa da documenti legali e indagini giornalistiche, in particolare da un’inchiesta del New York Times. In sintesi, funzionari legati al Department of Government Efficiency (DOGE), l’agenzia temporanea collegata all’agenda di riforma amministrativa promossa da Elon Musk e sostenuta politicamente dall’amministrazione di Donald Trump, avrebbero usato ChatGPT per decidere quali finanziamenti pubblici cancellare all’interno della National Endowment for the Humanities.

Secondo documenti emersi in una causa federale, due funzionari del DOGE arrivarono nel 2025 alla NEH con un mandato preciso: eliminare i progetti ritenuti legati alla politica di DEI (Diversity, Equity, Inclusion), in contrasto con l’agenda politica dell’amministrazione.

“Al mio segnale scatenate l’inferno… ma non con l’AI”: la guerra degli attori contro i deepfake vocali

Al mio segnale scatenate l’inferno”. Pronunciata nella versione italiana del film Il Gladiatore, quella frase è diventata una delle citazioni più riconoscibili della storia del doppiaggio. La voce è quella di Luca Ward, attore e doppiatore che per decenni ha prestato il timbro a star internazionali come Russell Crowe, Keanu Reeves e Samuel L. Jackson. Proprio quella voce, simbolo del doppiaggio italiano, è ora al centro di una nuova frontiera giuridica. Ward ha infatti deciso di registrare il marchio sonoro della propria voce, una scelta pensata per contrastare l’uso non autorizzato da parte dei sistemi di intelligenza artificiale capaci di clonare voci umane in pochi secondi.

Due Sessioni. Pechino studia le guerre del futuro e scommette sull’AI

Pechino continua ad aumentare il budget della difesa con la calma apparente di chi muove i pezzi su una scacchiera molto grande. Durante le Due Sessioni, il doppio appuntamento politico annuale che riunisce l’Assemblea nazionale del popolo e la Conferenza consultiva politica, il governo cinese ha annunciato un incremento del 7% della spesa militare, portando il bilancio della difesa a 1,91 trilioni di yuan, circa 276 miliardi di dollari. Una crescita stabile, quasi prudente. In termini percentuali è leggermente inferiore al 7,2% dell’anno precedente, ma resta superiore all’obiettivo di crescita del PIL fissato tra il 4,5% e il 5%. Il segnale è chiaro: mentre l’economia rallenta, la modernizzazione militare non rallenta affatto.

L’Europa prova a svegliarsi: la BEI apre il rubinetto degli investimenti per tecnologia, AI e difesa

La Banca Europea per gli Investimenti annuncia nuovi strumenti finanziari per sostenere startup, scaleup e tecnologie strategiche in Europa, con l’obiettivo di rafforzare sovranità tecnologica, innovazione e competitività globale. L’annuncio è arrivato a Lussemburgo durante la quarta edizione del Forum del Gruppo BEI, evento che riunisce responsabili politici, imprenditori, accademici e innovatori attorno a un tema che suona come una dichiarazione di intenti: costruire un’Europa forte in un mondo che cambia.

“Quo vadis, humanitas?”: il Vaticano apre il dossier sul futuro della mente umana. L’AI ci rende più intelligenti o più pigri?

L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui lavoriamo, studiamo e prendiamo decisioni. Ma sta cambiando anche il modo in cui pensiamo? La domanda, che fino a poco tempo fa sembrava materia da convegni accademici o podcast tecnologici, è arrivata ora nel cuore della riflessione teologica. Il nuovo documento della Commissione Teologica Internazionale, intitolato “Quo vadis, humanitas?”, interviene nel dibattito globale sugli effetti delle “macchine sapienti”, aprendo una riflessione sorprendentemente concreta su chatbot, big data e intelligenza artificiale. Il testo, approvato all’unanimità dalla Commissione e pubblicato con il via libera del cardinale Víctor Manuel Fernández e di Papa Leone XIV, rappresenta uno dei contributi più articolati provenienti dal mondo religioso sul rapporto tra tecnologia e natura umana.

L’obiettivo non è condannare la tecnologia, ma porre una domanda decisiva per il XXI secolo: che cosa succede all’intelligenza umana quando delega sempre più funzioni cognitive alle macchine?

Grammarly e gli accademici resuscitati: quando l’intelligenza artificiale imita gli esperti (vivi e morti)

La nuova polemica sull’intelligenza artificiale non riguarda modelli sempre più potenti o guerre geopolitiche tra superpotenze tecnologiche. Questa volta il dibattito nasce in un luogo più sottile, quasi letterario: la scrittura. Più precisamente, l’idea che un software possa commentare un testo fingendo di essere un accademico famoso, magari anche uno morto da anni.

La piattaforma di scrittura assistita Grammarly ha introdotto una funzione chiamata Expert Review, una sorta di revisore automatico che analizza un documento e restituisce suggerimenti come se provenissero da studiosi, giornalisti o ricercatori riconosciuti. Non una semplice correzione grammaticale, ma una simulazione di giudizio intellettuale. Un piccolo consiglio editoriale algoritmico.

Dalle rotative agli algoritmi: Meta paga News Corp fino a 50 milioni l’anno per nutrire la sua intelligenza artificiale

Per decenni il giornalismo ha fornito il materiale con cui si costruisce il racconto del presente. Negli ultimi anni, come abbiamo visto, quel materiale è diventato anche il carburante che alimenta i modelli di intelligenza artificiale. L’ultimo esempio arriva dall’accordo pluriennale tra Meta e News Corp, che porterà i contenuti delle testate del gruppo editoriale nelle cucine digitali dei modelli di AI sviluppati a Menlo Park.

Due Sessioni. Crescita al 5% e nervi saldi: perché la Cina rallenta, ma resta una locomotiva per l’economia globale

Durante l’apertura delle Due Sessioni, il momento politico più importante dell’anno per la leadership cinese, il premier Li Qiang ha presentato davanti all’Assemblea Nazionale del Popolo un obiettivo di crescita del Pil per il 2026 compreso tra il 4,5% e il 5%. Si tratta del livello più basso fissato ufficialmente dalla Cina dal 1991, escludendo l’anomalia del 2020 durante la pandemia. Il dato fotografa un cambio di fase per la seconda economia mondiale guidata dal presidente Xi Jinping. Dopo decenni di espansione a ritmi quasi vertiginosi, la crescita cinese rallenta e diventa più selettiva. Non è un crollo, ma una scelta strategica che riflette pressioni interne e un contesto internazionale decisamente più turbolento rispetto al passato.

Due Sessioni. Pechino mette il turbo all’intelligenza artificiale: il piano per portarla nel 90% dell’economia entro il 2030

Le Due Sessioni della Repubblica Popolare Cinese, il momento politico ed economico più rilevante dell’anno per Pechino, stanno offrendo una fotografia piuttosto chiara delle priorità strategiche del Paese. Al centro della scena non si trova soltanto la crescita economica. L’elemento dominante è un concetto molto più ambizioso: l’autonomia tecnologica. La Cina punta sull’AI come leva principale per vincere la sfida tecnologica con gli Stati Uniti.

Lagarde e il paradosso dell’AI: la tecnologia che può far crescere il mondo rischia di fermarsi alla frontiera

Il futuro dell’economia mondiale potrebbe dipendere da una variabile che fino a pochi anni fa sembrava appartenere più ai laboratori di ricerca che alle sale dei consigli delle banche centrali: l’intelligenza artificiale. Nel suo intervento alla conferenza annuale sui rischi globali organizzata dalla Johns Hopkins University a Bologna, la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde ha disegnato uno scenario che oscilla tra una nuova età dell’oro della produttività e una frenata economica globale causata dalla frammentazione geopolitica.

La pubblicità entra in ChatGPT: perché gli AI Ads di OpenAI stanno già cambiando il futuro dei media plan

Il 2026 potrebbe essere ricordato come l’anno in cui la pubblicità ha fatto ufficialmente il suo ingresso nell’era conversazionale. OpenAI ha avviato negli Stati Uniti i primi test di ChatGPT Ads, introducendo annunci contestuali all’interno della piattaforma utilizzata ogni settimana da circa 900 milioni di utenti. Per brand e marketer si apre una nuova frontiera del digital advertising che potrebbe ridisegnare il mercato globale del search advertising.

NotebookLM diventa uno studio cinematografico: quando l’intelligenza artificiale trasforma la ricerca in narrazione video

Attualmente disponibile in inglese per gli abbonati a Google AI Ultra.

Una cosa curiosa accade sempre quando una tecnologia smette di sembrare uno strumento e inizia ad assomigliare a un medium. Fino a ieri NotebookLM era un assistente di ricerca piuttosto sofisticato; oggi, con l’arrivo delle cosiddette panoramiche video cinematografiche, inizia a comportarsi come un piccolo studio di produzione. Non uno qualunque, ma uno di quelli dove la sceneggiatura, il montaggio, la voce narrante e perfino il ritmo visivo vengono decisi da un algoritmo.

La novità è più profonda di quanto sembri a prima vista. La promessa non è semplicemente quella di trasformare documenti, PDF o appunti in un video riassuntivo. Molte piattaforme lo fanno già, spesso con risultati discutibili. Il salto di qualità sta nel fatto che il sistema costruisce una narrazione visiva coerente, quasi cinematografica, partendo da contenuti testuali.

Nvidia frena sui chip per la Cina: tra geopolitica, AI e nuovi superprocessori la partita dei semiconduttori si complica

La relazione tra Nvidia e il mercato cinese assomiglia sempre più a una serie televisiva ricca di colpi di scena geopolitici. L’ultimo episodio arriva con la decisione dell’azienda guidata da Jensen Huang di interrompere la produzione dei chip H200 destinati alla Cina, riallocando la capacità produttiva presso TSMC verso la nuova e attesissima architettura Vera Rubin. La scelta appare, almeno sulla carta, perfettamente razionale. L’incertezza che circonda i rapporti tra Washington e Pechino ha raggiunto livelli tali da rendere difficile pianificare anche le strategie industriali più solide.

Nvidia si sfila dalla guerra delle AI: quando Jensen Huang capisce che il vero potere non è l’algoritmo ma il silicio

Nel capitalismo tecnologico contemporaneo esistono momenti curiosi, quasi ironici, nei quali il vero vincitore di una rivoluzione decide di fare un passo indietro proprio mentre tutti gli altri corrono verso la linea del traguardo. Non per prudenza, ma per lucidità. È più o meno ciò che ha fatto Jensen Huang, l’uomo che guida NVIDIA e che, con un tempismo degno di un vecchio stratega della Silicon Valley, ha lasciato intendere che la stagione degli investimenti diretti nei grandi laboratori di intelligenza artificiale potrebbe essere finita.

Amodei torna al Pentagono: la trattativa disperata di Anthropic per non sparire dalla guerra dell’intelligenza artificiale

La vicenda che coinvolge Dario Amodei, CEO di Anthropic, e il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti non è soltanto uno scontro tra una startup AI e un cliente governativo. È, più precisamente, una frattura geopolitica dentro la filiera dell’intelligenza artificiale occidentale. Nel giro di pochi giorni si è passati da una negoziazione tecnica a una guerra politica che minaccia di ridisegnare l’intero mercato dell’AI militare.

Il punto di rottura è semplice, quasi brutale. Il Pentagono pretende accesso completo ai modelli di Anthropic per “qualsiasi uso legale”. L’azienda risponde con due linee rosse che definiscono non negoziabili: niente sorveglianza di massa sui cittadini americani e niente armi autonome letali senza supervisione umana. La disputa è degenerata rapidamente, fino a quando il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha deciso di etichettare Anthropic come “supply chain risk”, una classificazione normalmente riservata a imprese sospettate di legami con governi ostili.

Come cancellare davvero ChatGPT: guida completa per esportare e rimuovere i tuoi dati dall’ecosistema OpenAI

La parola chiave principale è semplice e quasi brutale: cancellare ChatGPT. Le keyword semantiche orbitano attorno allo stesso pianeta lessicale: privacy dati ChatGPT, come eliminare account OpenAI, esportare conversazioni ChatGPT. Tre varianti che Google e i suoi algoritmi di ricerca semantica capiscono benissimo, soprattutto nel contesto della nuova generazione di risposte sintetiche generate dall’AI nella Search Generative Experience.

GPT-5.4, pentagono e crisi di fiducia: la guerra dell’intelligenza artificiale entra nella politica

La tempistica, nella tecnologia come in politica, non è mai casuale. Quando una azienda rilascia un nuovo modello di intelligenza artificiale due giorni dopo il precedente, non si tratta di innovazione frenetica, bensì di gestione di una crisi. Il lancio di GPT-5.4 da parte di OpenAI, annunciato in un momento in cui milioni di utenti stanno minacciando di abbandonare la piattaforma, va letto esattamente in questa chiave. Non è solo un upgrade tecnologico; è una manovra di contenimento reputazionale.

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