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IBM vantaggio quantistico: il conto alla rovescia che l’industria non vuole ammettere

Se pensavate che la computazione quantistica fosse ancora relegata a conferenze accademiche e diapositivi pieni di formule incomprensibili, attendete di leggere questo. IBM ha appena segnalato che il vantaggio quantistico sta passando dallo stato di promessa futuribile alla soglia operativa di ogni grande impresa. Due risultati fondamentali, due nuovi processori quantistici, e un messaggio talmente esplicito che persino il board più conservatore non potrà più ignorarlo. Il conto alla rovescia è iniziato.

Sette trend del quantum computing che plasmeranno ogni industria nel 2026

Il quantum computing ha smesso di essere un elegante esercizio accademico buono per i convegni e per i finanziamenti pubblici. Nel 2026 entra ufficialmente nella fase in cui il management, quello vero, inizia a fare domande scomode. Quanto rende, quanto costa, quanto rischio introduce e soprattutto chi resta indietro se non parte ora. Superposizione ed entanglement non sono più parole da laboratorio ma leve industriali, con un impatto che promette di essere asimmetrico, selettivo e poco democratico. Come ogni vera discontinuità tecnologica, non premierà chi osserva ma chi sperimenta male e presto.

Il primo trend che conta davvero è l’uso utile del quantum computing. Utile significa noioso per gli accademici e irresistibile per i CFO. Nel 2026 la narrativa cambierà tono perché il mercato inizierà a chiedere applicazioni concrete in finanza, logistica, farmaceutica e manifattura avanzata. Ottimizzare portafogli complessi, simulare molecole che oggi richiedono mesi di calcolo classico, ridisegnare supply chain fragili come porcellana cinese non sarà più una demo da slide ma un proof of value. Gli investitori iniziano a perdere pazienza verso chi vende solo roadmap e white paper. Il quantum che non produce ritorni misurabili verrà trattato come una startup deep tech qualsiasi, cioè con affetto ma senza ulteriori assegni.

Alleanza quantum scaling punta ai supercomputer quantistici prodotti in serie

La scala quantistica affascina perché sembra il classico salto nel buio che ogni settore tecnologico, a un certo punto, deve affrontare. La Quantum Scaling Alliance nasce proprio qui, in questo spazio sospeso fra ambizione industriale e fisica sperimentale, con un obiettivo che molti giudicherebbero quasi provocatorio: trasformare il computer quantistico da oggetto artigianale costruito in laboratorio a macchina superconduttiva prodotta in serie. La guida di John M. Martinis aggiunge un tono da romanzo di frontiera americana, con il premio Nobel che si schiera a capo di un gruppo che include HPE e alcuni dei colossi più silenziosi e più decisivi del settore dei semiconduttori. Ci sono momenti in cui l’innovazione sembra rallentare e altri in cui qualcuno decide che è l’ora di mettere il piede sull’acceleratore. Questa iniziativa appartiene alla seconda categoria.

DARPA scuote il mondo: 11 aziende pronte a cambiare per sempre il futuro del quantum computing

Nel mondo delle tecnologie emergenti è raro imbattersi in un programma che unisca audacia strategica, rigore scientifico e una chiara agenda nazionale ma il Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) lo ha fatto con il suo programma Quantum Benchmarking Initiative (QBI). La keyword su cui ci concentriamo è quantum benchmarking, con le semantiche correlate utility-scale quantum computer e fault-tolerant quantum computing. Provate a pensare all’internet, al GPS e ai veicoli autonomi: ogni volta che DARPA ha messo in moto la leva è stato un cambio di paradigma. Ora lo sta facendo di nuovo, ma questa volta con la promessa di ridefinire il computing.

Nanodiamanti quantistici: dalla Praga a Victoria, la rivoluzione della produzione industriale

Quando si parla di materiali quantistici, la parola d’ordine è velocità e scala industriale. Un team guidato da Petr Cígler all’Institute of Organic Chemistry and Biochemistry of the Czech Academy of Sciences ha messo a punto un metodo in grado di ridurre la produzione di nanodiamanti con centri quantistici luminescenti da settimane a soli quattro minuti.

Il processo, chiamato Pressure and Temperature Qubits (PTQ), simula le condizioni del mantello terrestre comprimendo polvere di diamante ad altissime pressioni e temperature. Un semplice trucco di laboratorio aggiungere sale da cucina impedisce ai cristalli di fondersi tra loro: il sale si scioglie durante il trattamento e viene facilmente lavato via, lasciando particelle pure, brillanti e pronte per applicazioni quantistiche. Il team afferma che ciò corrisponde a un aumento di velocità di mille volte, consentendo in sette giorni ciò che prima avrebbe richiesto decenni.

Quantinuum svela “Helios”: l’alba (forse) della fase commerciale del calcolo quantistico

Se pensiamo che con Helios si stia già “risolvendo tutto”, stiamo celebrando il tramonto con le luci ancora accese.

La “macchina Helios” e il salto tecnico

Quantinuum presenta Helios come la «più precisa computer quantistica general‑purpose commerciale al mondo». Il sistema utilizza 98 qubit fisici — realizzati mediante ioni di bario in un trap “junction” e già viene definito in grado di supportare un’efficienza di correzione di errore che genera 48 qubit logici. Cosa significa questo “rapporto” 2:1 fisici→logici? In un contesto quantistico dove molti sistemi richiedono decine o centinaia di qubit fisici per ottenere uno qubit logico affidabile, è davvero un avanzamento.

La carta accademica supporta: nell’articolo su arXiv la macchina presenta infidelità di gate monodimensionali dell’ordine di 2,5×10⁻⁵ e gate a due qubit a ~7,9×10⁻⁴. vedi arXiv In sintesi: il “rumore” è stato spinto verso livelli che prima parevano lontanissimi.

Nvidia NVQLink e la nuova alleanza tra AI e computer quantistici

Nvidia non costruisce computer quantistici, li collega. Una differenza sottile ma decisiva. Durante il Global Technology Conference a Washington, Jensen Huang ha presentato NVQLink, un’infrastruttura di connessione progettata per unire processori quantistici e supercomputer AI in un unico ecosistema di calcolo ibrido. Lo ha definito la “pietra di Rosetta tra il mondo quantistico e quello classico”, e la definizione non è solo un colpo di marketing. È una dichiarazione di supremazia strategica: Nvidia non vuole essere un attore del settore quantistico, vuole essere l’architetto del linguaggio che lo renderà comprensibile alle macchine intelligenti.

Algoritmo quantistico IBM quando la teoria sfida i limiti del classico

IBM, con oltre un secolo di storia e innovazione alle spalle, ha appena svelato un algoritmo quantistico che potrebbe ridefinire cosa significa “efficienza computazionale”. Non è un annuncio di facciata, ma un segnale che il quantum sta mutando da esperimento accademico a strumento con leve reali nel mercato. L’algoritmo in questione drenato dall’astrattezza della matematica più pura si chiama QXC, ovvero quantum approximate counting (conteggio quantistico approssimato).

QUAINET quantum cloud: operationalizzare il quantistico all’edge

In un mondo in cui l’intelligenza artificiale tradizionale si dibatte ancora tra bias statistici, reti neurali opache e una fame insaziabile di dati, QAINET® Quantum Cloud entra in scena come l’outsider che cambia le regole del gioco. Non si tratta di un’altra promessa vaporosa nel panorama delle tecnologie emergenti, ma di un’architettura quantistica che finalmente traduce la fisica in codice operativo. Dietro il nome elegante, Analog Physics Inc. ha costruito qualcosa che somiglia più a una rivoluzione silenziosa che a una startup di frontiera. Il principio è semplice, quasi brutale nella sua chiarezza: eliminare l’errore quantistico prima che accada.

Quantum computing IBM: la realtà dei ricavi tra startup e governo

La narrativa sul quantum computing è piena di luci e ombre: da una parte le startup promettono rivoluzioni, dall’altra IBM mostra che la rivoluzione può trasformarsi in ricavi concreti. Dal 2017, IBM ha “booked” circa 1 miliardo di dollari nel suo business quantistico. La cifra non è un semplice slogan da conferenza stampa, ma un segnale che la tecnologia non è più pura teoria, e che il quantum può vivere anche nel mondo dei conti trimestrali.

Il vantaggio di IBM non è solo nella cifra, ma nel contesto: questi ricavi provengono da un ecosistema integrato che combina quantum, hybrid cloud e software. Non si tratta di vendere un singolo chip quantistico, ma di offrire servizi, licenze e strumenti per sviluppatori che parlano il linguaggio dei grandi clienti enterprise. Le startup, con tutte le loro idee brillanti, spesso non hanno ancora trovato una via di monetizzazione stabile.

Minaccia quantistica: correre contro il tempo per proteggere il mondo digitale

Il futuro della sicurezza digitale non è più una questione di se, ma di quando. Gli esperti parlano di un momento apocalittico chiamato Q-Day, il giorno in cui i computer quantistici diventeranno abbastanza potenti da violare qualsiasi crittografia attuale. Tutto ciò che oggi consideriamo sicuro, dalle transazioni bancarie ai segreti industriali, dalle comunicazioni governative ai dati personali, potrebbe essere decifrato domani. L’idea stessa che un file rubato oggi possa essere letto tra pochi anni dovrebbe far rabbrividire chiunque abbia un conto in banca o gestisca informazioni strategiche. La minaccia quantistica non è fantascienza, è imminente e silenziosa.

Nvidia è davvero ovunque? il salto quantico e il dominio infrastrutturale

Quando Jensen Huang, CEO e fondatore di Nvidia, affermò in keynote “Our GPUs are everywhere”, non stava usando un’iperbole da marketing: aveva una roadmap sotto braccio. Mercoledì a Washington, durante il GTC un palco che è ormai diventato centro strategico globale per l’IA ha mostrato come Nvidia si stia spingendo a colonizzare ogni angolo (fisico, digitale, quantico) dell’infrastruttura moderna. Le azioni NVDA sono schizzate oltre il 5 %, sfondando il muro di $200.

Da centri di ricerca governativi a reti 6G, da robotaxi a bioinformatica, Huang ha puntato tutto sull’idea che l’IA non è uno strumento: è lavoro. Chip che lavorano come operai, infrastrutture che “producono token” vocaboli dell’IA per immagini, video, molecole e persino ponti quantici-classici in un’unica sinfonia. Il claim “Nvidia è ovunque” appare provocatorio, ma dietro c’è un calcolo: visibilità su mezzo trilione di dollari di vendite previste per Blackwell e Vera Rubin fino al 2026.

Google lancia Quantum Echoes e dichiara vantaggio quantico verificabile

Qualche mattina fa, Google ha alzato la posta nella partita più strategica dell’era dell’informazione: ha annunciato che il suo nuovo chip quantico Willow, eseguendo l’algoritmo denominato Quantum Echoes, ha superato un supercomputer classico di circa 13.000 volte in un compito scientifico misurabile (non un compito fittizio). (Vedi Research+4) Il risultato è stato pubblicato su Nature e, per la prima volta nel campo, è stato definito “verificabile” (ossia un algoritmo quantico che altri sistemi quantici possono riprodurre con lo stesso risultato).

La narrazione ufficiale parla di una svolta: il passaggio dalla teoria alla realtà testabile, dal “quantum supremacy” strumentale a un “quantum advantage” con senso applicativo. Ma quanto è vera, stabile e vicina all’uso commerciale questa svolta? Ecco il punto.

Italia lancia il più potente hub quantistico al mondo a Cernobbio: la rivoluzione della Q-alliance è ufficiale

Il 14 ottobre 2025, durante il Digital Innovation Forum a Cernobbio, è stato presentato un progetto destinato a ridefinire il ruolo dell’Italia nel panorama tecnologico globale: la Q-Alliance, definita dai suoi fondatori come “il più potente hub quantistico al mondo”. Questa iniziativa nasce dalla collaborazione tra due colossi statunitensi del settore: D-Wave e IonQ, con il sostegno del Governo Italiano, rappresentato dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, Alessio Butti. L’obiettivo dichiarato è posizionare la Lombardia come epicentro globale della ricerca e dell’innovazione nel campo del calcolo quantistico.

Rigetti’s pentagon pivot: l’ascesa del disruptor difensivo nel calcolo quantistico

Quando Wall Street si sveglierà, il Pentagono avrà già visto il futuro. Rigetti Computing (NASDAQ: RGTI) sta emergendo come il Palantir 2.0 del calcolo quantistico: un innovatore allineato alla difesa, con i suoi primi clienti principali non aziende, ma governi. Mentre il Pentagono, gli alleati degli Stati Uniti e le agenzie energetiche accelerano l’adozione del calcolo quantistico, Rigetti si sta posizionando all’incrocio tra sicurezza nazionale, materiali avanzati e resilienza energetica, richiamando l’ascesa di Palantir come pioniere della tecnologia profonda finanziato dalla difesa.

Quantum Computing: la rivoluzione che nessuno è davvero pronto a capire

Il problema non è la fisica. È la fiducia. Tutti parlano del quantum computing come della prossima rivoluzione tecnologica, ma pochi capiscono cosa accade davvero dietro quelle scatole criogeniche che lavorano a temperature più fredde dello spazio interstellare. Le aziende fingono sicurezza quando in realtà brancolano tra probabilità, rumore e correzione d’errore. È la prima volta nella storia dell’informatica in cui il computer non è prevedibile, e l’imprevedibilità, paradossalmente, è il suo valore più grande.

Oltre Einstein: il tempo quantistico che sfida la realtà

Gli orologi più precisi del mondo stanno diventando specchi del futuro, non solo strumenti di misura. Fisici come Igor Pikovski, del Stevens Institute of Technology, stanno cercando di capire se il tempo, quella linea apparentemente inesorabile che ci separa dal passato, possa piegarsi sotto le leggi del mondo quantistico. In laboratorio, atomi intrappolati e raffreddati a temperature vicine allo zero assoluto battono i secondi con una precisione che umilia qualsiasi orologio svizzero, ma ciò che cercano non è la puntualità: è la verità sul tempo stesso.

Il Nobel per la fisica 2025 e il futuro incerto delle criptovalute quantistiche

Il Nobel per la Fisica 2025 va a John Clarke, Michel Devoret e John Martinis per la scoperta del tunneling quantistico macroscopico e della quantizzazione dell’energia nei circuiti elettrici, un risultato che chiunque lavori in calcolo quantistico considera fondamentale. Non si tratta di un premio per esperimenti curiosi da laboratorio: stiamo parlando di fondazioni reali per qubit stabili, i mattoni dei computer quantistici che potrebbero, un giorno non troppo lontano, ristrutturare radicalmente il modo in cui gestiamo dati, transazioni e sicurezza digitale.

Qubit, Quantum Advantage, Fault Tolerance

Il termine “quantum advantage” è diventato il mantra del decennio tecnologico, un po’ come la “disruption” dei primi anni 2010. Ogni azienda del settore quantistico sembra recitare lo stesso copione: più qubit, più potenza, più promesse. Ma in un mercato che si muove più veloce delle sue certezze, la vera domanda è semplice e spietata: cosa rende davvero buono un computer quantistico? La risposta non è nel numero, ma nella qualità. Perché un migliaio di qubit instabili valgono meno di dieci che funzionano davvero.

Quantum particles inviati attraverso normali cavi internet con il 97% di accuratezza

Chiunque si ostini ancora a considerare il cosiddetto “quantum internet” come un’utopia lontana, farebbe bene a ricredersi. All’Università della Pennsylvania un gruppo di ingegneri (Yichi Zang) ha dimostrato che è possibile far viaggiare particelle quantistiche attraverso le stesse fibre ottiche commerciali che oggi reggono il peso del traffico globale, mantenendo intatta l’informazione con un’accuratezza del 97%. Un risultato che, per chi conosce la fragilità dei sistemi quantistici, suona come una dichiarazione di guerra al determinismo classico. Il protagonista tecnologico di questa rivoluzione è un chip al silicio dal nome accattivante, Q-chip, che traduce in pratica quello che da decenni sembrava confinato alle lavagne dei fisici teorici: la coabitazione pacifica di segnali classici e segnali quantistici nella stessa infrastruttura.

Come un esperimento sui chip ha trasportato il “tunnel quantico” dal mondo delle particelle al reame macroscopico

Premio Nobel per la Fisica 2025

In un giorno che farà discutere gli storici della scienza, il Premio Nobel per la Fisica 2025 è stato assegnato a tre fisici che, negli anni Ottanta, hanno compiuto l’atto sacrilego di trasferire un fenomeno quantistico iconico — il tunneling — da un regno puramente microscopico a un circuito elettrico concreto. I vincitori sono John Clarke, Michel H. Devoret e John M. Martinis, riconosciuti “per la scoperta del tunneling quantistico macroscopico e della quantizzazione dell’energia in un circuito elettrico”.

Quantum Computing e la rivoluzione silenziosa che arriva dalla Cina

Photo: Handout

Pan Jianwei non è nuovo ai titoli dei giornali, ma questa volta il suo team ha messo in scena un atto che sembra uscito da un racconto di fantascienza. Più di duemila atomi di rubidio, ognuno trasformato in un qubit, sono stati allineati in schemi perfetti in sessanta millesimi di secondo. Non con una paziente manipolazione manuale, ma grazie a un’intelligenza artificiale che governa fasci di luce capaci di intrappolare e muovere la materia a piacimento. La Cina non ha soltanto aumentato la scala rispetto alle limitazioni precedenti, ha cambiato la regola del gioco.

Intelligenza artificiale e fisica statistica, il secolo di ritardo che THOR AI ha finalmente cancellato

L’ossessione della fisica statistica per i cosiddetti integrali di configurazione è una delle storie meno sexy della scienza, eppure più decisive per capire come funziona la materia. Per oltre un secolo questi calcoli hanno rappresentato il tallone d’Achille della modellazione dei materiali, un enigma matematico così ostinatamente complesso da costringere generazioni di ricercatori a usare surrogati imperfetti come la dinamica molecolare o le simulazioni Monte Carlo. Siamo rimasti prigionieri di una scorciatoia permanente, illudendoci che bastasse aumentare la potenza di calcolo per avvicinarci alla verità.

Ora succede che un gruppo dell’Università del New Mexico e del Los Alamos National Laboratory ha deciso di riscrivere la storia con un approccio radicalmente diverso, usando intelligenza artificiale e reti tensoriali. Hanno battezzato il framework THOR AI, acronimo di Tensors for High-dimensional Object Representation. Nome roboante e volutamente mitologico, per una ragione: qui non si tratta di una variante più veloce, ma di un cambio di paradigma.

La coscienza quantistica è davvero capace di piegare la realtà fisica? provocazioni tra fisica e filosofia

Un caffè al Bar dei Daini

È quasi irresistibile l’idea che la coscienza possa avere un ruolo attivo nel determinare la realtà, soprattutto quando si parla di meccanica quantistica, quella teoria che da più di un secolo sbriciola certezze e mette in crisi la nostra visione del mondo. Il punto più controverso rimane il cosiddetto problema della misura: un sistema quantico può esistere in una sovrapposizione di stati, una specie di limbo statistico, fino a quando non viene misurato. L’atto stesso della misura sembra far collassare la funzione d’onda, trasformando una nuvola di possibilità in un fatto concreto. A quel punto, la domanda velenosa che torna ciclicamente è questa: chi o cosa compie davvero il collasso? Un detector, un apparato, un algoritmo, oppure l’osservatore cosciente con la sua mente che interpreta i dati?

IBM e HSBC rivoluzionano il trading obbligazionario con il primo esperimento quantistico su dati reali

Un passo da gigante nel mondo della finanza quantistica: IBM e HSBC hanno annunciato il successo del primo esperimento di trading abilitato al quantum su dati reali di obbligazioni societarie europee. Questa innovazione promette di trasformare radicalmente il modo in cui i mercati finanziari operano, offrendo previsioni significativamente migliori e un’efficienza senza precedenti.

Quantum computing vicino alla realtà ma le aziende non sono pronte

Per decenni il quantum computing è stato la barzelletta preferita nei corridoi dei laboratori di ricerca e dei boardroom finanziati a debito. Sempre cinque anni nel futuro, sempre un miraggio, un eterno “sta arrivando” che non arrivava mai. Oggi però l’aria è cambiata. Non sono più solo paper accademici e PowerPoint per investitori annoiati.

Microsoft ha creato un nuovo stato della materia, Google ha fatto girare un algoritmo in cinque minuti che avrebbe richiesto all’universo più tempo di quello che gli serve per invecchiare, IBM promette un computer quantistico fault tolerant entro il 2029. Questa non è più fantascienza, è un conto alla rovescia che pochi stanno ascoltando.

Quantum Source e la promessa pericolosa del calcolo quantistico fotonico

L’industria del calcolo quantistico è affamata di un cambio di paradigma e ogni annuncio che odora di concretezza genera più euforia di una trimestrale di Wall Street ben truccata. Quantum Source ha presentato Origin, il suo blocco fondamentale per computer quantistici fotonici, promettendo ciò che fino a ieri era materiale da keynote visionari: milioni di qubit, fault tolerance e nessuna criogenia ingombrante. In altre parole, il sogno di chi non vuole più sentire parlare di frigoriferi a diluizione che consumano energia come un data center e occupano spazio quanto una stanza blindata.

Il computer quantistico di Google ha creato una nuova fase della materia: ecco cosa significa per il futuro della tecnologia

Nel settembre 2025, un team internazionale di ricercatori provenienti dalla Technical University of Munich (TUM), Princeton University e Google Quantum AI ha annunciato una scoperta rivoluzionaria nel campo della fisica quantistica. Utilizzando il processore quantistico a 58 qubit “Willow” di Google, sono riusciti a creare e osservare per la prima volta una fase della materia precedentemente solo teorizzata: uno stato ordinato topologicamente di tipo Floquet.

Elettroni in Grafene: scoperta la superfluidità quantistica che rivoluziona la tecnologia

La scoperta che gli elettroni nel grafene possano comportarsi come un fluido perfettamente viscoso, privo di attrito, rappresenta una svolta fondamentale nella fisica quantistica. Questo fenomeno, noto come “flusso idrodinamico quantistico”, è stato osservato in condizioni controllate in cui le interazioni tra gli elettroni dominano il comportamento del materiale. In particolare, è stato evidenziato che la viscosità elettronica può essere misurata attraverso la resistenza non locale negativa, un segno distintivo del flusso idrodinamico.

Il grafene, un materiale bidimensionale costituito da un singolo strato di atomi di carbonio disposti in un reticolo esagonale, ha dimostrato di essere un ambiente ideale per osservare questi effetti. La sua struttura unica consente agli elettroni di muoversi con una mobilità eccezionale, e in condizioni particolari, come temperature intermedie e campioni di alta qualità, si è potuto osservare il comportamento idrodinamico degli elettroni.

La crittografia che ride del futuro… e del suo passato

È irresistibile guardare l’attuale crittografia classica come il palazzo dei sogni di un illusionista che tiene in equilibrio tutto sull’improbabile: problemi matematici “hard” che, si spera, nessun computer neanche quelli quantistici riuscirà a risolvere. Ma i computer quantistici non sono la prossima rivoluzione: sono il terremoto che sta già fratturando fondamenta che pensavamo di aver solidificato per sempre. Oggi c’è un nuovo twist: una prova matematica che promette sicurezza non grazie alla difficoltà, ma grazie alle regole stesse del mondo quantistico.

La fallacia di congiunzione non è un errore ma una finestra sulla creatività umana

La fallacia di congiunzione è stata per decenni il poster child dei nostri presunti limiti cognitivi. Tutto parte dal celebre esperimento di Amos Tversky e Daniel Kahneman che ci presenta Linda, 31 anni, laureata in filosofia, attiva socialmente e preoccupata per la discriminazione. La domanda è semplice: è più probabile che Linda sia una cassiera di banca oppure una cassiera di banca e attiva nei movimenti femministi? La probabilità congiunta, in termini matematici, non può mai essere maggiore della probabilità semplice. La logica classica impone che l’opzione uno sia sempre più probabile dell’opzione due. Eppure la maggior parte delle persone sceglie la seconda. Da qui il verdetto accademico: l’essere umano è irrazionale, vittima di bias cognitivi che lo portano a violare sistematicamente le regole della probabilità.

AI accelera Q-Day: quando Q-Day non sarà più fantascienza ma emergenza reale

Q-Day è il nome che la comunità della sicurezza informatica usa per indicare il giorno in cui un computer quantistico abbastanza potente riuscirà a spezzare la crittografia oggi alla base di Internet, banche, blockchain e comunicazioni digitali. Non è un termine accademico, ma un’etichetta evocativa: come il “D-Day” dello sbarco in Normandia, segna un punto di non ritorno.

La crittografia più diffusa, come RSA e le curve ellittiche (ECC), funziona bene perché gli algoritmi classici non sono in grado di fattorizzare grandi numeri o risolvere certi problemi matematici in tempi utili. Ma i computer quantistici, grazie all’algoritmo di Shor, potranno un giorno farlo in tempi rapidissimi. Quando quel giorno arriverà, chiunque abbia accesso a un computer quantistico di scala sufficiente potrà decifrare messaggi cifrati, violare chiavi private e compromettere firme digitali.

Quantum computing, cani e la comicità della crittografia moderna

Quantum computing promette rivoluzioni, ma ogni tanto ci ricorda che l’innovazione è più lenta delle nostre fantasie. La rubrica Feedback di New Scientist, con la sua ironia tipica, ha segnalato una notizia tanto surreale quanto illuminante: un cane neozelandese addestrato avrebbe “superato” i computer quantistici. Non serve correre a registrare brevetti canini. Nessun Labrador sta davvero calcolando algoritmi, ma l’aneddoto, nato da un preprint di crittografi, mette a nudo la discrepanza tra hype e realtà concreta nel mondo dei computer quantistici.

Peter Gutmann dell’Università di Auckland e Stephan Neuhaus della Zurich University of Applied Sciences hanno pubblicato un lavoro sull’ePrint Archive di crittologia. L’obiettivo era evidenziare quanto sia ancora arduo per i computer quantistici fattorizzare numeri giganteschi, la base di molti sistemi di crittografia moderni come RSA. Il messaggio tecnico è chiaro: nonostante decenni di ricerca, la fattorizzazione rapida su larga scala rimane un miraggio.

CURBy

Nel giugno 2025, il National Institute of Standards and Technology (NIST) ha presentato al pubblico il Colorado University Randomness Beacon (CURBy), un generatore di numeri casuali che sfrutta i principi della meccanica quantistica per produrre sequenze di numeri veramente casuali. Questa innovazione rappresenta un passo significativo verso la creazione di sistemi digitali più sicuri e trasparenti, fondamentali in un’epoca in cui la fiducia digitale è messa alla prova da attacchi sempre più sofisticati.

CURBy si basa su esperimenti di entanglement quantistico, noti come test di Bell, per generare numeri casuali. Questi esperimenti dimostrano che le particelle possono essere correlate in modo tale che lo stato di una influenzi istantaneamente l’altro, indipendentemente dalla distanza che le separa. Utilizzando questa proprietà, CURBy produce sequenze di numeri che sono intrinsecamente imprevedibili e non possono essere riprodotte da algoritmi deterministici.

Tecnologia quantistica: dalla fisica teorica alla rivoluzione industriale che non perdona i ritardatari

La tecnologia quantistica non è più un’espressione esoterica confinata ai paper accademici scritti da fisici insonni che giocano con le equazioni di Schrödinger alle tre del mattino. È già qui, e non sta bussando educatamente alla porta dell’industria, l’ha sfondato con una violenza elegante, tipica delle rivoluzioni che non chiedono permesso. Parlare oggi di quantum computing, di crittografia post-quantistica e di superconduttori non è esercizio di futurologia. È il terreno scivoloso sul quale si gioca la prossima decade di competitività globale. Chi crede che si tratti solo di una moda scientifica farà la fine delle aziende che nel 1999 deridevano internet definendolo “una bolla per nerd”.

La regola quantistica di Thomas Bayes: il teorema che sfida la realtà

Nel 1763, Thomas Bayes propose un metodo per aggiornare le probabilità alla luce di nuove evidenze, un concetto che ha plasmato la statistica moderna. Ora, nel 2025, un gruppo internazionale di fisici ha esteso questa regola al dominio quantistico, creando una versione che tiene conto delle peculiarità della meccanica quantistica, come la sovrapposizione degli stati e l’influenza della misurazione sul sistema. Questa innovazione offre un nuovo strumento per affrontare le sfide dell’inferenza probabilistica in un mondo dove le certezze classiche si dissolvono.

Sys-Sage: il ponte tedesco tra supercomputer e computer quantistici che promette di rivoluzionare la ricerca

La sfida più affascinante del computing moderno non è costruire computer sempre più veloci, ma far convivere due mondi che fino a ieri sembravano incompatibili. I supercomputer classici dominano il calcolo numerico su larga scala, mentre i computer quantistici promettono capacità impensabili, ma su architetture radicalmente diverse. Per anni questa divisione ha rallentato l’adozione pratica della tecnologia quantistica. Oggi un team tedesco, guidato dalla Technical University of Munich (TUM) e dal Leibniz Supercomputing Centre (LRZ), propone una soluzione che potrebbe cambiare le regole del gioco: Sys-Sage, un software ibrido progettato per integrare senza attriti il calcolo quantistico nei flussi di lavoro degli HPC.

Scoperta di uno stato quantistico “intermedio” che sfida la fisica classica

L’Università del Michigan ha recentemente svelato uno stato quantistico inaspettato, una sorta di “zona grigia” tra la certezza classica e l’ambiguità quantistica, che sfida le convenzioni della meccanica quantistica e promette di rivoluzionare la tecnologia del futuro.

Guidato dal teorico Kai Sun, il team ha scoperto che gli stati quantistici semi-localizzati, un tempo considerati rari e difficili da ottenere, possono manifestarsi naturalmente e in modo stabile in sistemi multidimensionali. Questi stati, noti come modalità “skin” con decadimento algebrico, offrono nuove opportunità per manipolare la luce e le particelle quantistiche in modi precedentemente impensabili. La chiave della scoperta risiede nel passaggio da sistemi unidimensionali a quelli bidimensionali e multidimensionali, dove questi stati seguono la legge di potenza e sono particolarmente sensibili alla geometria del materiale. Questa robustezza naturale apre nuove prospettive per le tecnologie quantistiche, dai quantum bit alle comunicazioni, offrendo un percorso più affidabile per lo sviluppo di dispositivi quantistici pratici.

D-Wave lancia l’arma quantistica per l’intelligenza artificiale: pytoch incontra i qubit

C’è chi parla di intelligenza artificiale e chi parla di computer quantistici come di due rivoluzioni separate, destinate a strade parallele. D-Wave Quantum ha deciso di metterle sullo stesso binario e accelerare. Ad agosto l’azienda ha rilasciato un toolkit Quantum AI open-source che si integra direttamente con PyTorch, il framework dominante per machine learning. Il messaggio è chiaro: non serve essere fisici teorici per esplorare il potere dei qubit, basta avere competenze di data science. Ma non pensiate che la sfida sia facile: IBM e Google sono già in corsa con i loro sistemi quantistici universali, pronti a conquistare ogni fetta di mercato.

Scoperto il magnetismo nascosto degli atomi: la fisica quantistica che potrebbe rivoluzionare computer e materiali

Ci sono scoperte che sembrano più pagine di fantascienza che risultati scientifici. All’Università Tecnica di Delft, un team guidato dal professor Sander Otte ha osservato in tempo reale il nucleo magnetico di un singolo atomo che cambia stato, un fenomeno mai visto prima. Non è un esperimento di laboratorio ordinario: usando un microscopio a scansione a effetto tunnel (STM), i ricercatori hanno letto il spin nucleare attraverso gli elettroni dell’atomo, svelando un comportamento che fino a ieri era confinato alla teoria. La stabilità sorprendentemente lunga del nucleo, rimasto coerente per diversi secondi, apre possibilità incredibili per il controllo della magnetizzazione a livello atomico.

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