Categoria: Podcast

Filosofia e AI nel podcast dialoghi dentro l’AI con Mario de Caro tra responsabilità e coscienza delle macchine

Nel panorama sempre più affollato dei podcast dedicati all’intelligenza artificiale, la puntata di Dialoghi dentro l’AI con Mario De Caro introduce una deviazione metodologica interessante, quasi un atto di resistenza culturale rispetto alla consueta retorica ingegneristica che domina il settore. Elisabetta Licino costruisce infatti un dialogo che non cerca l’ennesima previsione sull’evoluzione dei modelli, ma forza la discussione su un terreno meno addomesticato, dove responsabilità, libero arbitrio e creatività diventano categorie operative e non semplici ornamenti teorici. Il risultato è una conversazione che tratta l’intelligenza artificiale meno come un prodotto tecnologico e più come una pressione sistemica sulle categorie fondative della filosofia occidentale, con una naturale inclinazione a mettere in crisi l’ottimismo lineare della Silicon Valley.

Podcast: assicurazioni e AI: Cinzia Amandonico il rischio diventa algoritmo, ma la fiducia resta umana

Nel lessico sempre più fluido dell’intelligenza artificiale applicata ai settori industriali, l’assicurazione emerge come uno dei laboratori più interessanti e, allo stesso tempo, più sottovalutati. Il dialogo tra Elisabetta Licino, nella sua veste di avatar conduttrice, Cinzia Amandonico di ANIA e il filosofo Mario De Caro costruisce un asse concettuale che raramente entra nel dibattito mainstream: quello tra rischio, responsabilità e fiducia, tre parole che precedono di decenni l’attuale ossessione per i modelli generativi ma che oggi trovano nell’AI una loro riscrittura operativa. L’industria assicurativa, nella sua apparente staticità regolatoria, si rivela in realtà un sistema computazionale antico che ha sempre fatto machine learning senza chiamarlo così, aggiornando probabilità, correlazioni e pricing del rischio ben prima che il termine “deep learning” diventasse un mantra da keynote.

Dialoghi dentro l’AI, Bergamaschi Ganapini e la crisi della fiducia algoritmica tra delega cognitiva e responsabilità umana

Nel nuovo episodio del podcast Dialoghi dentro l’AI, condotto da Elisabetta Alicino, il confronto con la filosofa Marianna Bergamaschi Ganapini introduce una torsione interessante nel dibattito sull’intelligenza artificiale, spostando il baricentro dall’innovazione tecnica alla fragilità concettuale delle nostre categorie interpretative. La conversazione non si limita a descrivere l’evoluzione dei modelli linguistici o l’adozione industriale dell’AI, ma mette in discussione il modo in cui la società costruisce fiducia, attribuisce responsabilità e ridefinisce il confine tra agente umano e sistema automatizzato. In questo spazio ibrido, dove la tecnologia si presenta sempre più come interlocutore operativo e sempre meno come semplice strumento, la filosofia torna a occupare un ruolo che la Silicon Valley tende spesso a considerare ornamentale, salvo poi riscoprirla quando il sistema mostra le sue incoerenze strutturali.

“Dialoghi dentro l’AI”: il podcast di SEPAI che mette a confronto filosofia, impresa e governance dell’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale continua a trasformare imprese, istituzioni e società, ma il dibattito pubblico resta spesso schiacciato tra entusiasmo tecnologico e semplificazioni mediatiche. È da questa esigenza di approfondimento che nasce “Dialoghi Dentro l’AI”, il podcast promosso da SEPAI International e realizzato in collaborazione con Brand Genesi, un progetto editoriale che sceglie il confronto interdisciplinare come strumento per interpretare una delle trasformazioni più rilevanti del nostro tempo.

La scintilla e l’abisso: da Frankenstein all’era dell’intelligenza artificiale

PODCAST “FRONTIERE ARTIFICIALI” – Episodio 2

In questa puntata esploriamo il filo invisibile che unisce Mary Shelley e l’intelligenza artificiale contemporanea. Dal laboratorio di Victor Frankenstein ai sistemi generativi che apprendono da miliardi di tracce umane, riflettiamo su come le creature che inventiamo possano sfuggire al nostro controllo.

Chi c’è dietro Freida McFadden? La scrittrice che pubblica come un modello linguistico, ma giura di essere umana

PODCAST “FRONTIERE ARTIFICIALI” – Episodio 1

Freida McFadden è una delle autrici più lette al mondo. Ma è anche una delle più misteriose. Lunga vita alla riservatezza, certo, ma quando un’autrice produce bestseller a ritmi di una GPU sotto stress, evita quasi completamente la scena pubblica e risponde alle interviste solo via email, qualche domanda sorge spontanea.

Rivista.AI Academy: Nvidia e la nuova guerra del silicio che decide chi comanderà il futuro

Chi ancora pensa a Nvidia come all’azienda dei videogiochi probabilmente non ha capito che i videogiochi erano solo la scusa, un cavallo di troia per conquistare il controllo del computing globale. Una trappola elegante: vendere schede grafiche a milioni di adolescenti, raccogliere montagne di denaro, e reinvestirlo in quello che oggi è l’unico vero monopolio intellettuale della tecnologia. Perché la verità è che nvidia ha cambiato le regole della fisica del calcolo e, senza esagerazioni, ha riscritto la geografia del potere digitale.

Umanità vs. AI: La Nuova Guerra per il Lavoro

In un’epoca in cui tutto sembra cambiare a velocità vertiginosa, la relazione tra intelligenza artificiale (AI) e lavoro umano si impone come uno degli argomenti più cruciali, se non il più essenziale. Siamo di fronte a un cambiamento epocale che tocca non solo gli aspetti economici e sociali, ma anche la nostra stessa identità, profondamente intrecciata con la nostra professione. Se i lavori svaniscono, con essi rischia di scomparire anche il nostro senso di autostima.

Leone XIV e l’intelligenza artificiale la sfida del Papa tra fede, potere e tecnologia

Nel vortice mediatico e politico che ha accompagnato l’elezione di Leone XIV il 3 maggio 2025, è stato subito chiaro che quel pontificato avrebbe segnato una cesura netta con l’era di Papa Francesco. Mentre il predecessore aveva incarnato l’immagine di un pastore dalla forte impronta sociale e ambientale, attento ai poveri e alle periferie del mondo, Leone XIV si presenta come il pontefice del nuovo millennio digitale, il primo a fare dell’intelligenza artificiale un tema centrale e ricorrente del proprio magistero. Se Francesco aveva parlato soprattutto con il cuore e il tono della misericordia, Leone XIV sembra rivolgersi alla mente, con un linguaggio che fonde teologia e tecnologie emergenti, un mix di pragmatismo e profondità filosofica che non lascia spazio a fraintendimenti.

Google Docs podcast, vuole che la tua bozza parli da sola, letteralmente

Nel panorama già sovraffollato delle intelligenze artificiali che vogliono “aiutarti” a lavorare meglio, Google ha appena rilanciato con una mossa che mescola tecnologia avanzata e un pizzico di follia da Silicon Valley: podcast generati dall’IA dentro Google Docs. Sì, hai capito bene. Ora, se volevi ascoltare due voci robotiche discutere del tuo report trimestrale prima che tu lo mandi al capo, Google ha deciso che ne avevi bisogno, anche se non lo sapevi.

La novità rientra nel pacchetto di aggiornamenti Gemini per le Workspace apps. Un’ondata di funzionalità AI che promette di rivoluzionare – o complicare ulteriormente – il nostro modo di scrivere, analizzare e presentare contenuti. Tutto, ovviamente, sotto il mantra onnipresente: “con Gemini al centro”.

Google reinventa la cultura: podcast AI per riscoprire i tesori dell’umanità

Nel panorama tecnologico odierno, dove l’intelligenza artificiale sembra essere la panacea per ogni problema, Google ha deciso di applicarla anche al mondo dell’arte e della cultura. Recentemente, Google Arts & Culture ha introdotto una funzione sperimentale che utilizza Gemini, il suo modello AI, per creare “episodi audio approfonditi” su artefatti culturali selezionati. In altre parole, ora possiamo ascoltare podcast generati dall’AI che ci raccontano storie su orsi bruni e ceramiche cinesi antiche.​

Secondo il blog ufficiale di Google, questa funzione permette di apprendere, ad esempio, che l’orso bruno, tecnicamente un carnivoro, ottiene circa il 90% della sua dieta dalle piante. Oppure, possiamo seguire il viaggio della ceramica cinese antica attraverso l’Eurasia tramite l’audio. Un modo innovativo per trasformare il tempo trascorso nel traffico o sul divano in un’esplorazione culturale. ​blog.google

Silicon Valley Geopolitics and New Balances of Power (ENGLISH PODCAST)

Il potere liquido del digitale: la nuova autarchia tecnologica tra Silicon Valley, Cina e crisi delle democrazie.

L’epoca che stiamo attraversando non ha eguali nella storia. Non è tanto una questione di tecnologia in sé, quanto della sua velocità, della sua capillarità, e soprattutto della sua imprevedibile capacità di ridefinire strutture di potere, categorie politiche e fondamenta sociali. Se fino a ieri le guerre si combattevano con carri armati, oggi si conducono con algoritmi, piattaforme, intelligenza artificiale e manipolazione cognitiva di massa. E chi le combatte, sempre più spesso, non indossa una divisa. È un ingegnere di Stanford, un imprenditore visionario in t-shirt nera, un fondo sovrano saudita o un partito comunista che ha capito come si programma un sistema operativo.

La tecnologia digitale non è più una componente del sistema: è il sistema. E in questa mutazione genetica della realtà sociale, economica e politica globale, si intravede un disegno emergente – non sempre intenzionale, ma comunque dirompente – che sta ridefinendo gli assi della geopolitica. Gli attori centrali di questa trasformazione non sono più gli Stati, ma gli attori extra-statuali, potentati digitali, corporate apolidi che accumulano capitale, dati e influenza in una misura senza precedenti. È la “balcanizzazione del potere”, ma con server sparsi nei deserti del Nevada e nei data center sottomarini di Google, non più tra le montagne dei Balcani.

Mark Zuckerberg e l’energia maschile: un monologo ironico sulla crisi delle idee (e del buon senso)

«Allora, parliamoci chiaro: Mark Zuckerberg che va a lamentarsi da Joe Rogan per ore. No, sul serio, ore. Voglio dire, non so cosa sia più incredibile, che abbiano parlato così tanto o che ci sia qualcuno che riesce a reggere il tono di Zuckerberg per tutto quel tempo. E di cosa si lamentava? Beh, dice che il mondo aziendale è diventato “culturalmente neutralizzato”. Neutralizzato! Insomma, un’accusa forte, specialmente da uno che dirige una compagnia famosa per aver neutralizzato noi, i suoi utenti, con algoritmi che ci mostrano gattini e fake news nello stesso feed. Ma magari è solo ironico, chissà.

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