Il nuovo ordine digitale che l’Europa continua a fingere di non vedere
Novembre 2025 Trump lancia la Genesis Mission: sforzo nazionale per usare l’AI (poi SI) per accelerare scoperte scientifiche, mediche ed energetiche.
Luglio 2025 Pubblicazione di America’s AI Action Plan (oltre 100 raccomandazioni).
Dicembre 2025 Executive Order contro il “patchwork” di leggi statali sull’AI.
Marzo 2026 Presentato il National Super Intelligence Policy Framework.
2 giugno 2026 Executive Order 14409: “Promoting Advanced Artificial Intelligence Innovation and Security”. Esclude licenze preventive sui modelli frontier.
Luglio 2026 Espansione della Genesis Mission a oltre 15 agenzie federali; annunciati oltre 5 miliardi di dollari di impegno federale
29 settembre 2026 Executive Order 14434: l’amministrazione Trump vieta ufficialmente l’uso della parola “Artificial Intelligence” e impone “Super Intelligence” (SI).
8 ottobre 2026 Summit “Science: A New Golden Age”. Undici big tech (Nvidia 1 mld, AMD 500 mln, OpenAI 200 mln, Anthropic e Google 150 mln ciascuno, AWS e altri) impegnano 2,4 miliardi di crediti di calcolo.
9-10 ottobre 2026 Nobel per la Pace a Navi Pillay + sanzioni USA devastanti contro l’intera Corte Penale Internazionale
Ottobre 2026 (Italia) Prosegue l’ondata di autorizzazioni per data center (Equinix 4 miliardi, K2, progetti Microsoft e AWS). Legge 132/2025 e decreti 2026 in vigore, ma capacità di calcolo quasi interamente americana
La Super Intelligence secondo Trump: non è marketing, è dottrina di potenza.
Il 29 settembre 2026 non è solo un giorno di rebranding. È la data in cui Washington ha dichiarato che l’AI non è più una tecnologia, ma uno strumento di egemonia. Rinominarla “Super Intelligence” non è cosmetica: è un atto politico. L’amministrazione Trump ha cancellato le restrizioni bideniane, ha spinto per un quadro nazionale che prema sugli Stati, ha creato task force legali contro le leggi statali “ostili all’innovazione” e ha messo al centro la sicurezza nazionale.
Genesis Mission (lanciata novembre 2025, potenziata 2026): piattaforma chiusa che unisce i dataset scientifici federali, i supercomputer dei National Laboratories e modelli di fondazione. A ottobre 2026 i partner industriali hanno messo sul tavolo 2,4 miliardi di crediti di calcolo. Nvidia da sola 1 miliardo.
Ordine del 2 giugno 2026: esplicito rifiuto di qualsiasi “pre-clearance” o licenza obbligatoria sui modelli frontier. Chi vuole sviluppare SI avanzata in America non chiede permesso a Washington.
Cybersecurity e modelli “covered frontier”: processo classificato per valutare le capacità offensive dei modelli e dare accesso anticipato e sicuro alle agenzie.
Il messaggio è brutale: l’America non regola per limitare. Regola (poco) per vincere. Chi non ha GPU, energia e dati federali resta fuori.
L’Italia e il lock-in strutturale con le Big Tech americane
L’Italia è stata la prima in Europa a dotarsi di una legge nazionale sull’AI (132/2025). Ha introdotto reati su deepfake, responsabilità 231 per le imprese, principi sulla centralità della persona. Ha pure i suoi progetti di AI Factory (IT4LIA a Bologna) e sta concorrendo alle Gigafactory europee con Eni, Leonardo, Tim, Cdp, Enel e altri.
Ma i numeri dicono altro:
Microsoft: investimento da 4,3 miliardi di euro (annunciato 2024, in esecuzione 2025-2026) per la regione Italy North e infrastrutture AI.
AWS: oltre 1,2 miliardi di euro di espansione sulla regione Milano.
Equinix: 4 miliardi di euro per sette nuovi data center tra Settimo Milanese e Cusago (2026-2033)• Altri progetti dichiarati di “preminente interesse strategico nazionale”
(K2, Energy Vault, ecc.) per miliardi di euro.
Capacità installata data center in Italia ancora modestissima rispetto agli USA (centinaia di MW contro decine di GW). Le richieste di connessione a Terna esplodono, ma l’energia resta il collo di bottiglia
Le startup italiane (Domyn e altre) e anche i grandi gruppi finiscono a comprare capacità di calcolo, GPU e servizi cloud da Microsoft, Amazon, Nvidia e Google. La francese Mistral, spesso citata come “campione europeo”, ha come partner chiave proprio Nvidia, Amazon e Microsoft.
Questo non è “ecosistema aperto”. È lock-in. Quando Washington deciderà di legare l’accesso ai modelli frontier a condizioni geopolitiche, commerciali o di sicurezza (come già fa su export controls e chip), l’Italia scoprirà di aver costruito la propria “sovranità digitale” su infrastrutture che non controlla.
Le belle leggi italiane restano carta. I server sono americani.
Il Nobel e lo scontro con le corti internazionali
Il 9 ottobre 2026 il Nobel per la Pace va a Navi Pillay, ex giudice della Corte Penale Internazionale e della Corte Internazionale di Giustizia, per “gli sforzi a favore della pace e del diritto internazionale”. Trump reagisce con la solita furia:
“Persona misteriosa di cui non ha mai sentito parlare nessuno”.
“Ho risolto otto guerre” (India-Pakistan, Armenia-Azerbaigian, Israele-Iran, Kosovo-Serbia, ecc.).
“Avrei dovuto vincere otto Nobel, non uno”.
“Macchia indelebile sulla Norvegia”. “Non dimenticheremo”.
Lo stesso giorno (o nelle ore immediatamente successive) il Segretario di Stato Marco Rubio annuncia sanzioni devastanti contro l’intera Corte Penale Internazionale: divieto di transazioni con soggetti USA, taglio di servizi bancari e tecnologici, obiettivo dichiarato di “smantellare” il tribunale.
Non è coincidenza. È coerenza. Trump tratta le istituzioni internazionali che pretendono di giudicare gli Stati Uniti (o Israele) esattamente come tratta i regolatori che vogliono mettere il freno alla Super Intelligence: o si adeguano, o vengono neutralizzate.
La Corte Internazionale di Giustizia continua a gestire casi delicati (Sud Africa vs Israele e altri). Washington non ha ancora aperto un fronte altrettanto violento sull’ICJ, ma la logica è la stessa: le corti di L’Aia non vincolano una superpotenza che controlla la stragrande maggioranza della capacità di calcolo globale.
L’Europa (e l’Italia in particolare) sta facendo la cosa più pericolosa possibile: regolamentare pesantemente mentre dipende quasi totalmente dalle infrastrutture americane. Scrive AI Act, Digital Omnibus, leggi nazionali e decreti attuativi. Poi firma contratti miliardari con Microsoft, AWS ed Equinix. Costruisce Gigafactory “europee” che parlano già di partnership con i colossi USA per le GPU.
Trump accelera, rinomina, deregolamenta e arma la propria superiorità. L’Italia scrive leggi che sembrano europee e compra capacità di calcolo americana. Quando la Super Intelligence americana deciderà chi può usare i modelli più avanzati, chi può addestrare e a quali condizioni, Roma scoprirà di aver firmato il contratto di locazione con grande entusiasmo.
Il Nobel, le corti internazionali e le dichiarazioni sulla “centralità della persona umana” varranno, a quel punto, esattamente quanto un comunicato stampa di Palazzo Chigi: zero.
Trump non sta solo facendo politica sull’AI.
Sta riscrivendo le gerarchie del potere globale attraverso il controllo della Super Intelligence.
L’Italia, nel frattempo, sta ancora discutendo di “sovranità” a modo nostro.