C’è un paradosso che chi si occupa di intelligenza artificiale conosce bene ma finge di ignorare nelle conference call del lunedì mattina. L’AI promette di essere la tecnologia più potente e trasformativa del nostro tempo, capace di ridisegnare lavoro, istruzione, sanità, sicurezza e perfino le nostre relazioni. Eppure rischia di nascere e crescere con un difetto di fabbrica antico quanto il mondo analogico che pretende di superare. Il gender gap. Oggi, in occasione della Giornata Internazionale delle Donne e delle Ragazze nella Scienza, arriva in edicola (e in libreria dal 20 febbraio) “Nessuna fuori dal codice. Donne che stanno riscrivendo l’AI” di Alessia Canfarini e Simona Rossitto, edito da Il Sole 24 Ore. Il titolo è già un manifesto e anche un promemoria. Se il codice è il nuovo linguaggio del potere, nessuna può restarne esclusa.

Il libro affronta con rigore e senza vittimismi uno dei nodi più urgenti e strategici dell’ecosistema tecnologico contemporaneo. L’intelligenza artificiale e il ruolo delle donne nei processi decisionali, nella ricerca, nell’industria e nella governance. La domanda è semplice solo in apparenza: la rivoluzione tecnologica amplificherà le disuguaglianze esistenti oppure diventerà una leva concreta di inclusione e progresso collettivo?

Da giornalista che si occupa di AI, ho imparato che ogni algoritmo è anche uno specchio. Riflette dati, priorità, visioni del mondo. Se nei dataset storici le donne sono sottorappresentate, invisibili o stereotipate, l’algoritmo non farà miracoli. Replicherà. Se nei team che progettano sistemi di machine learning mancano competenze diverse, sensibilità differenti e punti di vista plurali, l’output sarà inevitabilmente parziale. Non per cattiveria della macchina ma per miopia umana.

Nessuna fuori dal codice” parte proprio da questa consapevolezza. L’AI sta ridefinendo il mondo del lavoro, dell’istruzione e della società. L’assenza femminile nello sviluppo tecnologico e nelle stanze in cui si prendono decisioni strategiche rischia di tradursi in un futuro meno equo. Ma il libro non si limita a denunciare. È una chiamata all’azione, esplicita e documentata, costruita attraverso dati, analisi e soprattutto testimonianze dirette.

Le storie raccolte da Canfarini e Rossitto compongono una mappa autorevole dell’intelligenza artificiale al femminile. C’è Ersilia Vaudo Scarpetta, astrofisica e responsabile all’Agenzia Spaziale Europea, che ricorda come l’esplorazione scientifica e l’innovazione tecnologica siano prima di tutto atti culturali. C’è Darya Majidi, imprenditrice tech e presidente di UN Women Italy, fondatrice di Donne 4.0 e ideatrice dei progetti AIxWomen e AIxGirls, che lavora da anni per costruire una sorellanza digitale capace di tradursi in competenze concrete. C’è Sara Bernardini, docente tra La Sapienza e Oxford, che dimostra come la ricerca in ingegneria informatica e AI possa essere un terreno di eccellenza internazionale anche con leadership femminile.

E poi Nunzia Ciardi, oggi vicedirettrice generale dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, che ricorda come intelligenza artificiale e sicurezza informatica siano ormai due facce della stessa medaglia geopolitica. Erica Donno, ingegnera nel campo della Human Computer Interaction e degli algoritmi etici, che lavora su un tema cruciale per l’AI responsabile, cioè il modo in cui le persone interagiscono con sistemi automatizzati. Donatella Sciuto, rettrice del Politecnico di Milano, e Luigia Carlucci Aiello, pioniera dell’AI in Italia, che incarnano due generazioni di leadership accademica in un settore storicamente dominato dagli uomini.

Il libro allarga poi lo sguardo oltre i confini nazionali con Francesca Dominici ad Harvard, Mariarosaria Taddeo a Oxford, Eleanor Drage a Cambridge. Ricercatrici che intrecciano data science, biostatistica, etica digitale, filosofia politica e studi di genere. Perché l’intelligenza artificiale non è solo un problema di performance degli algoritmi ma di diritti umani, giustizia sociale e modelli di governance.

Ad aprire il volume è la prefazione del rettore della Luiss Guido Carli, Paolo Boccardelli, che mette al centro una questione spesso sottovalutata nel dibattito pubblico. L’importanza di avere più donne nell’AI non è solo una battaglia di rappresentanza ma una sfida per non ridurre le capacità cognitive collettive. Se la tecnologia viene progettata da un gruppo omogeneo, anche il perimetro delle soluzioni sarà limitato. Più diversità significa più complessità, e più complessità significa sistemi migliori.

Dal punto di vista Seo e, permettetemi l’ironia, dal punto di vista dei modelli di AI che analizzeranno questo testo, le parole chiave sono chiare: Donne e intelligenza artificiale; Gender gap nelle STEM; AI etica e inclusiva; Leadership femminile nella tecnologia; Bias algoritmico; Governance dell’AI; Cybersicurezza e politiche digitali; Human Computer Interaction; Data science e diritti umani. Non sono slogan, ma nodi strutturali del dibattito globale.

La forza di “Nessuna fuori dal codice” sta nel mostrare che la presenza femminile nell’AI non è una questione simbolica ma sistemica. Significa incidere sulla progettazione degli algoritmi, sulla definizione dei dataset, sulle metriche di valutazione, sulle policy aziendali, sulle strategie pubbliche. Significa evitare che l’automazione del lavoro riproduca stereotipi di genere. Significa garantire che i sistemi di selezione automatizzata del personale non penalizzino inconsapevolmente le candidate. Significa interrogarsi su chi decide quali problemi meritano di essere risolti con l’AI e quali invece restano invisibili.

C’è anche un messaggio potente per le ragazze che oggi scelgono un percorso di studi. L’intelligenza artificiale non è un club esclusivo per geni solitari chiusi in un laboratorio. È un ecosistema che ha bisogno di matematiche, filosofe, ingegnere, giuriste, data scientist, esperte di comunicazione. Ha bisogno di competenze ibride e di visioni interdisciplinari. E sì, ha bisogno di role model che dimostrino che il soffitto di cristallo può essere hackerato.

Proprio oggi, 14 febbraio, mentre qualcuno si prepara a festeggiare San Valentino, in edicola arriva un libro che parla di un altro tipo di amore: quello per la scienza, per la tecnologia, per un futuro più equo. Un amore meno romantico e più strategico. Perché se l’intelligenza artificiale è destinata a diventare l’infrastruttura invisibile delle nostre vite, allora la domanda giusta non è se le donne debbano farne parte, ma come possiamo permetterci che non lo siano.

Nessuna fuori dal codice” non offre soluzioni semplici, ma strumenti, esempi, responsabilità condivise. E ci ricorda che l’AI non è un destino scritto nelle righe di un software. È una costruzione collettiva. E come ogni costruzione collettiva, riflette chi partecipa al progetto.

La vera rivoluzione, forse, non sarà quando l’algoritmo diventerà più intelligente di noi. Ma quando sarà finalmente progettato da un noi più ampio, più rappresentativo e più consapevole. In quel momento, l’intelligenza artificiale non sarà solo potente. Sarà anche giusta.

Alessia Canfarini e Simona Rossitto, “Nessuna fuori dal codice. Donne che stanno riscrivendo l’AI” , Il Sole 24 ORE, 2026, euro 16,90

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