Basta un incontro nello Studio Ovale per modificare la percezione politica di uno dei laboratori di intelligenza artificiale più potenti del pianeta. Dopo settimane di tensioni e indiscrezioni secondo cui alcuni ambienti dell’amministrazione statunitense consideravano Dario Amodei e Anthropic come potenziali rischi per la sicurezza nazionale, il presidente Donald Trump ha improvvisamente cambiato tono, definendo Amodei un “bravo ragazzo” e una persona intelligente.

Il cambio di rotta non è un dettaglio marginale. Anthropic sviluppa alcuni dei modelli AI più avanzati al mondo e la sua posizione sulle restrizioni all’export tecnologico verso la Cina aveva generato forti attriti a Washington. Il fatto che una singola riunione privata possa ribaltare l’atteggiamento della Casa Bianca evidenzia quanto la geopolitica dell’intelligenza artificiale stia diventando sempre più personalistica.

Per i CEO delle grandi aziende AI il messaggio appare chiaro: nel nuovo equilibrio tra tecnologia e potere politico, costruire relazioni dirette con il presidente potrebbe essere diventato importante quanto addestrare il prossimo modello frontier. Nella Washington del 2026, l’accesso al potere sembra ormai una componente strategica della competizione nell’intelligenza artificiale.