“Beyond the horizon of the place we lived when we were young,
in a world of magnets and miracles.
Our thoughts strayed constantly and without boundary,
the ringing of the division bell had begun”
Inizia così High Hopes dei Pink Floyd, sto ascoltando l’album mentre scrivo, e fa sembrare tutto un po’ surreale.
Qualche settimana fa Dario Amodei, CEO di Anthropic, ha pubblicato sul suo blog personale un saggio dal titolo che non lascia spazio a interpretazioni: “We Must Pace the Frontier“, dobbiamo dare un ritmo alla frontiera. In sintesi dice che le aziende che costruiscono i modelli più potenti dovrebbero rallentare la crescita delle loro capacità, per dare tempo alla sicurezza di stare al passo.
Nel giro di poche ore Sam Altman, Elon Musk e Demis Hassabis hanno risposto pubblicamente di essere d’accordo. Quattro concorrenti diretti, che si contendono clienti, talenti e miliardi, dalla stessa parte. Una scena mai vista prima. E poi che è successo?
Poi sono arrivate le tre settimane successive, e in quelle tre settimane sono usciti sei nuovi modelli di primo piano, due dei quali proprio da Anthropic.
A prima vista sembra la classica storia di chi predica bene e razzola male. In realtà c’è una spiegazione più interessante, e ha un nome preciso che arriva dalla teoria dei giochi che si chiama “Il dilemma del prigioniero“. È la situazione in cui tutti sanno quale sarebbe la scelta migliore per il gruppo, ma nessuno può permettersi di farla per primo.
Vediamo con ordine cosa propone Amodei, come funziona il dilemma del prigioniero, come hanno risposto gli altri leader dell’AI, quali modelli sono usciti davvero dopo il saggio e cosa dicono i numeri degli investimenti.


