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Trump vola a Pechino: sul tavolo dazi, petrolio, Taiwan e il fantasma dell’Iran

Il 14 e 15 maggio il presidente americano incontrerà Xi Jinping nella capitale cinese per la prima visita di un leader USA in Cina dal 2017. Sul tavolo un po’ di tutto: commercio, energia, tecnologia e una guerra in Medio Oriente che cambia le carte in gioco.

Mancano pochi giorni e i SUV blindati Suburban del Secret Service sono già arrivati a Pechino su aerei da trasporto C-17, la “Bestia” presidenziale è in viaggio, e Donald Trump, che su Truth ha già definito il prossimo incontro con Xi Jinping “un evento epocale”, è pronto a rimettere piede in Cina per la prima volta da quando era presidente nel 2017. Il vertice, a lungo ritardato e originariamente previsto per marzo 2026, è stato finalizzato, salvo colpi di scena dell’ultimo minuto, per il 14 e 15 maggio: Trump si recherà a Pechino per incontrare Xi Jinping in quello che si preannuncia come uno dei bilaterali più carichi di tensione, aspettative e dossier irrisolti degli ultimi anni.

Baidu porta i chip in Borsa: Kunlunxin punta a 14,7 miliardi e accende la sfida cinese all’AI globale

Baidu prepara una mossa che racconta molto più di una semplice quotazione. Kunlunxin, la divisione dedicata ai chip per l’intelligenza artificiale del gigante tecnologico cinese, punta a una valutazione di almeno 100 miliardi di yuan, pari a circa 14,7 miliardi di dollari, in vista della doppia corsa ai mercati dei capitali tra Hong Kong e Cina continentale. Dietro l’operazione non c’è soltanto finanza, ma una strategia industriale che riguarda sovranità tecnologica, semiconduttori e futuro dell’AI.

I cinesi entrano dalla porta di servizio: l’attacco hacker alla Pubblica Amministrazione italiana

Mentre gli italiani discutevano del caldo record di fine aprile e delle ultime partire di campionato, un gruppo di hacker legati allo Stato cinese ha probabilmente passato due settimane a curiosare con comodo nei sistemi di una delle società più intrecciate con la pubblica amministrazione del Paese. Non è fantascienza, è cronaca di queste ore. Il gruppo responsabile, secondo fonti concordanti e report di cybersecurity occidentali, risponde al nome di Salt Typhoon, nome in codice di un’Advanced Persistent Threat (APT) di origine cinese già noto per campagne di spionaggio ad alto livello, soprattutto contro reti di telecomunicazioni americane.

Idrogeno, la grande scommessa cinese: quando Pechino decide di accelerare, il resto del mondo prende appunti

La transizione energetica globale assomiglia sempre più a una partita a scacchi, ma con una differenza sostanziale: mentre molti Paesi riflettono sulla prossima mossa, la Cina ha già spostato tre pezzi e sta chiedendo il tempo. L’idrogeno, in questo scenario, non è più una semplice opzione tecnologica ma una leva strategica dichiarata, quasi un’assicurazione contro le turbolenze geopolitiche e i capricci dei mercati energetici.

L’alleanza anti-Cina dei big dell’AI: Google, OpenAI e Anthropic uniscono le forze per fermare il saccheggio dei loro modelli

In un settore dove la competizione è feroce e ogni punto percentuale di benchmark può valere miliardi, tre dei più grandi rivali dell’intelligenza artificiale americana hanno deciso di fare qualcosa di inaspettato: collaborare.

Google, OpenAI e Anthropic hanno iniziato a condividere informazioni attraverso il Frontier Model Forum, il consorzio che loro stessi hanno fondato nel 2023 insieme a Microsoft, per individuare e contrastare i tentativi di “distillazione avversaria” messi in atto dai laboratori cinesi.

BCG: sovranità digitale o illusione strategica? Perché l’AI globale non si lascia rinchiudere nei confini nazionali

Molto probabilmente è l’espressione più usata nel corso di questi primi mesi del 2026. Tuttavia, parlare di sovranità digitale oggi rischia di ridursi a un esercizio di retorica: suggestivo e politicamente efficace, ma difficilmente sostenibile quando si entra nei dettagli concreti. È esattamente questa la tesi, piuttosto netta, che emerge da una recente analisi di Boston Consulting Group, secondo cui l’idea di una piena autonomia nell’intelligenza artificiale non è solo ambiziosa, ma nella maggior parte dei casi semplicemente irrealistica.

AI, Cina e Iran: come l’intelligence artificiale privata sta riscrivendo le regole della guerra, mentre Trump annuncia la tregua

88 minuti. Tanto mancava a un possibile punto di non ritorno, prima che Donald Trump annunciasse, a sorpresa, una tregua di due settimane con l’Iran. Una pausa che ha evitato bombardamenti su infrastrutture strategiche e che ha restituito al mondo una sensazione quasi dimenticata: sollievo. Ma mentre la diplomazia rallenta, un’altra dinamica continua a muoversi a velocità molto diversa. Silenziosa, distribuita, difficilmente tracciabile. E soprattutto privata. Perché dietro le quinte del conflitto tra Stati Uniti e Iran si sta delineando un nuovo fronte: quello dell’intelligence generata dall’intelligenza artificiale e venduta sul mercato.

Cervelli in fuga? No, in corsa: la guerra dei talenti AI accende la Cina tech

La competizione globale sull’intelligenza artificiale non si misura più soltanto in modelli linguistici o potenza di calcolo, ma in qualcosa di molto più difficile da replicare: le persone. E in questa corsa, la Cina ha deciso di accelerare con decisione, trasformando il reclutamento di talenti in una vera e propria disciplina strategica. I protagonisti? Giganti come Xiaomi e Alibaba Group, impegnati in una sfida che ha tutto il sapore di una guerra fredda… ma tra algoritmi.

La Cina verde, ma non troppo: energia, AI e geopolitica nel nuovo piano quinquennale

Decarbonizzare senza rallentare. Innovare senza dipendere. Crescere senza perdere il controllo. La sintesi del nuovo piano quinquennale presentato da Li Qiang sembra racchiusa tutta qui, in un equilibrio che ricorda più un esercizio di ingegneria politica che una semplice strategia economica.

La Cina si prepara a intensificare gli sforzi su tecnologia, energia e riduzione delle emissioni, ma lo fa con una logica molto diversa da quella occidentale. Non una transizione, ma una sovrapposizione: più rinnovabili, ma anche più capacità energetica complessiva. Più digitale, ma anche più industria pesante. Più AI, ma con una regia centralizzata.

Trump e Xi: missili nel Golfo, un vertice che slitta e l’Iran come imprevisto nel duello Usa-Cina

Quando Donald Trump ha annunciato di voler rimandare di un mese il suo attesissimo viaggio a Pechino, nessuno ha finto sorpresa. La ragione ufficiale suonava limpida e pragmatica: con la guerra contro l’Iran in pieno svolgimento e lo Stretto di Hormuz trasformato in un collo di bottiglia che strozza il petrolio mondiale, il presidente americano preferiva restare a Washington a gestire la crisi piuttosto che posare per le foto di rito nella Città Proibita. Eppure, come spesso accade nei rapporti tra le due superpotenze, la superficie nasconde un intreccio più tortuoso di frustrazioni accumulate, silenzi diplomatici e calcoli di potere.

Cina, quando un guasto ferma i robotaxi nel traffico di Wuhan

Immaginate di salire su un taxi del futuro, senza autista, affidandovi ciecamente all’intelligenza artificiale che promette di portarvi a destinazione con la precisione di un orologio svizzero. Ora immaginate lo stesso taxi che, dopo aver svoltato un angolo, decide di spegnersi come se avesse improvvisamente esaurito la batteria dell’entusiasmo. È esattamente ciò che è accaduto ieri a Wuhan, dove più di cento robotaxi gestiti da Baidu si sono fermati di colpo in mezzo al traffico intenso, trasformando un servizio all’avanguardia in un gigantesco ingorgo high-tech.

Dai robot che ballano alla Borsa: Unitree Robotics e la corsa cinese all’AI incarnata

Nel grande teatro dell’intelligenza artificiale globale, dove Silicon Valley e Cina si osservano con crescente diffidenza, Unitree Robotics ha scelto una strategia semplice quanto efficace: far muovere l’AI nel mondo reale. Letteralmente.

Manus, Meta e i visti negati: quando l’AI diventa questione di Stato tra Pechino e Washington

Due ricercatori che non possono lasciare il Paese, un’acquisizione da 2 miliardi di dollari sotto esame e un gigante americano che prova a mettere le mani su una startup nata in Cina. La vicenda di Manus raccontata dal Financial Times ha tutti gli ingredienti di una storia tecnologica contemporanea, con un dettaglio in più. Qui non si tratta solo di business, ma di sovranità tecnologica.

Tencent rilancia sull’AI: la super app WeChat diventa il laboratorio degli agenti intelligenti

Se il principio del mondo tech è quello dove spesso chi arriva per primo sembra avere un vantaggio decisivo, Tencent dimostra invece che partire dopo non significa necessariamente restare indietro. Anzi, in alcuni casi permette di osservare, adattare e accelerare con maggiore precisione. Ed è esattamente questa la strategia che il gruppo cinese sta adottando, puntando su un’integrazione profonda dell’AI nel proprio ecosistema digitale.

Alibaba scommette sull’AI: 100 miliardi di ricavi nel cloud per riscrivere il futuro del gruppo

Nel percorso di trasformazione delle Big Tech cinesi, Alibaba Group sta cercando di riscrivere la propria identità, spostando il baricentro dall’e-commerce all’intelligenza artificiale. Una transizione che non è solo strategica, ma quasi necessaria, alla luce di un contesto economico meno favorevole e di una competizione globale sempre più intensa. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: raggiungere 100 miliardi di dollari di ricavi annui dal business combinato di cloud e AI entro cinque anni.

Cina, la lunga marcia dell’AI: Xiaomi accelera e Huawei osserva, ma non troppo in silenzio

Nel grande risiko globale dell’intelligenza artificiale, le aziende cinesi hanno smesso da tempo di giocare in difesa. Xiaomi in particolare, ha appena annunciato investimenti miliardari con l’entusiasmo di chi vuole conquistare la scena e con un obiettivo ben chiaro: ridisegnare gli equilibri dell’AI su scala globale.

La Cina autorizza l’acquisto dei chip AI H200 di Nvidia

Le autorità cinesi hanno dato il via libera a diverse aziende nazionali per acquistare i chip H200 di Nvidia, riaprendo uno dei canali più delicati del commercio tecnologico globale. La notizia, riportata da Reuters, segna un passaggio chiave in una partita che da mesi si gioca più nelle stanze della diplomazia che nei data center. A confermare il cambio di passo è stato direttamente il CEO Jensen Huang, che ha parlato di licenze ottenute per “molti clienti in Cina” e di ordini già ricevuti. Tradotto dal linguaggio corporate vuol dire che il rubinetto, almeno in parte, è stato riaperto.

Due Sessioni. La Cina aumenta il budget per la scienza e punta 426 miliardi sulle tecnologie del futuro

Pechino continua a investire sulla ricerca scientifica con la determinazione di chi ha deciso che la prossima rivoluzione industriale non intende guardarla dagli spalti ma dal campo di gioco. Il progetto di bilancio presentato durante le sessioni legislative annuali ha fissato per il 2026 uno stanziamento di 426,42 miliardi di yuan, circa 61,8 miliardi di dollari, destinati direttamente alla scienza e alla tecnologia. L’aumento è del 10% su base annua, la crescita più alta tra i principali capitoli di spesa pubblica e un segnale piuttosto chiaro sulle priorità strategiche della leadership cinese.

Il messaggio politico è semplice quanto ambizioso. Innovazione scientifica e sviluppo tecnologico non rappresentano più solo strumenti di crescita economica. Sono diventati il pilastro della competizione geopolitica del XXI secolo.

Due Sessioni. Pechino studia le guerre del futuro e scommette sull’AI

Pechino continua ad aumentare il budget della difesa con la calma apparente di chi muove i pezzi su una scacchiera molto grande. Durante le Due Sessioni, il doppio appuntamento politico annuale che riunisce l’Assemblea nazionale del popolo e la Conferenza consultiva politica, il governo cinese ha annunciato un incremento del 7% della spesa militare, portando il bilancio della difesa a 1,91 trilioni di yuan, circa 276 miliardi di dollari. Una crescita stabile, quasi prudente. In termini percentuali è leggermente inferiore al 7,2% dell’anno precedente, ma resta superiore all’obiettivo di crescita del PIL fissato tra il 4,5% e il 5%. Il segnale è chiaro: mentre l’economia rallenta, la modernizzazione militare non rallenta affatto.

Due Sessioni. Crescita al 5% e nervi saldi: perché la Cina rallenta, ma resta una locomotiva per l’economia globale

Durante l’apertura delle Due Sessioni, il momento politico più importante dell’anno per la leadership cinese, il premier Li Qiang ha presentato davanti all’Assemblea Nazionale del Popolo un obiettivo di crescita del Pil per il 2026 compreso tra il 4,5% e il 5%. Si tratta del livello più basso fissato ufficialmente dalla Cina dal 1991, escludendo l’anomalia del 2020 durante la pandemia. Il dato fotografa un cambio di fase per la seconda economia mondiale guidata dal presidente Xi Jinping. Dopo decenni di espansione a ritmi quasi vertiginosi, la crescita cinese rallenta e diventa più selettiva. Non è un crollo, ma una scelta strategica che riflette pressioni interne e un contesto internazionale decisamente più turbolento rispetto al passato.

Due Sessioni. Pechino mette il turbo all’intelligenza artificiale: il piano per portarla nel 90% dell’economia entro il 2030

Le Due Sessioni della Repubblica Popolare Cinese, il momento politico ed economico più rilevante dell’anno per Pechino, stanno offrendo una fotografia piuttosto chiara delle priorità strategiche del Paese. Al centro della scena non si trova soltanto la crescita economica. L’elemento dominante è un concetto molto più ambizioso: l’autonomia tecnologica. La Cina punta sull’AI come leva principale per vincere la sfida tecnologica con gli Stati Uniti.

Nvidia frena sui chip per la Cina: tra geopolitica, AI e nuovi superprocessori la partita dei semiconduttori si complica

La relazione tra Nvidia e il mercato cinese assomiglia sempre più a una serie televisiva ricca di colpi di scena geopolitici. L’ultimo episodio arriva con la decisione dell’azienda guidata da Jensen Huang di interrompere la produzione dei chip H200 destinati alla Cina, riallocando la capacità produttiva presso TSMC verso la nuova e attesissima architettura Vera Rubin. La scelta appare, almeno sulla carta, perfettamente razionale. L’incertezza che circonda i rapporti tra Washington e Pechino ha raggiunto livelli tali da rendere difficile pianificare anche le strategie industriali più solide.

Il boom di Qwen ridisegna la mappa dell’AI: la piattaforma di Alibaba supera i 200 milioni di utenti e entra nel podio mondiale

Nel febbraio 2026, il panorama globale dell’intelligenza artificiale ha assistito a uno dei più impressionanti balzi di crescita della sua storia. Secondo i dati di AICPB.com, il principale tracker di prodotti AI, l’app mobile di Qwen, il modello di intelligenza artificiale di Alibaba, ha raggiunto 203 milioni di utenti attivi mensili (MAU), scalando posizioni in classifica mondiale con una velocità sconvolgente .

Le Due Sessioni di Pechino: il grande rituale politico che rivela il futuro della Cina e che l’Occidente non può permettersi di ignorare

Ogni primavera Pechino diventa il centro gravitazionale della politica cinese. Migliaia di delegati arrivano nella capitale per partecipare a quello che viene chiamato il Lianghui, letteralmente “le Due Sessioni”. Il nome suona quasi tecnico, ma dietro questa formula si nasconde uno degli appuntamenti più importanti dell’anno per comprendere la traiettoria politica, economica e tecnologica della seconda economia mondiale.

Guerra algoritmica e chip sovrani: perché l’uso dell’AI da parte degli Usa in Iran spinge la Cina ad accelerare l’autonomia tecnologica

Quello che sta accadendo in questi giorni in Medio Oriente ci mostra come l’intelligenza artificiale non sia più soltanto il motore delle raccomandazioni online o dei chatbot aziendali ma sia entrata stabilmente nel lessico operativo dei conflitti contemporanei. L’impiego da parte del Dipartimento della Difesa statunitense di sistemi di AI nelle operazioni attualmente in corso contro l’Iran sta avendo un effetto che va oltre il teatro mediorientale. A migliaia di chilometri di distanza, a Pechino, il dibattito sull’autosufficienza tecnologica ha ricevuto un’improvvisa accelerazione.

La guerra silenziosa delle terre rare: Africa, Medio Oriente e la strategia americana per contenere la Cina

Le terre rare non fanno rumore come i missili, non sfilano nei comunicati stampa con la solennità delle portaerei, ma oggi contano quanto e più del petrolio. La partita che si sta giocando in Africa tra Stati Uniti e Cina non è una semplice competizione commerciale. È un capitolo centrale della nuova geopolitica delle catene di approvvigionamento, dove minerali critici, intelligenza artificiale e rotte energetiche si intrecciano in un’unica strategia di contenimento.

Geopolitica del Futuro. Africa: il continente che cresce mentre il mondo discute

Dalla Digital Silk Road di Pechino al Piano Mattei di Roma, il continente africano diventa il banco di prova della nuova geopolitica dei dati, dell’energia e dell’intelligenza artificiale

Serie: Atlante dell’AI globale

L’Africa non è più il “mercato emergente” da evocare nei panel di Davos quando serve una nota di ottimismo. È invece il laboratorio dove si stanno testando, spesso prima che altrove, i nuovi equilibri tra demografia, tecnologia, crescita economica e potere geopolitico. E mentre l’Occidente è impegnato a regolamentare l’intelligenza artificiale prima ancora di averla scalata davvero, il continente africano la sta adottando in modo pragmatico, rapido e, soprattutto, conveniente. I numeri aiutano a inquadrare il contesto. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, l’economia africana raggiungerà i 3,32 trilioni di dollari nel 2026.

Capodanno con i robot: la Cina porta gli umanoidi in prima serata e manda un messaggio al mondo

Se volete capire a che punto è arrivata la robotica umanoide in Cina, forse non dovete leggere un white paper accademico ma accendere la televisione durante il Capodanno lunare. Quest’anno, al Gala del Festival di Primavera trasmesso dalla China Central Television, i protagonisti non sono stati solo cantanti, ballerini e celebrità, ma una squadra di robot umanoidi che hanno occupato il centro del palco con la sicurezza di chi sa di avere un intero ecosistema industriale alle spalle.

Monaco 2026, “Under Destruction”: la settimana in cui l’Europa si è guardata allo specchio

Per l’Unione europea quella appena passata è stata una di quelle settimane in cui si ha la sensazione che la storia stia bussando alla porta con una certa insistenza. Prima il Consiglio informale di Alden Biesen, nelle Fiandre. Poi l’European Industry Summit ad Anversa. Infine, la tappa più simbolica: la Munich Security Conference. Sul tavolo, una domanda che suona quasi esistenziale: come può l’Europa restare competitiva e strategicamente rilevante in un mondo stretto tra Stati Uniti e Cina?

L’Europa al bivio. Dal One Market Act all’Unione dei capitali, la strategia per non rimanere schiacciati tra Washington e Pechino

Al castello fiammingo di Alden Biesen, sotto una pioggia che sembrava perfetta per ricordare ai leader europei che il clima non è l’unica cosa a essere cambiata negli ultimi anni, è andato in scena qualcosa di più di un ritiro informale sulla competitività. È stato, nei fatti, un momento di verità per l’Unione europea. Mario Draghi ed Enrico Letta hanno messo sul tavolo una diagnosi severa e una proposta ambiziosa: se l’Europa non accelera ora su mercato unico, investimenti, energia e intelligenza artificiale, rischia di trasformarsi definitivamente in un campo di gioco per le strategie industriali di Stati Uniti e Cina.

Draghi a Lovanio: l’Europa tra nostalgia e potere, ovvero perché il mercato non basta più

L’aula dell’Università di Lovanio, mentre Mario Draghi riceve la laurea honoris causa, non ascolta un discorso celebrativo ma una diagnosi piuttosto lucida, a tratti spietata, sullo stato dell’Europa. Il messaggio, semplificando senza tradirne il senso, suona più o meno così: il mondo è cambiato, le regole anche e l’Unione Europea rischia seriamente di restare con un manuale di istruzioni di un prodotto ormai fuori catalogo.

L’Algeria guarda a Est: perché il satellite lanciato con la Cina è molto più di una scelta tecnologica

In geopolitica vale una regola semplice: quando uno Stato sceglie da dove lanciare un satellite, sta dicendo molto più di quanto sembri. E quando l’Algeria decide di mettere in orbita il suo nuovo satellite militare Alsat-3A partendo da una base nel deserto cinese di Jiuquan, il messaggio diventa piuttosto chiaro anche senza bisogno di decodifica satellitare. Da questo punto di vista, il lancio del 15 gennaio scorso non è stato solo un successo tecnico. È stato soprattutto un segnale politico. Un segnale rivolto a Parigi, a Bruxelles, a Washington e, soprattutto, al resto dell’Africa e del Mediterraneo.

Dalla forza del diritto al diritto della forza. Come cambiano i rapporti tra gli Stati nel XXI secolo

Negli ultimi decenni abbiamo raccontato a noi stessi una storia rassicurante: quella di un ordine internazionale fondato sulla forza del diritto, sulle regole condivise, sul multilateralismo come argine razionale al ritorno dei fantasmi del Novecento. Una storia imperfetta, certo, ma sufficientemente credibile da reggere guerre periferiche, crisi finanziarie, allargamenti geopolitici e persino l’illusione, durata poco, di una “fine della storia” [1]. Oggi quella narrazione scricchiola vistosamente. Non siamo ancora precipitati nel caos globale, ma il mondo del XXI secolo assomiglia sempre meno a una comunità regolata e sempre più a un sistema di rapporti di forza, dove il diritto sopravvive solo se compatibile con la potenza. In breve: dalla forza del diritto stiamo scivolando verso il diritto della forza.

Dal Mato Grosso all’orbita bassa: il Brasile accende internet cinese e sfida l’equilibrio geopolitico dei satelliti

Quando si parla di internet satellitare di solito l’immaginario corre a razzi riutilizzabili, imprenditori visionari e tweet notturni. Il Brasile invece ha scelto una traiettoria diversa, più silenziosa ma non meno carica di significati geopolitici. Dal 2026 la connessione satellitare nelle aree più remote del Paese arriverà grazie a una società cinese, SpaceSail, in partnership con la compagnia statale Telebras. Una decisione che tecnicamente punta a ridurre il digital divide, politicamente apre un nuovo capitolo nei rapporti tra America Latina, Cina e Stati Uniti e strategicamente manda un messaggio piuttosto chiaro anche a Washington.

L’invasione elettrica di Pechino: quando il 9% del mercato italiano parla cinese

Immaginate di sfrecciare su un’autostrada italiana, con il sole che bacia le colline toscane e di essere sorpassati non da una Ferrari ruggente o una Lamborghini iconica, ma da una Dolphin Surf di BYD che sfreccia silenziosa, con un badge che ti suggerisce che per “realizzare ii tuoi sogni” non è più necessario rincorrere vecchie leggende del design tricolore. È un quadro surreale, quasi poetico nella sua ironia: l’Italia, culla dell’automotive, il Paese che ha inventato la velocità e lo stile su quattro ruote, si ritrova a fare da passerella per un’invasione elettrica Made in China, dove il 9% delle nuove immatricolazioni da gennaio a novembre 2025 ha il marchio di Pechino.

La Cina supera gli Stati Uniti nell’open AI e riscrive le regole del potere tecnologico globale

La scena è quasi surreale. Per anni gli Stati Uniti hanno dominato l’innovazione nell’intelligenza artificiale con la stessa sicurezza con cui Wall Street domina la finanza. Poi, all’improvviso, compare un report di MIT e Hugging Face che indica un ribaltamento completo: la Cina è oggi la nuova forza egemone nell’ecosistema open dell’AI, mentre i laboratori statunitensi sembrano scomparsi dalla mappa come se qualcuno avesse staccato la spina a un’intera stagione di leadership. In molti fingono stupore, ma a ben vedere il finale era scritto da tempo, solo che nessuno voleva leggerlo.

Cina AI: kimi k2 thinking sfida GPT-5 e ridefinisce il confine tra open e closed source

La notizia è passata come una scarica elettrica nei circoli tecnologici globali. Moonshot AI, la start-up cinese sostenuta da Alibaba e Tencent, ha annunciato il rilascio del suo nuovo modello open-source Kimi K2 Thinking, un colosso da un trilione di parametri che ha superato GPT-5 di OpenAI e Claude Sonnet 4.5 di Anthropic in diversi benchmark di ragionamento e capacità agentiche. In altre parole, un progetto open-source ha battuto le intelligenze artificiali chiuse più evolute del pianeta. Un dettaglio che, nel linguaggio dell’innovazione, suona come una dichiarazione di guerra.

Cina ordina ai data center statali di abbandonare i chip AI stranieri: il nuovo spartiacque tecnologico globale

La Cina ha appena alzato il sipario su una delle mosse più radicali dell’era post-silicio: una direttiva che impone ai data center finanziati dallo Stato di utilizzare esclusivamente chip AI prodotti internamente. Un ordine perentorio che, a prima vista, sembra un atto di patriottismo industriale, ma che in realtà è una mossa chirurgica dentro la guerra fredda tecnologica che si combatte sotto il rumore dei server. Il documento, emesso da Pechino, stabilisce che i progetti pubblici di data center con meno del 30% di completamento dovranno rimuovere tutti i chip stranieri già installati, mentre quelli più avanzati verranno analizzati uno per uno. Una pulizia selettiva che colpisce nel cuore l’architettura globale dell’intelligenza artificiale.

La nuova guerra fredda dell’intelligenza artificiale: il codice made in China che alimenta l’innovazione americana

Nel mondo dell’intelligenza artificiale ogni settimana è un terremoto, ma questa volta il sisma ha un epicentro geopolitico. Due nuovi strumenti di programmazione generativa lanciati da aziende americane, SWE-1.5 di Cognition AI e Composer di Cursor, hanno scatenato un dibattito feroce: potrebbero essere stati costruiti su modelli cinesi, in particolare sulla serie GLM sviluppata da Zhipu AI, la società di Pechino che sta rapidamente emergendo come il “Google cinese” del machine learning. Il problema non è tanto tecnico quanto etico e simbolico. È la nuova frontiera di una guerra fredda digitale in cui l’intelligenza artificiale open source diventa terreno di scontro fra culture, modelli di governance e potere economico.

Nvidia Blackwell e il controllo strategico dei chip AI: Trump chiude le porte alla Cina

Di fronte alle dichiarazioni di Trump sul divieto di esportare i chip Blackwell più avanzati, è utile smontare con occhio critico quello che è dire, quello che potrebbe fare, e quello che è già in atto.

Trump afferma che il nuovo Blackwell è “dieci anni avanti a ogni altro chip” e che “non lo diamo ad altri”, ribadendo l’intenzione di riservarlo agli Stati Uniti. In altre parole, i chip top-level sarebbero soggetti a restrizioni ancora più stringenti rispetto a quelle già vigenti sotto le politiche di controllo statunitensi.

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