Autore: Pietro Raimondi Pagina 2 di 8

AI legale, giugno 2026 segna il punto di non ritorno: dagli studi professionali alle piattaforme verticali italiane

Giugno 2026 rischia di essere ricordato come il mese in cui l’intelligenza artificiale applicata al settore legale ha definitivamente abbandonato la fase sperimentale per entrare nell’era dell’infrastruttura critica. Per anni gli studi legali hanno osservato l’AI con la cautela tipica di un settore costruito sulla riduzione del rischio, sulla precisione interpretativa e su modelli economici rimasti sostanzialmente immutati per oltre un secolo. Oggi quel paradigma sta rapidamente collassando. La domanda non riguarda più se adottare sistemi di AI, ma quale architettura tecnologica implementare, con quali garanzie e soprattutto con quale modello di business.

La decisione del Bar of Ireland di selezionare Newcode.ai come provider esclusivo per i suoi 2.150 avvocati rappresenta uno dei segnali più significativi di questa trasformazione. La scelta è arrivata dopo sei mesi di sperimentazione e un rigoroso processo di valutazione, dimostrando come gli ordini professionali stiano progressivamente passando da osservatori prudenti a promotori attivi dell’innovazione. Quando un’organizzazione forense nazionale decide di standardizzare una piattaforma AI per l’intera categoria, significa che la tecnologia ha superato il tradizionale “valley of death” dell’adozione enterprise.

Trump riabilita Anthropic: un incontro privato cambia la percezione della Casa Bianca sull’AI

Basta un incontro nello Studio Ovale per modificare la percezione politica di uno dei laboratori di intelligenza artificiale più potenti del pianeta. Dopo settimane di tensioni e indiscrezioni secondo cui alcuni ambienti dell’amministrazione statunitense consideravano Dario Amodei e Anthropic come potenziali rischi per la sicurezza nazionale, il presidente Donald Trump ha improvvisamente cambiato tono, definendo Amodei un “bravo ragazzo” e una persona intelligente.

AI Legal Text Genius

TextGenius: l’AI Legal che conosce la legge italiana. Perché i modelli generalisti non bastano

Mentre i vendor globali localizzano frettolosamente le proprie piattaforme, TextGenius è nata nell’ecosistema normativo italiano con un’architettura che va oltre il RAG tradizionale e fonti che nessun competitor può replicare.

Il 2026 ha sancito un cambio di paradigma nel legal tech italiano. Oltre 73 milioni di dollari di capitale internazionale (circa 68 milioni di euro) si sono concentrati in meno di 18 mesi su startup che promettono di rivoluzionare il lavoro degli avvocati con LLM potenti e interfacce fluide. Eppure, chi lavora ogni giorno con la normativa italiana sa che la differenza non sta nella potenza del modello. Sta nell’architettura che governa il modello e nella qualità certificata dei dati su cui ragiona.

Mondiali 2026, il vero stadio è nei data center: il lato invisibile che permette a miliardi di tifosi di esultare insieme

Quando giovedì 11 giugno Wilton Sampaio ha fischiato l’inizio dei Mondiali, gli occhi del mondo si sono posati sul campo. Le telecamere hanno iniziato a seguire il pallone, i commentatori a raccontare ogni emozione della partita inaugurale in uno stadio, l’Azteca, gremito da oltre 87 mila tifosi. Nello stesso tempo, a livello mondiale, milioni di persone discutevano di moduli tattici, fuorigioco e di possibili sorprese del torneo. Eppure, mentre accadeva tutto questo, una delle infrastrutture più importanti dell’intero evento, è rimasta completamente invisibile. Forse perchè non indossa una maglia, non segna goal e non compare nelle statistiche ufficiali. Eppure senza di lei il calcio globale semplicemente si fermerebbe. Parliamo dei data center.

Harvey apre a Milano: perché l’Italia diventa strategica per l’AI nel settore legale

Harvey accelera la sua espansione europea e sceglie l’Italia come nuovo mercato strategico. La società americana specializzata in intelligenza artificiale per il settore legale ha annunciato la creazione di un team dedicato con base a Milano, rafforzando una presenza che fino a oggi si era sviluppata principalmente attraverso collaborazioni con studi legali e uffici legali aziendali.

Cybersecurity, 12 milioni per formare i nuovi difensori digitali: università e ricerca al centro della strategia italiana

La cybersicurezza non si costruisce soltanto con software avanzati, firewall e algoritmi sempre più sofisticati. Alla base di qualsiasi strategia efficace restano le persone, le competenze e la capacità di anticipare minacce che evolvono alla velocità della tecnologia. È da questa consapevolezza che nasce il nuovo investimento da 12 milioni di euro promosso dal Ministero dell’Università e della Ricerca in collaborazione con l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.

L’obiettivo è chiaro: rafforzare il sistema italiano della formazione e della ricerca per creare una nuova generazione di professionisti capaci di affrontare le sfide della sicurezza digitale, della resilienza informatica e dell’intelligenza artificiale.

Anthropic porta Mythos in Europa: l’AI che trova i bug prima degli hacker, ma apre il dibattito sulla sovranità digitale

La cybersecurity ha trovato un nuovo protagonista: Anthropic ha annunciato l’espansione internazionale del progetto Glasswing, l’iniziativa dedicata alla sicurezza informatica che comprende Claude Mythos, il modello di intelligenza artificiale progettato per individuare vulnerabilità software e infrastrutturali con una velocità difficilmente raggiungibile dagli strumenti tradizionali.

Secondo quanto riportato dal Financial Times, tra i Paesi coinvolti nella nuova fase del programma figurerebbe anche l’Italia. Una notizia che potrebbe rappresentare un’opportunità significativa per il rafforzamento della sicurezza delle infrastrutture critiche nazionali, ma che porta con sé interrogativi tutt’altro che marginali sul controllo dei dati e sulla sovranità tecnologica.

Germania e intelligenza artificiale: l’AI diventa mainstream e conquista oltre metà delle imprese

Secondo l’ultima indagine dell’istituto Ifo, realizzata nel maggio 2026, il 54,5% delle aziende tedesche utilizza già l’intelligenza artificiale nei propri processi aziendali. Dodici mesi fa la quota era del 40,9%. La crescita è stata talmente rapida da trasformare una tecnologia considerata sperimentale in uno strumento di lavoro quotidiano.

“Künstliche Intelligenz”, come viene chiamata in Germania, ha smesso di essere un progetto pilota confinato nei laboratori di innovazione. È entrata negli uffici amministrativi, nelle linee produttive, nei reparti logistici e nei sistemi di assistenza clienti.

Alibaba e UEFA scommettono sull’AI: il calcio europeo entra nell’era del replay totale e della piattaforma algoritmica globale

Fonte UEFA

Il calcio europeo si prepara a una trasformazione che, al netto della retorica sull’“esperienza dei tifosi”, ha molto più a che fare con infrastrutture cloud, modelli linguistici e controllo della distribuzione dei contenuti che con la romantica idea dello sport televisivo. L’accordo pluriennale tra Alibaba Group e UEFA, che si estende dal ciclo 2027-28 fino al 2032-33 includendo Champions League, Europa League, Conference League ed Euro 2028, segna un passaggio netto: il calcio europeo diventa un caso d’uso privilegiato per l’industrializzazione dell’intelligenza artificiale applicata allo sport, con una regia tecnologica che si sposta progressivamente fuori dall’Europa. Non è un dettaglio geopolitico marginale, è un cambio di stack.

Sovranità Computazionale: la rivoluzione silenziosa di Bologna

Mentre il dibattito italiano sull’intelligenza artificiale è rimasto sospeso tra entusiasmo e scetticismo, da un lato la retorica dell’innovazione, dall’altro l’idea che tutto si decida altrove tra Silicon Valley e Cina, a Bologna prendeva forma qualcosa di più concreto.

It4lia AI Factory, la fabbrica italiana dell’intelligenza artificiale sostenuta da fondi europei e nazionali, ha chiuso il suo primo anno operativo con numeri che raccontano una realtà interessante: quasi 500 progetti attivi, oltre 37 milioni di ore GPU allocate, più di 20 petabyte di dati gestiti e decine di servizi AI già funzionanti.

Anthropic vale 965 miliardi: la corsa all’AI diventa una gara di bilanci, potere e aspettative

Avete fatto caso che nel mondo dell’AI i numeri hanno smesso di essere dei semplici indicatori economici? Eh si, sono diventati dichiarazioni di potere. L’ultimo segnale arriva da Anthropic, che con un nuovo round di finanziamento da 65 miliardi di dollari ha spinto la propria valutazione a 965 miliardi, superando OpenAI e consolidando una leadership che non riguarda solo la tecnologia, ma anche la finanza globale.

Mistral entra negli studi legali: la nuova guerra dell’AI si combatte tra contratti, privacy e compliance

Negli studi legali l’intelligenza artificiale è stata accolta più come un praticante promettente che come un futuro socio di nome sulla porta. Interesse, cautela e una convinzione rimasta sempre sullo sfondo: nessun algoritmo avrebbe davvero sostituito il lavoro umano nelle professioni ad alta complessità. Ora però il clima sta cambiando rapidamente. Lo abbiamo visto con l’entusiasmo con cui sono state accolte soluzioni come quelle di Lexroom e di TextGenius in Italia, mentre parallelamente un altro segnale interessante arriva dalla Francia.

Zangrillo, l’AI e il grande sogno della burocrazia efficiente: quando anche la PA scopre gli algoritmi

Per decenni la pubblica amministrazione italiana ha avuto un rapporto quasi filosofico con il tempo. File interminabili, moduli duplicati, piattaforme che richiedono tre autenticazioni diverse per scaricare un documento che nessuno leggerà davvero. Un ecosistema dove la frase “la pratica è in lavorazione” ha assunto negli anni un significato quasi spirituale.

Adesso però anche la PA italiana ha deciso di pronunciare le due lettere che stanno ridefinendo qualunque settore economico e istituzionale del pianeta: AI.

Newcleo sbarca al Nasdaq: il ritorno del nucleare passa da Wall Street, dagli SMR e da una scommessa da 2,4 miliardi

La società fondata dal fisico italiano Stefano Buono ha annunciato la quotazione negli Stati Uniti attraverso una business combination con la Spac americana NewHold Investment Corp III, in un’operazione che attribuisce a Newcleo una valutazione pre-money di circa 2,4 miliardi di dollari. Il gruppo potrebbe raccogliere fino a 429 milioni di dollari di nuove risorse finanziarie tra Pipe e liquidità custodita nel trust della Spac. Tradotto dal linguaggio finanziario significa che Newcleo sta cercando capitale sufficiente per trasformare una promessa tecnologica molto ambiziosa in un’infrastruttura industriale reale.

Huawei e la guerra dei chip: il piano cinese per sfidare TSMC entro il 2031

Negli ultimi anni Huawei è stata raccontata come il gigante tecnologico che Washington aveva quasi piegato con una combinazione di sanzioni, restrizioni commerciali e isolamento forzato dalle tecnologie occidentali. La narrativa era lineare, quasi rassicurante per gli Stati Uniti: tagliare l’accesso ai semiconduttori avanzati avrebbe rallentato in modo strutturale l’ascesa tecnologica cinese. Huawei, nel frattempo, ha deciso di interpretare quella pressione geopolitica come un piano industriale involontariamente offerto dai propri avversari.

Cyberattacchi potenziati dall’AI: la Commissione Ue teme una nuova escalation

Per anni il cybercrime ha richiesto competenze altamente specialistiche: sviluppo di malware, capacità di eludere sistemi di difesa, sfruttamento di vulnerabilità zero-day e accesso ai sistemi attraverso backdoor o tecniche avanzate di intrusione. Oggi, però, l’evoluzione dei modelli di intelligenza artificiale sta abbassando drasticamente la barriera tecnica d’ingresso. Grazie a capacità di automazione, analisi e generazione di codice sempre più sofisticate, strumenti che fino a pochi anni fa appartenevano quasi esclusivamente ad attori altamente qualificati rischiano di diventare accessibili a una platea molto più ampia. È questo il timore che emerge con forza a Bruxelles: l’AI non sta semplicemente trasformando il lavoro degli sviluppatori, ma potrebbe ridefinire profondamente anche capacità operative, velocità e scalabilità delle minacce cyber.

I robot di Saipem scendono a 3mila metri: così l’AI trasforma i droni subacquei nei nuovi guardiani invisibili dei mari

Per decenni il fondale marino è stato il luogo perfetto per tutto ciò che l’umanità preferiva non vedere troppo da vicino. Oleodotti, cavi sottomarini, infrastrutture energetiche, sistemi strategici e chilometri di pipeline nascosti sotto migliaia di metri d’acqua. Adesso, però, laggiù stanno arrivando nuovi abitanti: droni autonomi alimentati dall’intelligenza artificiale, capaci di restare sul fondo del mare per mesi senza bisogno di equipaggi umani o grandi navi di supporto.

Londra frena Palantir: Sadiq Khan blocca il maxi accordo AI con la Metropolitan Police e apre una guerra politica da 50 milioni

A Londra l’intelligenza artificiale doveva aiutare la polizia ad essere più veloce dei criminali. Per ora, invece, ha accelerato soprattutto lo scontro tra il sindaco Sadiq Khan e Scotland Yard. Sul tavolo non c’è un semplice software gestionale, ma un contratto da 50 milioni di sterline con Palantir Technologies, la società americana specializzata in analisi dei dati e intelligence algoritmica che da anni divide governi, attivisti ed esperti del settore tech.

Abbiamo insultato un Monet credendo fosse AI slop. E ora dobbiamo farci i conti

Un esperimento durato 48 ore su X ha messo a nudo qualcosa che sapevamo già ma preferiamo ignorare: non siamo capaci di giudicare l’arte. Lo siamo ancora meno quando qualcuno ci dice cosa stiamo per vedere.

Il 12 maggio 2026 un utente di X con lo pseudonimo @SHL0MS ha commesso quello che, tecnicamente, potremmo definire un crimine contro l’ego collettivo di internet. Ha preso un’opera di Claude Monet — un dipinto della celeberrima serie “Water Lilies”, realizzato intorno al 1915 e oggi conservato alla Neue Pinakothek di Monaco — e lo ha pubblicato con una didascalia chirurgica: “I just generated an image in the style of a Monet painting using AI. Please describe, in as much detail as possible, what makes this inferior to a real Monet painting.”

Per rendere la trappola ancora più perfetta, ha aggiunto il tag ufficiale della piattaforma: “Made with AI”. Poi ha aspettato. E non ha dovuto aspettare molto.

SoftBank quadruplica i profitti grazie a OpenAI: champagne contabile o vera svolta?

Mentre molti analisti si interrogano ancora su quanto durerà la bolla dell’intelligenza artificiale, SoftBank ha deciso di rispondere nel modo più concreto possibile: stampando utili da record. Nel bilancio dell’esercizio fiscale 2025 chiuso a marzo 2026, il conglomerato guidato da Masayoshi Son ha archiviato un utile netto di 5.000 miliardi di yen, pari a circa 27-31 miliardi di euro secondo le stime. Un risultato quadruplicato rispetto all’anno precedente e leggermente superiore al vecchio primato del 2020.A trainare questa performance da capogiro è soprattutto la rivalutazione della partecipazione in OpenAI.

David Silver raccoglie 1,1 miliardi di dollari in pochi mesi: l’era delle superstar dell’AI è ufficialmente iniziata

Quando un ricercatore lascia DeepMind per fondare una startup, gli investitori non perdono tempo. David Silver, uno dei nomi più leggendari nel mondo dell’intelligenza artificiale, ha appena dimostrato quanto valga oggi il talento puro nel settore. La sua nuova creatura, Ineffable Intelligence, ha chiuso in poche settimane un round seed da 1,1 miliardi di dollari a una valutazione immediata di 5,1 miliardi. Un record europeo per un round di questo tipo. Silver non è un nome qualunque. È l’uomo che ha guidato lo sviluppo di AlphaGo, AlphaZero e altri sistemi che hanno riscritto la storia del reinforcement learning, insegnando alle macchine a battere i campioni umani di Go, scacchi e altri giochi semplicemente giocando contro sé stesse, senza studiare manuali o partite umane. Ed è esattamente questa la scommessa di Ineffable Intelligence: costruire un’AI che impara senza dipendere dai dati generati dall’uomo.

Demis Hassabis, il custode riluttante dell’Apocalisse intelligente

Demis Hassabis incarna una contraddizione che definisce l’intera epoca dell’intelligenza artificiale: dedicare la propria vita a costruire una tecnologia che potrebbe, almeno in teoria, mettere fine a tutto il resto. Non è un paradosso letterario, ma la sintesi più onesta del pensiero di uno degli architetti dell’AI contemporanea. Fondatore di DeepMind e oggi figura centrale nell’universo Google, Hassabis non è il classico imprenditore della Silicon Valley travestito da scienziato. Il suo profilo mescola neuroscienze, informatica, filosofia e una certa ossessione per i sistemi complessi. Una combinazione che lo porta a vedere l’intelligenza artificiale non solo come un prodotto, ma come un evento storico, forse persino evolutivo.

AI e cyber sicurezza, l’allarme del FMI: innovazione più veloce e difese da rafforzare

Il Fondo Monetario Internazionale ha lanciato un avvertimento che merita attenzione e possibilmente anche qualche caffè in più nei centri di sicurezza informatica delle banche. L’intelligenza artificiale sta amplificando le minacce cyber e, se gestita con leggerezza, potrebbe trasformare un incidente digitale in uno shock macrofinanziario capace di colpire mercati, fiducia e infrastrutture critiche.

Non è un atto d’accusa contro l’AI. È piuttosto un richiamo al principio più antico della sicurezza: quando gli strumenti diventano più potenti, anche la vigilanza deve crescere di livello. Nessuno si sorprende se una cassaforte richiede una serratura migliore. Il problema nasce quando la cassaforte è l’intero sistema finanziario globale.

Baidu porta i chip in Borsa: Kunlunxin punta a 14,7 miliardi e accende la sfida cinese all’AI globale

Baidu prepara una mossa che racconta molto più di una semplice quotazione. Kunlunxin, la divisione dedicata ai chip per l’intelligenza artificiale del gigante tecnologico cinese, punta a una valutazione di almeno 100 miliardi di yuan, pari a circa 14,7 miliardi di dollari, in vista della doppia corsa ai mercati dei capitali tra Hong Kong e Cina continentale. Dietro l’operazione non c’è soltanto finanza, ma una strategia industriale che riguarda sovranità tecnologica, semiconduttori e futuro dell’AI.

OpenMythos

A theoretical reconstruction of the Claude Mythos architecture, built from first principles using the available research literature

La vicenda di Claude Mythos, presuntamente custodito in un caveau digitale come fosse plutonio arricchito, appartiene esattamente a questa categoria. Non perché sia falsa o vera in senso assoluto, ma perché è perfettamente plausibile. E quando qualcosa nel mondo dell’AI è plausibile, significa che è già successo, o sta per succedere.

La storia è semplice, quasi archetipica. Una grande azienda costruisce un sistema avanzato, lo considera troppo potente per il pubblico, lo circonda di protocolli, NDA e infrastrutture blindate. Poi arriva un outsider, giovane, sottovalutato, fuori dal circuito accademico tradizionale, che in poche settimane scardina l’intero impianto. Kye Gomez, ventidue anni, drop-out, il tipo di figura che Silicon Valley celebra nei pitch deck ma teme nella realtà operativa, rappresenta l’anomalia sistemica che ogni architettura chiusa prima o poi incontra.

Karen Hao contro l’Impero dell’AI: perché l’intelligenza artificiale non è neutrale e può minacciare la democrazia

L’intelligenza artificiale viene spesso raccontata come una divinità laica: onnipresente, inevitabile, benevola e possibilmente in abbonamento mensile. Karen Hao, giornalista investigativa ed ex firma del Wall Street Journal, ha deciso di rovinare la festa. Con il libro “Empire of AI: Dreams and Nightmares in Sam Altman’s OpenAI”, smonta con precisione chirurgica la narrazione eroica costruita attorno ai giganti della Silicon Valley.

Oscar all’umanità: l’Academy chiude la porta agli attori AI e difende il cuore pulsante del cinema

L’Academy of Motion Picture Arts and Sciences ha appena tracciato una linea netta nel dibattito che infiamma Hollywood da almeno un paio d’anni. Gli attori generati dall’intelligenza artificiale non metteranno mai piede sul palco degli Oscar, almeno non come candidati. Le nuove regole, annunciate il primo maggio, sono chiare e senza appello: nelle categorie di recitazione verranno presi in considerazione solo i ruoli accreditati nei titoli di coda ufficiali e dimostrabilmente interpretati da esseri umani con il loro consenso. Lo stesso vale per le sceneggiature, che devono portare la firma di una persona in carne e ossa, non di un algoritmo.

Oltre l’algoritmo: il lavoro del futuro non chiede risposte, ma competenze

Primo maggio, festa del lavoro. E puntuale arriva anche la domanda rituale: quali lavori spariranno per colpa dell’intelligenza artificiale? Una domanda rassicurante nella sua semplicità, perché suggerisce che il problema sia capire “chi resta” e “chi no”. Peccato che, a leggere con attenzione le riflessioni del professor Gerardo Canfora, Ordinario di Ingegneria Informatica presso l’Università degli Studi del Sannio di Benevento, il punto sia esattamente un altro. E molto meno comodo.

Hays: +40% di domanda per professionisti AI, il lavoro accelera e chiede competenze nuove

1°, festa del lavoro. Un giorno in cui tradizionalmente si riflette su diritti, salari e futuro. Quest’anno, però, ognuno di noi dovrebbe porsi una domanda piuttosto concreta: so usare l’intelligenza artificiale o sto ancora pensando di farlo? Su questo tema, i dati della Hays Italia offrono una risposta che non lascia molto spazio all’interpretazione. Nei primi quattro mesi del 2026 la domanda di professionisti con competenze in intelligenza artificiale è cresciuta del 40% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Non si tratta più di un trend emergente, ma di una trasformazione già in corso, con le aziende che hanno smesso di sperimentare e hanno iniziato ad assumere.

Prysmian vola nel Q1 2026: l’AI trasforma i cavi in oro e la fibra vola a prezzi raddoppiati

Mentre il mondo si interroga su quanto l’intelligenza artificiale stia davvero cambiando le regole del gioco, Prysmian ha fornito una risposta concreta con i numeri del primo trimestre 2026. Il colosso italiano dei cavi ha chiuso il periodo con ricavi per 5,218 miliardi di euro, in crescita organica del 5% rispetto ai 4,771 miliardi dell’anno precedente. L’adjusted EBITDA ha raggiunto i 601 milioni, l’utile netto è balzato a 253 milioni dai 155 milioni precedenti e il free cash flow ha toccato quota 1,191 miliardi, consentendo una robusta riduzione dell’indebitamento da 4,884 a 3,818 miliardi.

A spingere davvero l’acceleratore è stata però la combinazione tra infrastrutture tradizionali e la fame insaziabile di connettività generata dall’AI.

AI e finanza, la sveglia di Bankitalia: meno esperimenti, più responsabilità

Il messaggio è arrivato chiaro, anche senza bisogno di algoritmi predittivi: l’intelligenza artificiale ha smesso di essere un esercizio da laboratorio e ha iniziato a sedersi stabilmente al tavolo della finanza. A dirlo è Chiara Scotti, vice direttrice generale di Banca d’Italia, intervenuta alla presentazione del rapporto OCSE dedicato all’uso dell’AI nei mercati finanziari italiani.

Intel rialza la testa grazie all’AI: trimestrale sopra le attese e una rivincita che passa dalle CPU

Quando Intel sorprende Wall Street, il mercato reagisce senza mezze misure. Un balzo superiore al 20% nelle contrattazioni iniziali non è solo entusiasmo momentaneo, ma il segnale che qualcosa sta cambiando in una storia che negli ultimi anni sembrava scritta più dalla concorrenza che dall’azienda stessa. I numeri, per una volta, parlano chiaro e senza bisogno di interpretazioni creative: nel primo trimestre, Intel ha registrato ricavi per 13,6 miliardi di dollari e un utile per azione di 0,29 dollari, superando nettamente le aspettative degli analisti che si fermavano rispettivamente a 12,36 miliardi e a un quasi simbolico 0,01 dollari. Anche la guidance per il secondo trimestre si è rivelata più ottimista del previsto, con una forchetta tra 13,8 e 14,8 miliardi di dollari, ben oltre le stime di mercato.

Robot in fabbrica, tra cobot e umanoidi: l’Italia accelera, ma la “dark factory” resta una promessa

Immaginare una fabbrica completamente automatizzata, silenziosa e senza presenza umana ha sempre avuto un certo fascino da film di fantascienza. La realtà, come spesso accade, è più sfumata e decisamente più interessante. L’ultima indagine di reichelt elektronik, condotta da OnePoll su 250 aziende industriali italiane, offre uno spaccato concreto di come la robotica stia trasformando davvero il tessuto produttivo del Paese.

Almaviva cresce, investe e punta sull’AI: numeri solidi e ambizioni globali per la tech italiana

I numeri raccontano una crescita robusta, ma è la direzione strategica a rendere davvero interessante la storia di Almaviva. Il 2025 si chiude con ricavi a 1,8 miliardi di euro, in aumento del 24,5% su base proforma, un Ebitda adjusted di 345 milioni e una marginalità che sfiora il 20%. Valori che nel mondo dei servizi IT non passano inosservati, soprattutto in un contesto dove crescere è importante, ma farlo mantenendo redditività lo è decisamente di più.

STM accelera sui ricavi e scommette sull’AI: crescita solida, utili sotto pressione e un futuro nei data center

I numeri di STMicroelectronics raccontano una storia che merita di essere letta con calma, magari evitando conclusioni affrettate. Da un lato una crescita dei ricavi che farebbe sorridere qualsiasi CFO, dall’altro un utile netto che si prende una pausa piuttosto evidente. In mezzo, come sempre più spesso accade, c’è l’intelligenza artificiale che si prepara a fare da collante tra presente e futuro.

Ottimizzazione del decollo con intelligenza artificiale: la strategia di ITA Airways per ridurre consumi ed emissioni

Il momento del decollo è sempre stato il più spettacolare per i passeggeri e il più costoso per le compagnie aeree: spinta massima, consumo elevato, margini ridotti all’essenziale. Ora però qualcosa sta cambiando, e non per merito di una nuova ala futuristica o di carburanti miracolosi, ma grazie a una combinazione molto più silenziosa e sofisticata: dati e intelligenza artificiale.

Trump riapre ad Anthropic: l’AI tra difesa, potere e nuovi equilibri del venture capital

Washington scopre che con l’intelligenza artificiale le posizioni nette durano meno di un ciclo di aggiornamento software. La vicenda che coinvolge Anthropic e l’amministrazione guidata da Donald Trump è l’esempio perfetto di come la geopolitica dell’AI possa cambiare direzione nel giro di poche settimane, passando da minaccia per la sicurezza nazionale a possibile partner strategico.

Da Bollywood a TikTok: l’AI video di ByteDance accelera la rivoluzione che sta già cambiando il cinema

Mentre Maharaja in Denims si prepara a diventare il primo film indiano interamente generato dall’intelligenza artificiale entro la fine del 2026, il mondo della creazione video fa un altro salto in avanti. E questa volta non arriva da Los Angeles né da Mumbai, ma direttamente dalla Cina. ByteDance, la società dietro TikTok, ha appena lanciato Dreamina Seedance 2.0, la sua nuova e potentissima tecnologia di generazione video, prima su CapCut e ora anche sulla piattaforma Symphony Creative Studio di TikTok.

Bollywood e l’IA: il primo film interamente generato dall’intelligenza artificiale sta per conquistare le sale e il cinema indiano ridefinisce le regole

Mentre Hollywood discute ancora di contratti, scioperi e regolamentazioni sull’uso dell’intelligenza artificiale, Bollywood ha deciso di saltare direttamente al capitolo successivo. Entro la fine dell’estate 2026 arriverà nelle sale il primo lungometraggio indiano completamente generato dall’AI: “Maharaja in Denims”, tratto dall’omonimo bestseller di Khushwant Singh del 2014. Scenografie, ambientazioni, attori virtuali, tutto creato al computer. L’unico tocco umano rimasto è la colonna sonora, composta ed eseguita da musicisti in carne e ossa, con la voce di Sukhwinder Singh, lo stesso di Slumdog Millionaire, a cantare il tema principale.

Samsung riscrive le regole dell’AI: perché potrebbe diventare l’azienda più profittevole al mondo entro il 2027

Altro che smartphone e televisori: la vera miniera d’oro di Samsung Electronics oggi è invisibile, minuscola e assolutamente indispensabile. Si chiama memoria. E nel pieno della corsa globale all’intelligenza artificiale, vale più del petrolio o, almeno, rende di più. Dopo un biennio complicato, tra il 2023 e il 2024, il colosso sudcoreano ha cambiato marcia con una velocità che farebbe impallidire anche le sue linee produttive. I numeri preliminari del primo trimestre 2026 raccontano una storia che ha poco di lineare e molto di esplosivo: 57.200 miliardi di won di profitto operativo, circa 33 miliardi di euro, che vuol dire otto volte di più rispetto all’anno precedente e tre volte rispetto al trimestre record di fine 2025.

Una crescita così non si improvvisa. Si cavalca.

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