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“Quo vadis, humanitas?”: il Vaticano apre il dossier sul futuro della mente umana. L’AI ci rende più intelligenti o più pigri?

L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui lavoriamo, studiamo e prendiamo decisioni. Ma sta cambiando anche il modo in cui pensiamo? La domanda, che fino a poco tempo fa sembrava materia da convegni accademici o podcast tecnologici, è arrivata ora nel cuore della riflessione teologica. Il nuovo documento della Commissione Teologica Internazionale, intitolato “Quo vadis, humanitas?”, interviene nel dibattito globale sugli effetti delle “macchine sapienti”, aprendo una riflessione sorprendentemente concreta su chatbot, big data e intelligenza artificiale. Il testo, approvato all’unanimità dalla Commissione e pubblicato con il via libera del cardinale Víctor Manuel Fernández e di Papa Leone XIV, rappresenta uno dei contributi più articolati provenienti dal mondo religioso sul rapporto tra tecnologia e natura umana.

L’obiettivo non è condannare la tecnologia, ma porre una domanda decisiva per il XXI secolo: che cosa succede all’intelligenza umana quando delega sempre più funzioni cognitive alle macchine?

L’impatto dell’IA sulla coscienza e il transumanesimo secondo Alley Wurds

Alley Wurds, autore pseudonimo, occultista e transumanista, sta esplorando l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla coscienza umana utilizzando ChatGPT come partner per progettare pratiche magiche. Wurds ha iniziato a utilizzare la tecnologia AI generativa attraverso la piattaforma testuale online AI Dungeon dopo il lancio di GPT-3 di OpenAI nel giugno 2020.

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