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Nvidia incassa quello che gli altri stanno bruciando. Ma ora finanzia anche la corsa all’AI

96 miliardi di dollari in tre mesi. Se serviva ancora una misura per capire quanto denaro stia attraversando l’infrastruttura dell’intelligenza artificiale, Nvidia l’ha appena fornita.

Nel secondo trimestre dell’anno fiscale 2027, chiuso il 26 luglio, la società di Jensen Huang ha registrato 96,2 miliardi di dollari di ricavi, il 106% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e il 18% in più rispetto al trimestre precedente. L’utile netto GAAP ha raggiunto 59,7 miliardi, più che raddoppiando rispetto ai 26,4 miliardi di un anno prima. Il margine lordo è arrivato al 75%. Il Data Center, ormai il vero cuore dell’azienda, ha generato da solo 89 miliardi di dollari, con una crescita del 117% su base annua.

I data center spaccano i Repubblicani. La corsa all’AI diventa un problema per le Midterm di Trump

Donald Trump li chiama la “Golden Goose” dell’economia americana e avverte che chi li rifiuta rischia di diventare “backwards and poor”. Ma dal Texas alla Pennsylvania, dal Michigan al Wisconsin, sempre più candidati repubblicani chiedono moratorie, stop agli incentivi e garanzie sulle bollette. A due mesi dalle Midterm, la corsa ai data center sta aprendo una frattura inattesa nel Partito Repubblicano.

La bolla nascosta dietro i data center: 700 GW di domanda elettrica, ma quanti progetti esistono davvero?

Negli Stati Uniti le richieste di elettricità dei grandi consumatori, in gran parte data center, superano 700 GW in alcune delle principali regioni del Paese. Il Texas ha congelato nuove connessioni per capire quali progetti siano reali. Ohio, Pennsylvania e grandi utility stanno facendo lo stesso. Mentre il Capex AI continua a crescere, emerge un nuovo rischio: costruire reti e centrali per data center che potrebbero non arrivare mai.

Big Tech diventa Big Energy. Per costruire l’AI non bastano più chip e data center

I data center americani potrebbero assorbire un quinto dell’elettricità degli Stati Uniti entro il 2035. Google, Amazon, Microsoft, Meta e gli altri protagonisti della corsa all’intelligenza artificiale stanno quindi cercando di assicurarsi direttamente la capacità energetica necessaria, finanziando nucleare, gas, rinnovabili e generazione onsite. Dopo i chip e i data center, l’energia sta diventando il nuovo livello verticale dello stack dell’AI.

Alibaba chiede 10 miliardi agli azionisti. Il conto dell’AI arriva anche in Borsa

Alibaba raccoglie 10,2 miliardi di dollari attraverso la più grande emissione primaria successiva alla quotazione mai realizzata a Hong Kong. Tutto il capitale sarà investito nell’intelligenza artificiale. Il titolo perde fino al 10%, ma l’offerta viene quasi tre volte sovrascritta. Non è una bocciatura dell’AI: è il mercato che comincia a chiedere quanto costerà finanziarne la corsa e, soprattutto, quando arriveranno i ritorni.

Oracle corre sull’AI, il debito corre più forte: perché il mercato guarda al primo anello debole

55,7 miliardi di dollari: è quanto Oracle ha investito nell’ultimo esercizio fiscale per costruire l’infrastruttura necessaria a competere nella corsa all’intelligenza artificiale. Nello stesso periodo ne ha generati 32 miliardi attraverso le proprie attività operative.

La differenza aiuta a capire perché il mercato obbligazionario abbia cominciato a guardare Oracle in maniera diversa da Microsoft, Amazon, Alphabet e Meta.

Microsoft ha ancora 19,6 miliardi di margine. Gli altri hyperscaler sono già sulla linea rossa

19,6 miliardi: è il free cash flow con cui Microsoft ha chiuso il quarto trimestre dell’anno fiscale 2026. Non è l’unico segno positivo tra i quattro maggiori hyperscaler americani, perché Meta è rimasta sopra lo zero per 784 milioni di dollari. Ma è, di gran lunga, quello con il margine più ampio.

Alphabet è scivolata in territorio negativo per 5,9 miliardi. Amazon ha portato il proprio free cash flow degli ultimi dodici mesi a -7,6 miliardi. Meta ha evitato il rosso per un soffio. Microsoft, invece, continua a generare cassa anche mentre accelera gli investimenti nell’intelligenza artificiale.

Meta resta col segno più, ma per un soffio: l’AI si sta mangiando il cash flow

784 milioni di dollari: è il free cash flow che Meta ha riportato nel secondo trimestre del 2026. Il numero rimane positivo, ma basta guardare dodici mesi indietro per capire perché non sia necessariamente una buona notizia. Nel secondo trimestre del 2025 il free cash flow era stato di 8,55 miliardi di dollari. In un anno è quindi crollato del 91%.

Il dato diventa ancora più significativo se messo accanto agli investimenti. Nel trimestre Meta ha generato 31,86 miliardi di dollari di cash flow operativo e sostenuto 31,08 miliardi di capital expenditure, inclusi i pagamenti principali dei finance lease. In pratica gli investimenti hanno assorbito quasi interamente la cassa generata dalle attività operative. E dietro buona parte di quella spesa c’è sempre la stessa sigla: AI.

L’AI ha scoperto il debito. E ora rischia di far salire il costo del denaro per tutti

Alphabet, Amazon, Meta e gli altri hyperscaler hanno già emesso circa 220 miliardi di dollari di obbligazioni nel 2026, più del doppio dell’intero 2025. La costruzione dell’infrastruttura necessaria all’intelligenza artificiale sta trasformando le Big Tech in giganteschi emittenti di titoli proprio mentre anche i Governi aumentano il debito. Il risultato comincia a vedersi sui rendimenti obbligazionari. E potrebbe presto arrivare anche a Borse, imprese e crescita economica.

Amazon porta il Capex a 220 miliardi. Ma il conto dell’AI continua a salire

Duecentoventi miliardi di dollari: è la nuova stima di spesa in conto capitale che Amazon ha comunicato insieme ai risultati del secondo trimestre 2026, venti miliardi in più rispetto a quanto indicato appena a febbraio. Un aumento del 10% in meno di sei mesi, motivato dall’azienda anche con il rincaro dei chip di memoria, una componente che sta pesando sempre di più sul costo dei sistemi AI.

Il punto, però, è che i 220 miliardi rischiano già di sembrare una cifra di passaggio. Le stime di consensus raccolte da MarketScreener indicano infatti per il 2027 un Capex di circa 271,6 miliardi di dollari, con un’ulteriore salita a quasi 293 miliardi nel 2028.

Alphabet, 200 miliardi per l’AI: Google scopre che il software è diventato industria pesante

Alphabet ha chiuso il secondo trimestre 2026 con ricavi in crescita del 24% e Google Cloud a +82%, ma ha contemporaneamente bruciato free cash flow per la prima volta dalla quotazione e portato gli investimenti trimestrali a quasi 45 miliardi di dollari. Per l’intero anno prevede ormai tra 195 e 205 miliardi di CapEx, mentre gli impegni contrattuali sono saliti a 811 miliardi. Più che una trimestrale, è la fotografia di come l’intelligenza artificiale stia trasformando Big Tech: da industria del software a industria del capitale.

Tencent, l’AI comincia a pagare. Ma prima presenta il conto

Tencent chiude il secondo trimestre 2026 con ricavi in crescita dell’11% a 204,8 miliardi di yuan. L’intelligenza artificiale spinge pubblicità e cloud, mentre gli investimenti in capacità di calcolo salgono del 176%. Il paradosso della trimestrale è tutto qui: l’AI sta già migliorando il business, ma per costruire quella futura Tencent deve spendere molto più velocemente di quanto crescano gli utili.

L’AI non è una bolla, ma qualcuno dovrà pagare il conto. Big Tech tra investimenti record e cassa in rosso

732 miliardi e mezzo di dollari. È quanto Microsoft, Alphabet, Amazon e Meta hanno messo a bilancio per il Capex 2026, la spesa in conto capitale destinata quasi interamente a un’unica cosa: costruire l’infrastruttura dell’intelligenza artificiale. Server, chip, data center, cavi, turbine per l’energia che quei data center dovranno consumare. Una cifra enorme. Ma il dato interessante non è la cifra in sé. È che, due anni fa, gli analisti avevano previsto per lo stesso 2026 una spesa di 284 miliardi. Meno della metà.

Non è un errore di calcolo isolato. È un pattern che si ripete, anno dopo anno, con una regolarità quasi imbarazzante per chi fa previsioni di mestiere.

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