Tag: editoria

AgCom. L’addio alla TV e lo scudo contro le news: benvenuti nell’era dell’astensionismo informativo

Aprire gli occhi, allungare la mano verso il comodino e scorrere le notifiche sullo smartphone prima ancora di aver bevuto il primo caffè. Per milioni di italiani, questa sequenza è diventata un riflesso incondizionato, il primo contatto quotidiano con la realtà esterna. Ma cosa ci dice questo gesto sul modo in cui comprendiamo il mondo?

Secondo il Rapporto AgCom 2025, l’Italia ha raggiunto un punto di non ritorno: il digitale ha definitivamente superato la televisione come porta d’accesso primaria alle notizie. Tuttavia, questa trasformazione non riguarda solo il supporto tecnologico che stringiamo tra le mani. Siamo di fronte a un cambiamento profondo del nostro rapporto psicologico con l’attualità: non stiamo solo cambiando dove leggiamo le notizie, sta mutando radicalmente il modo in cui percepiamo la realtà stessa.

OOH in Italia: crescita a 766 milioni nel 2025, il DOOH traina e accelera l’integrazione data-driven e AI nelle strategie media

Per molto tempo è stato considerato il mezzo più “statico” della pubblicità. Cartelloni, affissioni, spazi urbani difficili da misurare e ancora più difficili da integrare nelle strategie digitali. Negli ultimi anni, invece, l’Out of Home sta vivendo una seconda vita e questa volta parla il linguaggio dei dati, dell’intelligenza artificiale e degli algoritmi.

Secondo i dati dell’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano, il mercato OOH in Italia ha raggiunto nel 2025 i 766 milioni di euro, con una crescita dell’8%. Un segnale positivo, certo, ma il dato davvero interessante è un altro: la crescita non è uniforme, è selettiva. E ha un unico grande protagonista: il digitale.

Tagliare per crescere. La fine della carta e l’era delle notizie “snack”: il caso Associated Press racconta il nuovo volto dell’editoria

Ridurre il personale per crescere. Il paradosso non è nuovo nell’industria dei media, ma quando a pronunciarlo è una macchina da notizie con quasi due secoli di storia come Associated Press, vale la pena fermarsi un attimo. Non tanto per la sorpresa, quanto per il significato profondo della mossa: la carta stampata smette definitivamente di essere il centro dell’universo informativo, mentre tecnologia e intelligenza artificiale si prendono una fetta sempre più ampia del tavolo.

Dallo scrolling alla verità: come social e AI stanno riscrivendo il modo in cui i giovani capiscono il mondo

Che sempre meno persone decidano di leggere un giornale (cartaceo o in formato replica digitale è lo stesso) per informarsi, si era capito ormai da tempo osservando il progressivo calo delle copie di quotidiani e periodici registrato dai dati Ads negli ultimi 15 anni. Che i social media, come fonte di informazioni (!), stessero allo stesso modo crescendo si era intuito dall’analisi degli accessi alle piattaforme evidenziati sempre negli ultimi anni da Audiweb (ora Audicom). Il report “How young people get their news” del Reuters Institute, appena pubblicato, non fa altro che mettere in chiaro quello che ormai era, per gli osservatori più attenti, un dato di fatto: la dieta mediatica dei giovani tra i 18 e i 24 anni è stata completamente rivoluzionata in poco più di un decennio. Però, attenzione, non sin tratta solo di una questione di piattaforme: è in corso un cambio di paradigma.

Editoria. L’AI sta uccidendo il traffico o sta semplicemente cambiando le regole del gioco?

Nei corridoi degli uffici marketing degli editori il dibattito sul presunto crollo del traffico causato dall’intelligenza artificiale ha ormai assunto toni quasi apocalittici. Tra chatbot che rispondono al posto dei siti e motori di ricerca che sintetizzano contenuti, il timore diffuso è che il ruolo dell’editore sia ormai diventato quello di fornitore invisibile di materia prima. Poi però arrivano i dati e, come spesso accade, ridimensionano il dramma.

Il report “Navigating the New Traffic Landscape” pubblicato da Chartbeat, società specializzata in analisi di traffico e utilizzata da molte delle principali testate globali, offre una fotografia meno drammatica e decisamente più interessante: il traffico non sta crollando, sta cambiando forma.

L’AI non può essere artista, almeno per ora: la Corte Suprema Usa lascia il copyright agli esseri umani

La Corte Suprema degli Stati Uniti rifiuta di esaminare il caso sull’autorialità delle opere create interamente da intelligenza artificiale. Restano validi il principio di “human authorship” e nuove implicazioni per editoria, arte e industria creativa.

Il futuro dell’arte generata dall’intelligenza artificiale passa ancora, inevitabilmente, dalla mano umana. Con una decisione destinata a fare scuola nel dibattito globale su tecnologia e diritto d’autore, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha scelto di non esaminare il caso che avrebbe potuto ridefinire il concetto stesso di autore nell’era dell’AI.

Dalle rotative agli algoritmi: Meta paga News Corp fino a 50 milioni l’anno per nutrire la sua intelligenza artificiale

Per decenni il giornalismo ha fornito il materiale con cui si costruisce il racconto del presente. Negli ultimi anni, come abbiamo visto, quel materiale è diventato anche il carburante che alimenta i modelli di intelligenza artificiale. L’ultimo esempio arriva dall’accordo pluriennale tra Meta e News Corp, che porterà i contenuti delle testate del gruppo editoriale nelle cucine digitali dei modelli di AI sviluppati a Menlo Park.

Editoria e Intelligenza Artificiale, tra innovazione e pirateria. Come evitare il Far West digitale senza spegnere il futuro

Una parola ricorre sempre più spesso quando si parla di libri, giornali e algoritmi: Far West. Non perché l’intelligenza artificiale cavalchi al tramonto con il cappello da cowboy ma perché il confine tra innovazione e illegalità, tra utilizzo lecito e sfruttamento opaco dei contenuti, appare, per molti versi ancora incerto. E nel frattempo l’editoria fa i conti con numeri che non sono affatto romanzeschi.

Quando Claude ascolta troppo rock: Anthropic, la musica e la nuova guerra del copyright

Il rock non è mai stato silenzioso, ma questa volta il rumore arriva dai tribunali. Anthropic, una delle aziende più osservate nel panorama dell’intelligenza artificiale, si ritrova al centro di una nuova causa che mescola tecnologia, musica e copyright, con un cast che farebbe invidia a un festival leggendario. Rolling Stones, Elton John, Neil Diamond e circa altre 19.997 canzoni, secondo l’accusa, sarebbero finite nei dataset di addestramento del chatbot Claude senza biglietto d’ingresso né licenza.

La memoria fa paura: perché gli editori Usa stanno chiudendo la porta a Internet Archive

Internet Archive, per molti, è una sorta di biblioteca di Alessandria digitale. Non sempre ordinata, spesso rumorosa, ma indispensabile per capire come il web è diventato quello che è. Eppure oggi quella biblioteca rischia di trovarsi con sempre più scaffali vuoti. New York Times e Guardian hanno deciso di bloccare l’accesso ai propri siti alla Wayback Machine, lo strumento simbolo dell’archivio che da anni conserva versioni storiche delle pagine web. Il motivo ufficiale è semplice e, in apparenza, inattaccabile: quei contenuti potrebbero essere usati per addestrare modelli di intelligenza artificiale senza autorizzazione.

Meta mette il lucchetto all’AI per gli adolescenti e dopo Grok nessuno può fingere di essere sorpreso

Ogni grande ondata tecnologica, prima o poi, arriva a quel punto preciso in cui l’entusiasmo degli ingegneri inciampa nella scrivania di uno studio legale. Napster, per esempio, all’inizio degli anni Duemila era presentato come la più bella utopia digitale mai vista: musica gratis per tutti, condivisione globale, rivoluzione culturale. Poi è arrivata l’industria discografica, e l’innovazione ha scoperto improvvisamente di avere un avvocato seduto davanti. Pensiamo a YouTube: all’inizio era il Far West dei video, un gigantesco karaoke illegale planetario. Solo dopo una raffica di cause miliardarie è nato Content ID, il primo grande tentativo di trasformare una rivoluzione creativa in qualcosa che potesse sopravvivere in tribunale.

Nelle redazioni l’AI non è neutrale: il caso Politico accende il dibat­tito tra editori e giornalisti (anche in Italia)

Nelle redazioni americane l’aria si sta facendo elettrica. E non solo per il continuo ronzio dei modelli linguistici che iniziano a insinuarsi fra riunioni di redazione, bozze e lavoro di desk. Il vero cortocircuito lo ha acceso Politico, dove un arbitrato ha stabilito che il management ha violato le clausole sull’adozione dell’intelligenza artificiale previste dal contratto sindacale. Una decisione che non è solo una vittoria per i giornalisti del NewsGuild, ma un campanello che risuona ben oltre Washington, perché parla del futuro del lavoro giornalistico e del fragile equilibrio tra velocità tecnologica ed etica dell’informazione.

Perplexity sotto assedio: in Italia la prima causa AI sul copyright accende un nuovo fronte

Non finiscono i guai per Perplexity. Dopo la battaglia legale con il New York Times negli Stati Uniti, la società americana si ritrova ora a difendersi anche davanti al Tribunale Civile di Roma, dove ha preso forma la prima causa italiana per violazione di copyright legata all’intelligenza artificiale. Una coincidenza temporale che assomiglia più a un cambio di stagione che a un semplice episodio giudiziario. E che racconta, ancora una volta, quanto velocemente il fronte dei media stia reagendo all’avanzata dei modelli generativi.

Il giornalismo nella morsa dell’AI: dentro la nuova sfida legale tra New York Times e Perplexity

Il New York Times rientra in aula e questa volta il tribunale si trasforma nel teatro di una disputa che promette di rimettere mano alle regole dell’economia dell’informazione. A finire nel mirino questa volta è Perplexity, la startup di ricerca conversazionale che ha conquistato l’attenzione degli utenti e la preoccupazione crescente degli editori. L’accusa è una di quelle che non passano inosservate: violazione di copyright e sfruttamento non autorizzato dei contenuti del quotidiano. Ma sotto la superficie legale si muove qualcosa di ben più grande e inevitabile. Vediamo di cosa si tratta.

Meta paga i giornali: la redenzione di chi nel 2015 promise l’oro con gli Instant Articles e poi lasciò tutti con le briciole in mano?

Mentre Google finisce nel mirino della FIEG per gli AI Overviews, Meta sceglie la via diplomatica per nutrire il suo assistente AI con notizie fresche. È successo quello che fino a sei mesi fa sembrava fantascienza: un colosso tech ha aperto il portafoglio e ha detto ai giornali “vi paghiamo per usare i vostri contenuti”. Dopo il disastro degli Instant Articles (ve li ricordate? Parliamo del 2015) stavolta giura che paga davvero. Ci crediamo?

Colonialismo digitale: l’editoria al tempo dell’AI

Quest’anno, il tema ufficiale della Fiera del Libro di Francoforte 2025, che si è svolta il mese scorso è stato “Ponti di libertà”. Ma a detta degli editori, quei ponti sembrano costruiti su fondamenta digitali un po’ instabili, mentre il traffico che ci scorre sopra è monopolizzato dai soliti colossi Usa, Google, Microsoft e Amazon in primis, assieme ai loro cugini cinesi.

Notizie senza click: come l’AI sta riscrivendo le regole del traffico online

Chi si occupa di informazione digitale sta assistendo, con una certa apprensione, ad una sorta di terremoto silenzioso. Dal lancio delle panoramiche AI (“AI Overviews”) di Google nel maggio 2024, il numero di ricerche di notizie che non porta a nessun clic su siti editoriali è cresciuto dal 56% al 69%. Un segnale chiaro: sempre più persone ricevono le risposte che stanno cercando direttamente nei risultati dei motori di ricerca, senza che sia alcun bisogno di visitare i siti d’origine delle informazioni stesse. Questo scenario fa il pari con la drastica riduzione del traffico organico verso i siti editoriali che è passato da oltre 2,3 miliardi di visite nel 2024 a meno di 1,7 miliardi in questi primi mesi del 2025. Un calo che fa riflettere perché alla sua base non c’è solo un tema di cambiamento tecnologico, ma un vero e proprio cambio di paradigma nelle abitudini di consumo dell’informazione.

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