Alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, mentre il mondo discuteva di guerra, dazi e nuovi equilibri internazionali, Christine Lagarde ha fatto un annuncio che a prima vista poteva sembrare tecnico, quasi da addetti ai lavori. La Banca Centrale Europea offrirà prestiti in euro alle banche centrali di tutto il mondo, fino a 50 miliardi, contro garanzie solide come titoli di debito denominati in euro o titoli di debito europei. Sotto la superficie, però, non c’è solo una misura di liquidità: c’è una strategia.
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A Davos, tra un cappuccino da 12 franchi e una tavola rotonda sulla “resilienza globale”, quest’anno l’intelligenza artificiale è riuscita in un’impresa notevole: mettere d’accordo banchieri centrali e capi del Fondo monetario internazionale sul fatto che stiamo correndo molto più veloci di quanto sappiamo guidare. Non è poco. Le considerazioni finali di Christine Lagarde e Kristalina Georgieva, arrivate dal palco conclusivo del World Economic Forum, suonano come due capitoli dello stesso romanzo: uno parla di regole e cooperazione, l’altro di lavoro che cambia e salari che scricchiolano.
L’intelligenza artificiale rappresenta una delle più grandi opportunità – e sfide – per l’Europa nei prossimi decenni. A sottolinearlo è Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea (BCE), in un discorso pronunciato durante una conferenza sull’AI organizzata dalla BCE. Con un tono pragmatico ma determinato, Lagarde ha delineato un futuro in cui l’Europa non può permettersi di restare indietro, come accaduto con la rivoluzione digitale di Internet, evidenziando i profondi cambiamenti che l’intelligenza artificiale porterà in termini di produttività, lavoro e disuguaglianze sociali.