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Australia accende il suo supercomputer AI-F1 e ridisegna la mappa della sovranità digitale

Chi pensava che l’Australia fosse solo surf, canguri e miniere di ferro dovrà aggiornare i cliché. Da Melbourne arriva un segnale che suona come uno schiaffo elegante al dominio tecnologico dei soliti colossi globali: AI-F1, il più potente supercomputer di intelligenza artificiale sovrano mai costruito nel Paese. Non è un giocattolo da laboratorio, ma una macchina progettata da ResetData con i nuovissimi GPU Nvidia H200, cioè il tipo di chip che di solito viene comprato a pacchi da Microsoft, Google e Amazon per addestrare modelli linguistici mostruosi. Qui invece serve a un progetto dichiaratamente politico e strategico: garantire che l’Australia non debba chiedere permesso a Seattle o a Mountain View per fare AI di livello mondiale.

C’è un dettaglio che fa sorridere i tecnici e tremare i burocrati: AI-F1 non è solo due volte più potente delle attuali infrastrutture pubbliche come Gadi e Setonix, ma nasce specificamente per l’era dei large language model. In altre parole, l’Australia vuole giocare in serie A dell’intelligenza artificiale senza abbonarsi a una cloud americana. La mossa è spudoratamente pragmatica, ma anche simbolica: significa trattenere i dati sensibili all’interno dei confini nazionali, proteggendo settori che spaziano dalla difesa alla sanità, senza regalarli agli algoritmi stranieri. Bass Salah, co-CEO di ResetData, lo ha definito “il futuro dell’AI australiana”. La frase sa di slogan, ma sotto c’è un pensiero serio: chi possiede le infrastrutture possiede il futuro.

Bologna si candida a capitale italiana dell’AI

Il Tecnopolo di Bologna cambia volto e nome: si chiamerà Dama, un acronimo che unisce data e manifattura, ispirandosi al celebre dipinto di Leonardo da Vinci, La dama con l’ermellino. Ma dietro questo nuovo nome c’è molto di più: una trasformazione epocale che consacra Bologna come l’epicentro della Data Valley dell’Emilia-Romagna.

Italia in prima linea nel supercalcolo: il Consorzio Innovate vince la gara EuroHPC

Il consorzio italiano Innovate ha vinto la gara per la realizzazione del primo supercalcolatore industry-grade promosso dall’impresa comune EuroHPC. EuroHPC, nato nel 2018, mira a sviluppare un ecosistema leader nel supercalcolo e nel calcolo quantistico all’interno dell’UE. Il progetto Innovate, che segue l’installazione di supercomputer come Leonardo, HPC6 di Eni e Pitagora, posizionerà l’Italia al terzo posto mondiale per potenza di calcolo complessiva.

Il Supercomputer di Classe Zeta del Giappone: Spingendo i Confini del Calcolo

Il Giappone ha recentemente annunciato un piano ambizioso per sviluppare il primo supercomputer di “classe zeta” al mondo, la cui costruzione inizierà nel 2025. Questo progetto rivoluzionario mira a raggiungere una potenza di calcolo 1.000 volte superiore rispetto ai supercomputer attuali, con un costo stimato superiore ai 750 milioni di dollari. Una volta completato, previsto per il 2030, si prevede che il supercomputer avrà un impatto profondo sulla ricerca scientifica e sulle capacità dell’intelligenza artificiale.

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