Tag: Vision

Focus. Il caso Fable: quando un’AI può essere spenta da Washington e l’Europa scopre di non avere il telecomando

Il blocco lampo di Claude Fable 5 e Mythos 5 da parte del governo Usa non è (solo) una storia di cybersecurity. È la prova generale di un futuro in cui l’accesso ai modelli di frontiera diventa leva geopolitica e l’Europa, Italia compresa, si ritrova spettatrice di un film a cui non ha contribuito neanche alla stesura del copione.

Barry Smith smonta il mito della superintelligenza: “La vera bolla potrebbe essere l’AI stessa”

Da almeno due anni l’intelligenza artificiale viene raccontata come una rivoluzione inevitabile e totale. Una forza destinata a riscrivere economia, lavoro, istruzione e persino il significato dell’essere umano. Nel racconto dominante manca soltanto la colonna sonora hollywoodiana, perché il resto sembra già pronto: macchine sempre più intelligenti, AGI in arrivo, produttività esplosiva e una nuova era tecnologica capace di cambiare tutto.

Poi arriva Barry Smith e, con la calma di un filosofo che da decenni studia dati, linguaggio e sistemi cognitivi, smonta gran parte della narrazione dominante senza bisogno di toni apocalittici o slogan anti-tech.

Luigia Carlucci Aiello e l’Intelligenza Artificiale come rivoluzione educativa: il problema non è la macchina, ma chi la insegna a parlare

C’è un filo rosso che attraversa tutta la visione di Luigia Carlucci Aiello sull’intelligenza artificiale e, a ben guardare, non riguarda davvero le macchine. Riguarda l’educazione, la formazione della coscienza e la responsabilità umana nel momento in cui la tecnologia smette di essere uno strumento invisibile e inizia a parlare con noi.

Il Nobel per l’Economia Pissarides controcorrente: nell’era dell’AI vincono empatia, creatività e pensiero critico

Gli esperti del mercato del lavoro negli ultimi anni ci hanno ripetuto una formula diventata quasi religiosa: studiate materie scientifiche, imparate a programmare, diventate ingegneri dei dati e il futuro sarà vostro. Poi arriva Christopher Pissarides, premio Nobel per l’Economia, e dal palco del Teatro Sociale di Trento, in occasione del Festival dell’Economia, rimette elegantemente tutto in discussione. Non demolendo il valore della tecnologia, anzi. Ma ricordando qualcosa che nel dibattito sull’intelligenza artificiale spesso viene dimenticato: le macchine possono imitare molte competenze tecniche, molto meno quelle profondamente umane.

Giorgio Parisi, Leone XIV e l’intelligenza artificiale: tra complessità, responsabilità e il confine sottile del potere algoritmico

Nel dialogo sempre più fitto tra scienza, etica e dottrina sociale, Giorgio Parisi offre una chiave di lettura particolarmente rigorosa dell’enciclica Magnifica humanitas di Papa Leone XIV. Nell’interpretazione che emerge dall’intervista pubblicata dal Corriere della Sera a firma di Massimo Sideri, il premio Nobel per la Fisica non si limita a commentare un testo teologico, ma lo usa come occasione per tornare su una domanda fondamentale: cosa significa governare sistemi che apprendono dal mondo senza comprenderlo?

Dall’interfaccia al valore: dove si gioca davvero la partita dell’AI

La competizione nell’ambito dell’intelligenza artificiale per le aziende si sta spostando sempre più sulle interfacce. Ogni settimana emergono nuovi copiloti, agenti e strumenti di orchestrazione per automatizzare le attività. I progressi sono evidenti, ma molte soluzioni non sono state progettate sul vero funzionamento di un’organizzazione. Le imprese non operano tramite prompt, funzionano con azioni concrete.

Jeff Bezos, l’AI e la nuova ideologia della produttività: perché il fondatore di Amazon pensa che il lavoro umano diventerà “più potente”

Per capire davvero come la Silicon Valley stia immaginando il futuro dell’intelligenza artificiale, conviene ascoltare Jeff Bezos quando smette di parlare da fondatore di Amazon e inizia a ragionare da architetto di sistemi economici. Nell’intervista rilasciata a CNBC, Bezos non difende semplicemente l’AI: difende una precisa idea di civiltà tecnologica, dove produttività, automazione, spazio, mercato e perfino filantropia finiscono dentro la stessa narrazione industriale.

Demis Hassabis, il custode riluttante dell’Apocalisse intelligente

Demis Hassabis incarna una contraddizione che definisce l’intera epoca dell’intelligenza artificiale: dedicare la propria vita a costruire una tecnologia che potrebbe, almeno in teoria, mettere fine a tutto il resto. Non è un paradosso letterario, ma la sintesi più onesta del pensiero di uno degli architetti dell’AI contemporanea. Fondatore di DeepMind e oggi figura centrale nell’universo Google, Hassabis non è il classico imprenditore della Silicon Valley travestito da scienziato. Il suo profilo mescola neuroscienze, informatica, filosofia e una certa ossessione per i sistemi complessi. Una combinazione che lo porta a vedere l’intelligenza artificiale non solo come un prodotto, ma come un evento storico, forse persino evolutivo.

Karen Hao contro l’Impero dell’AI: perché l’intelligenza artificiale non è neutrale e può minacciare la democrazia

L’intelligenza artificiale viene spesso raccontata come una divinità laica: onnipresente, inevitabile, benevola e possibilmente in abbonamento mensile. Karen Hao, giornalista investigativa ed ex firma del Wall Street Journal, ha deciso di rovinare la festa. Con il libro “Empire of AI: Dreams and Nightmares in Sam Altman’s OpenAI”, smonta con precisione chirurgica la narrazione eroica costruita attorno ai giganti della Silicon Valley.

Fei-Fei Li e l’intelligenza artificiale centrata sull’umano: una filosofia che mette l’uomo al centro della macchina

Fei-Fei Li ha trasformato il suo impegno scientifico in una visione etica e filosofica dell’intelligenza artificiale che continua a influenzare ricercatori, policy maker e imprenditori di tutto il mondo. Sino-americana, professoressa di informatica a Stanford e fondatrice dell’Institute for Human-Centered Artificial Intelligence, Li sostiene da quasi un decennio che l’AI non debba mai perdere di vista la sua natura profondamente umana: ispirata dagli esseri umani, creata da loro e destinata ad agire su di loro.

Philippe Aghion, Nobel 2025: distruzione creativa e AI, la formula per una crescita che non lasci indietro nessuno

Il premio Nobel per l’Economia 2025 Philippe Aghion non ha dubbi: la distruzione creativa e l’intelligenza artificiale possono davvero generare una crescita sostenuta, inclusiva e diffusa, ma solo a patto che entrino in campo politiche pubbliche intelligenti e calibrate. Lo ha affermato con chiarezza durante il suo intervento al 25° Forum Confcommercio di Roma, dove il professore del Collège de France e della London School of Economics ha portato sul palco gli studi empirici più recenti. Secondo le analisi citate, nel prossimo decennio l’AI potrebbe spingere la produttività aggregata in un range che va da un modesto 0,07 punti percentuali annui fino a un robusto 1,24 punti percentuali all’anno, a seconda di quanto efficacemente si gestiscano concorrenza, regolamentazione e formazione.

Yuan contro dollaro: la lunga partita della Cina per riscrivere le regole della finanza globale

Dalla sfida ai petrodollari alle infrastrutture finanziarie alternative, passo dopo passo Pechino sta costruendo un sistema monetario parallelo destinato a ridisegnare gli equilibri globali

Serie: Atlante dell’AI globale

Un cambio di valuta può sembrare un dettaglio tecnico, quasi noioso quanto leggere il foglio illustrativo di un medicinale. Eppure, quando a cambiare è l’unità di misura degli scambi globali, la questione smette rapidamente di essere contabile e diventa geopolitica. La Cina lo sa bene e sta giocando una partita lenta, metodica e decisamente ambiziosa: ridurre il dominio del dollaro e spingere lo yuan verso un ruolo centrale nel sistema finanziario internazionale.

Non si tratta di un assalto frontale, ma di una strategia a più livelli, costruita su commercio, tecnologia, energia e infrastrutture finanziarie. Il messaggio è chiaro: se non puoi riscrivere le regole, prova almeno a cambiare il tavolo da gioco.

Vision. Energia, algoritmi e potere: la lezione di Lucrezia Reichlin sull’Europa che rischia di restare indietro

L’intervento di Lucrezia Reichlin sul Corriere della Sera di oggi non è uno di quei contributi che si leggono distrattamente tra un caffè al Bar dei Daini e una notifica sul telefono. È, piuttosto, un promemoria piuttosto severo, ma ed estremamente lucido, su dove si sta giocando davvero la partita globale: energia, capacità di calcolo e innovazione tecnologica.

Reichlin non indulge in facili slogan. Il suo punto è netto: l’energia non è più solo una questione industriale o ambientale, ma un’infrastruttura strategica che definisce i rapporti di forza tra le grandi potenze. E qui l’Europa, con la sua ben nota passione per la regolazione e un po’ meno per l’azione coordinata, rischia di restare spettatrice.

Vision. Altro che disoccupazione: Jon McNeill spiega perché l’AI creerà più lavoro

L’intelligenza artificiale distruggerà posti di lavoro oppure li moltiplicherà? Nel dibattito globale, spesso dominato da toni apocalittici, interviene Jon McNeill, fondatore e CEO di DVx Ventures e figura di rilievo nel settore tecnologico e dell’automotive per aver ricoperto ruoli chiave in aziende di portata globale, con una posizione che suona quasi controcorrente: l’AI non ridurrà il lavoro umano, lo renderà più complesso, più richiesto e, soprattutto, meno banale.

Vision. La scommessa di Larry Fink su AI, mercati e nuovo ordine globale

L’intervento di Larry Fink al Corriere della Sera, raccolto da Federico Fubini, è uno di quei casi in cui la finanza globale prova a raccontare il futuro senza usare troppi giri di parole. Il risultato è una visione lucida, a tratti ottimista, ma con un sottotesto chiaro: chi resta fermo, nel mondo che si sta delineando, rischia seriamente di essere tagliato fuori. E se c’è un filo rosso che attraversa tutta l’intervista, quello è l’intelligenza artificiale. Non come moda passeggera, ma come infrastruttura invisibile della nuova economia.

Kara Swisher contro l’illusione delle Big Tech: l’AI vale davvero tutto questo oro?

Se c’è una persona che può permettersi di guardare la Silicon Valley negli occhi e dirle che il re è nudo, quella è Kara Swisher. Non perché ami provocare, ma perché c’era quando il re si stava ancora vestendo. Dai modem gracchianti degli anni Novanta fino ai data center che oggi divorano energia per addestrare modelli di intelligenza artificiale, Swisher ha visto tutto. E soprattutto ha preso appunti.

Geopolitica del Futuro. Africa: il continente che cresce mentre il mondo discute

Dalla Digital Silk Road di Pechino al Piano Mattei di Roma, il continente africano diventa il banco di prova della nuova geopolitica dei dati, dell’energia e dell’intelligenza artificiale

Serie: Atlante dell’AI globale

L’Africa non è più il “mercato emergente” da evocare nei panel di Davos quando serve una nota di ottimismo. È invece il laboratorio dove si stanno testando, spesso prima che altrove, i nuovi equilibri tra demografia, tecnologia, crescita economica e potere geopolitico. E mentre l’Occidente è impegnato a regolamentare l’intelligenza artificiale prima ancora di averla scalata davvero, il continente africano la sta adottando in modo pragmatico, rapido e, soprattutto, conveniente. I numeri aiutano a inquadrare il contesto. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, l’economia africana raggiungerà i 3,32 trilioni di dollari nel 2026.

Satya Nadella vuole riscrivere il senso dell’intelligenza artificiale nel 2026

C’è qualcosa di vagamente anacronistico e proprio per questo interessante nel fatto che Satya Nadella, CEO di Microsoft, abbia deciso di tornare a scrivere un blog personale. In un’epoca di keynote iper-prodotti, annunci coreografici e dichiarazioni affidate a post da social network, Nadella sceglie la forma più antica del web per spiegare dove vuole portare l’azienda e, soprattutto, dove pensa stia andando l’intelligenza artificiale. Non è un dettaglio di stile, è già una dichiarazione di intenti.

Eric Schmidt: quando l’AI diventerà il nostro capo e non solo un assistente

Immaginate un mondo in cui il nostro computer non solo esegue i comandi, ma li anticipa, li migliora e, alla fine, li rende superflui. È questa la visione che Eric Schmidt, l’ex CEO di Google che ha trasformato un motore di ricerca in un impero tecnologico, sta dipingendo con un misto di entusiasmo e sottile apprensione.

Microsoft Copilot vision e la fine dell’illusione della privacy Wu windows

C’è un momento preciso in cui la tecnologia smette di essere un semplice strumento e diventa un’estensione del nostro pensiero. Microsoft, con l’ultimo aggiornamento di Copilot Vision per Windows Insiders, ha appena varcato quella soglia. La narrazione ufficiale è elegante: un assistente intelligente che finalmente “vede” tutto ciò che c’è sullo schermo, non più limitato a due app contemporaneamente, ma capace di analizzare l’intero desktop o qualsiasi finestra di un browser o di un’app. La traduzione reale è meno poetica: stiamo iniziando a dare in pasto il nostro ambiente digitale completo a un’intelligenza artificiale che impara osservandoci. Sembra banale, ma non lo è affatto.

Powered by WordPress & Tema di Anders Norén