Fei-Fei Li ha trasformato il suo impegno scientifico in una visione etica e filosofica dell’intelligenza artificiale che continua a influenzare ricercatori, policy maker e imprenditori di tutto il mondo. Sino-americana, professoressa di informatica a Stanford e fondatrice dell’Institute for Human-Centered Artificial Intelligence, Li sostiene da quasi un decennio che l’AI non debba mai perdere di vista la sua natura profondamente umana: ispirata dagli esseri umani, creata da loro e destinata ad agire su di loro.
Una convinzione che Li ha avuto modo di esprimere in diverse occasioni auspicando di poter “costruire un’intelligenza artificiale centrata sull’umano”. Il concetto non è astratto. Per Li l’AI deve essere progettata per aumentare le capacità umane, proteggere la dignità, il benessere e i posti di lavoro, anziché sostituirli o renderli marginali.
La sua riflessione nasce da una domanda semplice e potente che le pose la madre anni fa, dopo aver ascoltato la storia di ImageNet, il grande database di immagini che ha contribuito a far esplodere l’apprendimento profondo. “Come può l’intelligenza artificiale aiutare le persone?”, chiese la madre. Quella domanda è diventata la bussola di Li. Ha capito che la tecnologia più avanzata rischia di perdere di vista il suo scopo se non rimane ancorata alle esigenze reali degli individui e delle società.
L’esperienza breve ma intensa in Google Cloud tra il 2017 e il 2018 ha rafforzato questa consapevolezza. Di fronte alle proteste interne per un contratto con il Dipartimento della Difesa americano, Li ha osservato con umiltà che le equazioni matematiche sono chiare e risolvibili, mentre gli esseri umani e le dinamiche sociali sono infinitamente più complesse.
Da quel momento ha scelto di tornare a Stanford per fondare un istituto che poggia su tre pilastri fondamentali.Il primo invita a ispirarsi più profondamente all’intelligenza umana, aprendo l’AI a collaborazioni con discipline diverse: neuroscienze, scienze sociali, economia, pedagogia.
L’intelligenza artificiale, per Li, non è una nicchia informatica ma un campo profondamente pluridisciplinare capace di accelerare scoperte scientifiche, trasformare l’educazione e influenzare l’economia in modo consapevole.
Il secondo pilastro afferma che l’intelligenza artificiale deve aumentare l’umanità, non sostituirla. Dignità, benessere e occupazione devono restare al centro di ogni scelta progettuale. Il terzo richiede che lo sviluppo tecnologico sia guidato dal suo impatto potenziale sugli esseri umani, valutando con attenzione rischi come la disinformazione, la violazione della privacy, i bias nei sistemi e l’uso militare.
Li critica apertamente i cosidetti “profeti dell’AI” che alimentano scenari di fantascienza apocalittica o utopica. Secondo lei questi discorsi distraggono dai problemi concreti e urgenti che la tecnologia già pone oggi. Invece di inseguire il rischio esistenziale, i decisori politici dovrebbero essere pragmatici: regolare per minimizzare gli effetti negativi senza frenare l’innovazione.
Un esempio concreto che porta spesso è quello della diagnostica medica: l’AI può salvare vite migliorando la precisione, ma se non è guidata da principi etici può amplificare i bias già presenti nei dati sanitari.
Il suo percorso personale rende questa posizione ancora più autorevole. Nata a Pechino nel 1976 e arrivata adolescente nel New Jersey in condizioni di povertà, Li ha fondato AI4ALL per aprire l’industria a profili diversi e ha sempre difeso il ruolo della ricerca pubblica come garanzia di trasparenza e di etica.
“Questa tecnologia è troppo importante per rimanere nelle mani di soli interessi privati”, ha dichiarato già nel 2018 davanti al Congresso americano. Oggi Li porta avanti la sua visione anche attraverso World Labs, la startup da lei fondata nel 2024 e dedicata all’intelligenza spaziale: insegnare alle macchine a comprendere e interagire con il mondo fisico in modo più naturale e contestualizzato.
La recente raccolta di un miliardo di dollari dimostra che il mercato riconosce il valore di un approccio che unisce rigore tecnologico e responsabilità umana.
In un momento in cui l’intelligenza artificiale si evolve a velocità straordinaria, il pensiero di Fei-Fei Li offre una bussola filosofica essenziale. Non si tratta di rallentare il progresso, ma di orientarlo affinché la macchina serva davvero l’uomo, anziché ridurlo a semplice dato o variabile di un algoritmo. Una visione che invita a guardare oltre le performance tecniche per chiedersi, con la stessa semplicità della madre di Li, come questa tecnologia possa concretamente migliorare la vita delle persone