Il sipario si è ufficialmente alzato ieri. Porte aperte, badge al collo, luci accecanti e quella sensazione familiare di trovarsi dentro un gigantesco esperimento sociotecnologico: cosa succede quando metti insieme intelligenza artificiale, hardware maturo, marketing aggressivo e un’industria che ha un disperato bisogno di sembrare ancora innovativa. CES 2026 non delude. Anzi, rilancia. E lo fa come sempre nel modo più americano possibile: tanto, troppo, tutto insieme.
La keyword dominante di quest’anno, come abbiamo scritto ieri, è una sola, anche se nessuno ha il coraggio di dirlo apertamente: hardware AI. Non modelli, non cloud, non promesse astratte. Oggetti fisici che cercano di rendere l’AI inevitabile, domestica, quotidiana. A volte utile. Spesso superflua. Sempre più invasiva. Il CES è diventato il luogo dove il software prova a incarnarsi, con risultati che oscillano tra il geniale e il grottesco.


