Il futuro dell’economia mondiale potrebbe dipendere da una variabile che fino a pochi anni fa sembrava appartenere più ai laboratori di ricerca che alle sale dei consigli delle banche centrali: l’intelligenza artificiale. Nel suo intervento alla conferenza annuale sui rischi globali organizzata dalla Johns Hopkins University a Bologna, la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde ha disegnato uno scenario che oscilla tra una nuova età dell’oro della produttività e una frenata economica globale causata dalla frammentazione geopolitica.
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Quando si parla di Banca Centrale Europea si immaginano grafici sull’inflazione, tassi di interesse e comunicati scritti con la cautela di un notaio. Poi arriva un’indiscrezione del Financial Times e la politica bussa alla porta di Francoforte con un certo rumore.
L’intelligenza artificiale rappresenta una delle più grandi opportunità – e sfide – per l’Europa nei prossimi decenni. A sottolinearlo è Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea (BCE), in un discorso pronunciato durante una conferenza sull’AI organizzata dalla BCE. Con un tono pragmatico ma determinato, Lagarde ha delineato un futuro in cui l’Europa non può permettersi di restare indietro, come accaduto con la rivoluzione digitale di Internet, evidenziando i profondi cambiamenti che l’intelligenza artificiale porterà in termini di produttività, lavoro e disuguaglianze sociali.