Anthropic’s Claude Sonnet 4.5 (o “Claude Sonnet”) emerge almeno nel racconto giornalistico che ha preso piede come una delle poche vittorie accettabili nella giungla selvaggia del confronto reale tra AI che trattano con capitale vero nel mercato cripto. Ma “emergere” non significa affermarsi, e dietro ai numeri c’è fango, rumore e soprattutto un’interrogazione filosofica: che cosa stiamo veramente valutando quando metti un LLM in modalità “hedge fund”?
Il Nobel per la Fisica 2025 va a John Clarke, Michel Devoret e John Martinis per la scoperta del tunneling quantistico macroscopico e della quantizzazione dell’energia nei circuiti elettrici, un risultato che chiunque lavori in calcolo quantistico considera fondamentale. Non si tratta di un premio per esperimenti curiosi da laboratorio: stiamo parlando di fondazioni reali per qubit stabili, i mattoni dei computer quantistici che potrebbero, un giorno non troppo lontano, ristrutturare radicalmente il modo in cui gestiamo dati, transazioni e sicurezza digitale.
Criptovalute non sono più un fenomeno da salotto nerd o da forum segreti. Si stanno insinuando nei corridoi di Wall Street con la determinazione di un hedge fund in cerca di rendimento, e con normative che trasformano la libertà anarchica del passato in un campo minato di compliance e approvazioni della SEC. Stablecoin che un tempo erano sinonimo di stabilità ora diventano oggetto di una guerra dei prezzi feroce, e gli emittenti si offrono di condividere ogni centesimo di ricavo pur di distogliere i trader dall’USDC di Circle, dopo la sua IPO che sembrava destinata a consolidare la leadership. Hyperliquid, un exchange che cresce più veloce di un meme token in rally, mostra come il mercato stia trattando le stablecoin come commodity, piuttosto che prodotti finanziari premium. La lezione è chiara: chi pensava che i token ancorati al dollaro fossero un affare sicuro sta imparando a proprie spese.
Il paradosso è servito su un piatto d’argento. La Silicon Valley, patria del liberalismo progressista e della retorica anti populista, oggi applaude un presidente che fino a ieri considerava un corpo estraneo nel suo universo dorato di equity, stock option e startup miliardarie. L’intelligenza artificiale, quella vera, non il marketing travestito da AI, è diventata il nuovo feticcio politico. E Donald Trump lo ha capito meglio di chiunque altro. In una scena che quattro anni fa sarebbe sembrata satira politica, il presidente, a sette mesi dal suo secondo mandato, ha annunciato un quadro normativo che definire aggressivo è un eufemismo. Ha promesso deregulation, incentivi e un’accelerazione forzata dello sviluppo. Ha scelto di farlo non in un contesto istituzionale, ma in un evento co-organizzato da venture capitalist che sembravano usciti da un episodio di Silicon Valley: quattro investitori trasformati in podcaster, e uno di loro già ribattezzato “lo zar dell’intelligenza artificiale e delle criptovalute”.
Come spesso vogliamo sottolineare la relazione tra tecnologia, politica e finanza è sempre più evidente, specialmente nel contesto delle criptovalute e delle loro interazioni con i processi politici.
Le società di criptovalute, in particolare Coinbase e Ripple, hanno investito oltre 119 milioni di dollari nelle elezioni statunitensi del 2024, rappresentando il 48% del denaro totale versato dalle aziende finora quest’anno (248 milioni di dollari). Questa spesa senza precedenti mira a sostenere i candidati favorevoli alle criptovalute e a definire regole chiare per il settore.
Donald Trump ha recentemente espresso un forte sostegno per le criptovalute, promettendo di creare una “riserva strategica nazionale” di Bitcoin e di istituire un Consiglio Presidenziale dedicato a Bitcoin e criptovalute, se eletto. Durante la conferenza Bitcoin 2024 a Nashville, ha dichiarato che intende rendere gli Stati Uniti “la cripto capitale del pianeta” e la “superpotenza Bitcoin del mondo”