L’idea di un’Intelligenza Artificiale Generale, o AGI, è diventata il mito più potente e polarizzante del XXI secolo. Per alcuni è la promessa di un futuro senza malattia, scarsità o limiti umani. Per altri è la minaccia di un’apocalisse digitale, un Leviatano sintetico che potrebbe ridurre l’umanità a una nota a piè di pagina. Non è solo un obiettivo scientifico, ma un racconto collettivo, una fede travestita da tecnologia che plasma la cultura, la politica e la finanza globale. Come osserva il MIT Technology Review, l’AGI non è tanto una scoperta in attesa di realizzarsi quanto una narrazione potente che alimenta capitali e ideologie, un nuovo linguaggio del potere in Silicon Valley.
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Il risultato era nell’aria da mesi, ma adesso è ufficiale: Gemini 2.5-Pro e GPT-4.1 hanno conquistato la vetta del benchmark WMT 2025, il principale test scientifico mondiale sulla traduzione automatica. È una vittoria che segna un cambio di paradigma. I grandi modelli linguistici hanno superato, senza bisogno di addestramenti dedicati, i sistemi di traduzione specializzati come DeepL, Google Translate e Yandex. Ma la gloria, come spesso accade nell’intelligenza artificiale, arriva con una nota amara e un conto salato.
“Non ci sono amici permanenti, né nemici permanenti, solo interessi permanenti.” Henry Kissinger, seppur in tutt’altro contesto, avrebbe colto perfettamente il sapore metallico che aleggia nei corridoi di OpenAI e Microsoft. La loro partnership, celebrata come la più rivoluzionaria alleanza del XXI secolo in campo tecnologico, sta sfaldandosi sotto il peso delle ambizioni divergenti (WSJ). E mentre Satya Nadella e Sam Altman rilasciano dichiarazioni congiunte che odorano di cerotto diplomatico, dietro le quinte si prepara uno scontro nucleare — metaforico, ma potenzialmente letale.
OpenAI ha recentemente annunciato una serie di aggiornamenti significativi, tra cui un Realtime API per risposte vocali e capacità di fine-tuning visivo. Inoltre, è stato lanciato Canvas, una nuova interfaccia utente per ChatGPT che ricorda le funzionalità di Claude’s Artifacts.
Apple e OpenAI sono in trattativa avanzata per integrare l’innovativa tecnologia di quest’ultima nell’ultimo iPhone, mentre la compagnia di Cupertino mira a potenziare i propri dispositivi con nuove capacità di intelligenza artificiale, secondo quanto riportato da Bloomberg News, che cita fonti a conoscenza della situazione.