La Luna, si sa, non aspetta nessuno. Ma sembra che Elon Musk abbia deciso di farla attendere un po’ più del previsto. SpaceX è ufficialmente “in ritardo” nella preparazione di Starship, il veicolo che dovrebbe portare di nuovo l’uomo sulla superficie lunare nell’ambito della missione Artemis III, quella che la NASA sognava di vedere decollare nel 2027 con l’entusiasmo di un film di fantascienza anni Ottanta. Invece, a giudicare dalle parole dell’amministratore facente funzioni della NASA, Sean Duffy, la situazione è più simile a una puntata di Succession ambientata nello spazio.
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SpaceX mette sul tavolo il più grande assegno della sua storia, 17 miliardi di dollari per strapparsi i diritti sullo spettro EchoStar. La metà in contanti, l’altra metà in azioni, più un impegno aggiuntivo da 2 miliardi per coprire gli interessi sul debito EchoStar fino al 2027, come hanno riportato Financial Times, The Wall Street Journal, Investopedia e Reuters. È un colpo chirurgico che trasforma le licenze AWS-4 e H-block in carburante per Starlink Direct-to-Cell. Quella che fino a ieri sembrava fantascienza diventa business plan: eliminare le zone morte mobili e far sì che Boost Mobile e altri operatori abbiano accesso diretto al segnale satellitare, bypassando le torri tradizionali e ridisegnando il concetto stesso di rete cellulare.
Quando Elon Musk sposta soldi da una tasca all’altra, non è contabilità. È strategia. O meglio: è teatro strategico con effetti collaterali reali. Stavolta la manovra si chiama 2 miliardi di dollari da SpaceX a xAI, l’ennesimo episodio della saga in cui Musk si autofinanzia attraverso i propri imperi, incrociando razzi, social network, chatbot e androidi come fossero Lego cosmici. Tutto perfettamente logico, almeno nel suo universo narrativo dove ogni azienda è un personaggio e ogni mossa uno snodo di trama. E come sempre, la keyword è intelligenza artificiale. Ma la domanda vera è: stiamo assistendo a una rivoluzione tecnologica o solo a una geniale operazione di branding travestita da innovazione?
Come nei migliori romanzi di fantapolitica, ma senza bisogno di inventare nulla, la realtà si prende la scena con l’eleganza rozza del potere crudo. Donald Trump ha deciso di ritirare la nomina di Jared Isaacman alla guida della NASA. Un nome che ai più dirà poco, ma che per Elon Musk e il suo impero interplanetario valeva oro. Letteralmente. L’oro dei contratti spaziali, quelli che gonfiano i bilanci di SpaceX come booster al decollo. La motivazione ufficiale? Isaacman ha avuto la malaugurata trasparenza di donare in passato ai Democratici. Imperdonabile eresia per il Gran Sacerdote di Mar-a-Lago.
All’inizio di questa settimana, Donald Trump ha raggiunto Elon Musk nella punta meridionale del Texas per assistere al sesto lancio del razzo Starship, l’ambizioso progetto di SpaceX, che rappresenta un pilastro cruciale nella visione di Musk per l’esplorazione spaziale. L’evento non è stato soltanto un trionfo tecnologico, ma anche un simbolico incontro tra due delle figure più controverse e influenti della nostra epoca. Mentre il razzo partiva verso il cielo, il rapporto tra Trump e Musk sembrava raggiungere nuove vette, alimentato da un misto di affinità strategiche e supporto reciproco.
SpaceX ha ampliato significativamente il proprio backlog degli ordini di Starlink grazie a un accordo storico con United Airlines, quasi raddoppiando i precedenti impegni. Questo accordo, annunciato il 13 settembre 2024, prevede che United Airlines retrofitti oltre 1.000 aerei con il servizio internet satellitare ad alta velocità di Starlink, fornendo Wi-Fi gratuito a tutti i passeggeri. I test del servizio inizieranno all’inizio del 2025, con l’obiettivo di un’implementazione completa nella flotta nei successivi anni.
Elon Musk, visionario CEO di Tesla, leader nella produzione di automobili elettriche, ha dichiarato che Starlink, l’avanzato servizio di connessione Internet via satellite offerto dalla sua impresa aerospaziale SpaceX, sta dimostrando la sua resilienza fronteggiando con successo le sfide poste da una potente tempesta solare che ha recentemente investito l’atmosfera del nostro pianeta.