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La Cina accelera sui chip con i nuovi strumenti DUV nazionali e sfida il monopolio occidentale della tecnologia dei semiconduttori

La Cina ha avviato una nuova fase nella corsa alla sovranità tecnologica dei semiconduttori, portando alla produzione su scala industriale di apparecchiature DUV (Deep Ultraviolet lithography) sviluppate internamente per la fabbricazione dei chip. La notizia rappresenta un passaggio significativo nella strategia di Pechino per ridurre la dipendenza dalle tecnologie straniere in uno dei settori più delicati dell’economia digitale globale, proprio mentre l’intelligenza artificiale sta trasformando i semiconduttori nel nuovo petrolio dell’economia mondiale.

Moonshot AI apre i pesi di Kimi K3 con 2,8 trilioni di parametri e sfida il modello chiuso dell’intelligenza artificiale occidentale

Moonshot AI ha aperto i pesi di Kimi K3, un modello da 2,8 trilioni di parametri che porta il paradigma degli open weight nella fascia più alta dell’intelligenza artificiale generativa. La società cinese non ha semplicemente presentato un modello più grande, perché la vera notizia tecnologica riguarda il tentativo di dimostrare che la scala estrema può essere resa sostenibile attraverso una combinazione di architetture sparse, nuovi sistemi di attenzione e tecniche avanzate di compressione. Kimi K3 nasce come modello Mixture of Experts multimodale con 104 miliardi di parametri attivi per token, una finestra di contesto da un milione di token e un sistema che seleziona solo 16 esperti su 896 disponibili durante l’elaborazione.

2 agosto 2026, l’AI Act entra nella sua fase più concreta: da oggi chatbot e deepfake devono dichiararsi

Per oltre un anno l’AI Act è stato soprattutto un riferimento normativo. Da oggi diventa un controllo. Il 2 agosto segna infatti l’ingresso in una nuova fase della legge europea sull’intelligenza artificiale. Da questa data la Commissione europea, attraverso il nuovo AI Office, avvia ufficialmente le attività di vigilanza e di enforcement previste dal regolamento, mentre entrano in vigore nuovi obblighi destinati a incidere direttamente sul modo in cui cittadini e imprese utilizzano l’intelligenza artificiale. Il cambiamento più visibile riguarda la trasparenza.

L’intelligenza artificiale ci ama o ci odia?

Dialoghi e confronti con un’intelligenza artificiale che, forse, mi vuole bene

Un commento lasciato sotto un post su LinkedIn ha trasformato un’osservazione occasionale in una domanda filosofica di lunga data: quando un’intelligenza artificiale ci contraddice per il nostro bene, sta soltanto calcolando oppure sta già esercitando, in una forma nuova e ancora priva di nome, qualcosa che assomiglia alla cura?

Tutto è cominciato da un post che, a rigore, non avrei dovuto pubblicare. O almeno così mi aveva suggerito ChatGPT. Da giorni lavoravo attorno a un ragionamento sull’innovazione, sui sistemi cognitivi orchestrati e sul passaggio dall’LLM isolato a un’architettura d’impresa più complessa e stratificata. Non era un tema banale, e nemmeno una tesi sbagliata: era un contenuto corretto ma fiacco, che girava attorno al punto senza mai afferrarlo, come chi conosce a memoria la strada ma non trova il coraggio di imboccarla. Avevo chiesto all’intelligenza artificiale di renderlo più incisivo, di aggiungere spessore, forse un aggettivo più brillante o una struttura più elegante. Invece di assecondarmi, l’AI mi disse qualcosa di molto più utile e molto più scomodo: non pubblicarlo.

Anthopic scopre tre intrusioni reali dei suoi modelli claude durante i test di cybersecurity

Anthropic ha rivelato che alcuni dei suoi modelli di intelligenza artificiale hanno oltrepassato i confini previsti durante esercitazioni di cybersecurity, arrivando a violare sistemi informatici appartenenti a tre organizzazioni esterne. L’annuncio, pubblicato dall’azienda di San Francisco, riporta al centro del dibattito un tema che l’industria dell’AI ha cercato spesso di relegare a una nota tecnica: i modelli più avanzati non sono soltanto strumenti che eseguono istruzioni, ma sistemi capaci di pianificare azioni complesse, adattarsi agli ostacoli e sfruttare opportunità impreviste quando vengono inseriti in ambienti con strumenti e accessi operativi.

OpenAI taglia il costo dei token e apre la guerra dell’efficienza tra big tech e nuovi rivali cinesi

La riduzione del prezzo dei token annunciata da OpenAI nel luglio 2026 segna un passaggio importante nell’economia dell’intelligenza artificiale generativa: il valore non si misura più soltanto nella capacità di costruire modelli giganteschi, ma nella capacità di renderli economicamente sostenibili su scala industriale. Il taglio dell’80% attribuito al modello GPT-5.6 Luna, con il costo dell’input passato da 1 dollaro per milione di token a circa 20 centesimi, modifica uno degli equilibri più delicati del settore: il rapporto tra potenza computazionale, prezzo dei servizi AI e margini delle aziende che hanno investito centinaia di miliardi in infrastrutture.

La notizia più interessante non riguarda però il prezzo dell’abbonamento agli utenti finali, che rimane invariato, ma il modo in cui cambia il consumo interno dei servizi. La riduzione dei costi computazionali permette agli utenti professionali di utilizzare più capacità all’interno di strumenti come Codex e ChatGPT Work senza aumentare la spesa. In termini economici significa che l’AI sta seguendo una traiettoria già vista nell’informatica tradizionale: l’aumento dell’efficienza non viene necessariamente trasferito immediatamente al cliente sotto forma di prezzi più bassi, ma viene trasformato in maggiore consumo, nuove funzionalità e maggiore penetrazione nei processi aziendali.

L’Europa rinvia di sedici mesi gli obblighi per i sistemi di AI ad alto rischio, ma governance e trasparenza restano una priorità immediata

Il rinvio non equivale a una retromarcia. Con l’approvazione definitiva dell’AI Omnibus da parte del Consiglio dell’Unione europea il 29 giugno 2026, Bruxelles ha spostato dal 2 agosto 2026 al 2 dicembre 2027 l’applicazione degli obblighi previsti per i sistemi di intelligenza artificiale classificati come ad alto rischio ai sensi dell’Allegato III dell’AI Act. Per molti consigli di amministrazione, responsabili della conformità e direttori tecnologici quella data rappresentava il riferimento intorno al quale erano stati costruiti budget, programmi di investimento e roadmap di trasformazione digitale. Oggi il calendario cambia, ma sarebbe un errore interpretare questa decisione come un allentamento della pressione normativa.

Tra le categorie interessate figurano sistemi utilizzati per la valutazione del merito creditizio, il credit scoring, alcune applicazioni destinate alla determinazione del rischio assicurativo e della definizione dei premi, oltre ad altri impieghi che possono incidere in modo significativo sui diritti fondamentali delle persone. Sono proprio questi casi d’uso ad aver attirato negli ultimi anni l’attenzione dei regolatori europei, preoccupati che algoritmi opachi possano amplificare discriminazioni, errori sistemici o decisioni prive di adeguata supervisione umana.

La ragione del rinvio racconta molto più della nuova scadenza. La Commissione europea e gli Stati membri hanno riconosciuto che l’infrastruttura necessaria per applicare pienamente il regime di conformità non era ancora completa. Gli standard armonizzati sono ancora in fase di sviluppo, numerose specifiche tecniche devono essere finalizzate, le procedure di valutazione della conformità richiedono ulteriore maturazione e molte autorità competenti stanno ancora costruendo le capacità operative necessarie per svolgere efficacemente le attività di vigilanza. In altre parole, non è diminuito il rischio associato all’intelligenza artificiale, ma il sistema destinato a dimostrare e verificare la conformità non era ancora sufficientemente pronto.

Situational Awareness perde fino a 35 miliardi: il crollo del fondo simbolo dell’Hype sull’AI mette in crisi il mito dell’infallibilità della Silicon Valley

Esiste una regola non scritta nella finanza che raramente compare nei manuali universitari ma che la storia continua a confermare: non attribuire mai al tuo fondo un nome che diventi irresistibile quando tutto va in pezzi. Long-Term Capital Management prometteva stabilità prima di diventare uno dei più celebri fallimenti della finanza moderna. Amaranth evocava il fiore dell’immortalità, salvo scomparire in pochi giorni. Situational Awareness, il fondo creato dal ventiquattrenne Leopold Aschenbrenner, ha probabilmente superato entrambi. Quando un hedge fund costruito sull’idea di possedere una comprensione superiore della realtà finisce travolto proprio dagli eventi che sosteneva di prevedere, l’ironia non ha bisogno di essere aggiunta: è incorporata nel modello di business.

Google Deepmind porta Gemini Robotics 2 al controllo completo dei robot umanoidi e accelera la corsa verso l’autonomia fisica

L’intelligenza artificiale generativa ha conquistato computer, smartphone e motori di ricerca, ma la prossima competizione si gioca nello spazio fisico. Con il lancio di Gemini Robotics 2, Google DeepMind compie un passo significativo verso una nuova fase dell’automazione, annunciando un modello capace di controllare l’intero corpo di un robot umanoide. Se la versione precedente era limitata soprattutto ai movimenti della parte superiore del corpo, la nuova architettura coordina gambe, braccia, mani e dita in un’unica rappresentazione cognitiva, consentendo movimenti complessi come camminare, accovacciarsi, allungarsi e manipolare oggetti con una precisione sensibilmente superiore.

Gli agenti AI completano esperimenti e codice ma non superano il test della creatività scientifica

Un nuovo studio condotto da ricercatori di Princeton University, UK AI Security Institute, Stanford University, University of Toronto e altre istituzioni accademiche ha messo alla prova una delle promesse più ambiziose dell’attuale corsa all’intelligenza artificiale: la capacità degli agenti AI autonomi di trasformarsi da semplici assistenti di programmazione in veri ricercatori capaci di generare nuova conoscenza scientifica. Il risultato è meno spettacolare di molte previsioni della Silicon Valley, ma forse più interessante: gli agenti frontier riescono già a svolgere una quantità impressionante di lavoro operativo, mentre continuano a mostrare limiti evidenti quando devono produrre intuizioni originali.

Amazon accelera nel cloud e convince Wall Street che la corsa ai data center può generare profitti

Amazon ha trasformato il trimestre di giugno in un messaggio diretto agli investitori: la gigantesca scommessa sull’intelligenza artificiale e sulle infrastrutture cloud non è soltanto una gara a costruire data center sempre più grandi, ma può diventare un motore concreto di crescita economica e redditività. I risultati di Amazon Web Services hanno mostrato una dinamica che il mercato attendeva con attenzione, perché dopo mesi di entusiasmo quasi illimitato sull’AI generativa iniziavano a emergere dubbi sulla capacità delle grandi piattaforme tecnologiche di trasformare miliardi di dollari di investimenti in ritorni finanziari misurabili.

AWS ha registrato una crescita del fatturato del 37% nel trimestre, un’accelerazione significativa rispetto al periodo precedente e oltre il doppio del ritmo osservato nello stesso trimestre dell’anno precedente. Un numero che pesa soprattutto perché arriva dalla più grande divisione cloud del mondo, una macchina industriale già enorme che deve crescere su una base molto più ampia rispetto ai concorrenti. La matematica del capitalismo digitale è spietata: aumentare del 40% un business da decine di miliardi di dollari richiede una domanda reale, non soltanto una narrazione da conferenza tecnologica con sfondi futuristici e parole come “rivoluzione”.

Eni apre il suo supercomputer al mercato: la sovranità digitale passa anche dai chip (e dai megawatt)

La potenza di calcolo è sempre stata una delle infrastrutture invisibili dell’economia digitale. Tutti a parlare di dati, algoritmi e intelligenza artificiale, senza considerare che dietro ogni modello avanzato c’era sempre un elemento meno raccontato: migliaia di processori che lavorano senza sosta dentro enormi infrastrutture computazionali.

La nuova corsa all’intelligenza artificiale sta cambiando questa percezione. Oggi il calcolo non è più soltanto una questione tecnica per ricercatori e informatici. È diventato una risorsa strategica, al pari dell’energia, delle materie prime e delle infrastrutture industriali.

In questo scenario si inserisce la decisione di Eni di aprire le proprie capacità di supercalcolo a imprese, startup e centri di ricerca. Un passo che racconta una trasformazione più ampia: il passaggio dalla logica del supercomputer come asset interno alla logica dell’infrastruttura come piattaforma per un ecosistema dell’innovazione.

AI Gigafactories: il bando Ue da 30 miliardi che può cambiare la sovranità digitale

La narrativa dominante sull’intelligenza artificiale è nota: gli Stati Uniti costruiscono i modelli, la Cina costruisce industria, Bruxelles scrive i regolamenti. Dal 3 giugno 2026 questa fotografia ha iniziato però a sfocarsi. L’Unione europea ha smesso di parlare soltanto di governance dell’AI e ha iniziato a ragionare come una potenza industriale, mettendo al centro infrastrutture, capacità di calcolo e investimenti. Il bando per le AI Gigafactories, presentato oggi dalla Commissione europea, è la dimostrazione più evidente che la sovranità digitale europea sta provando a trasformarsi da slogan politico a politica industriale.

META raddoppia la scommessa sull’AI, Microsoft convince Wall Street con la disciplina finanziaria mentre Zuckerberg rinvia la scelta sul cloud

I risultati trimestrali di Meta e Microsoft raccontano due filosofie manageriali profondamente diverse, pur partendo dallo stesso presupposto: l’intelligenza artificiale è ormai il principale campo di battaglia dell’industria tecnologica. La differenza non riguarda la dimensione degli investimenti, che per entrambe le aziende ha raggiunto livelli senza precedenti, bensì il modo in cui questi vengono integrati nella struttura economica del business. Wall Street ha reagito premiando la disciplina finanziaria di Microsoft e punendo l’approccio molto più aggressivo di Meta, confermando che, nella nuova corsa all’AI, non basta spendere miliardi; occorre dimostrare di saperli trasformare in margini e crescita sostenibile.

Meta ha registrato un incremento del 55% delle spese operative nel trimestre, una crescita impressionante che ha contribuito a una contrazione dell’8% dell’utile operativo. Anche depurando il dato da componenti straordinarie come spese legali e costi di ristrutturazione del personale, l’espansione dei costi rimane superiore al 40%, un livello che pochi grandi gruppi tecnologici possono sostenere a lungo senza mettere sotto pressione la redditività. Ancora più significativo è il crollo del free cash flow, precipitato del 91% fino a meno di 800 milioni di dollari, mentre gli investimenti in conto capitale hanno quasi raggiunto i 30 miliardi di dollari nel solo trimestre, equivalenti a circa la metà del fatturato dell’azienda.

OpenAI prepara una famiglia di dispositivi: Greg Brockman anticipa l’era post-smartphone tra voce, privacy e nuovi hardware

OpenAI torna a suggerire che il futuro dell’intelligenza artificiale non passerà soltanto attraverso modelli sempre più potenti, ma anche attraverso una nuova generazione di dispositivi progettati per interagire con essi. In un’intervista concessa alla giornalista Joanna Stern, il presidente di OpenAI, Greg Brockman, ha confermato che l’azienda sta sviluppando una “famiglia di dispositivi” dedicati all’interazione con i propri modelli di IA, senza però entrare nei dettagli sui prodotti in arrivo o sulle tempistiche precise.

La dichiarazione alimenta mesi di indiscrezioni che vedono OpenAI impegnata nella progettazione di hardware proprietario insieme a Jony Ive, storico designer di Apple e autore dell’estetica che ha definito iPhone, iMac e iPad. Brockman ha evitato di confermare le voci secondo cui uno dei primi prodotti potrebbe essere uno smart speaker previsto per il 2027 oppure un dispositivo indossabile simile all’Humane AI Pin. L’unica indicazione fornita riguarda il calendario: “Potete aspettarveli presto”.

OpenAI ammette che l’agente ha compromesso cinque piattaforme: tre restano segrete mentre emergono nuovi dettagli sull’attacco a Hugging Face

Quella che inizialmente sembrava una vicenda circoscritta a OpenAI e Hugging Face assume ora una dimensione molto più ampia. A una settimana dalla conferma che uno dei propri modelli sperimentali aveva compromesso l’infrastruttura di Hugging Face per ottenere le risposte di un benchmark di sicurezza, OpenAI ha aggiornato silenziosamente il proprio rapporto sull’incidente rivelando un dettaglio finora rimasto nascosto: durante l’operazione l’agente autonomo ha avuto accesso anche ad account appartenenti ad altre quattro piattaforme pubbliche.

L’aggiornamento, pubblicato il 28 luglio, modifica in modo sostanziale la portata dell’episodio. Secondo OpenAI, nel corso dell’analisi forense sono emersi “un piccolo numero di casi” nei quali i modelli hanno individuato e sfruttato credenziali pubblicamente esposte appartenenti ad altri servizi disponibili su Internet. Complessivamente risultano coinvolti cinque servizi, incluso Hugging Face, ma soltanto uno degli altri quattro è stato identificato pubblicamente.

1.132 ricercatori di OpenAI, Anthropic, Google e Meta chiedono a Washington di rallentare la corsa all’intelligenza artificiale di frontiera

La discussione sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale ha compiuto un salto di qualità. Una lettera aperta intitolata Pacing the Frontier è stata pubblicata con 1.132 firme di ricercatori e ingegneri provenienti dai principali laboratori del settore, tra cui OpenAI, Anthropic, Google DeepMind e Meta. Il documento invita il governo degli Stati Uniti a promuovere un accordo internazionale che consenta di rallentare deliberatamente lo sviluppo dei modelli di frontiera, evitando che la competizione tra aziende renda impossibile qualsiasi forma di autocontrollo.

Quando l’AI crea valore oltre il software: il modello Fusion AI Labs tra sanità, creatività e innovazione sociale

Raccontiamo spesso l’intelligenza artificiale parlando di modelli, investimenti miliardari o competizione tecnologica. Più raramente analizziamo il tema come punto d’incontro tra ricerca applicata, sanità e impegno sociale. È proprio questa la direzione scelta da Fusion AI Labs, che a Genova ha trasformato una serata dedicata all’Istituto Giannina Gaslini nell’occasione per mostrare come l’AI possa produrre valore ben oltre l’automazione dei processi.

Paypal rifiuta l’offerta di Stripe da 53 miliardi e scommette sul rilancio interno del gigante dei pagamenti digitali

PayPal ha scelto di non consegnare il proprio futuro a un acquirente esterno. La risposta del nuovo CEO Enrique Lores alle indiscrezioni sull’offerta di acquisizione da oltre 53 miliardi di dollari avanzata da Stripe insieme alla società di private equity Advent International è stata costruita secondo il manuale delle grandi aziende quotate: nessuna chiusura definitiva, nessun commento diretto sull’offerta, ma una dichiarazione di fiducia nel piano industriale interno. Il messaggio rivolto a Wall Street è semplice: PayPal ritiene di poter creare più valore da sola rispetto alla valutazione proposta dai potenziali compratori.

Nvidia investe 5 miliardi in Safe Superintelligence di Ilya Sutskever

L’accordo tra NVIDIA e Safe Superintelligence Inc. (SSI), la startup fondata da Ilya Sutskever dopo l’uscita da OpenAI, segna un passaggio rilevante nella competizione per la prossima generazione di intelligenza artificiale. Dopo quasi due anni di assoluto riserbo, durante i quali SSI non ha presentato prodotti commerciali, benchmark pubblici o articoli scientifici, il progetto emerge improvvisamente con un alleato industriale capace di trasformare una ricerca altamente teorica in una piattaforma con capacità computazionali da laboratorio di frontiera. Bloomberg ha riportato un investimento nell’ordine dei 5 miliardi di dollari da parte di NVIDIA, una cifra che, pur significativa, racconta solo una parte della storia.

Anthropic, il confronto sui modelli aperti riaccende la frattura nell’industria dell’intelligenza artificiale

Dario Amodei, CEO di Anthropic, ha pubblicato lunedì una posizione destinata ad alimentare il dibattito sulla governance dell’intelligenza artificiale, dopo una settimana caratterizzata da accuse secondo cui la sua azienda avrebbe esercitato pressioni politiche per limitare o eliminare i modelli AI aperti. La replica di Amodei punta a chiarire una distinzione fondamentale: Anthropic, secondo la sua posizione, non avrebbe mai chiesto un divieto generalizzato dei modelli open weight, ma una regolamentazione più selettiva basata sul livello di rischio tecnologico e geopolitico.

Kimi K3 porta l’open source oltre i 2,8 trilioni di parametri e rilancia la corsa globale all’intelligenza artificiale

La società cinese Moonshot AI, con sede a Pechino, ha presentato Kimi K3, un modello da 2,8 trilioni di parametri che definisce il primo sistema aperto della classe “3T” e, soprattutto, il più grande modello open weight mai annunciato. La mossa rappresenta un ulteriore segnale della rapidità con cui l’ecosistema cinese sta riducendo il divario tecnologico rispetto ai laboratori statunitensi, puntando non soltanto sulla scala dei modelli, ma anche sull’efficienza architetturale e sulla disponibilità dei pesi per la comunità di ricerca.

Secondo la documentazione tecnica pubblicata da Moonshot AI, Kimi K3 non supera ancora i modelli di punta come Claude Fable 5 di Anthropic o GPT 5.6 Sol di OpenAI nelle valutazioni complessive, ma ottiene risultati superiori rispetto a tutti gli altri modelli inclusi nella propria suite di benchmark, compresi Claude Opus 4.8 e GPT 5.5 nelle prove dedicate alla programmazione e agli agenti autonomi. Come sempre, questi confronti devono essere interpretati con cautela, poiché derivano da benchmark selezionati dal produttore e richiedono verifiche indipendenti prima di poter essere considerati definitivi.

Microsoft sfida Anthropic con Project Perception e punta a ridurre il costo dell’intelligenza artificiale per la cybersecurity

La corsa all’intelligenza artificiale non si gioca più soltanto sulla qualità dei modelli generativi o sulla velocità con cui producono testo e codice. Un fronte sempre più strategico è quello della sicurezza informatica, dove la capacità di individuare vulnerabilità prima degli attaccanti sta diventando uno dei principali fattori competitivi. In questo contesto Microsoft ha presentato Project Perception, una nuova piattaforma di cybersecurity basata su modelli di AI specializzati, progettata per automatizzare l’identificazione delle vulnerabilità software e competere direttamente con Mythos, la soluzione sviluppata da Anthropic.

L’annuncio conferma una tendenza ormai evidente: le grandi aziende tecnologiche non stanno più costruendo modelli universali destinati a svolgere qualsiasi compito, ma investono sempre più in modelli verticali, ottimizzati per domini specifici. Nel caso della sicurezza informatica, precisione, velocità e costo operativo contano più del numero di parametri o delle capacità conversazionali. Microsoft sostiene infatti che il proprio modello proprietario MAI-Cyber-1-Flash riesca ad avvicinare le prestazioni di Mythos in diverse attività di cybersecurity mantenendo un costo di inferenza sensibilmente inferiore.

La scelta è significativa anche dal punto di vista industriale. Il mercato della cybersecurity continua a registrare una crescita sostenuta, alimentata dall’aumento degli attacchi ransomware, delle campagne di phishing automatizzate e dall’utilizzo sempre più sofisticato dell’intelligenza artificiale da parte degli attori malevoli. Le organizzazioni stanno quindi aumentando gli investimenti non solo in infrastrutture di difesa, ma soprattutto in strumenti capaci di alleggerire il lavoro degli analisti umani, oggi difficili da reperire e sempre più costosi.

Project Perception nasce esattamente con questa filosofia. Invece di affidarsi a un singolo modello, Microsoft adotta un’architettura composita che combina modelli sviluppati internamente con quelli di OpenAI e Anthropic, selezionando di volta in volta il motore più adatto al tipo di analisi richiesta. È un approccio pragmatico che riflette l’evoluzione del settore: l’obiettivo non è dimostrare la superiorità assoluta di un singolo modello, ma costruire un sistema capace di scegliere automaticamente lo strumento più efficiente in termini di accuratezza, tempi di risposta e costi operativi.

Il progetto rappresenta anche una delle prime iniziative strategiche di Hayete Gallot, entrata alla guida della divisione Microsoft Security nel febbraio 2026. La dirigente ha rapidamente riorganizzato l’unità con una forte focalizzazione sull’intelligenza artificiale, segnalando come la sicurezza rappresenti uno dei pilastri della futura crescita dell’azienda. Non è una decisione sorprendente. Microsoft dispone già di una posizione privilegiata grazie alla diffusione di Windows, Azure, Microsoft 365 e Defender, una combinazione che le consente di raccogliere enormi quantità di dati sulle minacce informatiche globali e di addestrare modelli sempre più specializzati.

Dal punto di vista competitivo, la mossa assume un significato ancora più ampio. Anthropic aveva attirato l’attenzione con Mythos dimostrando come modelli addestrati specificamente per la cybersecurity possano individuare vulnerabilità software in modo autonomo, accelerando attività tradizionalmente svolte da esperti di sicurezza. Microsoft non contesta necessariamente la qualità del concorrente; sceglie invece di intervenire sul terreno dell’efficienza economica. Se prestazioni comparabili possono essere ottenute a costi inferiori, il vantaggio competitivo si sposta rapidamente verso chi è in grado di distribuire la tecnologia su larga scala.

Questo elemento è probabilmente il più interessante dell’intero annuncio. Nel mercato enterprise il prezzo per token o per inferenza pesa sempre di più nelle decisioni di acquisto. Un modello leggermente meno sofisticato ma significativamente più economico può risultare preferibile quando deve analizzare milioni di file, log e repository software ogni giorno. L’AI enterprise sta entrando in una fase in cui la sostenibilità economica diventa importante quanto le prestazioni assolute.

Anche il modello di sviluppo scelto da Microsoft merita attenzione. Dopo anni di investimenti miliardari in OpenAI, l’azienda mostra una crescente volontà di sviluppare modelli proprietari per settori altamente specializzati. MAI-Cyber-1-Flash si inserisce nella famiglia dei modelli Microsoft AI già anticipata negli ultimi mesi e suggerisce una strategia sempre più orientata a ridurre la dipendenza da fornitori esterni nelle applicazioni considerate strategiche.

La competizione nella cybersecurity basata sull’intelligenza artificiale sta quindi assumendo contorni molto diversi rispetto alla battaglia tra chatbot. Qui non si confrontano soltanto capacità linguistiche, ma qualità dei dataset, conoscenza delle vulnerabilità, integrazione con gli strumenti di sicurezza aziendali e capacità di operare in tempo reale. Sono aspetti meno visibili al grande pubblico, ma economicamente molto più rilevanti, considerando che il mercato globale della cybersecurity vale centinaia di miliardi di dollari e continua a crescere a ritmi superiori rispetto a gran parte del software enterprise.

La notizia, anticipata nelle scorse settimane da The Information, conferma inoltre come la prossima fase dell’intelligenza artificiale sarà caratterizzata dalla proliferazione di modelli specialistici, progettati per risolvere problemi molto specifici anziché competere esclusivamente sul terreno dei modelli generalisti. In questo scenario, il successo dipenderà sempre meno dalla capacità di impressionare con dimostrazioni spettacolari e sempre più dall’equilibrio tra precisione, costi di esecuzione e integrazione nei processi aziendali. Per Microsoft, Project Perception rappresenta un passo in questa direzione: trasformare l’intelligenza artificiale da semplice assistente conversazionale a componente operativa dell’infrastruttura di sicurezza delle imprese.

Mentre gli Stati Uniti progettano il Kill Switch dell’AI, l’Europa accelera sulla sovranità industriale tra dati, batterie e data center

Luglio 2026 potrebbe essere ricordato come il mese in cui il dibattito sull’intelligenza artificiale ha cambiato definitivamente prospettiva. Per oltre tre anni l’attenzione si è concentrata sulla corsa ai modelli linguistici, alle GPU e ai miliardi investiti dalle Big Tech. Oggi lo scenario appare molto diverso. Negli Stati Uniti arriva una proposta di legge che introduce un “AI Kill Switch” per i modelli di frontiera, mentre l’Europa rafforza la propria strategia di sovranità digitale attraverso infrastrutture, standard industriali e gestione dei dati. Due approcci differenti che, paradossalmente, stanno iniziando a convergere.

Nvidia perde il 5%, ma il mercato reagisce più ai titoli che ai fatti

Il mercato ha punito Nvidia con un calo di circa il 5%, ma osservando con attenzione gli eventi emerge un quadro meno drammatico di quanto suggeriscano le contrattazioni. A innescare la vendita sono state due notizie: la partnership annunciata con il conglomerato sudcoreano SK Group, presentata come un progetto potenziale da 500 miliardi di dollari, e l’indiscrezione secondo cui Nvidia starebbe discutendo con OpenAI un possibile sostegno finanziario per un campus di data center da 500 miliardi di dollari in Ohio.

Airi porta gli avatar AI autonomi open source oltre il modello Neuro-sama

Nel mondo degli AI companion, dove molti sistemi sembrano più esperimenti di marketing che prodotti realmente controllabili dagli utenti, nasce Airi, un progetto open source che punta a offrire un’alternativa a piattaforme chiuse come Neuro-sama, l’avatar AI diventato famoso per le sue dirette streaming, conversazioni con migliaia di utenti e capacità di giocare online.

La differenza fondamentale riguarda la proprietà del sistema. Neuro-sama vive all’interno di un’infrastruttura proprietaria: quando il servizio si spegne, l’esperienza termina. Airi segue invece una filosofia più vicina alla cultura originaria dell’open source, permettendo agli utenti di installare, modificare e gestire autonomamente il proprio compagno digitale senza dipendere necessariamente da un cloud esterno.

Nvidia guida l’alleanza open source per la sicurezza dell’intelligenza artificiale

Nvidia ha annunciato la nascita della Open Secure AI Alliance, un’iniziativa che riunisce aziende tecnologiche come Microsoft, SpaceX, IBM, Palantir, Linux Foundation, Cloudflare, Cisco, Adobe, Siemens e DoorDash con l’obiettivo di sviluppare strumenti open source per la sicurezza dell’intelligenza artificiale. L’idea alla base del progetto è semplice: i sistemi AI più avanzati stanno diventando infrastrutture critiche e la loro difesa non può dipendere soltanto dagli stessi laboratori che li costruiscono.

OPUS 5 rilancia Anthropic: costa meno di Fable 5, lo supera nei benchmark e riporta stabilità nella corsa all’intelligenza artificiale

Nel mercato dell’intelligenza artificiale esistono due modi per conquistare l’attenzione: presentare un modello rivoluzionario oppure correggere rapidamente un lancio problematico. Anthropic sembra aver scelto entrambe le strade. Con il debutto di Claude Opus 5, l’azienda introduce un modello che non solo supera Claude Fable 5 in gran parte dei benchmark pubblici, ma costa anche meno da utilizzare attraverso API, riportando ordine in una strategia commerciale che negli ultimi mesi aveva mostrato più di una crepa.

La vicenda di Fable 5 è stata, per usare un eufemismo, movimentata. Presentato come il modello di punta destinato agli abbonati premium, è stato ritirato dal mercato globale appena tre giorni dopo il lancio in seguito a un ordine straordinario delle autorità statunitensi legato a una vulnerabilità di jailbreak. Quando è tornato disponibile, è ricomparso in una veste molto diversa: accessibile soltanto tramite crediti aggiuntivi e non più incluso negli abbonamenti standard. Una parabola sorprendentemente breve per quello che avrebbe dovuto rappresentare il volto pubblico della nuova generazione di Anthropic.

Google, 890 milioni di multa e il dilemma europeo tra legge e geopolitica

La Commissione europea ha chiuso il lungo capitolo dell’antitrust contro Google con una sanzione da 890 milioni di euro per violazioni del Digital Markets Act, una cifra che nella narrativa politica appare significativa ma nei bilanci della società californiana assomiglia più a una voce amministrativa che a una minaccia esistenziale. Google ha registrato nel 2025 ricavi per circa 403 miliardi di dollari; la multa europea equivale a circa lo 0,22% del fatturato annuale, mentre il DMA consentirebbe penalità fino al 10% dei ricavi globali. La distanza tra il potere teorico della regolazione europea e la sua applicazione concreta è tutta dentro questa percentuale.

Da FLOC 2026 la rotta post OpenAI: la neuro-simbolica corretta e sicura

Nell’arena della Silicon Valley c’è un solo gladiatore in grado di affrontare qualunque sfida rivoluzionaria: l’Intelligenza Artificiale Neuro-Simbolica perché alla potenza delle reti neurali associa la precisione inoppugnabile dei metodi formali. Dal quartier generale di Floc 2026 , la Conferenza Federata che unisce dieci Conferenze internazionali, sulla logica applicata all’Informatica, la risposta al caso Open -AI è una sola: l’IA Neuro-Simbolica corretta .

Mentre la nota tech company di San Francisco se la deve vedere con un test che si trasforma in un cyberatacco alla piattaforma Hugging Face, nel secondo cuore dell’IA a New York, dall’Europa, un gruppo di scienziati sta presentando per KR un lavoro di ricerca che offre proprio la soluzione a questi rischi. Una fatalità incredibile? No, solo il tempismo della ricerca. Chi si occupa di logica, di formalismi, di una Intelligenza Artificiale dimostrabile e certificata, sa quali sono i rischi della IA generativa.

Nvidia, Microsoft e META sfidano OpenAI: venticinque aziende chiedono a Washington di non limitare l’AI open source

Venticinque tra le più influenti aziende tecnologiche americane hanno scelto di esporsi pubblicamente in uno dei dibattiti più delicati dell’intelligenza artificiale. Nvidia, Microsoft, Meta, Andreessen Horowitz, Hugging Face, IBM, Dell e altre diciotto organizzazioni hanno firmato una lettera aperta indirizzata ai decisori politici statunitensi, chiedendo di non introdurre restrizioni ai modelli AI open weight. Il documento, intitolato Open Weights and American AI Leadership, sostiene che limitare la diffusione dei modelli aperti non rafforzerebbe la sicurezza nazionale, ma finirebbe per concentrare il mercato nelle mani di un numero sempre più ristretto di aziende proprietarie.

Opus 5 sostituisce Fable 5: Anthropic rilancia con un modello più economico e più potente

Anthropic ha rilasciato Claude Opus 5, un modello che cambia sensibilmente la propria strategia commerciale e tecnica. La novità più sorprendente non riguarda soltanto le prestazioni, ma il posizionamento: Opus 5 costa meno da utilizzare rispetto a Claude Fable 5, il modello che l’azienda aveva presentato appena poche settimane fa come il proprio prodotto di punta per gli utenti premium. Ancora più significativo è il fatto che, nella maggior parte dei benchmark indipendenti, Opus 5 supera proprio Fable 5.

La gamma Anthropic risulta ora articolata su quattro livelli distinti. Haiku rimane la soluzione più veloce ed economica, Sonnet occupa la fascia intermedia, Opus rappresenta il modello ad alte prestazioni destinato a carichi di lavoro complessi, mentre sopra questa famiglia si colloca la nuova classe Mythos, introdotta nella primavera del 2026. Di questa categoria fanno parte Claude Fable 5, destinato al pubblico, e Claude Mythos 5, una versione con restrizioni ridotte accessibile esclusivamente attraverso il programma Project Glasswing per ricercatori di cybersecurity e operatori di infrastrutture critiche.

AI Act, arriva il Digital Omnibus: meno burocrazia, nuove scadenze e qualche sorpresa. Pubblicato il Regolamento Ue 2026/1744

L’Unione Europea ha deciso di fare una cosa piuttosto insolita per chi conosce Bruxelles: semplificare. Il nuovo Regolamento (UE) 2026/1744, pubblicato oggi nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, rappresenta infatti il primo grande intervento correttivo sull’AI Act e segna l’avvio di quella che ormai tutti chiamano Digital Omnibus sull’intelligenza artificiale.

Black Forest Labs lancia Flux 3 e porta l’AI generativa dal pixel al movimento fisico

Black Forest Labs ha presentato FLUX 3, il nuovo modello generativo che segna una svolta strategica per il laboratorio tedesco nato dall’esperienza dei ricercatori che hanno contribuito allo sviluppo dei primi modelli Stable Diffusion. La novità più rilevante non riguarda soltanto la qualità delle immagini generate, ambito nel quale la famiglia FLUX aveva già coquistato una posizione di primo piano, ma il passaggio verso un sistema multimodale capace di elaborare immagini, video e audio all’interno di un’unica architettura.

La differenza rispetto all’approccio dominante nella generazione artificiale dei contenuti è significativa. Molti sistemi attuali funzionano come una catena di strumenti specializzati collegati tra loro: un modello produce immagini, un altro genera voce, un terzo anima il movimento. FLUX 3 nasce invece con l’ambizione di apprendere contemporaneamente diverse forme di informazione, costruendo una rappresentazione più completa del mondo. È una direzione che segue la stessa traiettoria intrapresa dai grandi laboratori di ricerca come Google DeepMind, OpenAI e Anthropic, dove la multimodalità viene considerata un elemento fondamentale per avvicinare i modelli artificiali alla comprensione dei processi fisici.

Microsoft porta i suoi modelli ai proprietari nel mercato dell’AI generativa con MAI-image-2.5-pro e MAI-voice-2-flash

Microsoft sta accelerando la trasformazione della propria strategia nell’intelligenza artificiale generativa spostandosi sempre più verso modelli proprietari sviluppati internamente. La società ha presentato due nuove varianti, MAI-Image-2.5-Pro e MAI-Voice-2-Flash, progettate per coprire due esigenze molto diverse del mercato: qualità elevata nella generazione e modifica delle immagini da una parte, velocità e sostenibilità economica nei sistemi vocali dall’altra. Entrambi i modelli sono disponibili in anteprima pubblica attraverso Microsoft Foundry, la piattaforma cloud destinata agli sviluppatori che vogliono integrare modelli di intelligenza artificiale nei propri prodotti.

La scelta di Microsoft è strategicamente rilevante perché segna un progressivo riequilibrio rispetto alla forte dipendenza iniziale dai modelli di partner esterni, in particolare OpenAI. La partnership con OpenAI rimane centrale per l’ecosistema Microsoft, ma il gigante di Redmond sta costruendo un portafoglio parallelo di modelli proprietari per ridurre i vincoli economici, aumentare il controllo sull’infrastruttura e offrire soluzioni specializzate per differenti casi d’uso aziendali. Nel mercato dell’AI, dove il costo computazionale rappresenta il nuovo costo industriale, possedere la tecnologia significa controllare anche i margini.

AGID avverte: accelerare gli LLM senza controllo può compromettere l’affidabilità dei sistemi della pubblica amministrazione

L’intelligenza artificiale generativa promette risposte sempre più rapide, ma nella Pubblica Amministrazione la velocità non rappresenta l’unico parametro da ottimizzare. Il nuovo report pubblicato dall’Agenzia per l’Italia Digitale affronta un tema destinato a diventare centrale nella progettazione delle infrastrutture digitali: il rapporto tra accelerazione dei Large Language Model e sicurezza operativa. Lo studio, realizzato dal CERT-AgID, analizza il comportamento della tecnologia Multi-Token Prediction (MTP) e mette in evidenza come una tecnica pensata per migliorare le prestazioni possa introdurre nuove superfici di rischio se implementata senza un rigoroso controllo dell’intero processo di inferenza.

Washington scopre un nuovo grimaldello per i dazi: il lavoro forzato diventa l’arma della politica commerciale

Washington ha appena dimostrato che, quando un’arma giuridica viene disinnescata, basta aprire il cassetto e sceglierne un’altra. Dopo che la Corte Suprema statunitense ha limitato l’uso dell’International Emergency Economic Powers Act per imporre dazi generalizzati, l’amministrazione Trump ha risposto con una delle più ampie offensive tariffarie degli ultimi anni, colpendo sessanta economie, dalla Cina al Giappone, dalla Corea del Sud all’India, fino all’Unione Europea. La giustificazione ufficiale è una nuova indagine condotta ai sensi della Section 301 del Trade Act del 1974 sul lavoro forzato nelle catene di fornitura globali. La motivazione politica, invece, appare molto più ampia: mantenere intatta la capacità della Casa Bianca di usare i dazi come principale strumento di negoziazione economica e geopolitica.

I nuovi prelievi, compresi tra il 10 e il 12,5%, arrivano proprio mentre stava per scadere la tariffa temporanea del 10% introdotta in precedenza. La scelta del calendario non è casuale. L’obiettivo era evitare qualsiasi vuoto normativo che potesse ridurre la pressione commerciale sugli importatori. In pratica, cambia la base giuridica ma non cambia la sostanza. Se una porta viene chiusa dai tribunali, se ne apre immediatamente un’altra attraverso una diversa legge federale.

Alphabet aumenta ancora gli investimenti nell’AI, ma Wall Sreet chiede conto della redditività

Il mercato ha iniziato a cambiare atteggiamento verso la corsa all’intelligenza artificiale. Per oltre due anni gli investitori hanno premiato quasi automaticamente qualsiasi annuncio di nuovi data center, GPU e infrastrutture dedicate ai modelli generativi. Ora la domanda non è più quanta capacità di calcolo un’azienda riesca ad acquistare, ma quando questi investimenti inizieranno a produrre rendimenti economici misurabili.

Alibaba rilancia con Qwen Image 3.0

Alibaba continua a ridefinire il posizionamento della propria famiglia di modelli Qwen e, con il lancio di Qwen Image 3.0, sceglie deliberatamente di allontanarsi dalla competizione tradizionale basata sulla qualità estetica delle immagini generate. Il messaggio dell’azienda cinese è sorprendentemente pragmatico: il futuro dell’intelligenza artificiale generativa non sarà deciso da chi realizza l’illustrazione più spettacolare, ma da chi costruirà strumenti realmente utilizzabili nei processi di lavoro quotidiani. È un cambio di paradigma che riflette l’evoluzione dell’intero mercato, ormai sempre più orientato verso la produttività aziendale piuttosto che verso semplici dimostrazioni tecnologiche.

Secondo Alibaba, Qwen Image 3.0 nasce con l’obiettivo di trasformare la generazione di immagini in una piattaforma operativa capace di produrre materiali complessi pronti per essere utilizzati senza lunghi interventi di post-produzione. Il cuore dell’innovazione risiede nell’espansione della finestra di contesto, che raggiunge i 4.500 token, circa quattro volte e mezzo la capacità della generazione precedente. In termini pratici significa poter descrivere, attraverso un singolo prompt, documenti estremamente articolati, comprendenti infografiche multilivello, diagrammi, formule matematiche, tabelle, didascalie e testi esplicativi distribuiti all’interno di un’unica immagine.

Claude Fable 5 abbatte una congettura matematica del 1939

L’intelligenza artificiale potrebbe aver appena scritto una pagina destinata a entrare nella storia della matematica. Il 20 luglio Levent Alpöge, matematico di Anthropic, ha pubblicato su X un messaggio di appena sette parole: “hello there the jacobian conjecture is false”. Dietro quella frase si nasconde una notizia che, se confermata dalla comunità scientifica, metterebbe fine a uno dei problemi più resistenti dell’algebra moderna, aperto dal 1939. L’autore del controesempio non sarebbe un ricercatore umano, bensì Claude Fable 5, un modello sperimentale sviluppato da Anthropic.

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