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Il mondo di ieri

Cristina Di Silvio & Antonio Dina

La metamorfosi del legame transatlantico non è un evento improvviso, ma un processo di erosione silenziosa, simile a quelle faglie geologiche che accumulano tensione per decenni prima di manifestarsi in superficie. Non si tratta mai di una rottura puntuale quando si osservano sistemi storici di lunga durata, ma di una lenta perdita di coerenza interna tra livelli che un tempo erano sincronizzati. Per comprendere la traiettoria che ci ha condotto al disordine strategico del 2026, occorre spogliare la cronaca della sua veste emotiva e osservare i dati nella loro nudità strutturale: la quota europea nel PIL globale è passata dal 25% del 1990 a circa il 15% odierno, mentre gli Stati Uniti hanno mantenuto una tenuta relativa grazie a un ecosistema tecnologico che non rappresenta più soltanto un vantaggio competitivo, ma la vera infrastruttura primaria della loro proiezione di potenza globale. Questa trasformazione non è un semplice spostamento di peso economico tra aree del mondo. È la manifestazione visibile di un fenomeno più profondo: la riconfigurazione dei criteri stessi attraverso cui si misura la potenza. Dove prima contava la produzione industriale, oggi conta il controllo delle infrastrutture invisibili che rendono possibile la produzione stessa. In questa transizione, il sistema non “sceglie” un nuovo equilibrio: lo subisce come esito necessario della propria evoluzione interna.

La NATO prova a contare i fantasmi: guerra di parole, guerra d’ombre

C’è una guerra che non si combatte coi droni, né con carri Leopard: si combatte con gli engagement. E la Nato, o meglio il suo Strategic Communications Centre of Excellence (un nome che sembra uscito da un seminario aziendale del 2012), ha appena pubblicato il Virtual Manipulation Brief 2025, un’analisi che assomiglia più a una radiografia dell’invisibile che a un rapporto di intelligence classico. Qui non si cercano carri armati, si cercano pattern. Coordinamenti sospetti. Narrativi convergenti. Troll vestiti da patrioti.

E i numeri fanno male. Il 7,9% delle interazioni analizzate mostrano chiari segnali di coordinamento ostile. Non stiamo parlando di un paio di bot russi nostalgici di Stalin che si retwittano a vicenda, ma di una sinfonia digitale ben orchestrata, che attraversa dieci piattaforme diverse – non solo X (che ormai è diventato l’equivalente social di una vecchia radio a onde corte), ma anche YouTube, Telegram, Facebook, Instagram e altre tane più oscure dove l’informazione diventa disinformazione e viceversa.

Grafene, la rivoluzione invisibile che potrebbe asfaltare il silicio: CamGraPhIC

Quando la NATO smette di finanziare droni, missili e tecnologia a base di metallo e punta milioni su un materiale ultrasottile come il grafene, forse vale la pena alzare le antenne. Non quelle classiche, magari proprio quelle nuove, basate su ricetrasmettitori privi di silicio, sviluppati da una piccola ma ambiziosissima startup italiana: CamGraPhIC .

La Nato adotta il Maven Smart System di Palantir

Palantir Technologies ha appena ottenuto un contratto significativo con la NATO, con l’adozione del suo sistema Maven Smart System (MSS NATO), un sistema di comando e controllo alimentato dall’intelligenza artificiale. Questo accordo, finalizzato il 25 marzo, è stato descritto come uno dei più rapidi nella storia della NATO, con un tempo di acquisizione di soli sei mesi.

Il sistema Maven è già ampiamente utilizzato dalle forze armate statunitensi e ora verrà implementato nel quartier generale delle operazioni alleate della NATO, con l’obiettivo di migliorare la consapevolezza situazionale sul campo di battaglia aggregando dati provenienti da numerose fonti per generare un quadro operativo unificato.

L’adozione del sistema Maven da parte della NATO segna un passo significativo verso l’integrazione dell’intelligenza artificiale nelle operazioni militari alleate. Analisti come Louie DiPalma di Barrington Research hanno interpretato l’accordo come geopoliticamente significativo, suggerendo una continua dipendenza europea dai sistemi di difesa statunitensi. Questo sviluppo potrebbe rafforzare la posizione di Palantir nel settore della difesa, con implicazioni potenzialmente positive per le sue prospettive future.

EPHOS selezionata dall’Acceleratore DIANA della NATO

L’Acceleratore per l’Innovazione della Difesa per l’Atlantico del Nord (DIANA) della NATO ha selezionato 10 aziende dalla sua prima coorte di 44 startup per passare alla Fase II del programma di accelerazione. Questo annuncio arriva mentre la NATO intensifica gli sforzi per garantire vantaggi tecnologici rispetto agli avversari, sfruttando le innovazioni del settore privato.

Il mondo sta entrando in una fase pericolosa mentre le nazioni si preparano a un decennio instabile

L’aumento della spesa per la difesa e l’accumulo di armi non aiutano, ma potrebbero essere necessari in una nuova era di conflitto. Questa situazione arriva mentre l’Occidente affronta la diminuzione del reclutamento militare e la pressione dei grandi debiti e dei tassi di interesse più alti, che potrebbero presto dover cambiare per adattarsi al nuovo contesto.

La NATO investe per potenziare l’intelligenza artificiale

Il Fondo per l’innovazione della NATO ha assegnato i primi fondi a varie aziende come parte del suo programma da 1 miliardo di euro (circa 1,1 miliardi di dollari) per incentivare l’innovazione nei nuovi materiali, produzione, intelligenza artificiale e robotica.

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