Mentre il mondo si abitua all’idea che le costellazioni satellitari siano diventate armi strategiche oltre che infrastrutture, la Russia ha deciso di non restare più a guardare. L’azienda aerospaziale Bureau 1440 ha messo in orbita terrestre bassa i primi 16 satelliti del progetto Rassvet, segnando il passaggio ufficiale dalla fase sperimentale alla costruzione di un servizio di comunicazioni globale a banda larga. È ancora lontanissima dai quasi 10.000 satelliti di Starlink, ma il segnale è chiaro: Mosca vuole la sua rete sovrana, indipendente e soprattutto non controllabile da Elon Musk.
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Lo spazio è tornato a essere una cosa seria. Non solo per gli ingegneri o per gli appassionati, ma anche per governi, industrie e, inevitabilmente, per chi guarda alla Luna come al prossimo terreno di competizione globale. Il successo di Artemis II ha rimesso tutto in moto, e lo ha fatto con una chiarezza che mancava da decenni.
La corsa allo spazio non è mai stata una questione di chilometri, ma di prospettiva. Eppure, ogni tanto, i numeri servono a ricordare quanto lontano siamo capaci di spingerci. La missione Artemis II ha appena ridefinito il concetto stesso di “lontano”, portando quattro astronauti più distanti dalla Terra di quanto qualsiasi essere umano sia mai stato.
Non è solo un viaggio attorno alla Luna. È una dichiarazione d’intenti, tecnologica e geopolitica, con vista sul futuro dell’esplorazione spaziale. La missione Artemis II rappresenta il primo ritorno con equipaggio umano nelle vicinanze della Luna dopo oltre mezzo secolo, dai tempi della leggendaria Apollo 17. E sì, l’aggettivo “epica” usato dagli astronauti non sembra nemmeno troppo esagerato.
L’intelligenza artificiale ha appena fatto un salto di qualità che potrebbe far impallidire anche i più romantici tra gli astronomi. Non si limita più ad aiutare a leggere i dati, ma contribuisce direttamente a riscrivere la mappa dell’universo. Oltre cento nuovi pianeti al di fuori del Sistema Solare sono stati confermati grazie all’analisi automatizzata di milioni di osservazioni, segnando un punto di svolta nella ricerca astronomica contemporanea.
La scoperta, condotta dall’Università di Warwick e pubblicata sulla rivista scientifica Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, si basa sull’utilizzo di un sistema di machine learning chiamato Raven.

La Cina non si accontenta più di dominare il mercato dei chip, le filiere delle terre rare o l’intelligenza artificiale generativa. No, ora punta direttamente allo spazio. Ma non con poetici voli lunari o sogni marziani alla Musk: parliamo di qualcosa di ben più concreto, funzionale e, ovviamente, strategico. Dodici satelliti sono appena stati lanciati nell’ambito del programma “Star Compute”, primi mattoni di una futura costellazione da 2.800 unità che, detta come va detta, sarà un supercomputer orbitante. Un mostro distribuito capace di elaborare i propri dati senza dover chiedere il permesso a una stazione di terra. Il tutto nel silenzio perfetto dello spazio e con la complicità del vuoto cosmico che si porta via calore e problemi energetici.
Il 16 gennaio 2025, Blue Origin ha segnato una pietra miliare nel settore aerospaziale con il lancio inaugurale del suo razzo New Glenn dal Launch Complex 36 presso la Cape Canaveral Space Force Station, in Florida.
Questo evento rappresenta l’ingresso ufficiale dell’azienda nel mercato dei lanci orbitali, posizionandola come concorrente diretto di SpaceX.
l razzo, battezzato in onore di John Glenn, il primo americano ad orbitare attorno alla Terra, ha trasportato con successo un prototipo di satellite, raggiungendo l’orbita terrestre 13 minuti dopo il decollo. Tuttavia, il tentativo di recuperare il primo stadio del razzo su una chiatta nell’Atlantico non ha avuto successo. Nonostante ciò, l’obiettivo primario della missione, ovvero l’inserimento in orbita, è stato raggiunto, segnando un significativo passo avanti per l’azienda fondata da Jeff Bezos.
Blue Origin, l’azienda aerospaziale fondata da Jeff Bezos, ha recentemente compiuto un passo significativo verso il debutto del suo razzo New Glenn. Il 27 dicembre 2024, presso il Launch Complex 36 di Cape Canaveral, Florida, è stato completato con successo un test di accensione integrato del veicolo di lancio, noto come “hotfire“. Durante questo test, i motori del razzo sono stati accesi per 24 secondi, raggiungendo la massima spinta per 13 di essi, simulando le condizioni di un vero e proprio lancio.
Il 15 dicembre 1964 veniva lanciato il primo satellite artificiale italiano, il San Marco 1, che rese l’Italia il 3° Paese al mondo, dopo Unione Sovietica e Stati Uniti, a mettere in orbita un satellite artificiale interamente realizzato a livello nazionale. Ideato Luigi Broglio, il padre dell’astronautica italiana, era una sfera di 66 centimetri per 115 chilogrammi in grado di misurare la densità dell’alta atmosfera in modo continuo e con una precisione mai raggiunta prima, grazie a una bilancia inerziale detta “bilancia Broglio”. A bordo del satellite era alloggiato anche un esperimento secondario condotto da Nello Carrara, altro importante scienziato italiano, che aveva lo scopo di investigare le proprietà della ionosfera.
Secondo i funzionari della NASA, due astronauti bloccati sulla Stazione Spaziale Internazionale da giugno 2024 a causa di problemi con la capsula Starliner della Boeing potrebbero non tornare sulla Terra prima di febbraio 2025, utilizzando potenzialmente una navicella spaziale SpaceX per il loro viaggio di ritorno.
Bloccato nello spazio, il Boeing Starliner sta affrontando una serie di gravi difficoltà che hanno messo in discussione la sua affidabilità e la capacità di riportare gli astronauti sulla Terra. La navicella spaziale, che avrebbe dovuto completare una missione di otto giorni verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), è rimasta in orbita per oltre due mesi a causa di problemi tecnici significativi. Tra questi, perdite di elio, che sono cruciali per il sistema di propulsione, e malfunzionamenti nei propulsori, necessari per il deorbitamento.