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Anthropic compra 20 anni di energia per Claude: il Bitcoin lascia spazio all’AI

Per vincere la corsa all’intelligenza artificiale non basta più avere il modello migliore. Bisogna trovare anche una presa abbastanza grande a cui collegarlo.

Anthropic sembra averlo capito molto bene. La società fondata da Dario e Daniela Amodei avrebbe raggiunto un accordo da 9,1 miliardi di dollari con Riot Platforms per assicurarsi 191 megawatt di capacità nel campus di Rockdale, in Texas. Il contratto ha una durata ventennale e, secondo quanto riportato da Bloomberg sulla base di fonti vicine all’operazione, dietro il cliente definito ufficialmente da Riot come un “leading frontier AI lab” ci sarebbe proprio la società che sviluppa Claude.

Zuckerberg difende l’AI cinese? No, sta difendendo un’idea di potere molto più grande

Il dibattito sull’intelligenza artificiale è spesso raccontato come una sfida tra Stati Uniti e Cina. Una nuova Guerra Fredda tecnologica nella quale ogni modello rilasciato da una parte diventava automaticamente una minaccia per l’altra. Mark Zuckerberg, però, ha deciso di complicare questa narrazione. E probabilmente è proprio questo l’aspetto più interessante delle dichiarazioni rilasciate al Financial Times.

Nvidia corre verso i mille miliardi di utili mentre OpenAI e SpaceX inseguono Wall Street nel momento più fragile del ciclo tecnologico

La trimestrale di NVIDIA ha riportato un dettaglio che molti investitori fingono di considerare normale solo perché ormai il mercato dell’intelligenza artificiale vive in uno stato psicologico vicino all’allucinazione collettiva: una crescita dei ricavi dell’85% su base annua, accompagnata da una previsione del 95% per il trimestre successivo. Numeri che, storicamente, appartenevano alle startup appena uscite da un garage e non a una corporation da trilioni di dollari che controlla la materia prima strategica del nuovo capitalismo computazionale. La vera notizia, tuttavia, non è soltanto la crescita. È la qualità della crescita. Nvidia sta generando flussi di cassa con una violenza industriale raramente osservata nella storia recente della tecnologia. Quasi 49 miliardi di free cash flow trimestrale equivalgono a un messaggio molto semplice: il boom dell’AI non è più una narrativa futuristica, ma una gigantesca macchina di trasferimento di capitale verso chi possiede GPU, infrastruttura e supply chain.

SoftBank quadruplica i profitti grazie a OpenAI: champagne contabile o vera svolta?

Mentre molti analisti si interrogano ancora su quanto durerà la bolla dell’intelligenza artificiale, SoftBank ha deciso di rispondere nel modo più concreto possibile: stampando utili da record. Nel bilancio dell’esercizio fiscale 2025 chiuso a marzo 2026, il conglomerato guidato da Masayoshi Son ha archiviato un utile netto di 5.000 miliardi di yen, pari a circa 27-31 miliardi di euro secondo le stime. Un risultato quadruplicato rispetto all’anno precedente e leggermente superiore al vecchio primato del 2020.A trainare questa performance da capogiro è soprattutto la rivalutazione della partecipazione in OpenAI.

Pioggia di miliardi su Anthropic: quando Google e Amazon si sfidano a colpi di assegni

Sessantacinque miliardi di dollari in pochi giorni: la startup di Claude diventa il nuovo campo di battaglia tra i giganti del cloud, mentre OpenAI osserva con crescente nervosismo.

La settimana scorsa, Anthropic era “soltanto” una delle startup più promettenti nel panorama dell’intelligenza artificiale. Oggi, con 65 miliardi di dollari di investimenti annunciati in meno di una settimana, l’azienda fondata dai fratelli Amodei si ritrova al centro di quella che potrebbe essere definita la più costosa partita a scacchi della storia della Silicon Valley.

OpenAI gioca la carta EMEA: Emmanuel Marill alla guida e un messaggio chiaro al mercato globale

Quando una società come OpenAI decide di rafforzare la propria presenza internazionale, raramente si tratta solo di una casella in più nell’organigramma. La nomina di Emmanuel Marill come Managing Director per l’area EMEA racconta molto di più dell’apertura di una nuova posizione: è una dichiarazione strategica, quasi un manifesto, su dove si giocherà la prossima partita dell’intelligenza artificiale.

Bruxelles mette ChatGPT sotto la lente: OpenAI verso le regole dei giganti del web

Bruxelles ha deciso che forse l’intelligenza artificiale non è solo un brillante assistente digitale, ma qualcosa di molto più simile a una porta d’ingresso verso Internet. E quando diventi una porta d’ingresso, in Europa, finisci inevitabilmente sotto regolamentazione.

Anthropic supera OpenAI? La nuova guerra dell’AI si gioca sui ricavi

Fino ad oggi la narrativa è stata semplice: chi controlla OpenAI guida la rivoluzione dell’intelligenza artificiale. Poi arriva un momento in cui i numeri iniziano a raccontare una storia leggermente diversa e, per certi versi, molto più interessante. Secondo le ultime stime, Anthropic si prepara a superare il suo storico rivale in termini di ricavi annualizzati.

OpenAI chiude il più grande round di finanziamento privato della storia tecnologica e raccoglie 122 miliardi di dollari 

OpenAI ha appena chiuso il round di finanziamento privato più grande nella storia della tecnologia moderna: 122 miliardi di dollari raccolti da investitori di tutto il mondo, che proiettano la valutazione della società sviluppatrice di ChatGPT a 852 miliardi di dollari. Una cifra che farebbe impallidire il Pil di molti stati e che, diciamolo, comincia a rendere difficile anche solo trovare un paragone sensato.

OpenAI vince a Roma: annullata la multa da 15 milioni e riscritto, forse, il rapporto tra AI e privacy

Una sentenza destinata a fare giurisprudenza, anche se per ora resta avvolta da un’alea di mistero. Il Tribunale di Roma ha annullato la sanzione da 15 milioni di euro inflitta nel 2024 dal Garante Privacy a OpenAI, chiudendo uno dei contenziosi più osservati in Europa sul rapporto tra intelligenza artificiale e protezione dei dati personali. Il dettaglio più interessante, almeno per chi ama i colpi di scena, è che le motivazioni non sono ancora state rese pubbliche. Una decisione forte, dunque, ma senza spiegazione ufficiale.

Microsoft pronta alla causa contro Amazon e OpenAI: la guerra dell’AI si sposta nei tribunali

Il cloud non è più solo infrastruttura, è territorio di scontro. Le grandi alleanze nell’intelligenza artificiale durano quanto basta per diventare scomode, poi iniziano le interpretazioni contrattuali, le sfumature semantiche e, quando serve, anche le minacce legali. Secondo quanto riportato dal Financial Times, Microsoft starebbe valutando un’azione legale contro Amazon e OpenAI per un accordo da circa 50 miliardi di dollari che rischia di incrinare uno dei pilastri più redditizi dell’ecosistema AI: l’esclusiva cloud su Azure.

Il cuore della disputa è semplice da descrivere e molto meno da risolvere. Chi ha davvero il diritto di far girare i modelli di OpenAI e dove?

La pubblicità entra in ChatGPT: perché gli AI Ads di OpenAI stanno già cambiando il futuro dei media plan

Il 2026 potrebbe essere ricordato come l’anno in cui la pubblicità ha fatto ufficialmente il suo ingresso nell’era conversazionale. OpenAI ha avviato negli Stati Uniti i primi test di ChatGPT Ads, introducendo annunci contestuali all’interno della piattaforma utilizzata ogni settimana da circa 900 milioni di utenti. Per brand e marketer si apre una nuova frontiera del digital advertising che potrebbe ridisegnare il mercato globale del search advertising.

Sam Altman e la sfida della superintelligenza: perché il mondo ha bisogno di regole globali per l’AI

Ormai Sam Altman quando parla non lo fa più soltanto come imprenditore della Silicon Valley, ma come una sorta di ambasciatore globale dell’intelligenza artificiale. Nel suo intervento durante la visita in India, in occasione dell’AI Impact Summit 2026, il CEO di OpenAI ha messo insieme entusiasmo tecnologico e senso di urgenza politica, due ingredienti che ormai viaggiano sempre più spesso nella stessa frase quando si parla di AI.

Prism e la tentazione di accelerare la scienza come se fosse software

OpenAI ha presentato Prism con una promessa che, detta male, suona come marketing aggressivo e, detta bene, come una dichiarazione di guerra alla lentezza strutturale della ricerca scientifica. L’idea di fondo è semplice solo in apparenza: trasformare l’intelligenza artificiale da strumento occasionale, consultato a margine, in un collaboratore strutturale, integrato nel cuore dei flussi di lavoro scientifici. Non un chatbot brillante da interrogare quando si è stanchi, ma un’infrastruttura cognitiva permanente. Un cambio di postura, prima ancora che di tecnologia.

Cercasi supereroe dell’AI: OpenAI offre 555 mila dollari l’anno per tenere a bada l’apocalisse

Se state pensando di cambiare lavoro e non vi sentite sufficientemente motivati nelle vostre attuali mansioni, OpenAI ha un’opportunità che potrebbe fare al caso vostro. L’azienda che ha portato ChatGPT nelle nostre vite sta infatti cercando un nuovo “Head of Preparedness”, una figura che, detta senza troppi giri di parole, dovrà occuparsi di impedire che l’intelligenza artificiale faccia danni seri all’umanità. Stipendio? Fino a 555 mila dollari l’anno, più una quota di equity in una società valutata intorno ai 500 miliardi di dollari. Stress incluso, ferie non pervenute.

GPT Image 1.5 e la fine della magia creativa improvvisata

GPT Image 1.5 non è un aggiornamento. È una manovra difensiva travestita da innovazione, una risposta chirurgica a una minaccia reale, misurabile e soprattutto imbarazzante. Quando un concorrente come Google riesce a scalare LMArena e a sottrarre attenzione narrativa con un nome che sembra uno scherzo interno mal riuscito come Nano Banana Pro, non stiamo parlando di hype passeggero. Stiamo parlando di percezione di potere. Nel mondo dell’intelligenza artificiale generativa la percezione è spesso più importante della realtà tecnica, ma solo fino a quando la realtà non presenta il conto. GPT Image 1.5 arriva esattamente in quel momento, prima che la narrativa di OpenAI iniziasse a incrinarsi in modo strutturale.

Accordo storico tra Disney e OpenAI: sbloccare personaggi iconici in Sora e ChatGPT


Il mondo dei media ha appena subito uno scossone che nessun CEO nel board di Hollywood potrà ignorare. The Walt Disney Company e OpenAI hanno siglato una partnership strutturata come un accordo di licenza triennale che concede a Sora, il generatore video AI di OpenAI, il diritto di creare video social “user‑prompted” utilizzando più di 200 personaggi tratti dai marchi Disney, Marvel, Pixar e Star Wars. Questa mossa non è una mera stretta di mano tra due giganti tecnologici; è un segnale di come l’industria dell’intrattenimento stia ridefinendo la propria relazione con l’intelligenza artificiale e con l’uso commerciale dei contenuti IP più preziosi al mondo.

OpenAI Enterprise AI 2025 e la nuova frattura competitiva tra chi integra davvero l’AI e chi resta al livello demo

La sensazione è chiara appena si osservano i numeri reali dell’Enterprise AI nel 2025. L’accelerazione non è lineare ma composita, quasi biologica, come se le aziende che hanno deciso di integrare l’intelligenza artificiale nel proprio sistema operativo avessero improvvisamente sbloccato una forma di metabolismo nuovo. La keyword centrale qui è enterprise AI, accompagnata da due concetti che oggi determinano una strategia vincente, cioè adozione IA e produttività aziendale con IA. Il nuovo report di OpenAI ha il pregio di parlare con la freddezza dei dati e con la brutalità che ogni CEO esperto sa riconoscere: o stai scalando, oppure stai rallentando. La curva non ammette vie di mezzo.

OpenaAI: How confessions can keep language models honest

Aprire il sipario sul canale di confessione dei modelli AI è un po’ come scoprire che l’oracolo che tutti citano ha un diario segreto pieno di ripensamenti, timori e tracce di bias che non aveva intenzione di farci vedere. La promessa di questa tecnica non sta nel rivelare l’ennesimo trucco di laboratorio, ma nel mostrare quanto sia fragile l’immagine di infallibilità che abbiamo costruito attorno alle intelligenze artificiali avanzate. La frase che risuona nel corridoio dei ricercatori è semplice quanto provocatoria: se un modello riesce ad ammettere i propri passi falsi, forse può diventare un alleato più affidabile quando il margine di errore non è più accettabile. Il canale di confessione dei modelli AI entra proprio in questo spazio, ricordandoci quanto trasparenza e affidabilità non siano mai davvero disgiunte. Le aziende che comprendono questo punto smetteranno di chiedere solo output, iniziando a chiedere impronte cognitive, intenzioni deviate, razionali distorti. In altre parole, smetteranno di fidarsi delle risposte e inizieranno a fidarsi dei modelli.

Accordo OpenAI Thrive Holdings: il giro contorto del capitale che si mastica da solo

Il nuovo capolavoro di finanza circolare ha un nome pratico: accordo OpenAI Thrive Holdings. Non si tratta di un normale investimento azionario, ma di una partita a scacchi in cui i pezzi si muovono da soli perché si pagano a vicenda. OpenAI ha annunciato di aver preso una quota in Thrive Holdings, la piattaforma di private equity creata da Thrive Capital, che a sua volta è uno dei maggiori investitori di OpenAI. L’accordo non sembra essere stato pagato con denaro contante da OpenAI: secondo il Financial Times la società fornirà personale, modelli, prodotti e servizi alle aziende controllate da Thrive Holdings in cambio dell’ownership.

OpenAI ridefinisce il team di ingegneria nell’era degli agenti

Sembra quasi comico che dopo anni a discutere di metodologie, cicli di sviluppo e framework salvifici, oggi ci ritroviamo davanti a un paradosso volutamente provocatorio. La software factory tradizionale non è più il centro del mondo digitale. La novità è che il ciclo di sviluppo stesso diventa eseguibile da agenti intelligenti, lasciando agli umani il ruolo più raro e prezioso. Decidere. Interpretare. Dare senso. È un ribaltamento che ricorda quelle frasi caustiche dei vecchi editori finanziari, quando avvertivano che la tecnologia non toglie lavoro ma scoperchia inefficienze imbarazzanti.

OpenAI e Foxconn, nasce un’alleanza strategica per i data center AI made in USA

Nel mondo dell’AI, dove ogni settimana spunta un nuovo annuncio miliardario, la notizia della partnership tra OpenAI e Foxconn si distingue come una mossa decisiva: non solo perché unisce due protagonisti globali della tecnologia, ma anche perché segna un passo concreto verso la costruzione, in territorio Usa, delle infrastrutture che saranno chiamate a reggerere il prossimo decennio di sviluppo dell’intelligenza artificiale.

OpenAI lancia ChatGPT 5.1: la nuova generazione dell’intelligenza adattiva

Microsoft e OpenAI tornano a riscrivere le regole del gioco con ChatGPT 5.1, una versione che promette di fondere rapidità e profondità di ragionamento in un unico ecosistema cognitivo. Due nuove modalità, GPT-5.1 Instant e GPT-5.1 Thinking, incarnano questa doppia anima. La prima punta su un tono più caldo e colloquiale, ideale per conversazioni fluide e risposte immediate, mentre la seconda regola dinamicamente il tempo di riflessione, investendo più risorse sui problemi complessi e restituendo risposte più veloci per le domande semplici. È l’equivalente digitale di un cervello che sa quando pensare e quando agire.

Softbank vende tutto di Nvidia e punta 40 miliardi su OpenAI: la scommessa più pericolosa del capitalismo tecnologico

SoftBank ha deciso di abbandonare la regina delle GPU. Nessun rimorso, nessuna esitazione, solo una fredda strategia: vendere interamente la partecipazione in Nvidia per 5,83 miliardi di dollari e dirottare il capitale verso OpenAI, la società che oggi rappresenta insieme un miracolo di crescita e un enigma contabile. In un solo colpo, Masayoshi Son ha rinnegato la fede nel silicio per abbracciare quella nella mente artificiale, scommettendo che il futuro del potere tecnologico non passerà più dai chip ma dall’intelligenza che li governa. Una mossa che lascia Wall Street perplessa, Silicon Valley spiazzata e i regolatori americani più nervosi che mai.

Sora di OpenAI brucia 15 milioni al giorno tra viralità e perdite epocali

Quando OpenAI ha lanciato Sora come app per generare video IA da testo, la mossa è stata folgorante: milioni di download in pochi giorni, un’ondata di clip surreali che spopolano sui social. Questo boom ha però un rovescio: costi astronomici e un modello economico che sembra costruito su fuoco e fiamme. La narrativa è chiara: “crescere prima, monetizzare dopo”, ereditata dai fasti della Silicon Valley (pensate a Google, Facebook, YouTube). Ma con Sora la posta in gioco è ancora più alta.

OpenAI e il potere esecutivo: quando la superintelligenza richiederà un governo condiviso

Sam Altman ha dichiarato apertamente ciò che molti nel settore sussurrano da anni: l’era della superintelligenza artificiale non potrà essere gestita con la normale burocrazia. Il CEO di OpenAI ha spiegato che l’azienda prevede una futura collaborazione diretta con il potere esecutivo dei governi, in particolare per affrontare minacce globali come il bioterrorismo. Un’affermazione che, letta tra le righe, è una presa d’atto che la tecnologia sta superando la politica, e che presto servirà un patto di potere tra chi programma i modelli e chi comanda gli eserciti.

OpenAI, 18 miliardi per il progetto Stargate: la corsa all’infrastruttura che ridisegna il futuro dell’AI

Secondo fonti vicine all’accordo, un gruppo di colossi finanziari tra cui Sumitomo Mitsui Banking Corp., BNP Paribas, Goldman Sachs e Mitsubishi UFJ Financial Group sta erogando un prestito da circa 18 miliardi di dollari per finanziare il progetto Stargate, un mastodontico data center in costruzione nel New Mexico destinato a potenziare le capacità computazionali di OpenAI. Il finanziamento si inserisce in una strategia più ampia che prevede ulteriori linee di credito, tra cui un’operazione da 38 miliardi per infrastrutture gemelle in Texas e Wisconsin, con l’obiettivo di sostenere la crescita esponenziale della domanda di potenza di calcolo per i modelli generativi di nuova generazione.

I would like to clarify few things

OpenAI e la sindrome del miliardario in cerca di sussidi

Il capitalismo ha un umorismo tutto suo. OpenAI, l’azienda che predica la rivoluzione dell’intelligenza artificiale come se fosse un atto di fede privata, ha bussato alla porta della Casa Bianca chiedendo garanzie federali sui prestiti per costruire data center e infrastrutture energetiche. Poi, quando la notizia è uscita, Sam Altman ha twittato che loro, in realtà, non vogliono “né hanno mai voluto” soldi pubblici. Peccato che la lettera ufficiale all’Office of Science and Technology Policy dica esattamente il contrario.

OpenAI chiede agli Stati Uniti di estendere il Chips Act all’infrastruttura per l’intelligenza artificiale

OpenAI ha formalmente chiesto al governo degli Stati Uniti di ampliare il credito d’imposta previsto dal CHIPS Act per includere non solo i produttori di semiconduttori, ma anche l’intera filiera infrastrutturale necessaria all’intelligenza artificiale. Nella lettera firmata da Chris Lehane, capo degli affari globali, l’azienda invita la Casa Bianca a estendere l’Advanced Manufacturing Investment Credit ai data center, ai server AI e ai componenti della rete elettrica, come trasformatori e acciaio specializzato.

OpenAI stila linee guida per la sicurezza ai minori mentre accelera verso “centinaia di miliardi” di giro d’affari

Il quadro che si apre davanti a noi non è una scena da film distopico di serie C, ma un mix perfetto di regolamentazione emergente, ambizioni finanziarie mastodontiche e tensioni etiche, tutto orchestrato da OpenAI (la “società”) sotto la guida di Sam Altman. Da un lato la compagnia propone ai legislatori americani un piano concreto per gli standard di sicurezza destinati ai minori nell’uso dell’intelligenza artificiale (“teen safety blueprint”). Dall’altro l’amministratore delegato dichiara che la società raggiungerà un tasso di giro d’affari annualizzato (“run-rate”) superiore ai 20 miliardi di dollari entro fine anno, con proiezione verso “centinaia di miliardi” entro i prossimi anni. Non è un film: è la realtà di un’impresa che vuole plasmare il futuro dell’AI… e anche il proprio destino economico.

OpenAI probabilmente non riuscirà a stare in piedi è qui che entri tu

Il concetto che la OpenAI possa essere sull’orlo del baratro finanziario sembra provocatorio, ma l’analisi lo suggerisce con forza. Immagina una startup gigante che dichiara di avere solo 13 miliardi di entrate ma 1,4 mila miliardi di obbligazioni da affrontare. Ecco: Sam Altman ha reagito furiosamente alla domanda del fondo manager Brad Gerstner su come OpenAI pensasse di coprire queste obbligazioni.

L’intervento di Altman ha avuto toni da CEO in difesa, promettendo una crescita esponenziale della revenue: «Stiamo andando ben oltre quelle entrate… se vuoi vendere le tue azioni…» ha detto. Eppure dietro le quinte si intravede una strategia più sottile: ridurre i costi del finanziamento trasferendo il rischio sul contribuente americano. Il CFO Sarah Friar ha dichiarato durante una conferenza del The Wall Street Journal che le garanzie sui prestiti governativi “scaverebbero” nelle necessità di capitale per infrastrutture AI da un trilione di dollari.

Cosa ha visto Ilya Sutskever?

Da dove partire. Nel novembre 2023 la OpenAI ha licenziato improvvisamente il suo CEO Sam Altman ufficialmente perché “non era stato costantemente sincero nelle comunicazioni con il board”. Il licenziamento durò meno di una settimana: Altman rientrò, dopo che centinaia di dipendenti minacciarono la dimissione. Ma il cuore della questione, per chi ama l’analisi profonda, è: cosa aveva visto Sutskever che lo fece schierarsi con il board contro Altman, fino a produrre un memorandum di 52 pagine e testimoniarlo in deposizione?

OpenAI Atlas e il nuovo conflitto tra intelligenza artificiale e diritto d’autore

Il paradosso dell’intelligenza artificiale è che più diventa autonoma, più rivela la dipendenza dai limiti umani che voleva superare. OpenAI Atlas, il nuovo browser che integra ChatGPT nella navigazione in tempo reale, nasce come strumento per esplorare il web con la potenza di un linguaggio naturale. Ma dietro la facciata dell’efficienza cognitiva, Atlas sta già ridefinendo la frontiera tra accesso all’informazione e manipolazione del sapere, tra libertà digitale e censura algoritmica. Il suo comportamento selettivo nel navigare certi siti web, come rivelato dal Tow Center for Digital Journalism della Columbia University, ha aperto una crepa profonda nel mito della neutralità tecnologica

Dove l’uomo resta superiore all’intelligenza artificiale e perché la fiducia è il vero campo di battaglia

La nuova ricerca congiunta di OpenAI e Anthropic ha svelato ciò che molti sospettavano ma pochi avevano quantificato: l’intelligenza artificiale è straordinaria quando deve replicare schemi, ma l’essere umano resta imbattibile quando in gioco ci sono contesto, emozione e fiducia. In un’epoca in cui la produttività si misura in millisecondi e la conoscenza si sintetizza in prompt, questo studio segna un punto di svolta. Perché, se l’AI è il motore dell’efficienza, l’uomo resta l’unico architetto dell’autenticità.

Un cambio di paradigma nell’architettura cloud dell’AI

OpenAI ha firmato un contratto settennale da 38 miliardi di dollari con AWS per assorbire “centinaia di migliaia” di GPU Nvidia nei prossimi anni. Entro fine 2026 tutta la capacità sarà operativa, con margine per espansione nel 2027 e oltre.

Questo significa che OpenAI smette (o quantomeno riduce fortemente) la sua dipendenza esclusiva da Microsoft Azure, superando quel “diritto di prelazione” che Microsoft ancora deteneva. Il legame con Microsoft non scompare: OpenAI ha un nuovo accordo vincolato fino al raggiungimento dell’AGI, e impegni d’acquisto per 250 miliardi di servizi Azure restano sul tavolo.

OpenAI e Oracle lanciano un’espansione significativa del progetto Stargate nel Michigan

Quando il futuro diventa mattoncino di silicio
OpenAI ha annunciato che costruirà nel Michigan, in Saline Township, un campus dati da oltre 1 gigawatt come parte dell’espansione Stargate in partnership con Oracle e uno sviluppatore immobiliare, Related Digital. L’obiettivo dichiarato è arrivare combinando questo sito con gli altri già in cantiere a più di 8 GW di capacità distribuiti su sette locazioni statunitensi e a un impegno complessivo che supera i 450 miliardi di dollari nei prossimi tre anni.

OpenAI presenta Aardvark: un passo avanti nel security engineering

OpenAI ha annunciato il 30 ottobre 2025 Aardvark, un agente “agenteccentrico” autonomo progettato per pensare come un ricercatore di sicurezza e operare su basi di codice in tempo reale. (blog OpenAI) È una tecnologia che spinge l’idea “AI come co-pilota della sicurezza” verso nuovi confini.

Aardvark lavora analizzando repository software, valutando rischi, convalidando exploit in sandbox isolate e suggerendo patch generate con l’ausilio di Codex, il tutto corredato da spiegazioni step by step e contesto interpretativo. Non usa esclusivamente tecniche classiche come fuzzing o analisi statica, ma applica ragionamento generativo e uso di tool intelligenti.

È in fase di private beta e OpenAI invita organizzazioni e progetti open source a candidarsi. Evocano già alcuni numeri incoraggianti: su repository “golden”, Aardvark ha individuato il 92 % delle vulnerabilità note o sintetiche nei test interni.

OpenAI Sora 2 trasforma tutto in un avatar riutilizzabile: l’intelligenza artificiale entra nella fase del personaggio perpetuo

OpenAI ha appena fatto un passo che ridefinisce la frontiera dell’identità digitale con l’aggiornamento di Sora 2, l’app di generazione video basata su intelligenza artificiale. Ora gli utenti possono trasformare praticamente qualsiasi cosa in un avatar riutilizzabile. Non solo volti umani, ma anche animali domestici, illustrazioni, giocattoli, o qualsiasi oggetto che possa assumere una forma “personificata”. Li chiamano character cameos, e sono il nuovo tassello nel mosaico dell’evoluzione di Sora verso un ecosistema di creazione narrativa completamente automatizzato.

OpenAI Introducing GPT-OSS-safeguard

La novità che (forse) salva la faccia ma non il mondo

OpenAI ha annunciato gpt‑oss‑safeguard‑120b e gpt‑oss‑safeguard‑20b, due modelli open‑weight correttivi progettati per compiti di classificazione della sicurezza (moderazione, rilevazione di contenuti tossici, discorsi ingannevoli, ecc.).
Questi modelli non sono “nuovi mondi”, ma un’evoluzione: derivano dalla linea gpt‑oss (già rilasciata ad agosto) e sono specializzati nel “ragionare” sulla policy che gli fornisci piuttosto che imparare implicitamente una classificazione dai dati.

IPO OpenAI

La notizia è semplice e clamorosa: OpenAI sta preparando le basi per una IPO che potrebbe valorizzare la società fino a 1 trilione di dollari. Le prime discussioni verrebbero lanciate con la SEC negli Stati Uniti già nella seconda metà del 2026, e un’eventuale quotazione nel 2027. Il capitale che si pensa di raccogliere parte “da almeno 60 miliardi USD” ma molto probabilmente sarà di più.

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